Aria

“Mi sembra già di non poterne fare a meno, mentre i minuti passano…”
Si è appena allontanata, e io so già di averla persa. Ha appena sceso le scale e io so già che passerà molto, molto tempo prima che io la riveda. Anzi, forse nemmeno succederà.

La gioia di un traguardo raggiunto è già “tarlata” dall’angoscia di un tesoro smarrito, un’oasi di frescura in quelle che erano state le giornate più calde e le camminate più faticose.

Ora davanti c’è un altro percorso, pieno di ostacoli e pieno di incognite e senza questa isoletta in cui rifugiarsi, mio, mio amato luogo di amorosa protezione.

Accanto ho invece i bagagli che mi porterò dietro: sono belli, sono pesanti, sono importanti, ma mi manca. Mi manca quel luccichio che ha svoltato l’angolo, che ha raggiunto un altro pianerottolo e adesso è uscito… è uscito dal campo di battaglia, è uscito dalla mia vita.

Per ora apparentemente. Ma in realtà per sempre.

 

Era da ore che Aurora tentava di cancellare tutti quei segni sbiaditi, che nella sua vita non avevano alcun valore ma che la sua gomma non riusciva a togliere. Avevano valore nelle pagine del passato, quando il loro colore era sgargiante e la loro importanza per capire il disegno che quelle figure rappresentavano era fondamentale. Nel presente, invece, erano solo rimasugli, quei piccoli segmenti, dovuti alla scarsa qualità di quella cosina bianca: una marca che permetteva troppi ripensamenti, troppo misericordiosa anche nei confronti delle più grandi brutture. Era sempre andata bene ad Aurora quella gomma. Ma oggi no. Oggi aveva bisogno di cambiare vita. Sentiva il desiderio dell’essenzialità. Voleva essere circondata solo dalle persone che per lei erano l’aria e voleva togliere tutte quelle con cui c’era un semplice scambio di faccette, di salutini, di frasette senza senso. Ecco perché aveva appena scritto queste parole. Come spesso era accaduto nella sua vita si rendeva conto che molta di quell’aria non la circondava. Era lontana, tornava ad accarezzarle il viso dietro parole per molti insignificanti che per lei invece avevano dietro un grande mondo: ore e ore di discorsi che la avevano aiutata a crescere e a diventare la Aurora di adesso.

A volte tornava a bagnarle le guance, quell’aria, a volte era profumo soave che la faceva sorridere, altre le metteva il malumore. Spesso pensava che le sarebbe piaciuto imprigionarla in qualche boccetta per avercela per sempre sua. Ma lei stessa sarebbe morta senza respirarla mai.

Si, ne era sempre più convinta. Era proprio vero: le persone che amiamo sono come l’aria. Vanno, vengono, cambiano, ci sostengono, ci alimentano, ma non si fanno mai acchiappare. E se noi vogliamo che continuino ad esserci e se noi vogliamo godere del loro bene non possiamo che assistere, alle loro partenze e ai loro ritorni. Non possiamo che sorridere alle loro carezze e non possiamo che piangere quando le nostre narici a causa di un addio sembrano chiudersi. E apriamo la bocca, ma esce solo un rantolo di ansia.

“Ansia, ansia che qualcosa cambi. Ansia che io diventi una persona peggiore senza le mie parti migliori. Ansia di rimanere scoperti durante una tempesta. Ansia di un mondo completamente nuovo, in cui tutti sono girati verso di te ma con le loro spalle”.

 

Abbandona la penna Aurora. Forse ora le parole di quel classico che le sembravano tanto lontane inizieranno ad avere un senso. Potrà studiare dopo aver suonato i suoi motivetti assordanti. Ora potrà riempiere la mente di quello che un logoro libro aveva da dirgli. Forse lì troverà le risposte. Forse sentirà il desiderio di suonare altro. Forse sarà pronta.

A cambiare la sua vita e a ripararsi solo con il suo ombrello. Almeno per un po’. Almeno fino a quando non ritroverà oasi e tesori.

 

4 pensieri su “Aria”

  1. Bellissimo …mi ha riempito lo spirito e la mente… e il cuore. Un abbraccio

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