Una bandiera a 12 stelle in cerchio: dal sogno alla realtà

Un’idea, un’immagine, un sogno,

un disegno ambizioso,

una realtà.

Un cammino lungo, difficile,

ciottoloso,

tante persone, tutte diverse,

eppure uguali.

Mani, piedi, volti, occhi, bocche,

uomini, donne, bambini,

uniti nelle diversità,

forse,

con difficoltà,

ma con

solidarietà, armonia e

democrazia,

con

gli ideali

dell’Unità Europea.

E’ forse follia?

No, è desiderio

di garanzia, di democrazia

per i diritti

umani, anche per

le minoranze

e non solo,

è stabile economia,

è l’annullamento dei

conflitti

è la maggior prosperità

è anche imposizione

di regole eque per

il commercio,

è garanzia di vantaggi

a Paesi poveri

e meno stabili.

E’ solidarietà,

è sicurezza alla

cancellazione della

parola GUERRA

in sostituzione

della parola

UNIONE.

E’ specchio

dove tutto

il Mondo

si può riflettere

per avere

gente e vita

migliore.

E’ il sogno

ambizioso,

non interrotto,

che finalmente

diventa

realtà.

Non ci sono

più parole,

l’avvolge sola

una melodia,

è la

Nona sinfonia

di Beethoven.

8 pensieri su “Una bandiera a 12 stelle in cerchio: dal sogno alla realtà”

  1. In una visione del modo globalizzata – come se il pianeta fosse villaggio e non insieme di Nazioni, come se i popoli non avessero, storia, identità, riferimenti culturali e spirituali, come se tutti fossimo massa e non individui, come se l’omologazione fosse meglio della peculiarità, nella stupida speranza che l’appello unilaterale alla fratellanza salvi dalla distruzione – riconoscere la grandezza dell’Europa, della sua storia e delle sue origini formative e speculative che stanno alla base del faticoso percorso verso la convivenza pacifica, è fondamentale per noi che siamo Europei e diversi da altri uomini e popoli che non si riconoscono nei nostri ideali, perchè hanno alle spalle storie e modelli culturali diversi.
    Apro qui una parentesi: l’idea stessa della donna, del suo ruolo nella società, della sua dignità e quindi dei suoi diritti trova le radici e lo sviluppo nella peculiarità culturale europea.
    Quindi riconoscere la comunanza europea e la sua originalità è fondamentale per rapportarsi agli altri.
    L’umanità può e deve essere considerata comune a tutti gli uomini, la storia e la cultura, e quindi il modo di vedere ed interpretare la vita, è, senza togliere nulla a nessuno, innegabilmente differente.
    Equivocare su questo è di corto respiro e, a mio giudizio, forse anche incoscientemente delittuoso.
    Grazie, Sandra, per aver affrontato questo tema che non è dei più semplici.
    Ciao
    anna

    5 s.

  2. Un tema difficile da trattare, ma tu l’hai fatto benissimo.
    Sarebbe bello vivere tutti insieme in un mondo di pace.
    Complimenti, un abbraccio a 5 stelle.

  3. Sì, siamo tutti diversi, probabilmente anche nella nostra bella Italia, dal Nord, al Centro e al Sud, e si parla di Europa… Ma uniti nelle diversità, é questo il grande disegno di rispetto che va oltre la “fratellanza”. Riconoscere nel dialog, nello scambio, nel faticoso percorso della convivenza pacifica, la dignità, il valore, l’utilità di ogni Nazione e la propria storia per arrivare ad un unico scopo: la pace nel reciproco rispetto, mettendo l’uomo e la sua intelligenza a servizio della costruzione, non della distruzione.
    Grazie Anna del tuo contributo.
    Sandra

  4. X Lucia

    La convivenza é difficile anche nelle quattro mura di casa nostra, dove sicuramente c’é amore immenso, probabilmente per le differenze caratteriali, figuriamoci altrove, ma proprio lavorando con intelligenza, costanza e determinazione si può ottenere qualche successo.
    L’individualismo é una nave lussuosa che però non attracca in sessun porto.
    Grazie Lucia della lettura e per essermi sempre vicina.
    Sandra

  5. Bellissimo ritornare a leggerti… Brava come sempre…
    Forse per poter convivere in pace dovremmo capire e rispettare le diversità, partendo dal presupposto che non esiste nessuna verità assoluta, che il nostro è solo uno dei tanti punti di vista e che non possiamo imporre agli altri modelli che non sono i loro, che non dobbiamo convertire infedeli, che non dobbiamo esportare democrazie, che non dobbiamo civilizzare nessuno…

  6. X Merendero

    Anch’io Giuseppeantonio, sono contenta di leggerti, vuol dire che sei “sbarcato”.
    Per convivere in pace, occorre secondo me, innanzitutto volerlo, il che significa abbandonare tanti interessi che girano intorno, compreso il dio quattrino e il potere, significa pensare alla gente e non ai propri interessi, significa in una sola parola, cambiare la testa all’UOMO. La vedo dura ma ci spero.
    Grazie.
    A presto.
    Sandra

  7. Siete bravi ed è bello sapere che qualcuno si interessa alla pace del mondo, siamo fratelli ugualmente in tutto il mondo e viva la pace.

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