Torto marcio

Lui, lei, l’altra. La storia più vecchia del mondo; il problema sorge quando ad essere l’Altra sei tu. E così non va; non va affatto, perché sei una donna come Lei, e sai perfettamente che certe cose non si fanno, tra donne. Anche perché, parliamoci chiaro: lui al massimo otterrà il biasimo di tutte le femministe del mondo, ma tra i suoi amici sarà un ganzo; tu sarai la troia di turno. Fra le donne e fra gli uomini. E il buon vecchio detto “ognuno tira l’acqua al suo mulino” non funziona, nonostante tu lo ripeta tra te e te da due mesi a questa parte e tenti anche di spiegarlo agli altri. Ma è come intraprendere la scalata del K2 sui roller: tu parli, ti accalori, ti infervorisci. Gli Altri ti guardano, e il loro unico commento è: “Ah ah”. Ed è per questo motivo, anche, che una sera d’ottobre, Jun è affacciata alla finestra di camera sua a guardare fuori. Pensa a quello che ha combinato una sera di qualche tempo fa e non riesce a spiegarsi perchè sia ancora lì ad arrovellarcisi il cervello. Sam, la sua migliore amica, le ha fatto una testa tanta, su quell’episodio:
“Non serve a  niente comportarsi così, che senso ha?!” – poi si era addolcita e aveva detto – “non ha senso perché tu non sei fatta in quel modo, Jun. Poi ci pensi alle cose, ci stai male, vorresti tentarle ma ti senti in colpa e ci perdi il sonno”.
Dio, quanto aveva ragione… Sam ha sempre ragione su queste cose.
Ma nonostante si sia sforzata di non pensarci, di dimenticare, lasciarlo perdere, di andare avanti, non ci riesce e in fondo nemmeno lo vuole. Lasciarlo perdere, intendo.
“Forse sono un po’ masochista” ha pensato a volte. Perché Sam ha davvero ragione: che senso ha continuare a pensarci?!
Voglio dire, la scena è stata banale, sul serio la storia più vecchia del mondo: Lui, Jun, amica di amici, una festa informale, tanto bere, poco cibo; troppo poco, in effetti. Due chiacchiere per conoscersi meglio, che infine divengono una conversazione, pure un po’ assurda, complice l’alcool, un lungo momento di silenzio. Inopportuno, o forse no. Troppo lungo, o forse no. Uno sguardo strano, un abbraccio rubato, due labbra che si sfiorano e il danno è fatto. Caso vuole che il danno si riveli immediatamente più grave del previsto, quando scopri che quello che non avresti dovuto, in realtà è così piacevole e percepire quelle mani che ti stringono non ti fa assolutamente sentire in colpa, anzi.

Chimica.
No, alcool.
No, chimica; succederà di nuovo.
Alcool: una sola parola.
No.
Sì! Ripeti con me: aaal-cool.

Le conversazioni nella testa di Jun sono spesso di questo genere. Non è molto equilibrata, Jun. La gente spesso la guarad e pensa che sia un po’ pazza; di certo è lunatica e questo non la aiuta. Eccentrica. Istintiva. Forse un po’ paranoica. Sempre in giro con la sua gatta, che chiama “la sua stellina”, come lei lunatica, e che non dà confidenza alla gente. La gatta, non Jun. Lei chiacchiera sempre, spesso purtroppo anche un po’ a sproposito. Ma non si può non volerle bene, lo si fa anche per questa sua svampitaggine.
Di questa cosa, comunque, ne ha parlato con tutti, compresa la gatta, la quale peraltro, le ha dato il miglior suggerimento di tutti: un lungo sguardo sornione, da gatto e una sola parola: miao, che Jun ha debitamente interpretato;
ne ha parlato con tutti, dunque, gatta inclusa, si diceva. Ma nessuno le ha dato una risposta soddisfacente, a parer suo.
Perciò, una sera d’ottobre, Jun sta affacciata alla finestra di camera sua e guarda fuori, Jun. Guarda fuori e accarezza la gatta. Si accende una sigaretta e aspira lentamente.
Leeentaaameeennte.
Il fumo bianco viene fuori soffice e leggero: la gatta alza lo sguardo pigro; quando era piccola, tentava sempre di acchiapparlo, poi ha capito che non serve a niente, il fumo.
Il cielo è rosso, le canne si muovono leggermente, solleticate dal vento; lontano si sente un rumore che somiglia al rombo di un aereo. Jun aspira un’altra boccata e mentre soffia fuori il fumo si rivolge alla sua gatta:
“Se Sam fosse qui mi direbbe che cosa fare. Lei sa sempre quello cosa fare. Sam… e sono certa che mi direbbe che ho torto marcio, e che devo smetterla”.
Sta affacciata alla finestra, guarda fuori e accarezza la sua gatta con in mano una sigaretta fumata dal vento, Jun.
“Cazzo, quanto adoro avere torto”.

 

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