Gli sbandieratori

I vocii di sottofondo aumentavano man mano che i minuti scorrevano.

Nei corpi della gente, accalcata ai bordi delle principali strade cittadine, correvano brividi in lungo e in largo. L’adrenalina era talmente concentrata nelle persone che l’aria ne era satura e la si poteva quasi toccare. Mai si erano viste tante persone dello stesso posto contemporaneamente fuori dalle case. Negli sguardi di quelli vi si coglieva l’orgoglio e la fierezza di un popolo che ha raggiunto un’impresa storica eccezionale.

La cittadina di Harbert era riuscita ad accaparrarsi i prestigiosi sbandieratori di Wellex. I rappresentanti della più alta scuola della Contea ora erano là, ad onorare quel centro. Il rispetto per questi era talmente alto che nessuno, su tutto il percorso, si permetteva di invadere la carreggiata. A qualcuno capitava, per districarsi dalla calca, di appoggiare un piede sul percorso, ricoperto per l’occasione con pregiati stoffe ed enormi tappeti, ma veniva subito richiamato alla compostezza dagli sguardi severi e minacciosi dei vicini e dei dirimpettai.

Dopo una intera mattinata di attesa in piedi, per assicurarsi la visione integrale del corteo e dello spettacolo. Finalmente all’inizio del pomeriggio, ad una cinquantina di metri di distanza, s’intravide la possente figura del capo degli sbandieratori che, con passo ondulante e costume fasciatura tipo Sumo, leggermente piegato in avanti e con entrambe le mani sulle cosce, precedeva sempre di una decina di metri il corteo sia per assicurarsi che non vi fossero boicottatori, sia per attirare parte dell’attenzione su di sé facendo così lavorare concentrati i suoi artisti con meno occhi addosso. Quella era arte pura e, in quanto tale, andava tutelata.

Dietro il capo degli sbandieratori seguiva il caposquadra che era solito dare inizio all’esibizione, spalle agli esecutori, con dei segni che riusciva a trasmettere con le mani dietro la schiena. Solo lui poteva sapere esattamente quando cominciare, cogliere l’esatto momento per l’inizio e cioè quando roteando lentamente il capo fissava quanti più sguardi era possibile negli occhi per intuirne il massimo della tensione.

Alcuni svennero pochi attimi prima dell’inizio, per lo più donne e anziani, altri al primo squillante rullo delle centinaia di tamburi; per lo più cardiopatici. Il vice capo squadra, dopo una veloce occhiata alle mani del caposquadra, emise dei brevi e secchi ordini con delle forti grida che dovevano contenere senz’altro il tipo di rappresentazione da farsi, visto che le loro possibilità di spettacolo erano praticamente infinite. Subito dopo dato l’avvio, come rincorso da un rimorso di poter aver sbagliato interpretazione delle mani del caposquadra sulla tipologia di rappresentazione da farsi, scomparve tra la folla.

Al primo lancio, del primo sbandieratore, della prima fila l’immensa folla non poté trattenersi dall’esclamare il fatidico: ooohhhhhh, anche per scaricare un po’ dell’adrenalina accumulata. La rumorosa esclamazione fece inevitabilmente distrarre l’artista facendogli mancare la presa di quell’asta lanciata perfettamente in alto e che ora cadeva rovinosamente a terra con ancora attaccato il suo magnifico e variopinto vessillo.

Dopo un attimo di smarrimento generale all’interno di un surreale silenzio la gente, impallidita, si affrettò velocemente alle proprie case prima che l’ira di quelli potessero raggiungerli.

Harbert era troppo piccola, o forse, ancora troppo giovane per comprendere quell’arte.

 

4 pensieri su “Gli sbandieratori”

  1. ricorda molte sagre paesane, che ricercano ospiti di grido.
    come ti è venuto in mente il lottatore di sumo?
    surreale e divertente.
    ciao
    anna

  2. Ciao Anna e grazie del seguire le mie cose. Perchè chiedi ad un autore di racconto surreale come mai gli vengono in mente delle cose? Kisssal…

  3. ….ovviamente era una domanda retorica e un tacito complimento all’idea…
    bravo per averla avuta.
    ciao
    anna

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