Tornare

Il paese distava da Bolzano pochi chilometri di curve in salita sul crinale parallelo all’autostrada del Brennero. Adagiato su un altopiano, in vista dello Sciliar, offriva ai villeggianti una quiete campagnola, non ancora di alta quota, adatta alle famiglie ed agli anziani.

Era passato qualche anno da quando vi era stata l’ultima volta e l’idea di soggiornarvi per un breve periodo con due amiche era una prospettiva piacevole, anche se inquietante: rischiava di riesumare dei ricordi che da anni cercava di seppellire.
Quell’anno, luglio non era particolarmente afoso. Arrivando trovarono un clima quasi autunnale. E non fu l’unica sorpresa: il posto era decisamente cambiato. C’era meno animazione, molte attività sparite ed un’atmosfera quasi di torpore, come se le cose dovessero prendere l’avvio solo ad agosto, con le ferie vere.
L’albergo, vecchiotto, aveva una disciplina da collegio e comodità non eccessive che le fecero rimpiangere la casa che aveva dovuto vendere anni prima. Il loro soggiorno prese subito un andamento stanco. Non si sapeva cosa fare, il maltempo non dava tregua e le sue amiche non avevano voglia di azzardare la minima variante alla lettura e al bar.

Fecero una breve gita al laghetto vicino.
Se lo ricordava come l’aveva visto in passato, soprattutto trent’anni prima, quando, dopo essersi sposata nel comune vicino, nell’idillio delle nozze, le era apparso come un luogo fatato. Adesso lo chalet del lago aveva cambiato gestione, menù, clientela: tutto. Le canne avevano invaso gran parte dello specchio d’acqua, peraltro ulteriormente limitato da nuovi pontili affollati di bagnanti tedeschi vocianti e bianchicci.
Le anatre erano scomparse.

Qualche giorno dopo prese da sola la corriera per recarsi al capoluogo. Lungo la strada passò sotto la sua vecchia casa. L’autobus fece una fermata e non potè evitare di alzare gli occhi alle sue finestre. Erano chiuse, i balconi senza fiori.
I tavoli del bar di fronte erano, come sempre, occupati dai villeggianti stanziali, gli stessi che, dopo la sua improvvisa separazione, l’avevano radiata dalla loro società.
La corriera ripartì senza che la notassero al finestrino.

Scese nella piazza del comune affollata di turisti. Svicolò sperando di non incontrare nessuno: non aveva voglia di dare sue notizie o di averne. Il Tirolo imperversava ovunque in tutte le sue manifestazioni più smaccate. Non le ispirava alcuna tenerezza. Come aveva fatto ad amarlo? Ne coglieva ormai tutti gli aspetti più finti, finti come gli amori presunti. Una recita per gli spettatori, come gran parte del suo passato.

Era giusto in tempo prima della chiusura degli uffici. Entrò nella vecchia sede comunale, traversando le sale a volte, trovò la stanza che cercava e si rivolse allo sportello ‘archivio’.
“Vorrei gli estratti del mio matrimonio” annunciò, dando gli estremi necessari.
“In carta semplice?”
“Non so” rispose incerta.
“A cosa servono?”
“Per il divorzio”
L’impiegata sollevò gli occhi e la guardò.
Per un attimo provò un senso di umiliazione e di sconfitta. Poi, con aria di sfida, disse: “In carta bollata, per favore”.

 

2 pensieri su “Tornare”

  1. Il tempo può essere gentiluomo o perfido. A volte però é necessario affondare la lama dentro e contorcerla per stare meglio dopo. La sfida poi, serve sempre, per raccogliere le armi e combattere.
    Belle descrizioni e di piacevole lettura.
    Sandra

  2. un bel racconto di un viaggio dentro e fuori di sè.
    bella anche l’interpretazione del paesaggio che riflette lo stato d’animo della protagonista, delusa, che rivede con occhi nuovi luoghi, persone e situazioni mutati nel tempo.
    anna

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