Sabato occupato

Ti ti tii fa il telefono. Tu tuu tut. Occupato. Riprovo. Non mi do il tempo di farlo disoccupare. Non c’è nemmeno avviso di chiamata. Fuoco incrociato di tentativi. Provo sul fisso. Provo sul cellulare. Provo e riprovo. “L’utente da lei chiamato potrebbe essere impegnato in altra conversazione. Ti ti tii. Tu tuu tut. Occupato. Sale l’ansia, lo sconcerto. Come può Sabato aver occupato contemporaneamente due linee telefoniche, mi domando. I patti erano chiari. Ti chiamo prima di mezzanotte. Come al solito. Come sempre. Ci passiamo le consegne. Prova a correggere le cose storte e dà un po’ d’aria agli oppressi. Lo so ho un caratteraccio, come tutti i figli di mezzo. D’altronde sfido chiunque ad avere un buon carattere quando per tutta la vita nessuno ha mai saputo se metterti tra i buoni o tra i cattivi. Sei buono perché preannunci Sabato, beato lui. Sei cattivo perché sei lavorativo. Invece lui, Sabato, è sempre buono. Ẻ giorno del Signore, è pomeriggio al mare, è sciare con gli occhiali a specchio sul naso. Io no, io né carne né pesce, anzi solo pesce ché son di magro, mi ritrovo a chiamarlo e richiamarlo e lui è occupato. Fa finta. Ha staccato i telefoni. Ma cosa si è messo in mente? Lui, buono e benvoluto da tutti, ha avuto un attacco di ribellione, un momento di protesta. Vuole ribadire che è indispensabile. Di me si può fare a meno. “Non è arrivato Venerdì”, direbbero, “Poco male. Vorrà dire che ci godremo Sabato in anticipo”. Ecco cosa direbbero.
Ma se non si presentasse Sabato allora si che sarebbe lutto internazionale. E lui, il preferito dal mondo intero, se ne approfitta. Le 23.40. Riprovo. Come farei se dovessi tollerare di arrivare subito prima di Domenica. La mia posizione diverrebbe ancora più scomoda. 
Ti tii ti. Tu tuut tu. Occupato. “L’utente da lei chiamato…”. Ẻ occupato. Ẻ impazzito.

Tra meno di venti minuti sarà troppo tardi. E che dovrei fare? Tenergli il posto o chiamare Domenica? A chi dovrò rivolgermi in caso di assenza di Sabato?
Non mi ero mai posto un problema del genere. Ẻ ovvio. Eppure il tempo scorre inesorabile e i telefoni continuano ad essere occupati. “Maledetto Sabato”. Non credevo si potesse pronunciare una frase simile con tanto accoramento. Chi mai dice con tanta naturalezza: “Maledetto Sabato”?
E rispondi. Non sei tipo da fare il ribelle, tu. Lascia perdere. Sei canonico. Universale. Ti amano. Che motivo c’è di sovvertire un ordine così vantaggioso. Hey, sono le 23.50. Ti tii ti. Tu tuut tu. “Il cliente da lei chiamato…” D’accordo, facciamo il tuo gioco. Che importa se non arrivi. A mezzanotte io passo. Se nessuno monta il tuo turno non è un mio problema. Io sarò sempre il figlio di mezzo e tu sarai maltrattato quanto Lunedì Mattina. Forse peggio. Perché lui fa solo il suo dovere, tu invece hai deciso immotivatamente di scioperare. Ecco che accade quando si vizia un figlio a tal punto. Diventa irragionevole ed egoista. Guarda Lunedì Mattina, per esempio. Lui si che è uno serio. Arriva in orario, giacca e cravatta, profumato, lavato stirato, musica soft, veloce ma mai inopportuno. Tu piombi in testa alla gente senza che abbia il tempo di accorgersene. Ti sbatti sul parabrezza delle utilitarie, ti lanci giù per le piste nere, gialle, rosse, ti infili nel boccaglio del sub. E poi dicono che io ho un caratteraccio. Tu puoi essere istituzionalmente anarchico. Ẻ proprio vero che la fortuna esiste. Ma non gira.
Alle 23.59 hai risposto. Ridendo. “Hai avuto paura, eh?”. Omissis di turpiloquio. Ma come ti è venuto in mente? Sapevi che ci sarei cascato con tutte le scarpe. Eccoti sulla sua canoa a capofitto tra rapide e rami spezzati. Te la spassi alla grande, beato te.

 

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