L’improvviso abbandono

Stavamo insieme da diverso tempo,

eri bello, giovane, con alte prestazioni,

non immaginavo un abbandono, così,

improvviso, silenzioso, deciso.

Al finir della mattina, improvvisamente,

a mezzogiorno e mezzo, ti sei

chiuso in un agghiacciante silenzio.

Ho fatto di tutto per illuminarti;

mi hai proprio lasciata

e

non c’è stato niente da fare

per il mio bellissimo Monitor Piatto,

kaput

sul bel mezzo di un lavoro.

Nell’attesa del nuovo, ti ho sostituito

col vecchio scatolone nero.

Lui, per niente impermalito,

nell’immediato si é illuminato,

a modo suo mi ha sussurrato:

sono vecchio,

mi avevi messo a respirar la polvere

ormai dimenticato, ma come vedi,

la mia validità é dimostrata,

e dal problema ti ho salvata.

 

11 pensieri su “L’improvviso abbandono”

  1. ammiccante….!
    e non so se mi ricorda meglio il detto: “chi lascia la via vecchia per la nuova, sa ciò che lascia e non sa cosa trova” o quell’altro modo di dire: “gallina vecchia fa buon brodo”.
    in entrambi i casi, comunque, anche per me il pc sta diventando un oggetto d’amore.
    …e siccome tecnologicamente mi rifilano le vecchie ciofeche familiari, io vengo spesso abbandonata così, sui due piedi, senza parole e senza possibilità di replica; è allora che la mia autostima conosce i picchi della fase calante.
    mi hai fatto sorridere… non sono sola.
    anna

  2. X Anna

    Grazie. Pensa, l’accensione al computer é la prima cosa che faccio al mattino in ufficio, dopo di che difficilmente stacco lo sguardo dallo schermo, come minimo mi aspettavo l’invito a cena…, vatti a fidare delle macchine e della tecnologia…
    Ciao.
    sandra

  3. Troppo carina Sandra, anche a me è capitato di essere “piantata” dal mio amato monitor, non c’è proprio da fidarsi. Sei troppo forte. Un bacio da Betta

  4. per coloro che hanno meno anni anagrafici, cresciuti a pane e pc, il computer è una cosa, un servo sciocco da usare.
    per noi cresciute a pane e libri, il computer è una cosa stupefacente, con vita propria e straordinaria.
    la differenza è tutta qui.
    continuerò a pensare che è un’invenzione stupenda, che accorcia tempi e distanze, che riesce perfino a far stringere amicizie.
    non riuscirò mai a capire fino in fondo come funziona, perchè mi manca l’elastica attitudine per capirlo.
    come Sandra ne faccio un uso limitato e modesto, come lei lo amo e lo odio.
    e come Sandra so tante altre cose che i giovani ignorano, perchè il nostro approccio al sapere e al vivere è stato diverso.
    come dire: esistiamo, resistiamo, sopravviviamo e inseguiamo il nuovo, cercando di non farcelo scappare.
    un abbraccio a tutti, anche a chi mi ricorda la mia pochezza!
    anna

  5. Grazie Anna. E’ vero, é un amore-odio, ma la prima cosa che faccio ogni mattina é accenderlo e se c’é qualche piccola cosa che non va, fosse pure la mancanza di corrente e lui non si accende, beh, m’innervosisco subito, é proprio vero, senza di lui non potrei fare a meno, é un grande strumento di lavoro, io poi, gli do anche un’anima, figurati…
    Ciao.
    Sandra

  6. post scriptum:
    è chiaro che non penso che chi sa di computer non sappia di libri.
    intendo dire che l’approccio mentale, le categorie di riferimento sono diverse, perchè la mia testa è stata “programmata” diversamente.
    ciao a tutti.
    a.

  7. post scriptum 8: Anna se lo pensi perché non lo dici? Non tutti abbiamo il dono della telepatia. Per noi cresciuti a pane e computer e difficile capirvi altrettanto sai. Hai colto in pieno, molte teste sono “programmate”, la mia la programmo personalmente momento per momento. Ciao, baci e bacini a tutti, ma proprio a tutti….

  8. Fate come me… non lo spengo mai da anni ormai… e ogni volta lo trovo che mi sorride… facciamo gli scongiuri!!!!

  9. per Laerte:
    hai ragione, la telepatia si dice che sia innata…
    ma il senso di ciò che dicevo era un altro e non passava per la passività.
    a.

  10. La cosa che io apprezzo nel tuo scritto è l’attaccamento e l’affezione per le cose che ci circondano, che ci aiutano, ci allietano, ci gratificano, ci confortano.
    Per quelle utili ed anche per quelle totalmente inutili, che guardiamo e teniamo per un ricordo, per il colore, la forma, la materia.
    Che ci fanno inquietare quando le perdiamo, si rompono, le bobbiamo cambiare.
    Non esiste solo l’attaccamento all’essere umano o all’animale, le cose vivono con noi come tutta la vita.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *