Lo stesso soggetto

La mia, una vita come tante, scorreva tranquilla, tra affetti, lavoro ed amici.
Gli anni passavano, avvicendandosi tra giornate serene e meno come fanno le stagioni. La serenità l’avevo raggiunta con l’esperienza e la maturità e soprattutto attraverso il calore e l’amore di chi mi stava accanto.
Il mio passato non era stato certo azzurro come il cielo in un giorno di tramontana, né profumava di bucato, il mio, era un passato di uragano che lascia dietro sé distruzione e perdita, anche se di questo non ne avevo una piena consapevolezza.
L’adozione mi era stata comunicata, in forma delicata e gentile e con tanto amore, da un uomo e da una donna che già chiamavo papà e mamma, nella mia cameretta foderata da margherite e boccioli di rose.
Solo nel momento giusto, ero venuta a conoscenza della verità, il mio stesso sangue mi aveva lasciata sola, le anime da cui avevo preso vita, lasciavano il mondo umano e le loro figlie. Un’autostrada sotto un sole infuocato e caldo in piena estate, li aveva portati via.
E da qualche parte un’altra piccola Lia muoveva i suoi passi, facendosi portare per mano nel mondo da un’altra mamma e un altro papà.
Non so se fu il dolore, la paura, l’incoscienza, ma non chiesi di più e gli anni passarono uno dopo l’altro insieme alla mia nuova identità.
Ricordo che fin da piccolina avevo una amica del cuore e con lei quelli che chiamavo i miei “folletti”: la matita ed i colori.
Imbrattavo ogni tipo di carta mi capitasse sotto mano, pasticciando il bianco candido del foglio, con figure, scarabocchi, miscugli di colore ed ogni cosa che produceva la mia mano aveva senso: un sole, un albero, un cane, un bimbo, farfalle e arcobaleni.
Quanta fantasia possiede un bambino e quale mondo magico sa inventare!
E la mia cara compagna e con lei i “folletti” mi sono stati fedeli e vicini in tanti giorni e pomeriggi. Attraverso loro esprimevo me stessa, e da me stessa nasceva un nuovo quadro.
Oggi dipingo ed espongo in galleria d’arte le mie opere.
Questa passione mi riempie le giornate, i momenti liberi dandomi del resto anche delle grandi soddisfazioni.
Nel mondo della pittura c’è chi crede in me e spesso ricevo notevoli riscontri. Tra gli amici più cari, Simone un uomo amante dell’arte e mio grande sostenitore, mi chiama una mattina al telefono ed entusiasta, mi propone la partecipazione ad un concorso di pittura internazionale fissato per la fine di novembre, presso una galleria nel centro della bella Firenze.
Sapevo delle mie capacità ed ero davvero lusingata da quella proposta, anche se un leggero ed invadente pudore si diffondeva dentro di me.
Mettermi a confronto col mondo intero m’inquietava e stetti diversi giorni nel dilemma di accettare o meno quell’invito.
Poi la vanità o forse soltanto il mettersi in gioco, mi suggerì la risposta: decisi di partecipare, convincendomi di far parte di un grande gioco e lo chiamai “il gioco dei colori”.
Scacciai ogni velleità di successo e con sentimento lasciai libero il pennello sulla tela grezza, quasi fosse indipendente dalla mia coscienza ma guidato da una forza magica che sentivo dentro, quasi fosse solo il filo che lega la realtà al mistero.
Nacque così la mia creatura, un nuovo quadro, per me uno specchio, in quel dipinto c’ero io, la mia immagine, non il mio ritratto ma l’essenza della mia anima.
20 Dicembre, il campanello di casa suona, mi accingo ad aprire la porta  e un vecchio postino affaticato mi saluta porgendomi tra le mani una busta bianca, una raccomandata, firmo, lo ringrazio con un sorriso e chiudo la porta.
“Concorso internazionale di pittura” reca il retro della busta nello spazio destinato al mittente; “Alla Sig.ra Lia Mantovani” il destinatario.
Apro con emozione la lettera e di seguito leggo:
“Gentile Sig.ra Lia, siamo lieti di comunicarle che ha vinto il 1° premio del Concorso Internazionale di pittura a pari merito con altra opera.
Saremmo quindi onorati di ospitarla presso la Galleria D’arte “Nuova Pittura” in
Via Alessandro Manzoni n. 5  Firenze, per la consegna personale del premio in data 25 Dicembre ore 20.00”
Non sto nella pelle, chiamo al telefono Simone, e farfuglio il tutto con grande eccitazione.
Quanta gente in quella sala luminosa, le pareti foderate di velluto rosso, file di poltrone comode ed ordinate come un plotone di soldati, un grande palco al centro del quale, un tavolo lungo e severo e dietro ad esso, volti sconosciuti e professionali.
Ricorda una commissione d’esame, e come un esame sto vivendo la serata.
Il posto riservato in prima fila, mi siedo ed accanto a me Simone, ancora distratta da ciò che mi circonda, noto due tele sul palco una accanto all’altra, due tele raffiguranti “lo stesso soggetto”.
Incredula le guardo, i miei occhi sono ora lenti di ingrandimento, i colori, le linee, le sfumature… Non ci posso credere sono identiche.
Tra la confusione, uno scampanellìo “Silenzio prego” una voce grida.
Il Presidente si alza ed inizia a parlare, spiegando l’incredibile caso avveratosi durante la valutazione delle opere sottoposte a concorso e chiarendo il motivo per il quale, tale concorso non era stato annullato.
“Lo stesso soggetto” dipinto con maestria, delicatezza e grande espressività, “Lo stesso soggetto” nato da pennelli diversi, da donne diverse, in luoghi diversi.
La bellezza va premiata, l’Arte vince.
“Sono invitate sul palco al ritiro del 1° premio Lia Mantovani – Roma – Marta Fioravanti – Torino.
Sento il mio nome, il cuore batte forte dall’emozione, mi alzo e avvicinandomi con le gambe deboli e tremanti al palco,  intravedo l’altra pittrice, ci guardiamo negli occhi e in quel momento il nostro viso si ritrova nell’altro.
“La stessa donna”. La mia gemella.
25 Dicembre, Natale, non un Natale come tanti: la vita che ci aveva separato, attraverso l’arte ci faceva ritrovare.

 

5 pensieri su “Lo stesso soggetto”

  1. un bel racconto con un finale a sorpresa che conclude un’attesa lunga una vita.
    brava
    ciao

  2. Un racconto scrito bene come sempre, bello, ma di più lo é il tuo interno, la tua sensibiltà e la tua capacità di esprimere cose semplici, spontanee e fresche che albergano nel tuo animo. Saperle conservare ed esternare é grande ricchezza, che spero sia apprezzata da chi ti gira intorno.
    Ciao.
    Sandra

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