Verso St. Mary
Francesco Grimandi Novembre 10th, 2008
Il vento fischiava inesorabile, alzando mulinelli di polvere che offuscavano la vista.
- Ehi! Dove credi di andare, pezzente?
Il viandante si bloccò a poca distanza senza sollevare il capo, il cappuccio del saio calato sulla fronte, mantenendo un aspetto penitente davanti all’energumeno dal volto ulcerato e la pelle grigiastra che gli sbarrava il passo. Poco più avanti il sentiero sterrato portava a un ponte di pietra, lanciato oltre lo strapiombo che segnava come un’enorme ferita il paesaggio roccioso e riarso.
- Se vuoi passare devi scucire tre pezzi d’oro – lo informò il tizio senza scomporsi, continuando a dondolarsi su una sedia sgangherata piazzata all’ingresso della sua fetida baracca, costruita con pezzi di lamiera e altri rottami, mentre sulle ginocchia cullava minacciosamente un fucile automatico. Gli sarebbe bastato un niente per imbracciarlo e sparargli.
- Se la cosa non ti soddisfa, puoi tranquillamente voltare i tacchi e andartene.
E per rimarcare il concetto, sputò ai suoi piedi un grumo scuro di qualcosa dall’aspetto incerto che fino all’istante prima ruminava pigramente.
Il viandante lo squadrò da capo a piedi, nascosto dal copricapo di ruvida iuta, intercettandone l’odore acre e sgradevole, simile a quello di una bestia selvatica.
Il tagliagole aveva un collo taurino e le spalle squadrate e solide come i muri degli antichi palazzi, le cui rovine punteggiavano quella landa desolata come le ossa di giganti calcinate dal sole. Aveva già incontrato individui del genere durante il suo viaggio verso il monastero di St. Mary. Era uno dei tantissimi sbandati, dall’organismo devastato e la mente sconvolta, sopravvissuti alla guerra nucleare scoppiata più di venti anni prima tra la coalizione dei Paesi Occidentali e la Lega dell’Asia Mediorientale.
- Allora, pidocchio, cosa hai deciso?
- Ci sto riflettendo…
- Vedi di sbrigarti, non mi piace aspettare – disse l’energumeno, rizzandosi in piedi e appoggiando il fucile accanto alla sedia. – Anzi – aggiunse, scrocchiando rumorosamente le nocche, prima quelle di una mano, poi dell’altra – a pensarci bene, mi procurerò da solo quello che tieni nascosto sotto la tunica.
Il viandante fece un passo indietro.
- Già. E augurati che ciò che hai da darmi mi possa bastare, altrimenti farai un bel tuffo di sotto. Sai com’è chiamato questo posto? Il ponte del Diavolo!
- Appunto – disse il viandante con voce controllata e profonda, tirando indietro il cappuccio. Sulla sua faccia, buia come una notte d’eclisse, i suoi occhi brillarono della luce scaturita dalla moltitudine di anime che ardevano e si contorcevano nella depressione infuocata dell’Inferno.


un bel racconto e ben scritto che lascia immaginare il dopo…
anna
A me piacciono molto i racconti surreali e devo dire che questo é ben scritto.
A leggerti presto.
Sandra
Mi hai spaventata a morte!
Ho ricordato Freddy kruger, voglio ancora uccidere una mia amica che mi costrinse a vederlo.
Le descrizioni sono credibili e particolareggiate, ben scritto.
Bravo
Tilly
Grazie a tutti quelli che hanno avuto la bontà e la pazienza di leggere il mio racconto, mi riempite il cuore di gioia!
Ho già inserito un nuovo frammento narrativo, intitolato L’affresco. Quanto prima spero verrà pubblicato. E sarà una sorpresa
Complimenti, mi è piaciuto molto il tuo racconto.