Di me

Tu che hai pianto da patriota,

hai gemuto in silenzio per la terra madre,

tu che hai regalato figli alla guerra,

lacrime salate…

non hai chiesto per chi, hai imbracciato il fucile

e di quale terra hai calpestato il cortile.

Hai solo contato uomini morti,

di colore diverso,

di accento diverso,

di giubbe diverse.

Tu hai visto la reminiscenza

dell’uomo senza coscienza.

Hai conosciuto la slealtà del becchino,

la vigliaccheria del destino,

il tempo senza volto che fa il suo cammino in cuore,

in cuore seminando dolore,

falciando l’amore di un vero assassinio.

Grave è la tua colpa, ignobile la tua furia,

infausta la tua vittoria se l’odio

ne fa ancora da padrona.

Cosa ne è rimasto del fratello

che aiutava suo fratello,

del soldato azzoppato,

del partigiano scampato,

dov’è l’amore dell’uomo,

per il bimbo che piange perdono di “esserci”,

per la madre partoriente…

oh tu uomo dormiente,

svegliati dalle fauci del “non so niente”.

Torna a dipingere un arcobaleno

che faccia un giro completo sul terreno.

Lascia l’impronta del seme del perdono,

non coprire gli occhi all’abbandono,

crea qualcosa di buono.

Risposta -Quando è stato che il fratello

abbia aiutato suo fratello?

Il soldato azzoppato è morto,

il partigiano scappato.

Io sono quello che conta, che canta e brinda.

Sono lo stolto padrone della terra,

degli uomini ne faccio bersaglio,

delle lacrime bottino di guerra.

Mi prolifico e semino.

Non c’è perdono.

Non potrai far di me sapienza,

e di me non potrai starne senza.-

 

2 pensieri su “Di me”

  1. Mischi rime e non rime; usi un tono profetico, che diventa monotono e poco sopportabile a lungo andare, diventando quasi un lamento. Dovresti sfoltire ed affinare, rendendo un po’ più chiaro il tema portante… cercando almeno una coerenza stilistica…

    ciao!

  2. anch’io penso che tu ti sia lasciata prendere la mano dal tentativo di dare un tono epico al tuo componimento ed hai poi ricercato rime che di epico hanno poco.
    mi pare che ti piaccia cantare temi sociali, ma non è, a mio giudizio, nè la condanna nè il lamento che danno forza al verso e significato al componimento.
    l’ode è un argomento poetico molto difficile.
    perdona la mia sincerità
    anna

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *