Non chiamatemi Ulisse

Non c’è vento
a ghermire vele
il mare è miele
che si spalma sulla chiglia

la nave è alla deriva

Svaniti i canti di sirene
le corde allentate
sulle mani
niente battaglie d’uragani

sale in bocca

Troppo distante
la fame
di spighe dorate e sponde
di risa e tramonti
sulla carne

di mani
strappate ai gorghi
e dei adirati

Non c’è vento
il silenzio è manto

di occhi dimenticati
screziati d’ebano
di promesse
miraggi di trame
tessute da fili di vite

Io non sono più
il capitano
negli otri ho smarrito certezze
e grovigli di dubbi

Non chiamatemi
Ulisse
di me è rimasta la luce
il tormento e la voce
il volo dei folli

 

4 pensieri su “Non chiamatemi Ulisse”

  1. E’ bella e particolare. Ti sei ispirata al XXVI canto dell’ Inferno di Dante?
    Ciao.

  2. ‘Mirella torna a scrivere, ti aspettiamo, soprattutto io, con gioia’. Messaggio per te.

  3. E’ una stupenda visione del mondo che ti ha circondato, sciolta alle altrui rive raccogliendo i sapori e le medaglie (i sensi, significati) delle altrui cose, armi, armeggiature, reti strappato al niente e alla vita, all’immane prigione delle cose, che nella loro moltitudine colora il mondo e le cose. Poi il ritorno a se stessa, l’umanità si sprigiona. Ciao.

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