Bianco come un elefante

Un elefante si aggira nella giungla….
E’ maestoso, con orecchie grandi e udito finissimo, zamponi robusti e possenti, zanne forti e arcuate, coda lunga e proboscide lunghissima con cui afferrare i teneri germogli degli alberi, di cui è ghiotto, per portarseli alla bocca.
Profuma di bosco e guarda con occhi attenti tutto il mondo verde che lo circonda.
E’ un esemplare unico ed eccezionale, splendido per la sua possanza e per il suo colore.
E’ un elefante bianco.
Non ne nascono molti come lui e la cosa è un avvenimento straordinario.
Non sempre gli uomini vengono a conoscenza della loro esistenza, perché essi sono cacciatori, amano i trofei e uccidono per procurarseli. Gli elefanti hanno imparato perciò a nascondersi e ad evitare gli esseri umani, tenendosi ben lontani da loro, poiché ne sentono l’odore da molto lontano.
Ercolino, così si chiama il nostro elefante, non lo sa, ma ha un amico umano di nome Elì che per incarico del re ispeziona tutte le foreste, anche quelle più impenetrabili, alla ricerca di elefanti bianchi che sono simbolo di forza, potenza, fortuna e ricchezza per chi li possiede.
Per mettere in salvo gli animali dai bracconieri Elì sorvola gli alberi a bordo di una mongolfiera tutta colorata e, armato di un cannocchiale, guarda attento ciò che si muove sotto di lui: la mole di un grosso elefante non gli sfugge, quella grande macchia bianca, poi, non è certo invisibile ai suoi occhi esperti.
Il compito di Elì è censire gli elefanti bianchi, contandoli uno per uno, abituandosi a riconoscerli.
Li segue nella loro crescita e, al momento opportuno, li porta al re che li ama tutti, li rispetta e li addestra per le grandi parate che caratterizzano gli avvenimenti importanti della vita dello stato.
In quelle occasioni ogni elefante viene decorato con paramenti colorati e ricchi di lustrini luccicanti che catturano la luce del sole e la riflettono scatenando bagliori multicolori mentre lungo le strade della capitale avanza il corteo degli elefanti cavalcati dalle loro guide.
Oggi Ercolino è stato avvistato.
Elì lo ha scorto tra i rami degli alberi alti della giungla impenetrabile ed è rimasto affascinato dalla sua potenza e dalle sue dimensioni.
Non ha alcun dubbio, sarà lui il re degli elefanti del giardino di Rama, signore del Paese degli Uomini Liberi.
Il tam – tam della foresta comunica al re la grande scoperta e squadre di esploratori vengono inviati nel posto segnalato da Elì insieme al gruppo di cacciatori che senza spaventare l’animale lo cattureranno e lo trasporteranno fino alla capitale per consegnarlo alle guide del sovrano che lo addestreranno al suo lavoro di capoelefante reale.
Ercolino ovviamente non sa nulla del grande ruolo che lo aspetta e appena si vede circondato si mostra spaventato, perché non ha mai visto uomini in tutta la sua vita.
E’ però curioso di sapere cosa quegli esseri piccolini vogliono da lui e, dandosi coraggio, decide di seguirli buono buono fin dove quei tizi vogliono.
Ovviamente, quando giunge alla corte del re, tutti lo trattano con rispetto e reverenza e il re stesso, che è un grande esperto di elefanti e ha scritto molti libri su questi animali, sul modo di allevarli e di distinguerne le caratteristiche, lo osserva stupito e affascinato.
Anche Ercolino è un re, è il re degli elefanti bianchi del re e perciò come tale viene trattato.
Viene alloggiato in una stalla pulitissima, nutrito, portato al bagno, a passeggio e addestrato con maestria dalla sua guida e per lui è facile imparare a camminare lento e maestoso come si conviene ad un personaggio della sua importanza.
Il 13 marzo giorno della festa nazionale dell’Elefante, Ercolino guida la parata e sfoggia tutto il suo fascino e la sua bellezza per le vie della capitale.
La folla lo applaude, il re lo ammira e lo guarda con affetto.
Sa di essere il protagonista e si sente soddisfatto, sa di essere amato perché è simbolo di “lunga vita” per il re ed il suo regno.
E’ felice di essere un elefante bianco e di vivere in un paese in cui gli elefanti sono amati e riveriti e alla fine della giornata, si addormenta tranquillo russando appena appena, con dolcezza, proprio come deve russare un signor elefante di tutto rispetto che non russa mai rumorosamente, ma emette un suono dolce, soffiato, come quello di uno strumento musicale tailandese.
Nei suoi sogni rivede la giungla in cui viveva, gli alberi alti e maestosi, e la danza a cui tutto il popolo degli elefanti partecipava e rimpiange quella libertà che gli manca, ma sapere di essere il simbolo di una nazione gli dà orgoglio e lo rende felice.

 

5 pensieri su “Bianco come un elefante”

  1. Il simbolo di una Nazione…! Forse vale la pena la libertà della giungla. Per gli animali, come per gli esseri umani, qualcosa che valga ancora di più esiste, é il sentirsi amati, rispettati e importanti per chi ci sta intorno, loro, addirittura ad un’intera Nazione.
    Molto carino.
    Ciao.
    Sandra

  2. Quanto più rispetto abbiamo per questo pianeta e per le sue creature tanto più rispetto abbiamo per noi stessi. Saluti sal…

  3. Io colleziono i tuoi scritti per ragazzi, mio figlio ha undici anni e li adora.
    Grazie
    Tilly

  4. Gli elefanti devono sempre stare nel loro habitat naturale non bisogna mai portarli in un posto sbagliato

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *