Spritz

SPRITZ

1/3 di Aperol, 2/3 di Prosecco

ghiaccio, fetta di arancia

 
Il Commissario Baldi, in trasferta, cercava di fare l’ora di cena al bar dell’albergo. 

Aveva concluso il suo lavoro, non gli rimaneva che attendere l’indomani mattina per rientrare a Roma.

Il freddo e l’oscurità invernali gli avevano tolto la voglia di esplorare la cittadina.

Era stanco. Si era rifugiato al caldo, in una poltroncina del salone, ed aveva ordinato uno Spritz.

Si guardò attorno. La sala, tutta stucchi e specchi, era affollata. Gente del posto soprattutto, per il rito dell’aperitivo, preludio obbligato ad una serata di mondanità provinciale. Al bancone del bar non c’era più un posto libero.

Fu allora che la notò.

Era seduta su un alto sgabello rivolta in parte verso la sala. La pelliccia buttata sulle spalle aveva il colore dei suoi capelli. La posa rivelava delle gambe bellissime che lei esibiva con naturalezza. Lo specchio ne rifletteva il profilo mentre parlava col suo vicino, rimandando lo scintillio dei brillanti che le ornavano il collo e il polso. La gente attorno diventava lo sfondo da cui emergeva, senza sfrontatezza, calamitando l’attenzione.

Si ricordò di colpo di lei.

Era stato almeno cinque anni prima. Una denuncia fatta, con richiesta della più assoluta discrezione, da un ometto insignificante e pretenzioso: il Commendator Marini.

Il soggetto l’aveva incontrata ad un vernissage, l’aveva poi invitata a bere qualcosa a casa sua. Lei aveva accettato, salvo eclissarsi rapidamente alla prima avance, lasciandolo a bocca asciutta.

Sua moglie, rientrata da un viaggio due giorni dopo, non aveva più trovato una fedina di brillanti di Cartier lasciata su un comò. Il commendatore aveva dei sospetti.

Il commissario Baldi aveva convocato la donna per dei chiarimenti.

Si era trovato di fronte ad una giovane imperturbabile che, con educata ironia, mista ad un pizzico di alterigia, aveva fatto fare al Marini una figura ridicola.

Il commissario l’aveva studiata con interesse. Seduta davanti a lui, con quelle gambe… Beh quelle non si potevano dimenticare! Sicura di sé. Non era certo una del mestiere. Una piccola avventuriera, forse, o, piuttosto, una bella gazza ladra.

Non c’era niente contro di lei se non un dubbio. Anche se nella mente di Baldi era quasi una certezza. Il commendatore aveva ritirato la denuncia imbarazzato.

La donna se ne era andata a fronte alta, senza ostentare rancore, un’ombra di sorriso malizioso che era quasi una sfida. O un invito.

Aveva accantonato il caso con la sensazione di un piccolo, consapevole cedimento.

La osservò perplesso: ne aveva fatta di strada. Senz’altro più di lui.

La signora che aveva di fronte era una figura ineccepibile, perfettamente assimilata all’alta società del posto: ricca, elegante, evidentemente la compagna di un uomo di potere.

Però le gambe erano quelle.

La stava fissando con intensità. Lei si voltò, ma il suo sguardo non si fermò su di lui: guardava oltre, verso una coppia appena entrata. Alzò il polso ingioiellato in segno di saluto.

Tornò al suo Spritz. Pescò nella vaschetta delle olive pensieroso. Quando rialzò gli occhi, la donna si stava avviando verso l’uscita scortata dal suo accompagnatore e dai nuovi venuti.

Passando sfiorò con la manica della pelliccia il suo tavolino. Sparì nella porta girevole.

Baldi trangugiò l’ultimo sorso dell’aperitivo. Cercò nella vaschetta un’altra oliva. Trovò un corpo estraneo. Lo sollevò curioso: era una fedina di brillanti.

La rigirò tra le dita, poi la mise in tasca sorridendo. Che impunita!

 

4 pensieri su “Spritz”

  1. Era stato scritto per il concorso ” Per il tempo di un aperitivo” Se mi ricordo bene anche qualcuna di voi ha partecipato. Comunque non ho vinto. gloria

  2. cara Gloria,
    forse pensi a me, ma non ho partecipato.
    raramente partecipo ad un concorso.
    è vero che se lo faccio spesso vinco, ma più spesso ancora mi strappo i capelli nel leggere gli scritti di chi ha successo, talvolta sgrammaticati e talvolta anche rifacimenti di autori più noti.
    mi spiace molto che tu con questo racconto non abbia vinto, perchè se leggi le lagne vincenti di quel preciso concorso ti si accappona la pelle.
    avevo usato il titolo solo come spunto per il racconto che ho elaborato ed era quello uno dei lunghi periodi in cui ero confinata in casa perchè malata.
    niente di più.
    ciao
    anna

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