L’anima e il corpo

Marco entrò dentro il Bar ed ordinò un caffé. Si sedette ad un tavolino, slacciò il secondo bottone della camicia, si tolse  la giacca ed attese il suo caffé. Era un uomo ancora giovane, brillante, dinamico, simpatico, e ben consapevole di possedere come alleate, tutte queste componenti. Era infatti molto socievole, o per meglio dire, questa era solo una parte del suo carattere. Non che fosse un uomo dalla doppia personalità, no tutt’altro, ma come molti comuni mortali, il suo temperamento possedeva più aspetti.

La gente che lo conosceva e che gli girava intorno, avrebbe potuto confermare sulla sua versione armoniosa, allegra, a volte addirittura chiassosa, ironica e ridanciana, ma Lui, non era solo così. Amava il silenzio, l’inverno, il vento, le giornate fredde, l’alba, il mare, ancora di più la montagna e le lunghe passeggiate, ma soprattutto, estraniarsi dal mondo, pensare, riflettere e ricordare. Amava tornare indietro nel tempo, alla sua casa di nascita, agli schiamazzi con i suoi fratelli, ai suoi genitori, alla scuola, a suo figlio, alla famiglia, e a tutta la sua vita trascorsa, fino ad arrivare al presente. Il futuro, beh, quello fa un po’ paura a tutti, meglio vivere giorno per giorno, ma non ne era molto convinto.

Improvvisamente una nebbia avvolse la sua testa appannandogli la vista, ne fu quasi spaventato e pensò:

– tutti questi caffé mi faranno male, prima o poi, oppure é questa primavera che come sempre mi abbassa la pressione, che guaio, sono già stanco di prima mattina. –

Aveva appena fatto questo pensiero, che improvvisamente, nella sedia accanto alla sua vide se stesso. Praticamente un gemello, solo più…, trasparente ed etereo.

Sbalordito, quasi temette di sentirsi male, volse lo sguardo intorno, ma con sorpresa, si accorse che la gente continuava a fare gli affari propri, sorseggiare caffé, bere, e nessuno prestava a Lui la minima attenzione. Allora, osò guardare la sedia e al suo sosia chiese con titubanza:

– chi sei? –

– come chi sono? Sono te. Non sarai per caso spaventato; lo so, lo so, non mi hai mai visto, ma mi avrai sentito, perdinci, dentro…, brontolo tanto…, impossibile non accorgersi della mia esistenza. Che cosa ci faccio qui seduto accanto a te? Eh, caro mio, sono uscito fuori, non ne potevo più di stare chiuso. Adesso anche il proprio io si ribella! Basta brontolare, ci vuole l’azione, ed eccomi qui. Non mi offrire niente, tanto non mi alimento con codesta roba io! Vedi che linea! Solo spirito ed il mio! Guarda, sarà bene, chiarirsi subito, non sono uscito per farti la predica; sono parte di te, per cui la predica non é da me. Voglio solo offrirti un po’ di compagnia, insomma, desidero farmi conoscere. Quando ti isoli, e ti incupisci, é con me che parli, é sempre a me che affidi i tuoi timori, le tue ansie, le gioie e le speranze, non mi puoi nascondere niente, io ti leggo da dentro ogni momento, persino le poche volte che cadi fra le braccia di Morfeo. –

– Ma allora, disse Marco, non ho proprio niente di mio, di intimo voglio dire! –

– Proprio non vuoi capire, sveglia! Siamo la stessa persona, e dovresti esserne felice, perché non tutti posseggono un’anima, c’é chi l’ha persa per sempre; io, beh, sono uscito oggi, perché avevo la sensazione che tu avessi bisogno di conferme e perché ti trovo speciale; ora dimentica subito questa parola e non montarti la testa, a volte sei a corto di umiltà, ma tutto sommato, dentro non sei male, quindi, adesso che lo sai, beviti questo caffé, e quando ti rabbui e te ne stai per giorni in silenzio, chiamami, ne parliamo, posso essere un’ottima compagnia. Ciao, adesso torno dentro. –

Marco, si scosse, guardò la sedia a fianco e la vide vuota. Il caldo, intanto era aumentato, il Bar affollato, e Lui, desiderò uscire prima possibile.

Sono intollerante al caldo, e la giornata é appena iniziata e…,

ma la piega della sua bocca abbozzò un sorriso; Lui non poteva vederlo, ma era il solito che aveva da ragazzo, ironico e canzonatorio, pensò:

– mamma mia che brontolone che sono, stamani ho pure fatto uscire la mia anima a ricordarmelo, in fondo, tutte le stagioni hanno la loro vita, come io ho la mia, anzi, sarebbe anche tempo che iniziassi il mio giro di lavoro, questa mattina! –

Affrettò il passo, e la sua alta figura si mescolò fra la gente, apparentemente tutta uguale, con l’anima e senza.

 

7 pensieri su “L’anima e il corpo”

  1. Bellissimo questo racconto che invita ognuno di noi a riscoprire se stesso, a prestare ascolto alla voce della propria anima, a ricomporre quella frattura che spesso noi stessi contribuiamo a realizzare tra la nostra anima e il nostro corpo, dimenticando che siamo un tutt’uno e che nessuna delle due parti può e deve prevalere sull’altra.
    E’ un richiamo all’armonia, all’attenzione a se stessi che si riallaccia ad un’altro messaggio più grande: se non amiamo noi stessi, come ameremo gli altri?
    Brava, Sandra.
    Ciao
    anna

  2. Molto bene confrontarsi con il proprio interiore, io lo faccio mooolto spesso. Vorrei ricordare che dentro di noi il 90% è inconscio, es, il restante è io. Kisssal…

  3. Che strano!!! per un attimo mi è sembrato di essere io il protagonistra di questo racconto!
    Molto bello e simpatico.
    Ciao

  4. Questo lo deve leggere mia madre, lei dice che sono strana, mi adora peró lo dice; ogni mattina mi guardo allo specchio e chiacchiero con me stessa, sono contenta di farlo, non mi ritroveró a bere caffé con accanto una me incavolata, anche perché non bevo caffé. Ho aspettato di avere dieci minuti di vera pace per leggere il tuo racconto, li vale tutti! Brava
    Tilly

  5. Grazie Raf. Uno dei piaceri della lettura, é anche quello di immedesimarsi nei personaggi e sognare.
    Sandra

  6. Divertente e profondo, ti è venuta proprio un’ottima idea! Un bacio.

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