Un viaggio senza ritorno

Parto da qui.

Una pagina bianca, vuota, infinita… una pagina nuova su cui cominciare a scrivere la storia di una grande vita.

Sono ai 70 con il mio motorino. Appena pulito, tirato a lucido con la cera. L’Honda nero sfreccia per le strade di un piccolo paesino con rabbia, furia. Faccio le curve con precisione, aprendo il gas appena possibile; destra, leggermente a sinistra, occhio al dosso, freno. Rallento ad ammirare il mio paesaggio: Bosco, Velo, Roverè… Roverè… La rabbia stringe ancora una volta la morsa sul mio cuore, riprendo a correre su una strada bianca fino a non vederci più dagli occhi pieni di lacrime. Inchiodo. Mi accorgo all’improvviso di essere arrivata a Casale, la corte di una mia grande amica, Annalisa. Parcheggio, mi tolgo il casco e resto un minuto seduta sul motorino a guardare i cavalli nei campi. E’ proprio come quella sera, mi sembra di rivivere quel pezzo di vita vissuto con lei.

Sono le 20 e siamo tutti a casa di Annalisa a festeggiare il capodanno! Siamo io, la Annie, Sara, Andrea e altri nostri amici… Non è una festa particolarmente affollata, ma io conosco solo la mia Annie! Sara la conosco di vista, l’ho conosciuta in autobus grazie alla mia amica. So che abita a Roverè, che ha un cugino di nome Nicolò e che conosce l’ex ragazzo di mia sorella! Di lei so gran poco.

La serata va avanti. Il papà della Annie mette in pratica tutta la sua abilità culinaria mentre noi ci prendiamo la briga solo di mangiare! Ridiamo, scherziamo… “Dai che facciamo i buoni propositi per il 2008!! Come i Lupetti!!”…le idee della Sara! Così, tutti un po’ imbarazzati, diciamo tutti i nostri buoni propositi, sotto la guida della nostra saggia e improvvisata lupetta. Ognuno dice la propria e la più entusiasmata è proprio colei dai cui è partita l’idea… Ci dice una sua sfilza di buoni propositi come: aiutare le vecchiette ad attraversare la strada, non picchiare suo fratello quando non ce n’è bisogno, comportarsi bene coi prof, e così via. Il tutto detto con la sua allegria, la sua energia, la sua voglia di farsi conoscere, di ridere…

Usciamo fuori a fumare una sigaretta. Pian piano ce ne accendiamo tutti una: ”Maaa Annaaaa!! Ma fumiii anche tuu?? Naaaaa mi deludiiiiiiiiiiiiiiii” mi dice con il suo accento Roverese! La guardo e le sorrido, poi abbasso lo sguardo. Non avrei mai potuto immaginare di quali sensi di colpa avrei sofferto un giorno per averla delusa…

“Sono Anna, c’è la Annie?” rispondo al citofono.

Subito dopo mi ritrovo la mia amica davanti: ha gli occhi stanchi, un viso che non le appartiene e la sua voglia di vivere non c’è più. Subito l’abbraccio, senza dire una parole. Le sussurro che le voglio bene e che non voglio perderla. Andiamo in camera sua, ci sediamo sul letto. Riguardiamo le sue fotografie commovendoci, sentendoci impotenti per tutto quello che le è successo. Torniamo indietro nel tempo.

Vediamo la nostra amica nella banda di Grezzana, tenendo tra le braccia il suo clarinetto, il suo punto di riferimento, la sua passione. E’ davanti ad Annalisa mentre marcia per le strade della città, sorridente e orgogliosa di ciò che fa. La Annie non amava poi tanto suonare il clarinetto, ma andava nella banda solo perché Sara la spingeva nel gruppo. Infatti in questa foto la Annie è a dir poco annoiata, mentre Sara… è lei stessa. Ma poi si vedono tutte due abbracciate sulla scalinata del comune in Piazza Bra, con i loro gioielli tra le mani e le loro divise da musiciste. Due sorrisi, una gran felicità di essere insieme, un’amicizia che nulla potrà mai distruggere. La Annie ha uno sguardo orgoglioso rivolto più all’amica che alla musica. Sara ha uno sguardo libero, con un ciuffo nero mosso dal vento che le attraversa il viso. Vive.

La vediamo con le sue compagne di classe, con le sue amiche a casa sua. Vediamo una Sara piccina insieme ai genitori, con il fratellino. Poi l’inferno. “Espana – San Sebastien 24/06/08 – Nico, Sara e Betty”. Una scritta sulla sabbia, cancellabile per il vento ma indelebile per noi. Come se tutto fosse stato programmato, come se tutto fosse stato scritto in questa fotografia, dove Nicolò e Sara avevano scattato questa foto sulla spiaggia. Vediamo i 2 cugini inseguirsi in riva al mare, seguiti dalla Betty con la macchina fotografica. Prendono una t-shirt e se la lanciano: addosso a Sara, poi Nicolò… Sara recupera la maglia, la impugna con la sinistra e alza la mano al cielo per lanciarla addosso a sua cugina. Ciak. Questa fotografia, con il sorriso che solo lei aveva, con i suoi occhi innamorati e con tutta la sua voglia di divertirsi, di ridere e sorridere ancora.

Io e la Annie riflettiamo un po’. Guardiamo tutte le foto che ha sul computer, poi la saluto e pian piano mi dirigo verso il motorino accompagnata dai suoi occhi persi. Mi infilo il casco, metto in moto e parto. Scendo la strada con calma, facendo attenzione alle buche e alle curve. Non ho voglia di correre, non me la sento di dar sfogo alla mia rabbia ancora, sono stanca. Arrivo sulla strada principale, mi fermo allo stop. Riparto subito, ancora giù per la discesa che mi porterà a Romagnano. Attraverso tutto Azzago, do un’occhiata giù alla vallata: c’è un po’ di foschia, ma la città si vede abbastanza bene. Torno a concentrarmi sulla strada quando un camion arriva dal senso opposto nell’altra corsia. Brividi.

La mattina del 25 giungo 2008, Betty stava portando suo fratello Nicolò e la loro cugina Sara a visitare Saragozza. Sara e Nicolò avevano raggiunto Betty in Spagna dove stava svolgendo un progetto universitario. I tre ragazzi, Sara 16 anni, Nicolò 17 e Betty 22, avevano noleggiato una Fiat Panda per affrontare il loro tour. Ma quella mattina non videro Saragozza, non videro ciò che avevo raccontato a Sara 3 settimane prima. Per una ragione ancora sconosciuta Betty perse il controllo dell’auto e invase l’altra corsia. In quel momento sopraggiunge un camion che vide l’auto sbandare e sbattergli contro. Un guasto? Una distrazione? Non importa. Ora lei non è più con me.

Mi riassetto sul motorino, torno nuovamente con la mente sulla strada. L’aria comincia a farsi pungente e la sera comincia a farsi strada. Arrivo a casa, salgo in camera, mi infilo il pigiama e mi rifugio nel mio letto a scaldarmi. Convivo con i miei sensi di colpa, cercando di capire cosa avrei potuto fare per evitare tutto quello che è successo. Io e la Annie l’avevamo incentivata a partire per la vacanza da sua cugina, raccontandole le magnifiche spiagge spagnole.

Non riesco a trovare un senso a tutta questa situazione, non riesco a capire “perché lei”, perché troncare la vita di una ragazza che della vita ne era innamorata. Un’amica meravigliosa che stavo imparando a conoscere e che sull’autobus delle 13.40 non esitava mai a farmi ridere.

La mia vita, la tua vita, la vita di tutti. E’ tutta una catena, ma ora che il tuo anello si è troncato tutto sembra più difficile e complicato. Sembra che tutto si sia spezzato in 1 minuto, senza nemmeno il tempo di rendersene conto.

Ti Vogliamo Bene,

I tuoi amici.

 

4 pensieri su “Un viaggio senza ritorno”

  1. davanti al dolore ci ritroviamo improvvisamente cambiati.
    crediamo che la morte e lo stordimento che porta con sè tocchino sempre agli altri; che ci passi vicino, ma non possa sfiorarci mai.
    crediamo che i nostri affetti saranno sempre protetti.
    ma crescere è anche questo: scoprire che non siamo invincibili e che vivere è riconoscere qual è il posto che ci tocca in trincea.
    brava, hai ben reso con un linguaggio semplice e familiare da pagina di diario l’angoscia di un’adolescente che rielabora un grande dolore.
    ciao
    anna

  2. Può succedere… e lascia un vuoto grande.
    E’ terribile continuare la strada senza sentire l’odore e la risata dell’amica di sempre. Però si va avanti fino ad avere nel cuore la sua compagnia senza più sentire dolore.
    Un saluto.
    Sandra

  3. Che dire, mi hai commosso, è sempre difficile accettare la perdita di qualcuno che amiamo, specie poi in circostanze così tragiche. Molto bello il tuo scritto, brava. Ciao da Betta

  4. Grazie a tutti… =)
    Si è vero… è difficile… difficile da accettare, difficile da ricordare col sorriso… è passato quasi un anno ma a me sembra ancora ieri…
    mi dispiace non esserle stata una vera GRANDE amica, perchè purtroppo non ne ho avuto il tempo… se mi fossi legata ancora di più a lei sarei stata ancora più male… ma avrei preferito soffrire molto molto di più a prezzo di conoscerla fino in fondo…
    Grazie a tutti…

    Anna

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