Idee compagne

Non riusciva a piangere. Nemmeno adesso che lo desiderava, nemmeno adesso che pregava e sperava che accadesse.

Le sue guance rimanevano asciutte e il suo cuore bagnato, da quei fiumi di nostalgia e tristezza che non riuscivano, nonostante la loro forza, a spezzare i ghiacciai di quella lastra che era il suo volto, inespressiva davanti alle morti e alle nascite, davanti ai funerali e alle feste, davanti ai tradimenti e ai regali.

Inespressiva. Davanti alla vita, che pur viveva appassionatamente, soffrendo e rallegrandosi, deluso e contento.

Quel giorno era una pagina scarabocchiata, di quel diario che da tempo si scriveva con il passare di attimi che se colti diventano ricordi, se lasciati correre tempo perduto o rubato, rubato ai propri sogni, al proprio futuro, ad altri che di tempo avrebbero bisogno.

Una pagina piena di macchie di inchiostro e linee che si intrecciano, piena di confusione e spazi bianchi, qui e là: ore perse, perse a cercare di fuggire per poi andare e tornare dal passato. Linee che sono il viaggio di andata, linee che sono il viaggio di ritorno, incroci che sono le fermate e così per ore, così tante volte, con il cuore che batte forte, il respiro che annaspa, le mani sudate.

Si sente proprio male e si sente proprio solo in questo viaggio, di cui ha bisogno per ritrovare parti di sé che ha perso in angoli del mondo silenziosi. Li ritrova per un po’, dopo sente il bisogno di andare via e dopo vi ritorna e ancora se ne va di nuovo. Ma sa che la realtà è soltanto una: che non li possiede più. O forse non li ha mai posseduti. Perché la strada che da quegli angoli lo separa è piena di dubbi e di ripensamenti, di rimpianti e di rimorsi. E’ piena di paure, di cattiverie già dette che riaffiorano, che sono state dimenticate e perdonate, ma ora si mostrano come grandi bestie che minacciano un animo in attesa di un gesto: una conferma d’amore che tarda ad arrivare.

Senza, si sente come un cane randagio abbandonato sul ciglio della strada. Senza, si sente come una nave senza ancora. Senza, si sente smarrito in un mondo troppo grande, tra gente che non sa pattinare sulla sua lastra di ghiaccio e continuamente alla sua solitudine ripensa. Una volta credeva fosse meglio non pensare, perché farlo lo logorava, lo tormentava. Pensare era farsi del male. Pensare era rigirare il coltello nelle piaghe. Un coltello nelle sue incertezze, nelle sue paure, nelle sue ansie, nei suoi ricordi, nei piccoli vuoti lasciati dalle persone lontane e da quelle vicine che non erano come voleva che fossero o che non avevano nella sua vita il valore che voleva dargli. Iniziando da quelle con cui condivideva uscite, gelati, telefonate, pagine di quel diario non sempre così disordinate: la sua migliore amica, che indagava sempre sui suoi amori, su quelle emozioni che davanti a nessuno mascherava, ignara che era proprio lei l’unico grande amore della sua vita.

Ora invece si impone di rigirare questi coltelli, perché pensa che nel farlo è il vivere. Che nel pensare è il suo futuro. Nel logorare le sue speranze c’è il sorgerne di nuove, di nuove che riescono a vincere ore e ore di dubbi, di perplessità, ore di “male” che lui stesso si fa e che quindi se sopravvivono possono diventare progetti, che gli danno una sicurezza che l’ozio non può dargli.

Ora gli risuonano nella mente quelle parole, che lo hanno raggiunto come frecce: amare è potenza di mettere in atto qualcosa che vogliamo, ma in realtà non c’è.

Tutte le persone che ama non ci sono, né quelle lontane, né quelle vicine perché ama la loro idealizzazione. Ama persone che non esistono, che ha creato. Quando le immagina, immagina quelle in carne ed ossa, pensa di sentire la loro mancanza, di abbracciare loro nel suo cuscino, ma quando le rivede si accorge che sono diverse. Che non sono loro e che è pronto a perdonargli tutto solo perché le considera la materializzazione di qualcosa che ha idealizzato e che quindi in ogni caso lo ha rapito, gli ha regato fiducia o protezione. Si sente solo. Ancora più solo. Perché ha scoperto che lo è sempre stato e che gli unici compagni di viaggio della sua vita sono sempre state soltanto le sue idee.

 

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