La caduta

In un bellissimo giardino della mia città, ad un movimento brusco del caro Benny, sono caduta.

Il braccio sinistro é rimasto schiacciato dal corpo. E’ incredibile come nella frazione di un attimo il tuo sorriso possa cambiare vestito. Non ho mollato il guinzaglio, ma una volta distesa in terra, il dolore fisico era talmente forte che quasi temevo lo svenimento per il sudore sul volto e l’appannaggio alla vista. Ho cercato in qualche modo di alzarmi, di togliermi gli aghi di pini dai vestiti e poi…, ho osato osservare il braccio. Ho capito e sperato in una forte contusione e non in una frattura.

In qualche modo lo muovevo ma con forte dolore e dovevo pure guidare. La sensazione era quella infantile, nonostante la mia ormai collaudata soglia al dolore fisico, urlare e piangere. Ovviamente non me lo potevo permettere, dovevo rientrare, io il cane e la macchina. Non osavo neanche toccare il braccio, mi faceva molto male.

Ho guidato silenziosa, piano e con maggior attenzione, visto che nell’arto la forza era quasi inesistente.

Finalmente a casa, ho dovuto “buttar giù” un antidolorifico, se volevo almeno medicarlo, poi ho messo l’arnica ed il ghiaccio, ed ho atteso. 

L’avambraccio ha iniziato a gonfiare, ma a poco a poco il dolore si attenuava, tanto che sono riuscita a gestire i fornelli per il pranzo.

Affiancato al gonfiore, l’avambraccio ha preso il colore viola,  nei giorni seguenti il giallo, e poi ho si é esteso l’arcobaleno, come quando dopo il temporale, esce fuori il sole a testimonianza del ritorno al sereno.

Si é trattato di una forte contusione interna, ma il contatto con il dolore fisico é qualcosa di veramente forte, che ti obbliga al pensiero costante di quanto piccola cosa siamo noi, razza intelligente, studiosa, costruttiva, quanto poco può durare un sorriso o uno stato d’estasi in una stupenda giornata di sole al fresco della prima mattina sotto i pini, magari immaginando disegni piacevoli che ti rallegrano l’anima e quanto possa essere la stessa voglia, prima della caduta di stare sola con  te stessa e la natura, e dopo in compagnia di quel filo sottile che si insua nella mente al pensiero che tu possa esserti fatta veramente male.

Per fortuna cadere non é un tam-tam quotidiano ed i lividi, anche i più colorati, primo o poi se ne vanno, e la pelle torna a riprendere il suo colore naturale; dopo il temporale torna il sereno, così é quasi sempre.

 

10 pensieri su “La caduta”

  1. …in effetti anch’io ritengo miracolosa la capacità di rigenerarsi del nostro corpo, il modo in cui le ferite guariscono, i lividi scompaiono.
    …come da un momento all’altro la nostra esisenza possa radicalmente mutare.
    …chissà perchè i dolori dell’anima, invece, persistono…
    anna

  2. Ciao Sandra, mi dispiace molto dell’accaduto ma sono sicuro che il tutto è già risolto. Vorrei dire, però, che se bastasse che tutti noi raccontassimo i nostri episodi quotidiani, delle persone che incontriamo, del bar sottocasa o dell’ascensore che si è rotto, dovremmo avere, in egual misura anche tutti noi la possibilità di vederci pubblicati gli episodi delle nostre 24 ore. Anche se mancherà Manzoni o Carducci nei nostri scritti, come nei tuoi mi sembra. Ho espresso un mio libero pensiero e se per questo debbo essere condannato accetto la condanna. Meglio esprimersi e rischiare di sbagliare che tacere ed avere la certezza di essere nel giusto. So anche che sei troppo intelligente per sentirti offesa. Cordialità…

  3. X SAL

    Hai perfettamente ragione nel tuo libero pensiero sul fatto che in tutti noi manca sicuramente il Grande Manzoni, nonchè Carducci, beh, non menzioni gente da poco.

    Adesso ti esterno il mio libero pensiero dicendoti che personalmente non mi sento affatto una scrittrice, né una poetessa, ma come più volte ho menzionato, sono una che si racconta nel quotidiano, nei pezzi divita, dove a volte anche gli altri si possono ritrovare, considero la penna un’arma bianca efficace che affonda nell’anima e fa uscire pensieri che per me spesso prendono le ali, come si può ritrovare in tutti i miei pezzi; possono piacere oppure no, e come ho sempre sostenuto, si può controllare la forma, si possono commentare gli errori, ma sul gusto, quello va lasciata libertà all’autore.
    La scrittrice Lalla Romano, ormai scomparsa, scrisse un libro molto spiritoso, con stile, elegante, che ebbe successo, sulla sua visita quotidiana al WC. Certo, Lei era una scrittrice vera.
    Spero di essere stata abbastanza intelligente.
    Un saluto.
    Sandra

  4. Ciao, assolutamente non discuto del gusto personale, che pare anch’io abbia diritto ad averne uno. Ti assicuro che neanche io mi sento uno scrittore, ho solo la passione di scrivere come milioni di persone e commetto tantissimi errori che man mano imparerò a limare. Dicevo solo che se anch’io decidessi di raccontare i miei episodi quotidiani gli altri lettori dovrebbero aspettare parecchio prima di leggerli mentre i tuoi li viviamo quasi in diretta. Non avevo alcun dubbio sulla tua pacatezza e sul tuo modo garbato di relazionarti. La tua umiltà l’hai dimostrata. KissSal…

  5. X Sal
    Io l’umiltà l’ho dimostrata, ma tu dovresti imparare ad avere pazienza, altra virtù molto rara, come vedi sei stato pubblicato, bastava solo aspettare.
    Sandra

  6. E’ meglio per me ch’io abbia qualche difetto altrimenti sarei perfetto e,
    la perfezione, porta alla morte.

  7. Simpatico come sempre è piacevole leggerti. In solo cruccio,.. ma Manzoni e Carducci, chi sono?

  8. La singolare propensione alla tragedia di questa tua cronaca mi ha fatto immaginare che una disgraziata inezia sarebbe presto divenuta il preludio di una catastrofe insanabile. Mentre leggevo ti consideravo già paralizzata su un letto sepolto da tubi che obbedivano a una macchina, stantuffante un respiro divenuto insufficiente persino a organizzare le maledizioni destinate a Benny. La tua rapida guarigione è stata deludente e non all’altezza della situazione. Mi sento costretto a mostrarti come deve essere impostato il racconto di una disgrazia vera, così salirò di un paio di piani ancora, giusto sul terrazzo di casa, e mi butterò di sotto. Presto ti saprò raccontare l’epilogo con dovizia di particolari…

  9. X Massimo:
    Per carita! Non ti buttare di sotto dal terrazzo! Inevitabilmente ci priveresti di raccontare l’epilogo con i particolari come si deve!

    Forse è meglio che tu vada oltre, magari puoi trovare qualcosa di affascinante per la tua testa non spaccata.
    Ah, un’ultima cosa, io non maledico mai nessuno, tantomeno il caro Benny. Chi porta a spasso un bovaro non si deve distrarre e lo deve sapere.
    Un sorriso.
    Sandra

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