Dolori

Ascolti le parole della tua mente. Sei solo, unico al mondo in un preciso istante. Poco importa se dopo qualche ora riesci a rientrare nel loro o nel suo mondo, non importa. Sei tu, solo tu in questo preciso istante. Avverti il corpo vibrare, tremare. Ti chiudi solo in una stanza. Non c’è mondo lì fuori che ti possa capire. Forse qualcuno c’è già passato, ma di certo non può esserti d’aiuto. È un male che va affrontato da soli. Puoi gridare, bestemmiare, arrabbiarti, poco importa. Il volto nascosto tra le mani, il sudore che cola lungo le tempie, un sudore freddo, il sudore della paura. Ti guardi intorno e non vedi niente, solo una porta chiusa al di là della quale non c’è nulla, proprio come intorno a te. Sì, perché quel dolore che provi è dentro di te, è un tuo male, un male che non può essere condiviso. La porta chiusa, proprio come il tuo male. Continui a sudare freddo, ti passi la mano sulla fronte, la vedi tremare. Non capisci come possa essere accaduto. Sembrava andare tutto bene fino a qualche minuto prima, e poi… e poi il nulla. Un nulla in cui tu ora stai vivendo il tuo dramma. Il dolore che si espande a tutto il corpo. Le lacrime, come piccole gocce di rugiada, cadono lungo il tuo volto. Senti la disperazione salire. Ansimi, piangi. Singhiozzo dopo singhiozzo cerchi di dare un motivo a quel che sta succedendo. Batti un pugno sulla tua coscia. Perché? Perché? ripeti in continuazione. Lacrime, dolore, disperazione, spasmi di un dolore lontano e chissà dove localizzato. È tutto un susseguirsi di eventi che ti portano lì dove sei, chiuso a chiave in una stanza, seduto ma abbracciato con il tuo dolore. La maglia bagnata dal sudore, umidiccia al contatto con la tua sporca pelle. Chiazze, aloni di sudore, macchie di vita lungo un corpo morente. Il sudore che cola lungo la schiena. Un’onda, un tremolio, la classica e maledetta vibrazione che fa tremare la tua vita. L’odore aspro del tuo corpo che sale fin dentro le narici. Una siringa di nulla iniettata direttamente nel cervello. Una droga che non è droga ma che ti droga. Tutto gira, forse provi anche della nausea, ma non lo sai. Non lo sai perché non capisci. Ti ritrovi rinchiuso a fissare il vuoto e a tremare, sudare, morire. Stai morendo, dovresti accettarlo. E pensare che quattro minuti fa tutto andava bene. Poi il male, l’eterno dolore, la sconfitta del vivere che si abbandona nelle braccia della sofferenza. Un soffio di vento ti risveglia, un soffio di vento che si scontra con le gocce del tuo freddo sudore. Sei vivo, ti rendi conto che il dolore esiste ma non ti ha ancora ucciso. Piangi in un lamento di saliva. Lì, fuori dalla finestra, c’è un mondo che ti aspetta. Tu vuoi solo piangere, speri che quel lamento continuo cessi con la dedizione al dolore, invece ti sbagli. E lo abbracci, ti abbracci. Vedi la chiave girare e la serratura scattare. Fissi la porta, il vento ti soffia sul volto, il sudore cola lungo tutto il tuo corpo. Le gambe tremano, lo stomaco tuona. Perché? ripeti ancora una volta e giù un pugno sulla coscia. Cerchi di capire, ti passi una mano tra i capelli, un’altra sul volto. Barba incolta, occhi che escono dalle orbite. Bestemmi, tiri una bestemmia una dopo l’altra, cerchi soltanto qualcuno da incolpare, eppure l’unico omicida sei tu. Maledetti tutti! Non puoi farci nulla, è colpa tua. Accetta la realtà, accetta quel dolore che ti prende da dentro e sembra volere uscire da te. Accettalo perché è l’unica medicina che puoi prendere in questo momento. Già, un momento come un altro ma diverso da tutti gli altri, semplicemente perché ora sei chiuso a chiave in una stanza a fissare un muro bianco, un muro gelido che non traspira alcuna emozione. Lo fissi, vorresti potergli dire qualcosa, ma le tue parole sono tutte rivolte a chi di dovere: parli da solo. Solo nel vuoto di una stanza, l’unica decorazione dello spettro della paura sei tu. Pensi, ripensi a tutto quello che hai fatto. Ti rendi conto che le cose procedevano come stabilito perché tu sei un amante dei piani, devi sempre pianificare tutto. Ansia. Tiri un sospiro. Soffro d’ansia. E anche se fosse? Cosa c’è di male? Niente, assolutamente niente, perché il male è dentro di te. Cerca di parlarti, ma tu, rifiuto dopo rifiuto, lo scacci via lontano da te. Storci il naso, chiudi gli occhi, ma a nulla serve. Il muro ti fissa e tu fissi il muro. Non c’è sfida, solo una labile distanza. La finestra lascia entrare della buon’aria che tu non sai come raccogliere. Sudi, continui a sudare, uno spasmo dopo l’altro. Dolore, paura, sentimenti contrastanti si scatenano dentro di te, e non solo. Doveva andare in tutt’altro modo, urli al muro. Parola dopo parola cerchi di ricostruire l’accaduto, cerchi di capire quale sia il punto di partenza. Vuoi una causa al tuo malessere, c’è bisogno di incolpare qualcuno. Urli al vento, accarezzi il muro. Piccole gocce di sudore continuano a bagnarti la fronte, il volto. Sei un animale pazzo rinchiuso in gabbia, un folle animale affamato. Un’altra vibrazione risveglia il tuo corpo morto. Sei morto, ti lasci andare. Un ultimo lamento, la saliva che pende da un lato all’altro delle labbra, una scena disgustosa proprio come la puzza che viene da te. Puzzi, sei marcio, stai morendo dentro. Ti senti morto, sei morto, sei libero. La morte ti ha liberato. Senti il sudore raffreddarsi sul tuo corpo puzzolente, il vento che ancora una volta ti accarezza e vuol darti conforto, ma è un conforto freddo, distaccato. Smetti di abbracciarti perché sei morto. Un ultimo fremito prima del lungo addio. Una sola parola come un loop mentale echeggia tra le pareti della stanza: dissenteria.

 

4 pensieri su “Dolori”

  1. Siamo oltre la disperazione, oltre l’ansia, oltre qualsiasi angoscia esistenziale. Il sudore freddo porta solamente alla dipendenza da sostanze che abbiamo troppo volte sottovalutate. Ti dico: hai profondità, hai talento, mostra anche carattere; quel carattere che potrebbe portarti alla vittoria…

  2. Purtroppo questo é il vestito del dolore. Temo che tutti, prima o dopo lo indosseranno.
    Solo la lunga mano del tempo può, in qualche modo, cambiare colore a questo terribile abito appiccicato addosso.
    Sandra

  3. Il dolore l’ho sentito leggendo questo scritto…
    un mio carissimo amico è riuscito a liberarsi per sempre da questo dolore ,ora ha una bellissima famiglia.
    Grazia

  4. Trovarsi da soli con la propria anima può essere anche molto doloroso, ma è un passo indispensabile, perchè chi non conosce se stesso è perduto!

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