L’affresco
Francesco Grimandi Novembre 17th, 2008
Ora, dopo un paio d’anni da quei fatti terribili, ho finalmente terminato l’affresco. Appoggio il pennello col quale ho impartito gli ultimi ritocchi e mi allontano di un passo per esaminare meglio l’opera. Mi sono indebitato coi pochi creditori che mi sono rimasti, ma n’è valsa la pena: ho impiegato i colori e le tecniche più raffinate per realizzarlo. La luce tremula delle candele diffonde sul suo profilo un’aura magica e misteriosa.
Prendo una sedia e mi verso del vino, di quello robusto e vermiglio come soltanto le dolci colline di Toscana sanno dare. Levo la coppa, brindando a lei e alla sua memoria resa immortale per sempre. É proprio come la vidi la prima volta, la sua bellezza non è mai sfiorita. La vista si appanna, mi dico che è l’emozione. Sento un gran vuoto dentro di me. La solitudine mi divora.
La mano si congiunge alla cicatrice che porto sul collo: da quel giorno maledetto non ho più avuto il dono della parola. Chi l’ha uccisa, ha spento anche la mia vita. Vorrei gridare tutto il mio tormento, ma dai polmoni esce solo sterile aria. Muto, scandisco il suo nome.
Continuo a rimirarla, perdendo il computo delle ore.
L’immagine sembra ricambiare il mio sguardo. Forse un gioco d’ombre, mi affretto a pensare, ma le sue labbra sillabano adagio il mio nome. Com’è possibile? La coppa scivola dalle dita e rotola via, sul tavolo, mentre rimango impietrito.
La figura si separa dalla parete. Nel volgere di un istante è dinanzi a me. Non posso fare a meno di guardarla: sembra comprendere ciò che provo.
Ad un tratto ogni timore è svanito e la cosa più strana è che non mi sono mai sentito così bene.
Sofia allunga la mano per accarezzarmi e avverto le sue dita, morbide e affusolate, scorrere come seta sul mio viso. Persino il suo profumo è lo stesso di allora, mi avvolge e ne resto inebriato. No, non ce la faccio più a vivere senza di lei. L’imploro di non lasciarmi più solo… Portami con te, amore mio!

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una bella pagina.
mi stai facendo appassionare ai tuoi racconti surreali.
un piccolo appunto: non avrei detto “perdendo il computo delle ore”, ma “perdendo la nozione del tempo”, frase classica che intende la perdita del senso trascorrerer dei minuti, del tempo che passa.
ciao
anna
Complimenti per la capacità di creare un’ atmosfera in cui tutto sembra possibile, dosando gli ingredienti che fanno di un racconto qualcosa di vivo e coinvolgente.
Un saluto
Katia
Piacevole lettura la tua, non manco di soffermarmi, mi piacciono i racconti surreali, sono anche loro dei voli bellissimi, se scritti bene.
Bravo.
Sandra
Sembra proprio di vivere accanto al protagonista. Una bella pagina che mi ricorda un certo film… Chiudo gli occhi e… rivedo la scena e poi, le mani “affusolate”, un tocco di classe!
bel brano.
(non sono molto bravo nei commenti)
Grazie a tutti, davvero…
Confesso che la generosità dei vostri commenti rischia di darmi alla testa, ma la mia soddisfazione più grande è che la storia vi sia piaciuta.