Dario

Dario voltò lo sguardo verso la finestra e rimase qualche minuto assorto, come se i suoi pensieri avessero preso vita indipendentemente dalla sua volontà e lo stessero trascinando lontano da lì, chissà in quali luoghi impervi e nascosti…
Era seduto davanti al computer, la luce filtrava dalla tenda bianca alla sua destra, che ne smussava i picchi; era un sabato pomeriggio di primavera, e il primo sole caldo entrava insistentemente ovunque gli si lasciasse un’apertura.
“Proprio come certi pensieri” rifletté socchiudendo gli occhi in un movimento involontario che riconosceva come parte di sé ogni volta che si estraniava dal mondo circostante anche per pochi secondi, per un pensiero, un’idea, un ricordo.

Riportò lo sguardo allo schermo del computer, sul quale diverse finestre aperte facevano mostra di sé, rivelando un po’ degli interessi di quel ragazzo dalle tante passioni, che aveva così poco tempo per praticarle…
Una delle sue passioni era scrivere, ci si dedicava poco, solo quando qualcosa, un evento, un’immagine, gli faceva nascere dentro un gomitolo di parole che poi a fatica dipanava sulla carta, cercando di disporle in una maniera che rispecchiasse il più possibile il flusso dei pensieri che gliele avevano ispirate. Non c’era una volta, una sola, che il risultato gli sembrasse adeguato all’impeto dei suoi pensieri, e soprattutto non una volta che trovasse i suoi scritti degni di essere letti. Si sbagliava, Dario, ma aveva una strana caratteristica: quando sbagliava spesso era convinto, graniticamente certo, di avere ragione, e quando invece era nel giusto, talvolta si massacrava dicendosi che stava sbagliando…
Riportò lo sguardo dal computer alla finestra, quel capitolo non voleva uscire dalla sua testa, si rifiutava di farsi mettere in bella copia, forse complice la tranquillità estrema, non c’era nessuno in casa a parte il suo cane che se ne stava accucciato ai suoi piedi, pigro come al solito, e lui si sentiva addosso quel torpore tipico della stagione, che un po’ lo deconcentrava, e riportava la sua mente a vagare incontrollata…
Lasciava fluire i pensieri così come venivano, senza filtrarli, senza costringerli, ed accadeva di rado… Ripensava a se stesso, a come era arrivato ad essere quello che era, a come aveva messo tutti i tasselli che si era prefissato di mettere, uno ad uno, l’ultimo proprio di recente… Non aveva un carattere facile, ma questa affermazione per lui era sempre affiancata dalla considerazione della vita difficile che aveva avuto, sballottato da una realtà crudele in cui il suo sguardo di bambino aveva più volte cercato serenità nelle piccole cose, di cui ancora gli restavano i ricordi… E così il suo carattere aveva la sua giustificazione, anzi forse se non fosse stato così testardo, come a volte si diceva, si sarebbe perso, avrebbe seguito le tracce di compagnie non giuste, di impulsi non buoni…
Pensava a se stesso e vedeva la ricerca, continua e costante, di un qualcosa che non gli era chiaro cosa fosse, ma che gli faceva da obiettivo per non sentirsi mai arrivato, mai al termine, stava dietro agli obiettivi parziali che si prefiggeva, e che raggiungeva via via, ma faceva sì che alla sua vita mancasse sempre un pezzo, che non fosse mai completa, che ci fosse sempre un altro passo da compiere. Chissà, forse era soltanto la sensazione di essere felice, quella che cercava, di essere arrivato in porto, a casa, e potersi finalmente riposare.

Da quando aveva avuto l’età e i mezzi per farlo, aveva introdotto nella sua vita tutto quello che le persone intorno a lui, il suo ambiente, si aspettavano che ci fosse, in una ricerca di normalità accentuata dall’essere cresciuto in una famiglia non “tradizionale”, dal non essere stato allevato da mamma e papà come accade alla media dei bambini, e questo dappertutto, ma ancora di più nella ricca provincia di cui era originario, lo faceva sentire “in difetto”, sicuramente meno fortunato.
Aveva incominciato a lavorare presto, prestissimo, ma con la sua intraprendenza e con il suo carattere era riuscito a cambiare lavoro diverse volte, migliorando via via le condizioni economiche, ed arrivando a coprire una posizione di discreta responsabilità, a dispetto della mancanza di un titolo di studio. Si era fidanzato, si era sposato, aveva comprato casa, prima una più piccola e ora una più grande. Aveva sposato la sua ragazza di sempre, quella che era stata con lui una vita, con cui aveva condiviso il suo progetto di vita regolare, la casa, il lavoro, quel desiderio di un figlio che avevano da sempre coltivato con speranza e con ostinazione.
E ora si era avverato anche questo, dopo tanti anni di tentativi, di frustrazioni, di delusioni, lei era riuscita a rimanere incinta, ecco un altro obiettivo raggiunto, un altro passo verso la “normalità”, quella che avrebbe permesso loro di sentirsi una “coppia” come le altre, a cui non mancasse niente.
Niente…
Dario continuava a rimanere assorto, lo schermo del suo PC rimandava ormai le immagini del salvaschermo come a dire “Ok, ho capito che stai pensando ad altro, ti aspetto…”
Era poi vero che non mancava niente alla sua vita di coppia, era poi vero che a lui non mancava niente? E come mai il recente coronamento di anni e anni di tentativi, quel successo che metteva fine a pianti e discussioni di lei, ai suoi vani tentativi di farle capire che esisteva anche altro nella vita, nella loro vita, come mai quella notizia esagerata non gli dava la gioia assoluta che ci si aspetterebbe, l’agognata sensazione di essere arrivato, di avere raggiunto quello che cercava? Come mai la sua felicità non gli sembrava completa?

Lo sguardo di Dario si rabbuiò leggermente, anche se il marrone profondo delle sue iridi era riscristinato dalla luce del sole incidente alla finestra… Ora pensava agli ultimi sei mesi, a quanto di strano gli era successo, a un incontro che non avrebbe mai pensato di fare, che non avrebbe mai cercato, ma che gli aveva sconvolto l’esistenza, la mente e il cuore.
Più volte si era domandato quale fosse il fine, non poteva essere una mera coincidenza, un’esperienza apparentemente nata senza alcun futuro, lui credeva nelle coincidenze, credeva che niente avviene per caso.

E allora doveva pur esserci qualcuno, qualcosa, che sei mesi prima aveva messo “lei“ sulla sua strada, anche se non riusciva a spiegarsene la ragione….
Lei si chiamava Cristina… Lei era diversa, diversa da lui e da tutto il suo mondo, lei era lontana nel tempo e nello spazio, ma quando gli parlava le sue parole gli entravano dentro e lo rivoltavano come nessuno aveva mai fatto, lo facevano sentire bene, gli davano il desiderio che non finissero mai…
Lui che non lasciava mai passare i pensieri senza filtrarli, quando non parlava con lei si torturava ad analizzare i propri sentimenti, a confrontare quello che provava con i sani principi, con i valori, con quello che tutti si aspettavano da lui. Si sentiva schiacciato fra il senso di colpa, la convinzione di comportarsi male, e il desiderio bruciante di sentirla, di vederla, di parlarle ancora.
Lei lo amava per quello che era, senza nessun altro fine o interesse, lei lo coccolava anche solo con lo sguardo, gli scriveva le parole più dolci che fossero mai state scritte, lo faceva sentire speciale.
Incontrare lei lo aveva fatto riflettere su quanto gli mancassero la dolcezza, i baci, le carezze di cui la sua compagna di vita non era prodiga non perché non lo amasse, ma perché non facevano parte del suo modo di amare. Quante volte ne avevano parlato, e discusso, quante volte era arrivato anche a pensare che forse sarebbe potuta finire, e quante volte si era accusato di non sapersi accontentare, di voler sempre cercare la felicità totale, non volendo rassegnarsi al pensiero che magari questa non fosse prevista per lui, o non esistesse nemmeno, così come se la immaginava…
Era stato colto di sorpresa, da questo incontro tra il virtuale e il reale, e si era lasciato portare dal sentimento, da quello che sentiva nel cuore, dall’enorme senso di tenerezza che si impadroniva di lui quando la vedeva, quando la baciava, anche se si erano incontrati poche volte.
E quanti dubbi, quante domande lo assalivano, tanto che delle volte se ne sentiva oppresso, non capiva cosa il fato volesse dirgli, cosa volesse da lui… Che cosa doveva fare?
In un momento di crisi più profonda, dopo aver passato momenti di beatitudine seguiti da laceranti sensi di colpa, aveva deciso di tagliarla via dalla sua vita; aveva riaperto il quaderno delle regole, e ci aveva trovato scritto che quando ci si sposa è per sempre, che non è detto che si debba inseguire la felicità totale, se si sbaglia vorrà dire che ci si assumerà la responsabilità e le conseguenze del proprio errore… se errore c’era stato… Così aveva chiuso la porta, e aveva deciso che la sua strada non sarebbe più stata doppia ma singola, che avrebbe ripreso la retta via, che quella pulsione così forte che aveva sentito era stato uno sbaglio, non poteva essere che così, e come tale andava rimosso.
Una vocina flebile dentro di lui continuava a sussurrare “Ma l’intesa, l’intesa che c’è con lei, non l’hai mai trovata con nessuno… ma guarda che questo è l’amore vero, quello con la A maiuscola, sei sicuro di volerlo mandare via?”
Ma Dario credeva di dover fare ciò che secondo lui gli aveva più volte salvato la vita, e cioè sterzare, imprimere lui la direzione, non lasciarsi mai portare verso vie che per qualche motivo gli sembravano sbagliate e sulle quali aveva troppo poco controllo.
Era stato anche duro, con Cristina, anche se gli era costato, perché in fondo lei non aveva colpa, era lui che ora pensando di aver ripreso le redini della sua vita, tirava per mantenere in strada la sua cavalcatura che sbandava da tutte le parti…

Sorrise inconsciamente Dario, ripensando a come inevitabilmente era poi tornato sui suoi passi, a come aveva cercato di riavvicinarsi a lei perché comunque erano troppe le cose che gli parlavano di lei, bastava una canzone, una parola, un tramonto. Ma subito il sorriso svanì sulle sue labbra quando ricordò anche come, per una cinica ironia della sorte, quando si preparava ad incontrarla per dirle che aveva deciso di provarci, quando si stava convincendo che forse aveva diritto ad una felicità più completa, che forse avrebbe smesso di imporsi la direzione e si sarebbe girato dove lo portava il vento delle sue passioni e dei suoi desideri, proprio allora era arrivata la notizia, sarebbe diventato padre.
Ecco che il destino, ancora una volta inspiegabilmente, gli indicava una strada diversa, ed ora tutte quelle rinunce su cui si interrogava nei sei mesi precedenti sarebbero diventate realtà, definitiva ed immutabile.
Che strano miscuglio di gioia e dolore aveva provato, gioia per la consapevolezza che finalmente avrebbe coronato il suo sogno di diventare padre, dolore perché improvvisamente qualsiasi prospettiva di condivisione di vita, anche solo di un pezzetto, con Cristina, era ora crollata. La sera dopo l’aveva incontrata, e alla fine di una serata dolcissima, in cui si erano ritrovati dopo tanto tempo, aveva dovuto dirglielo, aveva dovuto trovare le parole, così diverse quelle che si era preparato per lei. “Non posso più scegliere…” aveva detto, guardando gli occhi di lei, che brillavano nel buio non lasciando comprendere se avesse capito, se le fosse arrivata tutta intera la gravità e la pesantezza di quello che stava succedendo. Se solo fosse successo due mesi prima, quando lui era risoluto a fare a meno di lei, e lei aveva incassato il colpo durissimo che lui le aveva inferto, se solo non gli avesse dato il tempo di riavvicinarsi… Ancora la sequenza e il tempismo degli eventi lo avevano lasciato senza parole, senza possibilità di comprendere.

Fuori il sole stava calando, la luce che passava dalla finestra era sensibilmente diminuita, Dario sentì la necessità di accendere la luce, e questo distolse il suo sguardo perso e lo riportò sullo schermo… toccando la tastiera vide che gli era arrivata una mail, il mittente era lei, la stella che per un breve periodo aveva reso il suo cielo più luminoso, lei che lui ora capiva essere stata solo un mezzo, un mezzo per dargli un ultimo tempo di riflessione prima di dare la direzione definitiva alla sua vita, senza poter più tornare indietro… e nel leggere il suo nome una lacrima si fece strada sulla sua guancia e morì sulle sue labbra… l’asciugò in fretta sentendo il rumore della chiave nella toppa, era sua moglie che rientrava dal lavoro… chiuse la mail a cui non avrebbe più risposto, si alzò dal computer e le andò incontro, a lei e alla vita che ora, davvero, aveva scelto.

 

2 pensieri su “Dario”

  1. Mi piace molto com’è scritto questo racconto, mi è sembrato quasi di essere in quella stanza con Dario, sentire il suo dolore, il suo rimpianto. Bel racconto, complimenti. Ciao da Betta

  2. Un bivio, un attimo di esitazione e poi… la strada da fare, giusta per la felicità? Forse, comunque l’unica da fare.
    Mi ha lasciato un po’ di tristezza perché la felicità dovrebbe essere evidente e lasciare un buon sapore in bocca e invece a volte é faticosa.
    Bel racconto.
    sandra

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