Semplicemente

Intravide i suoi occhi in mezzo a tanti altri, i suoi occhi chiari, nordeuropei, era certo che fosse straniera. Il suo cuore non volle sentire ragioni, se ne innamorò. Passarono diversi giorni da quella sera, non poteva dimenticarla, rimpiangeva di non essersi presentato, di non aver tentato di conoscerla. Qualche giorno dopo però di sfuggita la vide di nuovo, non l’avrebbe più fatta scappare, corse, la raggiunse, ma nuovamente sparì tra la gente della festa, sulla spiaggia di quell’incantato villaggio di vacanze, dove per la prima volta la sua testa aveva un pensiero diverso da quelli soliti di nostalgia e tristezza. Doveva averla, doveva avere il suo viso, la sua pelle liscia, i suoi fianchi meravigliosi, i suoi capelli dorati. Si tormentava, non si dava pace, cominciava a chiedersi chi realmente fosse, perché era così sfuggevole, perché era così difficile incontrarla, passarono ancora giorni, provò a dimenticare, c’era una nuova festa lui ci andò, nella notte tra musica e brezza marina, scese sulla spiaggia scura e desolata, aprì una sdraio intenzionato a sedersi, ci ripensò, si avvicinò alla riva e si lasciò cadere sulla sabbia, fu allora che di nuovo la notò, di colpo si rimise in piedi, finalmente le sorrise, finalmente lei lo aveva visto, aveva visto il suo dolore e la sua voglia d’amore, si parlarono a lungo, era proprio come immaginava, anche se si parlavano a stento in un inglese ridicolo, si capivano, andavano d’accordo, passarono il resto della vacanza assieme, si amarono in una notte simile, dolce e calda nello stesso tempo, una notte indimenticabile, purtroppo il tempo finì, dovevano lasciarsi, a nulla valse scambiarsi gli indirizzi, quell’amore sfuggevole non voleva cedere, non voleva morire. Con le lacrime agli occhi si separarono, una promessa comune di rincontrarsi al più presto, lui voleva stare con lei e lei con lui. Tennero una lunga corrispondenza, il suo rapporto già  lacerato con gli amici si affievolì ulteriormente e si spegneva ma aumentava la sua febbre d’amore, aumentava la sua voglia di vederla, di stare di nuovo insieme, all’improvviso decise di partire, aspettò il primo treno che andava in direzione della Scandinavia, senza soldi, senza certezze, spinto da qualcosa di irrefrenabile, dieci giorni dopo raggiunse la piccola cittadina dove viveva, cercò casa sua, cercò ancora i suoi occhi, li trovò, erano gli stessi, erano bellissimi, come il bacio che si scambiarono sulla soglia di casa, infinito come il mondo, grande come il tempo. Questo bastò perché la loro vita proseguisse d’amore, niente più esisteva, niente più li preoccupava.

Si svegliò di colpo nella notte, stava solo sognando, ma cos’era quel suono, una festa organizzata dall’animazione. Si vestì, ci andò, ancora un po’ confuso per tutto, qualcuno lo urtò alle spalle, nella confusione, si voltò e la vide imbarazzata e intimidita, non conosceva parole nella nostra lingua per scusarsi, ma bastava l’espressione tenue dei suoi splendidi occhi…

 

3 pensieri su “Semplicemente”

  1. Il sogno è un po’ troppo preciso per essere tale.
    Tutto il racconto ha uno svolgimento compiuto e la soluzione di tramutarlo in sogno nel finale stona un po’ con l’abbondanza di particolari come la corrispondenza, il viaggio…
    Forse ne avrei dati di meno o avrei tagliato lasciandolo più vago, come sono i sogni.
    L’ultimo paragrafo è un po’ confuso nella punteggiatura e ‘l’espressione tenue’ è una formula che lascia perplessi. mite? dolce? incerta?

  2. molto carino… davvero… anche io cmq sto con una persona lontana… ma non è 1 sogno è solo realtà!

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