1907: una storia vera

In un lontano giorno di settembre del 1907, un ragazzetto magro di diciott’anni, bussò alla porta dello studio del professor Hoffman, preside dell’accademia delle Belle Arti di Vienna. L’insegnante lo fece accomodare in una delle larghe poltrone con cui aveva arredato la stanza e gli domandò le motivazioni della sua visita. Il ragazzo spiegò con aria contrita che voleva ricevere delle motivazioni adeguate riguardo l’inaspettata bocciatura al suo esame di ammissione all’accademia; inoltre aggiunse ostinatamente, che nella scuola tecnica che aveva frequentato fino a qualche mese prima, era stato riconosciuto dai professori come l’alunno più talentuoso del suo corso. Quindi la bocciatura era stata per lui assolutamente inaspettata e priva di logica.

Al professor Hoffman venne voglia di cacciar fuori quel ragazzino insolente con un calcio ben assestato … ma poi ci ripensò e, armandosi di pazienza, spiegò a quell’ennesimo aspirante pittore, bocciato all’esame di ammissione, che la bravura era cosa ben diversa dal talento e che quest’ultimo era proprio la dote che gli mancava per essere ammesso alla scuola. Il ragazzino rimase in silenzio. Forse pensava a una giustificazione o forse quello era solo il silenzio di un animo umiliato, di un sogno spezzato.
Il direttore ripensò alle tavole che gli aveva consegnato e si ricordò che aveva notato una certa predisposizione per il disegno architettonico; lo riferì al suo interlocutore, che si animò un poco affermando che effettivamente aveva sempre avuto una grande passione per l’architettura. Aggiunse anzi, che aveva sentito parlare di un esame d’ammissione ad un corso a parte di architettura che veniva tenuto proprio in quell’accademia; purtroppo per lui, per l’ammissione occorrevano il diploma superiore e la licenza media, certificazioni che lui non aveva mai ottenuto.

Il professor Hoffman affermò che era dispiaciuto che la sua passione per l’arte non potesse trovare posto nella sua scuola e, prima che uscisse dalla porta, lo congedò augurandogli buona fortuna per il futuro. Dopo che se ne fu andato, pensò che la burocrazia aveva spezzato sull’incipit molti talenti e troppi giovani speranzosi; quel ragazzino sarebbe potuto diventare un valente architetto, magari non sarebbe mai stato famoso, ma avrebbe dato alla sua famiglia una vita dignitosa.
Si accorse di aver dimenticato apoggiate ad uno scaffale proprio le tavole del ragazzo che aveva appena fatto uscire e chiese alla sua segreteria di archiviarle in magazzino; prima che la donna le portasse via, riuscì a leggere il nome dell’aspirante pittore, e si chiese per un momento se non avesse già sentito quel cognome da qualche parte…

Adolf Hitler … Dopo un attimo di esitazione decise che non gli diceva niente.

Era solo uno dei tanti ragazzi a cui aveva spezzato un sogno.

Il direttore riprese a lavorare alla sua scrivania con uno strano presentimento che gli rodeva lo stomaco. Scacciò infine le preoccupazioni pensando che quel ragazzo avrebbe sicuramente trovato un impiego molto più utile alla società di quello del pittore, restando fuori dall’accademia d’arte.

 

4 pensieri su “1907: una storia vera”

  1. politici strappati alla pittura e altre braccia strappate all’agricoltura.
    a saperlo prima…
    ciao
    anna

  2. L’insolenza lo aveva già corteggiato a diciotto anni. Purtroppo il suo nome ha detto molto a tutto il Mondo, magari avesse sfogato i suoi istinti sulla pittura, avrebbe imbrattato solo dei quadri.
    Ciao.
    sandra

  3. Chissà come sarebbero andate le cose se quel ragazzino con un discreto talento per la pittura avesse continuato a dedicarsi all’arte…
    Con i “se” e con i “ma” non si fa la Storia e quella che ci ha lasciato in eredità il mancato pittore è una delle pagine più vergognose e abominevoli (anche se non l’unica, purtroppo).

  4. La vita spesso percorre strade tortuose e misteriose… quando la rileggiamo, siamo capaci di scorgere istanti in cui quella vita stessa avrebbe potuto prendere percorsi diversi facendo di noi persone diverse con un diverso destino… chissà. Anche se credo che la sostanza di quel che siamo, intendo proprio il nucleo di noi stessi, difficilmente potrebbe risultare radicalmente diverso… riflessioni, solo riflessioni.

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