Teatro d’illusione

Si svuota untuoso l’antico impiantito

gli attori stremati s’inchinan d’invito.

La scena di nuovo appestata rimbomba 

di chi s’appresta veloce, alla terrena tomba.

Le palandrane rieccheggian il suono dei corpi

che ignari di vivere meritan sol d’esser morti

ressa è all’uscita del gran teatro 

che scatola vuota riempì l’arte per fato.

L’attore smunto scruta il suo viso

che un giorno truccò illudendosi a creso.

Ma l’arte dà nulla a chi, intatta e dorata, 

dote da culla possiede e poi con cura è pure coltivata. 

E’ sol dar anima e corpo e il cuor dolce con il suo apporto.

Come l’amor che nasce muta e muore, senza che il viver 

ne abbia troppo a torto.

 

3 pensieri su “Teatro d’illusione”

  1. la vita del teatro e il teatro della vita…
    recitare un ruolo sempre e non accorgersene neppure…
    uscire di scena con grazia e dignità…
    che differenza passa tra la commedia recitata sul palcoscenico e nella propria esistenza?
    bravo.
    mi è piaciuta.
    anna

    p.s.: metterei la maiuscola a Creso.
    ciao
    a

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