Io mi butto

Basterebbe semplicemente fare un passo in avanti, e poi -bum!- non avrei più bisogno di niente.

Ci sono momenti, nella vita, in cui si è costretti a fare delle scelte.

Oh, so benissimo che questa è una banalità, ma, nel caso non ve ne foste accorti, la nostra stessa realtà, il nostro piccolo e tranquillo mondo quotidiano è molto, molto banale, e io sto proprio per fare la scelta più importante di tutte.

Andare avanti o fermarmi qua.

Vivere o morire.

Fino a qualche ora fa avevo una vita discretamente regolare, frequentavo l’ultimo anno dell’università e avevo anche una media abbastanza alta da convincere i miei genitori che il loro unico bambino non era un fallito e a mantenerlo.

Avevo degli hobby, degli hobby normalissimi, disegnavo e suonavo il basso assieme a dei miei vecchi amici, abbiamo fatto anche qualche concerto. Spaccavamo.

Avevo una ragazza, oh, una ragazza meravigliosamente normale.

Non so se mi spiego, tutta la mia vita aveva bisogno di una svolta, di una scossa.

Era già da un po’ che ci pensavo, ma ho deciso soltanto oggi di abbandonare tutto quanto, più per noia che per vigliaccheria.

E non pensate che questo sia uno di quei classici suicidi con lacrime e urla e sbirri e gente dal basso che urla, non farlo hai ancora una vita da vivere.

Sei ancora così giovane.

Hai ancora tante cose da fare.

La realtà è che tutto questo mi fa schifo.

Probabilmente è cominciato tutto mentre studiavo i messaggi subliminali, cioè quel genere di messaggio che noi non vediamo ma che il nostro bravo cervello percepisce e immagazzina. Credo che sia stato in quel momento, ma ho avuto l’illuminazione: cosa siamo noi, se non servi? Esatto, servi, i servi di un sistema che ci trascina verso l’autodistruzione, la cui arma è così comune, così innocentemente scontata per essere definita tale. O per accorgersene.

Riuscite a rendervene conto? Il messaggio subliminale.

Una nota discorde nell’armonia del nostro sistema nervoso.

Un virus silenzioso ed invisibile.

Un portatore sano di follia.

Il primo ad aver sfruttato questo lato oscuro della nostra psiche doveva essere un genio.

Ammesso che genio e follia siano concetti reali, ovviamente.

Magari ognuno di noi nasce e vive e cresce e muore e questo lo considera normalità.

E poi c’è altra gente per cui vivere è già un fatto di per sé straordinario.

Magari ognuno di noi ha il suo bravo lavoro ripetitivo e alienante e questo lo considera normalità.

E poi c’è altra gente che viene considerata deviante perché il lavoro proprio non lo vuole, perché non vuole ridursi ad un automa che timbra documenti o manovra muletti o serve ai tavoli.

E magari, ma dico magari, la follia è solo la realtà vista attraverso un caleidoscopio, e basta staccare per un solo istante l’occhio per notare quanto sia infinitamente sottile la linea che separa l’una dall’altra.

Dentro alla linea, sei normale.

Fuori dalla linea, sei un folle, un disagiato, un potenziale criminale.

Avete mai provato a stare in equilibrio su quella linea?

Avete mai provato a spalmarvi addosso la follia, per poi risciacquarla con la semplicità con cui si pulisce un paio di scarponi dal fango?

Forse dovreste cominciare, vi renderete conto che la vostra vita non è che una surreale e grottesca pantomima, recitata neanche troppo bene, se posso permettermi.

Non si tratta di nichilismo, sto solo cercando di aprirvi gli occhi e mostrarvi come vanno veramente le cose. E’ l’unico motivo per cui sono qui adesso, e c’è un vento così forte, quassù.

Immaginavo questo momento da mesi e l’unica cosa che riesco a descrivere è la sensazione del vento che mi bacia i capelli.

Il sottofondo romantico per questa mia piccola tragedia personale, la voce silenziosa che accompagna i miei pensieri.

Si dice che quando una persona sta per morire vede la propria vita scivolare davanti a sé come un film. Io, invece, mi ritrovo a pensare alla vostra, di vita.

Qualcuno vi ha mai fatto notare la somiglianza fra voi e le formiche? Esatto, le formiche, se abbasso gli occhi è questo che vedo: un milione di formiche che corrono e si incontrano e parlano al cellulare e chiamano il taxi, con l’unica preoccupazione di portare a casa le briciole di un’esistenza freneticamente inutile, per far felice la grassa regina spietata che le tiene in catene.

La grossa vena grigia che squarcia in due il cuore della città è brulicante di automobili che vanno solo Dio sa dove.

Ed è proprio guardando tutta quest’energia dispersa per un grande e fondamentale nulla che comincio ad innervosirmi.

Avete presente la rabbia? Quel sentimento bruciante ed incontenibile, la scintilla di follia che incendia lo statico mondo di merda della razionalità, quel genere di sentimento che da secoli vi insegnano a reprimere, non sia mai che scoppi un qualche casino a sovvertire l’ecosistema perfetto del vostro formicaio.

Non crediate che io ne sia estraneo, fino a qualche ora fa ero il lacchè preferito della regina.

Specchio, specchio delle mie brame…

E adesso sono seduto sul parapetto di un grattacielo alto come le nuvole, e sto pensando ad un discorso abbastanza importante da essere l’ultimo.

Mi vergogno di non provare neanche un po’ d’emozione, anche se in realtà sono stato addestrato proprio per questo, come tutti voi.

Ci hanno insegnato a non piangere in pubblico e a non ridere nel silenzio, ci hanno insegnato ad inghiottire lo sbadiglio e a soffocarci anzi che starnutire.

Ci hanno insegnato a seppellire dentro di noi le sole cose che ci rendono veramente umani.

Seppellire la paura.

Seppellire le emozioni.

Seppellire le lacrime.

Seppellire. Nascondere. Ignorare.

Fino a che un bel giorno non esplodi, ed ecco che ti internano in qualche carcere o manicomio, e non potrai neanche cercare un po’di comprensione negli occhi delle altre formiche, perché anche loro non hanno più nessuna emozione da condividere.

Un bell’applauso, il concorrente numero uno ha appena perso il controllo.

Vivi, credi di vivere o stai vivendo, poco importa, tanto sono tutte stronzate.

Il dolore, l’angoscia, la rabbia, questi, questi sono i sentimenti che ti fanno sentire vivo.

I Momenti Illuminanti, in cui hai la piena percezione di ciò che sei: un piccolo e inutile pezzo di merda devoto alla spietata ReginaSistema.

Mostra la rabbia, il perdono è una fregatura.

Mostra l’angoscia, la serenità è una bugia.

Mostra il dolore, urlalo, gridalo, sbattilo in faccia a chi ha sempre fatto finta di non vederlo voltandosi altrove.

Perché la gioia è passeggera. L’allegria prima o poi si spegnerà.

Tu sei vivo nel tuo dolore, ed è proprio quella la tua forza.

E, dentro di me, adesso, il dolore e l’odio e il disprezzo pulsano talmente forte, mai mai e poi mai mi sono sentito vivo come in questo momento. Ed è una sensazione talmente bella, questa vita, che voglio che sia soltanto un ricordo per evitare di sciuparla.

E’ l’unico motivo per cui sono qui adesso, amo la vita così tanto che non voglio che qualcuno se ne impossessi e mi riduca ad uno schiavo.

Che devo dire? Era inevitabile.

E’ solo una scelta, non pretendo nessuno tipo di comprensione da parte vostra.

Anche perché non sapete più neanche cosa sia, la comprensione.

Correte, correte formichine, non voglio essere il profeta di nessuno.

Ho solo fatto la mia scelta, voi fate quello che ritenete opportuno.

Io mi butto.

Boom.

 

9 pensieri su “Io mi butto”

  1. Ciao, un racconto di cui mi piace la scrittura e non il contenuto. Beh, probabilmente perché io sono una persona con molti anni più di te, e perché, nonostante le mie turbe, sono assolutamente positiva verso la vita. Comunque, chi l’ha detto che ci hanno insegnato a nascondere le nostre paure, le emozioni, i sogni, il pianto e tutto il resto? Io volo tutti i giorni e non mi faccio mai male, un po’ perché é una questione di allenamento e molto perché uso l’immaginazione, la fantasia e l’affianco alla realtà. Un pizzico di sana follia insomma. Accetto la vita e sto imparando anche ad accettare la morte, nel frattempo però mi soffermo ad esempio, ad osservare questo autunno splendido, caldo con tutti i suoi colori e la bellezza intorno, ed é forse per questo che accetto senza tanto maledirlo l’ennesimo noioso mal di gola.
    Buona vita.
    Sandra

  2. carissima Diletta (figlia di Rossella O’Hara?),
    una scrittura interessante la tua e ben realizzata che apre a tanti piani di discussione, partendo da quella frase: “ci sono momenti nella vita in cui si è costretti a fare delle scelte”.
    l’apparente potenziale negativo del messaggio che sta nel suicidio come fuga, soluzione e quasi incitamento, apre ad un dibattito sul valore della vita, sulla sua bellezza, sulla gran quantità di opportunità che ogni essere umano ha per il solo fatto di vivere.
    avresti potuto inserire il tuo scritto nel caffè letterario e forse per giorni ci saremmo trovati a commentare della fragilità dei giovani davanti alle difficoltà della vita, sul fatto che superarle rende più forti e più sicuri, sulla realtà dura in cui siamo immersi e da cui ognuno, indipendentemente dalla propria età, deve difendersi.
    leggerti mi ha fatto sentire come al cineforum dove si rappresentano sfaccettature della vita e dei sentimenti e ognuno può poi dire la sua.
    continua a farci leggere qualcosa di tuo.
    anna

  3. Ciao, tratti un argomento delicato quanto antico.
    Sei sicuramente giovane ed io da giovane mi sono suicidato diverse volte. Alla fine penso che i rarissimi casi realmente avvenuti e che verranno faranno semplicemente parte della legge primaria che governa tutti gli esseri viventi: selezione naturale. La vita è un’esperienza violenta della natura e solo i più forti andranno avanti. Con simpatia…

  4. Questo scritto è pieno di emozioni, rabbia, dolore, ma soprattutto, solitudine. Voglio credere che il tuo “mi butto”, stia a significare che vuoi buttare via una vita ipocrita per vivere una vita vera, a modo tuo, senza fare, per forza, quello che gli altri si aspettano. Comunque questo pezzo è scritto molto bene, sei molto bravo. Ciao da Betta

  5. Complimenti, è scritto molto bene il racconto, anche se io non la penso proprio come te… Perchè non mostrare anche le proprie debolezze ed accettare fino in fondo se stessi? Molte volte siamo noi gli ideatori dei nostri più grandi problemi! Il dolore ci può rendere più duri nei confronti degli altri, ma ci fa capire e poi come di dici tu ci da forza, ma se sei pronto ad accogliere le emozioni potrai sentirle ancora. Vedere la morte così vicina ci fa vedere tante cose che gli altri non vedono, il valore di ciò che abbiamo che troppe volte la maggior parte della gente da per scontato, ma un modo per sentirsi vivi non è solo provare sentimenti negativi, no!

  6. Ciao a tutti, e grazie per i complimenti! Avrei dovuto specificare fino da subito che i miei racconti, a meno che non siano esplicitamente personali, non rispecchiano quasi mai ciò che penso veramente, o almeno non del tutto… Certo, vivere oggi non è semplice per tanti motivi, ma non sono assolutamente d’accordo con il suicidio, e qui ho amplificato il senso di oppressione che ci avvolge un po’ tutti fino a portrarlo ad un livello massimo, ad un punto di non ritorno.
    Grazie ancora.
    Dille.

  7. Complimenti, mi piacciono molto le riflessioni e il modo in cui questo racconto è stato scritto…

  8. Ti scriverò una lettera che non ho mai avuto il coraggio di portare ad una persona che qualche anno fa, fece questa scelta.

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