La scommessa

Il bar era affollato e il vocìo di fondo fastidioso, ma i due amici, che stavano mangiando un panino di fronte al televisore acceso, riuscivano ugualmente ad ascoltare le notizie del telegiornale.

Ad un tratto, una di queste in particolare, attirò la loro attenzione: “Ancora una maga è finita nel mirino dei magistrati. Arrestata questa mattina…“

– Ma è mai possibile, che negli anni 2000, ci siano ancora dei babbei che si fanno abbindolare da certe ciarlatane!

Commentò uno dei due senza neppure finire di ascoltare ciò che stava dicendo il giornalista.

– Allora mi sembra di capire che tu a certe cose non ci credi.

Fece l’altro dopo aver sorseggiato la sua birra, con le labbra ancora imbrattate di schiuma.

– Ci puoi scommettere! – esclamò lo scettico mordendo con gusto il sandwich che aveva tra le mani e pregustandosi una animata discussione. – Non mi dirai che invece tu… ci credi?!

– Certo che ci credo! Ne conosco una vera, non un’imbrogliona. Una maga che predice il futuro e non sbaglia mai.

– Ma per favore, non farmi ridere. Non esiste nessuno che possa predire il futuro. O forse no. Forse tutti i torti non li hai: io ci riesco.

L’amico lo guardò con l’aria stralunata: – Tu?!

– Certo bello mio. Infatti in questo momento prevedo… che la tua maga, a breve, …finirà in galera con tutte le altre. Ah, ah, ah.

– Davvero spiritoso.

– Senti, con tutti i problemi che ci sono al mondo, almeno rilassiamoci facendo quattro risate con queste notizie da rotocalchi scandalistici.

– Quindi, se sei così sicuro, non hai nulla in contrario se ti propongo una scommessa.

– Assolutamente! Ma dipende da cosa ci giochiamo. Spara.

– Sono stufo di panini mangiati in piedi in un bar. Propongo una cena nel ristorante più costoso della città, per noi e le rispettive consorti.

– Affare fatto, qua la mano. Cosa devo fare? – chiese eccitato l’uomo sfidato.

– Semplice: un giro da quella maga. Sono sicuro che ti ricrederai. Se succede, ho vinto io e tu paghi la cena a me e a mia moglie. Al contrario, pagherò io e non solo: non crederò più alle fattucchiere.

– Tutto qui? Non vedo l’ora di sedermi a tavola. Dammi l’indirizzo che ci vado subito.

– Dove?

– Come dove, dalla tua maga.

– Ma non puoi subito. Prima devi prendere un appuntamento. Ha l’agenda sempre piena.

– Allora che razza di maga è? Allora neppure tu hai fiducia nella tua amica. Se davvero prevede così bene il futuro saprà già che sto arrivando. Vedrai che il mio nome è già sulla sua… agenda

– Davvero spiritoso. Ma ride bene chi ride ultimo, ricordalo. – rispose l’amico. E io mangio sempre tanto, non dimenticarlo.

– Visto che sarai tu a pagare, potrai mangiare quanto vuoi. Ti telefonerò a cosa fatta.

 

La sala d’attesa della sedicente cartomante era stracolma di gente bramosa di conoscere in anticipo il proprio destino e l’uomo, quando entrò, dovette trattenere a fatica una risata. Per lui altro non erano che tante mosche finite nella ragnatela di un grosso e grasso ragno affamato. Non avendo però alcuna intenzione di mancare di rispetto a qualcuno soltanto perché non la pensava come lui, tenne un comportamento impeccabile ed attese pazientemente il suo turno che arrivò soltanto un’ora più tardi. A quel punto, senza che nessuno se ne accorgesse, infilò una mano in tasca ed attivò un piccolo registratore. Voleva che tutto fosse documentato: il suo amico non doveva avere dubbi. Avrebbe sentito con le sue orecchie la previsione della cartomante.

La stanza dove venne fatto accomodare era piccola e poco illuminata, tanto che dovette attendere un attimo prima che i suoi occhi si abituassero a quella luce fioca e rossastra. Il naso invece, si mise subito in azione: da alcuni vasetti, sparpagliati su varie mensole, sbucavano dei lunghi bastoncini con la punta incandescente emananti un filo di fumo ed un terribile odore acre che prendeva alla gola.

Nel centro un tavolino rotondo, sopra il quale troneggiava una grande sfera di cristallo e dietro questa, seduta su di una poltrona interamente rivestita con del velluto rosso, spuntava lei, una donna piuttosto giovane dai capelli neri lunghi e lisci che facevano da cornice ad un viso affilato. Ma il tocco finale lo dava un nastrino colorato che le cingeva la fronte, simile a quello portato dalle donne degli Indiani d’America, nelle tribù ai tempi del vecchio west.

Fece cenno al suo cliente di sedersi di fronte a lei e lo guardò fisso negli occhi per alcuni interminabili istanti poi, con voce roca, chiese: – Perché hai voluto vedermi?

– Per conoscere qualcosa sul mio futuro. Mi piacerebbe sapere cosa mi accadrà a breve, sempre che qualcosa debba accadere. Bella o brutta che sia. Mi raccomando la franchezza, per favore. Non ci giri intorno. Non ho paura di niente.

La donna, con fare professionale, osservò attentamente la sfera, sorvolandola con le mani, come se temesse di scontrarla e ad un certo punto sussurrò: – Vedo… vedo… una rapina.

– Una cosa? – fece l’uomo con un tono un po’ contrariato. Tutto sommato avrebbe preferito una cosa bella.      

– Oggi, prima che tu faccia ritorno a casa tua, ti rapineranno. Sei stato tu a chiedermi di essere onesta. –

– E ha fatto benissimo! Era quello che volevo.

Soddisfatto ed eccitato per l’idea di vincere la scommessa, con la mente già altrove, pagò la parcella alla maga e se ne andò. Guardandosi sospettosamente intorno, si avvicinò alla sua auto. Nei paraggi non c’era nessuno che potesse far sospettare un’aggressione per rapina: nessun ragazzo in motorino, nessun uomo con in testa il passamontagna, niente di niente. Dieci minuti e sarebbe stato a casa. La cena, praticamente, era come se l’avesse già consumata.

Quando la porta del suo appartamento si aprì, abbracciò la moglie felice ed esclamò: – Abbiamo appena vinto una scommessa. Vestiti elegante che stasera si esce. Una cena con i fiocchi.

– Quale scommessa? – chiese incuriosita la consorte.

– Poi ti spiego. Ora devo telefonare ad un amico, quello che ha perso.

Alzò la cornetta e compose il numero poi, attendendo che qualcuno rispondesse, disse, rivolgendosi alla donna: – Sono stato da una cartomante.

– E quanto l’hai pagata? Quelle non lavorano gratis.

Sentita la cifra esorbitante che il marito le disse, esclamò adirata: – Ma sei pazzo?! Ti sei fatto rapinare!!

Proprio in quel momento, dall’altra parte della cornetta, una voce maschile rispose: “Pronto”?

L’uomo, con lo sguardo vitreo rivolto alla moglie, senza fare commenti, riagganciò.

 

8 pensieri su “La scommessa”

  1. Troppo carino e divertente questo racconto, e soprattutto molto realistico.
    Complimenti, sei proprio bravo. Ciao da Betta

  2. Molto carino questo racconto; è vero non esistono maghi, queste persone l’unica magia che sanno fare è far sparire i soldi dai portafogli delle loro vittime.
    Ciao

  3. Un racconto breve ma efficace. Scritto bene e privo di enigmatici malesseri che fanno venire il nodo alla gola. Quello che ci voleva. Bravo! Complimenti… Loredana

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