Corso Como

La notte era scivolata lenta sulla città di Milano in questo sabato pre-natalizio e le luci delle luminarie avevano preso a brillare ad intermittenze tutte diverse per addobbare le vie, i palazzi, le piazze. Libero sbucò dalla metro a Garibaldi, infilò ben dentro le tasche del giaccone le sue mani infreddolite, e sbuffando vapore come una vecchia locomotiva si diresse verso Corso Como.
Indugiò davanti ad una vetrina all’inizio del corso, attratto dal rosso Alfa della fiammante 8C, bella e desiderabile come una bella donna, con curve sinuose, meravigliosamente illuminata da abili faretti, sgranò gli occhi e andò osservandone ogni più piccolo particolare. Desiderava comprarsi un’auto e aveva sempre avuto un debole per le Alfa. Dietro la 8C era posizionata la Mito, rossa come la sua sorella maggiore, bella. Pensò che volentieri avrebbe ceduto alla tentazione di possederne una uguale. In fondo però non sapeva che farsene, non sapeva dove metterla, gli sarebbe costata altre rate e altre spese e sicuramente avrebbe avuto altri, troppi fastidi. E poi la sua ultima auto se l’era venduta a posta una volta che aveva deciso di abitare dentro la città, perché ricommettere lo stesso errore?
Passò oltre per andare a dare a fare un giro in quell’oasi di pace, tra piante e candele, di IO.CORSO.COMO. Nella giungla di puttanelle e aspiranti modelle, di fighetti tirati di cocaina, di spacconi in Suv enormi, Libero spesso si rifugiava in quel posto e si immergeva nei libri di design e architettura, e in quel silenzio passava le sue ore a sfogliare pagine, sognando e fantasticando su quello che sarebbe potuto diventare se invece di studiare informatica avesse seguito il suo cuore e avesse fatto il designer. Sognava di essere artista, sognava le mostre, sognava le città piene delle sue opere, l’ammirazione della gente, la sua soddisfazione nello sfogare nell’arte le sue angosce e i sui turbamenti interiori, e lo stupore di vedere quanta gente si riconoscesse nella sua arte.
Invece poi tornava alla realtà e vedeva gli occhietti da squalo di James, il suo capo, e sentiva le sue sonore lavate di testa, le sue richieste assurde, la fretta che gli metteva.
Che tristezza infinita! Allora prendeva un altro pesante volume finemente rilegato e ricominciava a volare con la fantasia, per rifugiarsi in essa.
Entrato che fu nell’atrio, notò i recenti addobbi di Natale. Al centro avevo allestito un albero di Natale scheletrico d’argento con appese tante finte palle di cartoncino colorato ritagliato, dietro le quali era possibile scriverci pensieri, buoni propositi, o qualsiasi altra cosa.
Libero vi si avvicinò e cominciò a leggere.
“Caro Babbo Natale, ho fatto il bravo come mi hai detto tu. Quest’anno voglio un regalo grande grande. Voglio un babbo e una mamma tutti per me che giocano con me e non lavorano sempre. Consuelo non mi piace non mi vuole bene.”
Impietrito, Liberò lasciò penzolare nel vuoto il cartoncino colorato. Un bambino chiedeva un padre e una madre, chiedeva il loro tempo, le loro attenzioni e non una balia straniera che non vede l’ora di finire il turno e si preoccupa solo di non avere rogne. Il tempo, il regalo più prezioso, non oggetti, giochi, playstation, tempo, un grido ingenuo, delicato di un bambino che chiede tempo, che chiede ai suoi genitori una pausa dal lavoro.
Libero soffocò la commozione che gli salì improvvisa come una febbre, soffocò i ricordi, soffocò il suo bisogno di dare e ricevere tempo e andò a sfuggire se stesso nei libri di architettura…

 

8 pensieri su “Corso Como”

  1. ci sono parecchi errori di battitura…
    peccato, perchè inducono a travisare il senso.
    e poi, senza polemizzare (come lamentavi tu, qualche tempo fa!) mi chiedo: nell’ondata di pseudopopulismo che ti affligge, è meglio una pancia vuota o una tata affettuosa?
    per una madre che lavora la scelta della tata (che trova un lavoro) non è una cosa da poco.
    posso garantirtelo di persona.
    una volta c’era il lamento greco sui bambini nel collegio-orfanotrofio abbandonati, affidati a suore nerovestite e odiose ed ora quello di madri spensierate e padri distratti.
    una specie di balocchi e profumi.
    mi chiedo perchè ti affanni a trattare argomenti buonisti e ritriti (la solitudine dell’immigrato meridionale nella città senz’anima; il sogno della ricchezza irraggiungibile; la contrapposizione nord-sud peregrina; il benestante che trascura i figli, se ne ha; il Natale svillaneggiato e, comunque, una visione sempre pessimista e decadente).
    ribadisco il mio modo di intendere la scrittura: parlare di ciò che si conosce bene, altrimenti si rischia di versare acqua fuori dal vaso.
    scusami se commento negativamente il contenuto, ma credo che, non subendo io ufficiali pagatori, avendoti ammirato quando battevi altri lidi e conoscendo un po’ la realtà di cui parli, possa con sincerità dire la mia.
    nuovamente scusami.
    …e buon anno, inseguendo nuove forme d’ispirazione.
    anna

  2. Non ti preoccupare per le critiche. Mi fanno sempre piacere e mi fanno riflettere. Non so perché chi amministra il sito abbia pubblicato l’ultimo racconto saltandone gli altri in coda. Cmq meglio così, vorrà dire che ve li risparmieranno. 🙂 hai ragione tu. Bisogna scrivere di ciò che si conosce bene. Tornerò a scrivere quando la mia depressione sarà passata così magari non vi annoierò con racconti decadenti sulla solitudine di Libero. Magari con altri occhi vedrò le cose belle che vedi anche tu. La gente ha bisogno di messaggi positivi e non delle stronzate di un decadente semi analfabeta che parla di una città dove ci passa 10 gg all’anno per rivedersi con quella dozzina di amici che ha lì. Anna ti auguro un buon 2009 ricco di serenità e di tempo… perché il tempo è prezioso… Un abbraccio grande…

  3. sarà banale, ma sicuramente non è una scusa ulteriore.
    perchè non racconti di quel luogo meraviglioso in cui vivi?
    delle sue tradizioni che risalgono alla notte dei tempi.
    di quel folletto col berretto rosso che a seconda delle zone varia un po’ il nome e compie imprese e dispetti incredibili?
    mi piacerebbe leggerne qualche avventura e confronarla con racconti lontani …nel tempo… dei miei ricordi.
    un abbraccio e tirati fuori.
    ciao
    anna
    p.s.: non sei ignorante per nulla, non buttarti giù.
    essere distratti non vuol dire non sapere.
    e non è neanche detto che non sapere sia una mancanza.
    l’importante è voler saper.

  4. A me sarebbe piaciuto fare giornalismo ed invece ho fatto studi di contabilità e mi sono ritrovata a fare matematica sempre come lavoro. Ho finito col farmela piacere e non solo, ho quasi un rapporto di amore-odio, forse, anche internamente mi sento un po’ contabile e non é male.
    Carissimo ti auguro un 2009 più…, come dire “frizzante”. Non voglio dirti di accontentarti di quello che hai, ma neanche di cullarti nella negatività, in fondo Artista lo sei già.
    Ciao da Befana Sandra

  5. Ciao, io penso che tu sei una persona molto sensibile, non sono una che scrive racconti, ne ho tanti in testa ma non riesco mai a mettere insieme le parole e farli apparire “comprensibili”, chissà magari un giorno ci riuscirò, ma per ora mi limito a leggere quelli di autori che, secondo me, riescono a dire tanto, tu sei uno di quelli per me, forse qualche scritto è triste o disperato o amaro, però è quello che senti e provi, è vero, è questo arriva credimi, riesci a tirarlo fuori e trasmetterlo, e questo è importante, del resto si scrive ciò che si sente, sennò che senso avrebbe. Ti auguro un anno sereno. Ciao da Betta

  6. Cesserò i racconti e non leggero più Michel houellebecq e quando avrò nuova ispirazione riprenderò. Magari mi leggo la tesi di mia sorella che parla delle credenze popolari e del nostro “munacidd” che popolava le notti gravinesi seminando dispetti e mettendo pausa ai bambini 🙂 talvolta intrecciava le code dei cavalli e dicono che nessuno le riusciva a sciogliere. 🙂 buon anno anche a Sandra e un abbraccio a tutti

  7. carissimo,
    così mi piaci!
    ti ho suggerito un filone suggestivo.
    puoi farne, favole, racconti horror, gialli, storie di vita o di tradizione popolare.
    sta a te scegliere.
    io conoscevo lo scazzamuriello o una cosa simile.
    si riallaccia alla tradizione nordica ed è l’antenato dei puffi e dei 7 nani.
    un abbraccio.
    aspetto.
    a

  8. Grazie betta per le tue parole… per un po’ mi fermo, anche se il racconto di Libero ce l’ho in testa… forse dovrei essere più positivo ma ora come ora non lo sono e quindi come dici tu scrivo quel che sento. Aspetterò nuove ispirazioni e scriverò in privato per buttare fuori il veleno. 🙂 non voglio annoiare nessuno con le mie tristi storie… Buon anno anche a te

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