Febbre e delirio

Sento il caldo sul mio corpo, febbre che sale nelle vene, vino caldo, speziato
i pensieri sono lacerati da fitte che li distraggono, mutandoli in cattivi presagi.

Ancora una volta il mio corpo non mi regge, non segue il mio volere
ma mi parla attraverso il suo linguaggio,
più sincero e schietto di qualsiasi persona.

Il mio tallone d’Achille, la mia gola, brucia
mentre il cuore fa gli scherzi, sobbalza, rallenta, quasi si ferma
verde, giallo, rosso e poi ancora verde
concentrato sente che lo ascolto, gli do attenzione,
penso a me stesso.

Vivo alterne emozioni, miriadi di sogni che mi accompagnano
in una notte senza sonno, in un’esistenza senza segno,
inseguendoli ad occhi chiusi, correre correndo, oltre l’ultimo millimetro utile del burrore,
capitolando per inerzia, la terra divenuta aria, precipito.

Che difficile restare aggrappati a quel ramoscello
dipinto sulla scarpata da hollywodiani inventori
sempre troppo piccolo, sempre troppo in alto per spiccare il salto,
nessuna corda lanciata dalla provvidenza,
epilogo di una vita rilegata con filo marcio,
come un libro scandente che nessuno vuole leggere.

Forse sono già più da nessuna parte,
forse sono già nessuno, cacciatore del nulla
profeta di idiozie, un uomo qualunque, che si è creduto speciale.

La malattia può essere una dolce compagna,
sincera ed onesta, perchè essa non ti mente
ti dice esattamente cosa succederà,
mentre la mia vita è muta
sono stanco di inventarmela.

Mi butterò, lascerò andare lentamente il ramoscello esausto,
troppo tempo ha sostenuto il mio peso, ed ora merita libertà.
Precipiterò forse sul fiume che mi porterà dove vorrà
amici e nemici mi vedranno dalle sponde
mi indicheranno con la stessa attenzione data ad un bastone,
rubato all’abero dalla furia della tempesta.

Nessuno avrà più potere su di me, neanche io stesso
diverrò quello che è scritto che io sia, nel bene e nel male,
sono stanco di lottare, speriamo almeno mi passi la febbre.

 

Un pensiero su “Febbre e delirio”

  1. ….povero il nostro malato….
    una poesia scritta sui toni della disperazione e della solitudine angosciosa di una notte insonne che mostra un poeta amareggiato e solo con la sua malattia.
    ciao
    anna

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