Elegia semplice

Mi sono costruita questa storia completamente al di fuori della mia vita normale.
Una sorta di sogno.
Sono andata avanti nel tempo a crederci.
Non importava quanto improbabile fosse, me lo sentivo addosso e basta.
Sono stata anche felice, qualche volta.
Avrebbe potuto non finire mai.
Poi, un giorno, si è rotto qualcosa; una voragine improvvisa e mi sono trovata qui, senza capire come mai questa bella favola mi fosse scivolata fuori, quasi ad appartenere a un’altra.

Per te tutto è rimasto come allora, per me nulla.

Sono anni che annaspo nella tua vita, alla ricerca di qualcosa che mi avrebbe fatto piacere, non voglio più ripetere ed ascoltare le stesse parole per poi trovarmi davanti un muro di gomma.
Ho cercato di accontentarmi della delizia che provavo nel “dare”, senza aspettarmi nulla in cambio.
Non è stato facile.
Ho solo sperato che alla fine, qualcosa sarebbe arrivato da sé, cercando di “fare da motore”, anche senza il giusto carburante.
Alla fine, una parte di me attendeva questa situazione, desiderava la realizzazione, forse per autodifesa o per pura razionalità umana.

Tu conosci i miei desideri, ma ora più di prima, so che non si avvereranno mai.

Ho sempre desiderato e cercato in questo rapporto il piacere di sentirmi amata, e di comunicare e corrispondere il mio desiderio per te.
La gioia di stare qualche volta insieme, l’estasi fisica e carnale, come naturale dovere.
Tu questo hai sempre rifiutato di capirlo o di accettarlo.
Ho avuto bisogno di certezze, di non essere sempre io a dovermi avvicinare.
Avevo necessità di sentirmi importante, cercata: sai, tutte quelle cazzate che alle donne piacciono da morire, che a volte sono dette o fatte soltanto per farle contente.
In molte occasioni invece sono sincere, arrivano dal cuore, ed in ogni caso sono il nutrimento per un legame vivo, solido, che ti fa stare davvero bene.
Soprattutto in un “rapporto a distanza come il nostro”, che non ha passato, né presente, ne’ futuro.

Non riesco ancora ad accettare che tu mi abbia negato tutto, perché lo ritengo “normale e legittimo”, in una relazione semplice.
Sentirmi fare un complimento con parole chiare, come ”sei bella” e non “stai bene”, oppure “ho voglia di vederti” e non “se ti vedo mi fa piacere”.
Adesso mi sto chiedendo come hai fatto e per quale ragione tu abbia sopportato una donna come me per tanto tempo.
Io non riuscirei ad accettare gli entusiasmi di un uomo, che comprendo da subito, non potrò mai corrispondere allo stesso modo con la stessa energia e vitalità.
Non sono riuscita a trovare la risposta.

Oramai sto cercando di canalizzare ogni momento passato insieme per cercare un motivo, un criterio plausibile.
Da anni oramai, quando facciamo sesso, non ti togli nemmeno i vestiti.
Siamo stati insieme parecchie volte, in luoghi e situazioni diverse e non hai mai avuto un gesto d’affetto, di calore.
Un abbraccio, un’attenzione nei miei confronti.
Nemmeno un fiore.
Quello si porta anche ai morti.
E poi le frasi, le frecciatine, i doppi sensi, le prese in giro dell’ultimo periodo, ora sono tutte chiare.
S’annidano nella mente e mi fanno male.
Ogni messaggio di sentimento, di desiderio per te, ha avuto per risposta un sms ironico, che ha ingigantito e drammatizzato le mie emozioni.

Non m’interessa sapere che ti dispiace se mi senti triste.

Probabilmente per te, questo è un dispendio d’energie che riservi solo ai “protagonisti” della tua vita: tua moglie, tua figlia, tua madre, i tuoi amici, qualche amica, una tua ex.
Ora so con certezza che nemmeno la tua parte più stupida e irrilevante non avrò mai.
Io non lo merito.
Una stupida “comparsa” non lo merita.
Eppure, mio cardine essenziale è esser spontanea, viva, gioiosa, con l’uomo per il quale provo qualcosa di più che banale indifferenza.
La mia normalità è non mettere i paletti per limitare gli istinti.
Continuo sempre a pensarti come ad un uomo ” molto speciale” ed a me come una persona incapace di adattarsi: inadeguata, imperfetta.
Forse ho qualche cosa che non va, ma credo che questo sia parte della mia vena masochista, l’offesa alla ragione.
Ma la ragione si contrappone sempre all’intelligenza.

Io ora so quello che voglio, ciò che desidero.
Vorrei che questo senso di vuoto, la tristezza e la nostalgia, (nostalgia di cosa poi? Si ha rimpianto di qualcosa che si è perso, non di qualcosa che non si è mai avuto), svanissero presto.

Vorrei vederti come un uomo normale, così riuscirei a guardare con obiettività ogni lato tetro di te.
Ma non riesco ancora ad essere imparziale.
Vorrei dimenticare l’effetto che hanno avuto su di me le tue mani, il tuo profumo, la tua voce.
Vorrei scordare ogni mia fantasia, ogni follia, ogni tratto percorso contando i chilometri che ci separavano.
Vorrei che svanissero tutte le emozioni, le passioni, i desideri che ho vissuto e nutrito per te.

A questo punto tu diventeresti un ricordo.

Quando succederà ti porterò rancore, perché sarà arrivato il momento in cui mi renderò conto di aver sprecato del tempo, per aver aspettato chi non c’era.

Allora comprenderò che la persona “speciale” sono io; con il mio carattere eccessivo ma fresco. Con l’energia, l’entusiasmo, la generosità, con tutta la rabbia, le paure, le pazzie e le tristezze.

Ancora non riesco ad essere del tutto imparziale.

Sono certa che sai quanto ti voglio bene.
Vedi, ti sto ancora giustificando, quindi voglio pensare che tu sei altrove.
Si è sempre un po’ altrove.
Un po’ prima o un po’ dopo; si hanno tanti appuntamenti, con le emozioni, con le cose o con le persone.
Siamo sempre all’inseguimento e si arriva scioccamente troppo presto o troppo tardi.
Io arrivo sempre troppo presto.
Voglio vivere e bruciare.
Tempo fa ti ho scritto che avrei inseguito i miei sogni ed i miei desideri, perché se smettessi di farlo, o non significano niente loro o non valgo nulla io.
Smetterò di corrergli dietro e poco importa chi dei due abbia più valore.

Quale dimensione migliore sentirsi desiderati, importanti per qualcuno?
Non so per quale assurdo motivo mi sono fissata con te: ho aspettato per troppo che ti tornasse la voglia di giocare.
Dici che l’orologio non torna indietro, va sempre avanti.
Credo che al mio orologio sia finita la carica, si sta fermando.

Ti ho sempre comunicato il mio disagio, le mie necessità.
Da parte tua nessuno sforzo.
La solita barriera.
Il tempo di spasimare quel poco da te è finito.
Devo accettarlo.
Ma pare che io sia eccessiva anche in questo; faccio troppe domande e cerco di dare un senso e un nome ad ogni situazione.

Noi non siamo conoscenti, non siamo amici, non siamo amanti, quindi non siamo nulla.

Non voglio cambiarti, ma non voglio nemmeno cambiare io.
Voglio rivivere tutto ed essere esaudita.
In un altro posto, con un altro uomo.

Ora devi canalizzare le tue energie verso la tua famiglia: hanno bisogno di te e tu di loro.
Non saprei più quale sentimento trasmetterti; non riuscirei più a parlarti di nulla, a comunicarti niente.
Mi sento svuotata e persa.

Molto spesso è l’infelicità a farci sentire vivi: vivere sempre in uno stato di grazia non sarebbe positivo.
Conosco i miei eccessi, la difficoltà a proseguire senza le passioni, gli entusiasmi, gli abbracci del cuore.
Il solo pensiero di esistere senza questi sentimenti, mi fa stare male.
Sarei una creatura diversa, non mi riconoscerei più.
Ed io voglio rimanere la stessa.
Una donna autentica e semplice.

(per gentile concessione di L.)

RG.

12 pensieri su “Elegia semplice”

  1. Vero, vero come sanno essere le donne che non si rassegnano a non essere amate. Una sindrome di Stoccolma vissuta fino in fondo senza una decisa liberazione finale. Perfettamente descritti l’incapacità di vivere la realtà e ribellarsi ai compromessi. Tipico delle donne deboli, materne e prive di autostima

  2. Per Gloria:
    Sono d’accordo sulla scrittura, molto bella come lettera aperta, sensazioni sofferte da una donna innamorata che non si rassegna a non essere amata, apprezzata, e coccolata, non capisco, perché tipico delle donne deboli, materne e prive di autostima, questo mi sembra un giudizio che sta come il cavolo a meranda:
    1) perché una donna sconfitta e innamorata non é detto che sia debole,
    2) materna: dentro questa lettera non vedo niente di materno…
    3) perché mai, la donna materna dovrebbe essere priva di autostima?
    Forse parli di cose che non conosci, o volevi dire altro…
    ciao.
    Sandra

  3. per Gloria:
    l’amore non corrisposto è un argomento classico su cui sono stati versati da sempre fiumi d’inchiostro e Greta ne dà una versione.
    credo, a lei stessa il compito di smentirmi, che intendesse raccontare di come chi ama non amato, indipendentemente dal suo sesso si ponga in una situazione di infelicità che non può non dargli tristezza e la protagonista di questo scritto sia occasionalmente una donna.
    a mio modesto parere, dire, quindi, che è solo e tipicamente femminile essere incapaci di ribellarsi alla vita pienamente vissuta è assurdo e ingeneroso (mi viene in mente Catullo, ma potrei citare decine di altri infelici poeti)
    lasciare intendere poi che le donne “materne” sono anche “deboli” e “prive di autostima” suggerisce un equivoco comunicativo che consiglia una più frequente consultazione del vocabolario alla ricerca del significato di ciò che si dice e si vorrebbe invece dire, soprattutto quando di scrittura ci si picca.

    per Greta:
    ho apprezzato molto la semplicità della tua elegia.

    un saluto
    anna

  4. No, Gloria, è tipico di chi ama. L’errore vero sta nell’affidare ad un’altra persona il potere di darci gioia o renderci infelici. Anche io ho amato un uomo che si dava a metà e ho fatto fatica a capire. Ora, col senno di poi, so di avergli dato il potere di farmi ridere e piangere come fossi una marionetta. Il percorso è stato duro, ma nessuno più avrà questa facoltà.

  5. Ciao! Che succede?
    Già due racconti con un linguaggio diverso: la passione è la stessa, cambia la comunicazione.
    Mi piace molto anche questa te così nuova, ho solo la curiosità (intellettuale) di sapere se, forse, è cambiata la tua voglia di comunicare, forse non scrivi più solo per te stessa? Non è nè positivo nè negativo naturalmente, è una scelta tua, mi piacerebbe che me lo dicessi.
    Probabilmente è un momento, continueranno a convivere i tuoi diversi modi di esprimerti e noi continueremo a godere delle tue parole.
    A presto
    G

  6. Nella storia di una Donna c’è sempre qualcosa che deve essere infranto, liberato e scoperto.Io credo una prova, un passaggio occulto, un pericolo da superare, un qualcosa che renda l’inquietudine amorosa una trasparenza di nostalgico e divino. L. adesso è salva; ha saputo rimane lontana dallo sbocco rancoroso di tutte le forme sentimentali che l’hanno sfiorata.
    Non la giudico nè debole, nè priva di autostima, ma una Forza e un’Autorità… Il giudizio del lettore si fa vedere al crollo, all’istante, non sa mai guardare oltre, laddove una donna fa del dibattimento e del necessario sacrificio, un proprio traguardo di valoroso ritorno.Questa è la chiave di lettura reale , dedicata alle Donne Vere, alle Combattenti, a quelle che hanno un loro valore aggiunto di contenuti solidi, per farle ri-nascere- in potentia.
    Per Germana: vivo in una spirale di cicli, ciascuna subordinata a quella che l’ha preceduta; il protrarsi di una sensibilità in espansione, la plastica capacità di scrivere in alternanza.Il passato, il presente, il futuro, giungono a muoversi in uno stato che mi è dato di rappresentare su questa terra, anche attraverso persone che hanno sfiorato la mia esistenza.
    L. è una di queste: indimenticabile. Grazie a tutti, RG

  7. chi ha detto che una donna come lei sia debole? x me è fin troppo forte x vedere l’uomo ke ama nelle braccia di un’altra… a mio parere è lui il debole ke si dà la carica strappando la vita alle persone attorno a lui… un bacio

  8. Per Sandra: mi riferivo al percorso, molto ben descritto, di sofferenza della protagonista. Si è deboli finchè si insiste nel dare senza ricevere nulla, materne nel giustificare questi rifiuti, nel dare al partner tutte le attenuanti, aspettando che le cose cambino.Subire le ferite: questo implica anche una certa dose di insicurezza che non è certo autostima. Quella viene dopo, quando si aprono gli occhi, ed è una conquista difficile e dolorosa. Non sempre riesce.
    Per Anna: forse ho frainteso, non mi picco di essere una scrittrice, anche se a volte mi lascio andare a qualche esternazione. Non lo faccio, comunque, col vocabolario alla mano.
    Per Rossogeranio: ho commentato il tuo racconto di getto, non vi era alcun accenno critico. Anzi mi ci sono talmente ritrovata che ho forse tratto dellle conclusioni che non erano nelle intenzioni di chi lo ha scritto. Ma anche il lettore partecipa e interpreta. So, per esperienza personale, quanto sia doloroso il percorso per recuperare sé stessi, per colmare, dopo, il vuoto che ci rimane dentro. Gloria

  9. Si Gloria, il dolore non conta. Alla fine ci offre esperienze preziose per un cammino verso la pace e l’essenza prima del nostro essere: amare. Grazie a tutte

  10. per Gloria:
    non ho a volte la capacità di esprimere le mie idee in modo chiaro, forse perchè mi lascio prendere dal principio di ciò che è sottinteso a quanto desidero dire, piuttosto che dalla buona grazia del modo in cui dovrei dirlo.
    ho un caratteraccio che non riesco sempre a tenere a bada e me ne scuso, ma la mia esperienza di vita mi fa ritenere che chiunque scrive, grande o piccolissimo scrittore che sia, lancia un messaggio che chi legge recepisce alla sua maniera, secondo le sue capacità di comprensione, secondo il suo sentire, secondo il suo modo di essere.
    ogni parola ha il suo significato e probabili sfumature ed io mi inalbero quando le donne parlano delle donne in modo che può essere frainteso.
    pur non essendo femminista nell’accezione tipica del termine, credo che le peggiori nemiche delle donne siano le donne stesse e la vita è già difficile a sufficienza…
    concedere la possibilità ad equivoche interpretazioni di ciò che si scrive, a mio parere, va, per quanto possibile, evitato.
    anna

  11. L’argomento è talmente vasto! Parlo delle donne, non dello scrivere. E’ vero le donne spesso no si aiutano ed a volte sono le peggior nemiche di loro stesse. Per tirar su la testa ci vuole coraggio, intelligenza, forza. Non tutte ne sono capaci. Non credo che ci fosse molto da fraintendere, almeno non nelle mie intenzioni. Stiamo parlando di un personaggio di un racconto che prende coscienza e che ha tutta la mia stima. Quello che voglio dire è che non tutte ci riescono, nella realtà, perchè difficoltà, paure, educazione, pregiudizi spesso impediscono di realizzarsi. Nel finale l’eroina sta ancora soffrendo, è ancora estremamente “coinvolta” e noi la lasciamo con la sua decisione e con la sua paura. “Io speriamo che me la cavo!” Così l’ho letto e così vorrei che fosse. Gloria

  12. già…mi sono immedesimata davvero tanto in queste righe!!!
    Le persone non si cambiano…mai…ma, nonostante le esperienze fatte, io credo che non si smette mai di sognare e di sperare che il “vero amore” incontri la nostra vita!!!
    Io non mi sento viva da molto tempo…eppure una persona che “conosco” da molti anni riesce a farmi sentire di nuovo come un tempo…questione di cuore, di implosioni interne che inevitabilmente cambiano la vita ed il modo di vedere le cose!!!
    Speriamo che alle vere donne l’amore non volti mai le spalle!!!

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