L’unico uomo sulla terra

DAL DIARIO DI JONATHAN

Martedi 20 marzo.

Mi chiamo Jonathan Burns. Fino ad oggi non mi è successo mai niente di speciale e se qualcuno m’avesse detto ieri che avrei cominciato a scrivere un diario gli avrei riso in faccia. Mi piace leggere le storie degli altri, ma quanto a parlare di me… Dio, no, è imbarazzante. Eppure oggi sono qui, e sento il bisogno di scrivere ciò che è accaduto, devo rendere partecipe qualcuno, se esiste ancora qualcuno, s’intende.

Questo è il mio diario, e dentro c’è la mia storia. Qui dentro cercherò di raccontare cosa sta succedendo… Non sono pazzo. Io vi giuro che qui non c’è più nessuno.

Ma è meglio che parta dall’inizio.

 

Abito in un piccolo paesino tra i monti, Rocktown.

Rocktown è davvero piccolo, e pochi sceglierebbero di viverci. Chi l’ha fatto, ha deciso di cambiare vita. Qui abbiamo tutto, è una vera e propria riserva di risorse. Ci riforniamo dalla città vicina, ma sostanzialmente produciamo noi quello che ci serve.

Ogni tanto qualche nuova famiglia approda qui. Mai nessuno se ne va, e comunque non per scelta sua, ma sempre del Nostro Signore Onnipotente.

Ci sono medici, avvocati, insegnanti, un canile. I giovani studiano nelle nostre scuole e vanno via solo per l’università, ma ritornano. Sempre.

Gli abitanti di Rocktown non si sentono diversi da quelli che abitano in qualsiasi altra parte del mondo, no. Vogliono solo la pace. E qui l’hanno trovata. Rocktown è il luogo da sogno che Dio ha creato per i cuori puri, ancorati ai valori sani e eterni che erano già dei nostri antenati. Solo chi è spinto da questa intenzione può vivere qui.

Io faccio il bibliotecario. Circondarmi di libri m’ha sempre fatto sentire protetto, al sicuro. Neanche a casa mia mi sento bene come in biblioteca, eppure mia moglie è dolcissima e premurosa. A proposito, si chiama Lisa, stiamo insieme dal liceo e mai ci lasceremo, spero. E’ una donna fantastica, un’ottima cuoca, un gioiello d’efficienza. E’ simpatica e allegra, cordiale. Lo so che è un brutto modo di descrivere la donna che si ama da tutta una vita, perché io amo Lisa, davvero. E’ che sono un po’ confuso. E gioiello d’efficienza è davvero l’unica cosa che ora riesco a pensare di lei.

In paese mi conoscono tutti, grazie al mio lavoro. C’è tanta gente che ha bisogno di ritrovare tra le righe di un libro un amore lontano o un sogno per il futuro, per questo la biblioteca è sempre piena. Anch’io ho sempre bisogno di leggere, così tanto, così a lungo. Non mi piace parlare di me, ma degli altri vorrei sapere tutto, è così da sempre. Mi piace sapere perfettamente chi mi sta intorno.

Stamattina, dopo un caffé veloce, Lisa era già all’associazione di volontariato dove si prodiga per le persone meno fortunate, mi aspettavo di incontrare in biblioteca almeno i clienti abituali…e invece niente. Alle 11 ero ancori lì con lo sguardo fisso sulla porta, e il problema è che c’era solo la porta e basta. Mi chiedevo “Che fine ha fatto il signor Travis? E la signora Mallory? ”ed ero pure preoccupato, voglio dire, quando per due anni,sempre alla stessa ora, due persone si presentano in biblioteca con il loro sguardo simpatico e la voglia di leggere e poi improvvisamente una mattina non arrivano entrambi, un brutto pensiero ti viene. Dovevo capirlo che c’era qualcosa che non andava.

A pranzo avevo appuntamento con Tom, un mio caro amico avvocato. Per questo, all’una, ancora non molto tranquillo per l’assenza dei miei due clienti, ero uscito dalla biblioteca. Fu quello che vidi che mi turbò.

Anzi, quello che non vidi.

In giro non c’era nessuno. Un accidenti di niente. Non c’era neanche il vento, qui è tutto fermo, perchè le montagne intorno al paese gli impediscono di entrare. Ma qui il vento non c’è mai, maledizione!

“Dio, sto diventando paranoico” mi dicevo.

Beh, non sono paranoico. E’ vero che qui non c’è più nessuno, diavolo!Non c’era nessuno stamattina al ristorante, né camerieri, ne clienti, né tantomeno Tom, il mio amico. Non c’era nessuno in biblioteca questo pomeriggio e neanche Lisa rispondeva al telefono. E’ per questo che ora sono a casa a scrivere questo diario. Mia moglie è sparita, i miei vicini sono spariti, tutto il paese è sparito… Sono solo.

 

Mercoledì 21 marzo.

Non è un sogno, non è una fissazione. Ho dormito e mi sono svegliato molte volte, ma ciò che vedo intorno a me sono case deserte e nient’altro. Com’è possibile? Oggi sono uscito per la prima volta. Chissà che avevo in mente… forse speravo di trovare da qualche parte un biglietto di Lisa, che mi diceva “Caro, è uno scherzo, torna a casa e lì mi troverai”.

Invece non c’era proprio niente.

Perché proprio io? Perché mi hanno lasciato qui?

A scandire le mie ore ci pensi tu, diario. Tu sai tutto, tu ascolti la mia voce, tu hai capito tutto. Tu mi credi, vero?

 

Giovedì 22 marzo.

Oggi ho letto un sacco di cose sui buchi neri e sugli sbalzi dimensionali, credo sia stato questo ad inghiottire il mio paese. Deve essere questo, sicuramente si tratta di una sovrapposizione della nostra dimensione con un’altra. Non voglio proprio pensare alla possibilità che si siano tutti volatilizzati a causa di una qualche sorta di maleficio, sono sempre stato scettico in proposito. Così, mentre prendevo qualcosa da mangiare alla drogheria di Peter Dunst, senza fila e senza pagare, ripensavo ad una simile possibilità. C’era sempre il quesito“ Perché non io?” nella mia mente, ma non posso pensarci, non voglio!

Quando ci siamo trasferiti qui, io e Lisa cercavamo la pace e la tranquillità. Ma, non era certo questo tipo di pace che intendevo, diario.

Stasera proverò ad uscire da questo dannato paese in macchina, da qualche parte arriverò.

 

Giovedì sera.

Macchè, è come se girassi in tondo. Tipico. Parto da casa e a casa ritorno. Oltretutto il telefono è isolato e non posso nemmeno accertarmi se il mondo esiste ancora. Forse sono l’unico uomo sulla terra. Nessuno con cui parlare o ridere, nessuno. E Lisa, dov’è Lisa? Mi ricordo quando insieme ascoltavamo quella canzone dei Queen, quanto ci piaceva! Lisa mi abbracciava sempre, mentre io mi lasciavo coccolare. Sto diventando pazzo, non è possibile che sia successa una cosa del genere! Dov’è Lisa? Dove sono finiti i nostri giorni felici? Dove sono tutti quanti?

E io, dopo questa esperienza, mi ritroverò mai?

 

Venerdì 23 marzo.

Stamattina mi sono ritrovato a parlare col frigorifero. E’ più semplice che farlo con sé stessi perché almeno lui non risponde. Anche la lavatrice sembrava disposta ad ascoltarmi, l’ho resa partecipe. Mi serve per riascoltare la mia voce, che a volte mi sembra di non ricordare più, e per evadere da quest’incubo.

In biblioteca ho trovato libri su casi di persone scomparse ma niente che parli di interi paesi fantasma. Allora mi sono buttato sui romanzi. “Cavolo” mi dicevo “Ho letto un libro, una volta, che parlava di una cosa del genere…” ma niente, né titolo né autore mi vengono in mente. A volte ho la tentazione di entrare in ogni casa per cercare informazioni, ma non mi sembra giusto. Beh, questa onestà mi frega sempre. Non sono mai stato invadente, mai. Ma devo farlo. In fondo, chi potrebbe mai denunciarmi per violazione di domicilio?

 

Domenica 25 marzo.

Sono andato. Ho cercato e non ho trovato nulla. Sono due giorni che entro in ogni casa, frugo un po’ e non trovo niente, ed è una cosa frustrante, anche perché ormai non ho più molta voglia di scoprire cos’è successo, ho solo voglia di rivederli, di parlare con qualcuno che non sia io allo specchio con la barba di quattro  giorni e lo sguardo uggioso. Neanche il frigorifero mi da più soddisfazioni.

 

Domenica sera.

Diario, pomeriggio stavo leggendo un’antologia di racconti di un tale, quando mi sei venuto in mente. Qualcosa mi frullava per la testa, sono stato lì a pensarci più di venti minuti, e alla fine ho capito.

Ho capito che se ne sono andati. Mi hanno lasciato solo, e volontariamente. Sono scappati tutti, via, via, lontano da qui e lontano da me. Avevo la situazione sotto il naso e non l’avevo capito. Tutto è nel diario di Lisa.

Il diario e un libro, quello che avevo letto anch’io. Quello che raccontava la storia di quel tipo che un giorno si sveglia e non c’è più nessuno e alla fine scopre che tutti se ne sono andati via perché non lo sopportavano più. Mi ricordo di aver pensato che era una storia strana e oltretutto impossibile, come si fa a mobilitare un intero paese, come si fa ad abbandonare casa, vestiti, lavoro, tutto per allontanarsi da qualcuno?

Mi domando se non avessero potuto fare altrimenti i miei compaesani, magari avrei potuto allontanarmi io… era più semplice. Invece mi hanno lasciato qui solo. A guardare questo paese, a camminare su questa terra cotta dal sole dove non c’è mai il vento.

Sono solo, e non riesco ad uscire, perchè quello che era il mio rifugio, si sta rivelando lo scenario del mio peggior incubo.

Forse dovrei uccidermi. Per cosa però? Cosa ho fatto?

 

DAL DIARIO DI LISA

Sabato 17 marzo.

“Siamo isolati dal resto del mondo, noi contro una sola persona. Ci tiene in pugno, ci stringe lentamente… non possiamo sfuggirgli. Per questo abbiamo messo a punto un piano, un piano che ci permetterà di allontanarlo senza diventare assassini come lui.

I primi tempi andava tutto bene. Il paese è piccolo, ci conoscevamo tutti, la vita era facile. Poi cominciarono a sparire. Prima il signor Jordans, poi la signora Mallory, anche il signor Travis non si trovava più. Alla centrale di polizia non sapevano come comportarsi, era assurdo. Eravamo tutti preoccupati per i nostri familiari, io tremavo di paura per Jonathan, per me stessa, per i miei amici.

Poi, ho visto.

Il nostro è un paese piccolo, isolato dagli altri, lontano dalla città. Nessuno sapeva cosa ci capitava e fino a quel momento non ci importava. Accudire i nostri giardini e incontrarci in piazza, era questa la nostra vita.

Poi ho visto. Ho visto lui, nel bagno di casa mia, che si sfregava le mani, come un pazzo. Come può essersi sporcato le mani un bibliotecario di provincia? Di inchiostro? Come sono stata ingenua! Non mi ha vista quel giorno, né gli altri quando lo seguivo per vedere con i miei occhi che mio marito era un assassino. Come ho fatto a vivere ancora con lui dopo quello che avevo scoperto? Non lo so. Pensavo a tutte le persone che aveva ucciso e poi lo guardavo, e lo giuro, nei suoi occhi io non ho visto cattiveria, ma solo tanta dolcezza. Era sempre Jonathan, mio marito. Di recente avevo letto un libro che parlava di un intero paese che fuggiva per colpa di un paesano antipatico. Possiamo farlo anche noi? Possiamo fuggire, senza lasciare traccia, chiedere aiuto nel paese vicino e isolarlo fino all’arrivo della polizia? Non lo so. Quello che so è che è mio marito, e che l’ho amato, so che lo amo e non posso ucciderlo.

Forse sono pazza anch’io.

 

DAL TIMES

Lunedì 26 marzo.

“Straordinaria la storia che ha visto recentemente coinvolti gli abitanti di un paesino inglese, Rocktown, vittime di un killer spietato che, puntando sull’isolamento del paese uccideva le sue vittime e le seppelliva all’insaputa dei suoi paesani. Il killer si chiama Jonathan Burns, 34 anni, bibliotecario. Non si sa ancora bene cosa lo abbia spinto in questa follia, ma si avranno più delucidazioni dopo le prime analisi psicologiche. La moglie, Lisa Flannery, non si capacita ancora di ciò che è successo, ma dal sangue freddo che ha dimostrato possiamo ben definirla un’eroina.

“Non potevo ucciderlo, è mio marito” ripete la donna continuamente. E pur di non ucciderlo lo hanno abbandonato. Tutti hanno lasciato il paese una notte, mentre Jonathan dormiva grazie ai sonniferi che Lisa gli aveva somministrato nella cena. Hanno atteso i soccorsi della polizia, hanno fatto chiudere la strada e isolato i telefoni. “Doveva capire come ci sentivamo noi, braccati, con un assassino alle costole” dice in tono mordace Tom Printers, tra l’altro in passato intimo amico del killer. E così sono scappati tutti e lo hanno lasciato a chiedersi cosa era mai potuto succedere. “Lo abbiamo trovato in stato confusionale” spiega il detective Smith, di Scotland Yard, che ieri sera è arrivato con una squadra a Rocktown “Non ricordava assolutamente nulla di quanto aveva fatto. Era disperato perchè credeva di essere l’unico uomo sulla terra”. Non è così, non è l’unico uomo sulla terra. Ma solo, lo è davvero.”

 

DAGLI APPUNTI DEL DOTTOR DENBURY, PSICOLOGO.

“Martedì 27 marzo, prima seduta con Burns, Jonathan, anni 34. Fermato per l’omicidio di 3 vittime accertate, seppellite nei boschi vicino a Rocktown, nel paese dove il paziente viveva, con la moglie, e un migliaio di altre persone.

Il paziente mostra gravi disturbi psichici, acquisisce le informazioni in ritardo e le distorce, ha creato all’interno della sua mente un nucleo compatto e saldo di certezza che lo rendono completamente ignaro di ciò che è o di ciò che ha fatto. Il paziente presenta, in forma acuta, la sindrome di Feldermann, che spinge il malato a giustificare ogni suo atteggiamento o azione in relazione all’idea di superiorità assoluta della sua persona nei confronti degli altri. La polizia ha trovato tra le carte del paziente un manoscritto sotto forma di diario, in cui ha redatto i suoi giorni di solitudine e prigionia nel paese e delle cartelle con su elencati abitudini, conformazione fisica e caratteriale, avvenimenti del passato di ognuno degli abitanti di Rocktown. La sindrome di Felderman ha spinto compulsivamente il paziente a mostrarsi aggressivo nei confronti di chi avesse particolari vizi o avesse vissuto situazioni indecorose nel proprio passato, decisamente contrari al modus vivendi di per sé perfetto del paziente. Gli omicidi compiuti sono la rappresentazione palese dell’eccessivo egotismo del paziente, che, comunque, compatisce colui che reputa il vero colpevole. Allo stato attuale Burns è prostrato dal senso di solitudine creato dall’abbandono, ma non dal senso di colpa, non ha in sé la coscienza di quello che ha fatto.

N.B.: richiedere una seduta con la moglie del paziente, Lisa Flannery, per scoprire le ragioni della scelta di abbandonare il paese con tutti i suoi abitanti. Come ha fatto a convincerli tutti?

 

DAL DIARIO DI LISA.

Mercoledì 28 marzo.

“Caro diario, finalmente va tutto bene. Jonathan è al sicuro in carcere, lì non potrà più farci del male. I giornali mi osannano, dicono che sono un’eroina! Io ho salvato il paese! Io si che sono degna di vivere a Rocktown! Ora anche Tom mi guarda diversamente… Oh, diario, è fantastico! Certo, sono in pena per Johnny, ma se la caverà. Deve pagare, questo si. Gli manderò dei libri, per tirarlo un po’ su. La polizia mi ha fatto leggere i suoi diari. Povero ingenuo, credeva sul serio nella storia dello sbalzo dimensionale? Però, sono stata un’abile organizzatrice… ho convinto tutti che Jonathan, il caro, dolce bibliotecario di provincia, era un assassino. Come si sono affrettati a correre via dal paese, non hanno preso con sé neanche una borsa! Neanche un ricambio! Poi ho scritto quella pagina in cui parlavo con te, e raccontavo dell’orrore che stavamo vivendo… Povera me, quanto stress ho dovuto sopportare! Ma ora è tutto finito. Tom è qui con me e posso finalmente guardarlo e toccarlo quando voglio, senza che mio marito sia sempre lì a guardarci con occhi sospettosi. Solo una cosa mi preoccupa… C’è un tale, uno psicologo, che mi vuole parlare, dice che deve chiedermi alcune cose. Ma se l’assassino è stato catturato, e tutto è passato, cosa vuole da me? Forse chiedermi qualcosa del vero assassino, in fondo è ancora a piede libero! Ma questo lo sappiamo solo io e Tom e non mi importa in fondo, supererò anche questa, ho tutti dalla mia parte! Beh, mi dispiace per i poveri vecchietti che l’assassino ha ammazzato così crudelmente, ma erano così fragili… e poi, quelle brutte cose che si dicevano su di loro, mamma mia, disgustoso! Per fortuna c’erano le cartelle di Jonathan, lui ci tiene a sapere tutto di tutti, è così invadente! L’umanità starà certamente meglio senza di loro. Vado a prepararmi, ho un’ intervista tra poco… a presto diario, mio fedele compagno.

Vado a vivere la mia nuova, brillante esistenza.”

11 pensieri su “L’unico uomo sulla terra”

  1. brava Giò…bel racconto!

    in realtà ad un certo momento pensavo che in realtà l’unico morto era Jonathan…boh

    sarà che preferisco le storie di fantascienza.. 😉

  2. Cara giò, complimenti per la scrittura, il tuo racconto è scorrevole e bellissimo, l’ho divorato in 10 minuti trovando brillante la tua idea di usare i diari, l’articolo e il referto medico. Il finale poi è un bel colpo di scena!

  3. Complimenti, hai saputo creare davvero bene l’atmosfera. Libertà che diventa prigionia?
    Mi fa ricordare il film Truman Show. Crudele.

  4. Mi hai lasciato proprio senza parole……… ke invidia… se sapessi scrivere io così….. 

  5. Complimenti davvero! Bella storia e bella idea il diario, gli appunti del dottore e l’articolo di giornale.
    🙂

  6. Mi ricorda un po’ Shutter Island un film bello e complicato… psicologico e intrigante proprio come il tuo racconto. Complimenti 🙂

  7. Molto bello.
    Non ho capito la parte dello psicologo.
    Mi sarei aspettato un finale diverso.
    Comunque complimenti.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *