Ricordi di scuola

Tutti dovrebbero ricordare gli anni di scuola come i più belli della nostra vita, il primo giorno di scuola, il primo grembiule, il maestro. Per me non è così, ho rimosso quei giorni di 24 anni fa, il primo grembiule e il mio maestro o come lo chiamo io “il mostro”. Di lui ho solo un ricordo, le sue mani sulla mia testa, i suoi pugni sulla schiena, il suo dovermi addrizzare come si fa con un manico di scopa, il suo odio nei mie confronti che si nascondeva dietro quella faccia d’angelo e quella rispettabilità che tutti hanno verso il maestro di un piccolo paese in provincia di Rieti. Il mio essere ribelle certo peggiorava le cose, ricordo tutte le volte che uscivo da scuola con gli occhi gonfi, con la testa che mi faceva male per le troppe sbattute sui banchi, le gambe rigate dalle botte della bacchetta di turno. Per anni ho pensato che fosse colpa mia, che se fossi stata meno ribelle, se fossi stata come tutti volevano forse non avrebbe compiuto tutto questo, ma la colpa non è di un bambino se trova davanti a sé un mostro. Io gli volevo bene e cercavo di fare di tutto per farmi volere bene ma lui continuava.
Per me 5 anni delle elementari sono stati un inferno, non ricordo un momento di gioia, ricordo solo le botte e i soprusi. Per tanti anni l’ho odiato, perché si è preso la mia giovinezza, la mia voglia di vivere, mi ha dato tanti problemi nello scrivere, sono disgrafica, salto le lettere, mi sono chiusa in me stessa.
Non uscivo di casa, per anni quando sentivo un rumore forte o quando mio padre si alzava di scatto, io mi portavo le mani come a proteggermi il viso, ora provo solo una grande rabbia verso chi mi doveva proteggere e non l’ha fatto. Nessuno ha il diritto di picchiare qualsiasi uomo, figuriamoci un bambino. Oggi non si fa altro che parlare di pedofilia, che ci dimentichiamo che ci sono bambini che vengono picchiati, usati addirittura come corrieri della droga, sotto le mura domestiche, e noi che cosa facciamo per loro, niente.
Della mia situazione tutti sapevano, i miei compagni sapevano e ne ridevano, ancora oggi se ripenso a quei giorni risento le loro voci che tra risa di scherno incitavano il maestro, ma io non do la colpa a loro, ma alle loro famiglie, perché tutti sapevano e non hanno fatto nulla, almeno potevano spiegare ai figli che quello che accadeva non era la normalità. Per anni ho pensato che quella era la normalità, che mi meritavo quelle botte, che ero una bambina cattiva, per anni mi sono odiata per non essere quello che gli altri volevano che io fossi. Vorrei tanto perdonare, ma non ci riesco. lo odio, lo so che questo sentimento non fa altro che inaridire il mio cuore, non sono più capace di amare, ma non riesco a perdonare chi non si è reso nemmeno conto del male che ha fatto, e se la giustizia degli uomini non è arrivata almeno arrivi quella divina per cui genitori state vicini ai vostri figli, preservateli dai mostri che si possono incontrare nella vita, e non fate mai mancare il vostro appoggio, il vostro dialogo, solo così i nostri bambini possono vivere una vita serena.
Crescere è difficile, ma vivere lo è ancor di più.

 

9 pensieri su “Ricordi di scuola”

  1. Cara Chiara, mi dispiace per la tua infanzia vissuta così tristemente. Certo si poteva fare qualcosa per capire, e un genitore attento avrebbe dovuto sorvegliare. Le elementare nei confronti di mio figlio, sono state per me un trauma, infatti, all’epoca con la prima esperienza del tempo pieno con maestri provenienti dal tempo normale e abituati a gestire la classe in autonomia, i bimbi avevano bisogno già fin dalla prima, tutti dello psicologo…, dopo i primi pianti delle madri, abbiano cercato di capire la situazione. Sono stati anni difficili ma non traumatici.
    Ti consiglio di cercare qualche cosa di buono di quegli anni, di salvarlo e di andare oltre. Tu adesso sei una donna e a momenti sarai pronta a spiccare il volo, guarda avanti e vola, voltarsi indietro significa non vedere l’opportunità di ciò che si presenta davanti ai propri occhi.
    Un abbraccio.
    Sandra

  2. Chiara, questo tuo racconto è stato per me un viaggio a ritroso nel tempo, io ci sono passato prima di te, ma sono stato più fortunato, ho incontrato la mia maestra/mostro dalla terza in poi. Ma allora, era “normale” che un maestro/a alzasse le mani sugli alunni, anzi, molte volte erano i genitori stessi (il papà, soprattutto) ad autorizzarli. Ma non tutti gli insegnanti erano così, io ho uno splendido ricordo, delle due maestre/mamme di prima e seconda, anni nei quali non ricordo una qualsiasi forma di violenza su chichessia. Anni nei quali forse abbiamo imparato poco, però ci sentivamo amati e protetti, com’è giusto, si sentano sempre i bambini.
    Io ho rimosso quei tre anni, tu dovresti farlo con i cinque, è acqua passata….
    Un caro saluto.
    Nico.C

  3. Caro Nico C.
    Grazie per aver condiviso con me la tua esperienza, ma credo che non sia mai normale mettere le mani addosso ad un bambino, mai. Purtroppo credo che le ferite anche se si crede di avere dimenticato non si rimanginano mai. Comunque grazie,
    nico c sei davvero un bravo poeta non dubitare mai di questo
    con stima
    chiara guid

    Per sandra,
    che tu sia una gran donna lo sapevo,
    quindi ti dico solo grazie.
    chiara

  4. Cara Chiara, il tuo racconto mi ha colpito molto:
    mi dispiace per tutte le sofferenze che hai vissuto nella tua infanzia. Sono daccordo con te, mai e poi mai vanno messe le mani addosso ad un bambino; i bambini vanno amati, educati e difesi dalla crudeltà di persone come quella che purtroppo hai incontrato tu. Ancora di una cosa sono sicura, non si può perdonare chi ha fatto tanto male, un abbraccio Angela.

  5. Peccato, carissima, che tu abbia della scuola ricordi così truci.
    Perchè andare a scuola, imparare, affacciarsi alla vita deve essere, e per moltissimi lo è, una cosa bellissima e uno dei ricordi più belli.
    Un abbraccio.
    anna

  6. Carissima Chiara,
    mi dispiace, mi dispiace tantissimo.
    Certe cose non vorrei proprio leggerle ma dal momento in cui le leggo apprendo che sono capitate realmente.
    Spero solo che la legge di compensazione punisca severamente e con mano inesorabile quello che tu definisci il mostro.
    Altro non so che dirti se non: coraggio!
    Un caro saluto.
    QS-TANZ.

  7. Carissima Chiara, leggendo il tuo racconto, ho provato molto dispiacere, dev’essere stato veramente orribile, sopportare tutti quei soprusi, dal maestro, (se così si può chiamare) e da tutti quelli intorno, che hanno preferito non intervenire e che secondo me sono altrettanto colpevoli. Su una cosa che hai detto non sono d’accordo, del fatto che non sei più capace d’amare, beh, da come scrivi, da come ti rapporti in questo sito con noi, non mi pare proprio, anzi mi sembri una persona estremamente sensibile e attenta a non ferire mai gli altri, e poi, se ricordo bene tu sei infermiera, e un lavoro così lo può fare solo chi sa amare. Ti abbraccio con tanta stima, e non farti avvelenare da ricordi così amari, perchè così permetti a queste persone, di continuare a farti del male. Ciao da Betta

  8. Cara Chiara, non ho smesso un attimo di piangere leggendo la tua storia… Ti ABBRACCIO, ma ancor di più abbraccio quella bambina tanto sola ed impaurita che eri tu da piccola. Non sono d’accordo neppure io sul fatto che tu non sai dare amore… Forse (soprattutto ai bimbi) ne sai donare ancor di più di altre persone, avrai con loro una maggior sensibilità ed empatia… quella che é stata negata a te… Tu sai cosa significa il dolore… quindi credo tu sappia anche alleviarlo… e questa é una dote che in pochi hanno… Ciao e buona fortuna per tutto!

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