Presagio
Francesco 82 Ottobre 24th, 2008
Ho un presagio,
qualcosa serpeggia nell’aria,
striscia invertebrata nella memoria,
credo sia angoscia,
spettro del mio respiro pesante,
ansimo,
ho il fiato corto,
sarà paura,
si forse è paura,
ma non ne sono sicuro,
mi abbandono,
è punta di spillo che penetra le carni,
accarezzo questa sensazione,
anche se vorrei tenerla lontana,
non posso,
più che paura sembra qualcos’altro,
è solitudine
No non è possibile,
la solitudine è diversa,
la solitudine è un vuoto,
questa invece è come un vento di ghiaccio
che mi invade,
la sento scavarmi rapida nelle ossa,
la mia mente è schiava,
vorrei almeno vederla,
lei non si mostra,
mi osserva,
non so cos’è,
ma è qualcosa che non ho mai provato,
qualcosa di nuovo,
di diverso,
io mi sento diverso,
è il dubbio di sempre
una domanda senza risposta
è muto
silenzio
finalmente
la vedo,
si mostra,
nella la sua grandezza,
mi guarda negli occhi,
scava profonda nelle pupille,
nelle mie trasparenze nascoste,
sono sincero,
non posso fare altro,
adesso so cos’è:
presagio di morte.

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fra un ragazzo giovane come te non dovrebbe mai pensare a queste cose, comunque bravo
questa tua lirica riesce a trasmettere l’angoscia che il Poeta prova difronte all’idea della morte che lo corteggia, lo insegue e lo impaurisce.
il ritmo e il verso altalenante, che non credo affatto casuale, hanno lo scopo di trasmettere le sensazioni diverse che l’Autore intende rendere e che sta esplicitando.
fin qui il mio apprezzamento formale ed estetico.
credo che non ti renderei giustizia, se non dicessi che sei stato bravo ad affontare nel modo in cui hai fatto un tema difficile e non abituale.
mi rammarico se da queste due parole “difficile” e non “abituale” può trasparire un mio guidizio non asettico e quindi personale rispetto alla lirica, cosa che, da quanto ho capito, non è ritenuta da alcuni consona al luogo e all’occasione.
ti prego di farmi sapere se mi sono ritrovata nei tuoi versi e se in alcun modo ti ho offeso.
grazie
anna
Ciao, mi é piaciuta molto. Mi spiego, non sono affatto affascinata dalla Signora in Nero, però nei miei scritti l’ho menzionata più volte, come dire, parlare di un qualcosa o di qualcuno che temi é un po’ come esorcizzare il problema, tu addirittura canti in maniera molto precisa e veritiera le sensazioni che ti dà rendendo partecipi gli altri sull’effetto pelle e anima.
Io la saluterei dicendole di passare oltre e di rimandare in altri tempi le sue visite che come Lei sa, non sono mai gradite.
Bravo.
Sandra
ho a che fare tutti i giorni con la morte, la fine di una vita, l’inizio di un’altra per chi crede comunque è difficile accettare.
Ti ringrazio Anna
P.S. La metrica della poesia è del tutto casuale.
I miei versi nascono da soli… ho provato a descrivere una forte angoscia, solitudine, paura.
se la metrica ti è venuta così, casualmente, vuol dire che hai un buon orecchio musicale per seguire il ritmo interiore che ti dettava poi il verso, riuscendo così a rendere bene la drammaticità dell’argomento.
bravo.
anna
Sinceramente non ho parole… nel senso che è una poesia molto profonda… complimenti
Bella! Non vorrei che dietro questa metrica così ben strutturata ci fosse un fondamento di verità legato a un profondo dolore vissuto e/o desiderato… cmq bravo!