Noris

Al numero 7 di via dei Re abitava Noris Romano, poetessa senza memoria, nata tanto tempo fa. Oggi, se avesse potuto, si sarebbe scelta una casa priva di soffitto e senza finestre così, tutte le volte che gliene fosse venuta la voglia, avrebbe potuto inclinare la testa verso l’alto per guardare il cielo, senza aver paura che nessuno la potesse vedere.

Questa è anche la storia di un garzone, un certo Giovanni, che ogni mattina montava su un furgoncino giallo e sgangherato per andare a distribuire pane e latte a domicilio. All’alba il pensiero di Giovanni, il garzone, era sempre lo stesso: “Se invece di pane e latte distribuissi giornali… non dovrei tutte le volte scendere da questo coso… potrei lanciarli con un colpo di mano fuori dal finestrino… come nei film americani e invece …”
E invece tutte le mattine la stessa monotona storia …

Alle otto di ogni sacrosanto giorno si presentava di fronte all’uscio di via dei Re 7 per ritirare la bottiglia di latte vuota e depositare tutto il resto quando, una volta, appoggiato elegantemente sul collo della bottiglia, vi trovò un foglietto piegato in quattro parti. Lo spiegò e lesse: “Da domani, per favore, mi porti solo due pagnotte e il solito litro di latte, uno dei miei gatti è morto. P.s.: ma Lei, scusi, come si chiama?”
Velocemente Giovanni si sfilò dall’orecchio la lapis spuntata e rispose: “Mi chiamo Giovanni e sono dispiaciuto per il suo gatto. Come mai non l’ho mai vista in negozio?”
E fu così che da quel momento, poco per volta, i bigliettini si trasformarono in lettere.
Quando alle sei del mattino trillava la sveglia, Giovanni non pensava più ai film americani ma a ciò che avrebbe letto poco più tardi, pensava all’uscio che non si apriva mai al suo arrivo.

Dopo qualche settimana nelle loro lettere già si parlava di Amore, dell’Amore letto sui libri, dell’Amore esaltato dai poeti e si dicevano che ognuno di loro era l’angelo dell’altro. Si raccontavano le loro vite, ricamandole con le più belle parole, senza indugio e senza vergogna, lo facevano per stupire le loro stesse anime fino a poco prima morse dal niente. Tutti i giorni, attraverso le tende trasparenti, Noris seguiva con gli occhi il furgoncino che si allontanava e quando questo scompariva dietro l’angolo non gliene importava più di come sarebbe andata a finire la giornata. Quell’attimo le bastava e durante il giorno riusciva a vedere Giovanni anche dove non era possibile potesse essere.
Fino a quando Giovanni non le chiese di incontrarla.
Noris senza alcun dubbio gli rispose di no e glielo scrisse:
“No, preferisco di no… siamo troppo diversi io e te…”

Giovanni, dopo aver letto quella affermazione, non riusciva a darsi pace e quando alla sera si ritrovava di fronte al foglio bianco con la penna in mano, si sentiva disorientato. Il flusso delle parole, che poco tempo prima sgorgavano dal cuore direttamente alle dita come un ruscello, si era improvvisamente esaurito. Non comprendeva, pur sforzandosi, il perché di quel rifiuto, di quel distacco improvviso, forse Noris nascondeva qualcosa. Decise che il giorno dopo avrebbe bussato alla sua porta con una scusa qualsiasi.

La mattina seguente, come al solito, alle otto era lì ma di fronte alla casa di Noris Romano c’era un gran trambusto. Una bella ed elegante signora era ferma di fronte all’uscio e teneva in braccio un grosso gatto bianco con un collare color dello smeraldo, che si abbinava perfettamente agli occhi lucidi e pigri. Vicino a loro due valigie grigie e un trolley panciuto: era evidente che stavano per partire. Giovanni si avvicinò alla signora e chiese timidamente:
“Mi scusi, è lei la signora Noris Romano?”
La donna lo squadrò stupita e parlando a scatti, come a trattenere una risatina gli rispose:
“Ma no! Cosa dice? Io mi chiamo Sandra Pax… Noris è lei… la mia gattona…” E intanto la guardava, grattandola amorevolmente sotto il muso.
“Mi scusi ma… pensavo che… pensavo che Noris fosse una donna… deve esserci stato un equivoco…”
“Un equivoco? Non capisco… Le posso spiegare però… Noris Romano era mia zia, è morta da molti anni ormai… Era una poetessa, sa? I grandi maestri dicevano che mia zia era una poetessa senza memoria per via della malattia che l’ha uccisa… A volte non si ricordava nemmeno il suo nome ma in certi momenti di lucidità riusciva a fotocopiare con le parole la sua anima… scriveva poesie d’Amore… Io l’ho voluta ricordare così, chiamando questa gatta con il suo nome… Sono certa che mia zia ne sarebbe felice se solo potesse saperlo… Vero piccola Noris?” disse con voce in falsetto e poi continuò: “Stiamo per partire… Stiamo andando al mare per quindici giorni, quindi può sospendere il suo servizio da noi per un po’…”
“Certo Signora Sandra” rispose Giovanni e intanto allungò una mano verso Noris per accarezzarla. Noris si mosse sinuosamente e, con la schiena che vibrava, accompagnò la mano di Giovanni che la stava percorrendo dalla testa alla coda, come in un movimento ondulatorio mescolato ad eccitamento e Amore.
“Strano…” disse la signora Sandra “…di solito non si lascia accarezzare da nessuno…”

11 pensieri su “Noris”

  1. Questa lettura mi ha inumidito gli occhi. Molto romantica: poetesse senza memoria, gatti che non si lasciano accarezzare e che improvvisamente si trasformano, bigliettini sostituiti da lettere d’amore….
    Che cosa sarebbe la vita se non fosse baciata da eventi che ci fanno riflettere…
    Buon Anno a te e a Noris.
    sandra

  2. Questo brano mi ha fatto molto riflettere… specialmente per l’amore… complimenti a te poetessa…

  3. care Sandra e Lollyfly,
    grazie per questi commenti, si sente che sono partiti dal cuore …
    mi fanno venire la voglia di pubblicarne altri di racconti, ma non tutti sono così romantici!!
    Un buon anno, pieno di cose belle …
    angela

  4. Un racconto pieno di sentimento con una giusta dose di trascendenza… molto bello. Brava.
    Katia

  5. Angela,
    non so se ti consideri una “scrittrice”, volevo dirti: io mi diletto a scrivere (ho 13 anni), ma quando ho letto il tuo racconto sono rimasto spiazzato.
    Non penso di poter diventare uno “scrittore a tutti gli effetti” soprattutto ora che comincio a notare gente comune come te e me che scrive così bene (io non tanto). E pensare che per un attimo mi ero illuso di poterci riuscire!
    Complimenti per il racconto.

  6. Ciao Filippo,
    no, io non mi considero una scrittrice, ci mancherebbe altro.. diciamo che mi piace molto ascoltare le storie altrui e ricamarle. Pensa che quando mi viene voglia di scrivere qualcosa butto giù di brutto a penna in scrittura automatica, senza stare attenta a punteggiatura e sintassi. Poi, quando ne ho il tempo, mi metto al pc e comincio a limare e a volte la storia prende anche altre strade. tu sei così giovane! continua a scrivere e soprattutto a leggere, vedrai che soddisfazioni! … a me serve tantissimo il corso di teatro che frequento da tanti anni dove si lavora molto sull’improvvisazione … se vuoi ti mando il sito.
    ciao!

  7. Sicuramente continuerò a leggere e scrivere.
    Non tutti apprezzano i libri.
    Forse non riesco a scrivere perché cerco di scrivere racconti troppo lunghi, di lunghezza da romanzo.
    Mi prende il blocco dello scrittore a volte…
    Il mio genere preferito, da leggere e anche da scrivere, è il fantasy. Anche i gialli però iniziano ad incuriosirmi…
    Sarebbe interessante vedere il sito di cui parli…
    Saluti.

  8. Ciao Angela
    ho trovato il tuo racconto davvero ispiratore.
    Avrei intenzione di proporlo in una serata di narrazione a Torino, si tratterebbe di un pubblico molto ristretto di narratori e scrittori creativi. Sarò ben lieto di fornire ogni possibile informazione sull’autrice se sei d’accordo. Grazie ancora

    Paolo

  9. Racconto discreto; era meglio, secondo me, però, che al posto della gatta ci fosse stata in quella casa la signora non in persona, la poetessa defunta che, venuta tra i viventi in missione amorosa, si fosse materializzata per poco tempo a manifestare il suo innamoramento per il garzone del fornaio. La storia sicuramente si sarebbe sviluppata diversamente ma avrebbe affascinato chi ama i colpi di scena di quel tipo. Ma questo è quello che avrei scritto io non certo quello che hai scritto tu, quindi non prendermi sul serio, va bene anche così.

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