Una finestra sul Mondo

Eva era una donna di cinquantacinque anni, piccola e graziosa, qualcuno l’aveva anche definita “buffa” e forse aveva ragione. Le piaceva il computer, iscrivendosi ad un corso, si era appassionata, lo aveva completato, qualcosa aveva imparato e si era comprata un bel portatile. Da allora le si era aperto il Mondo.

Piazzato in un angolo della casa, il freddo oggetto metallico era sempre acceso e naturalmente su Internet.

Quando le sue conoscenze trovavano dei limiti, Eva correva dal suo freddo amico e …come per incanto: la soluzione!

Arrivò Natale. Eva estese l’invito a pranzo a tutte le amiche “sole”. Non le piaceva andare al ristorante il giorno di Natale. La casa, la sua almeno, era sicuramente più calda, accogliente e con gli immancabili addobbi natalizi, quindi organizzò un bel pranzo di Natale, anche se, per la verità, una gran cuoca non era, ma con Internet, seguendo bene le istruzioni, avrebbe sicuramente superato se stessa.

Le lasagne al forno erano il suo piatto di battaglia, il bollito era un cibo frequente nella sua casa, come pure i crostini fantasia, poi, però era allettata dall’idea di un piatto di carne un po’ diverso e decise di cucinare il tacchino all’Americana e qui entrò in azione Internet.

Scoprì che gli americani, popolo con uno spiccato gusto all’agro-dolce, cucinavano il tacchino con le castagne e una volta cotto, veniva servito con la crema di castagne sparsa sopra. La cosa non le piacque, ed essendo Eva una donna dotata di fantasia, decise che al posto delle castagne l’imbottitura sarebbe stata ottima con i pistacchi ed i pinoli.

Acquistò un tacchino enorme, già aperto e pulito dal macellaio e nel pomeriggio avanti il giorno di Natale, la sua cucina la vide intenta a maneggiare l’enorme bestia con disinvoltura.

Seguì le regole dell’amico Internet, fece il soffritto e farcì con pancetta pinoli e pistacchi l’enorme interno del tacchino. Non fece attenzione però ai due fori, nel senso che mise l’imbottitura dalla parte aperta sul davanti e quando lo alzò per spostare la bestia, il ripieno uscì dalla parte posteriore. Quell’apertura non era stata considerata.

Eva non si perse d’animo, il ripieno era andato nel vassoio dove stava lavorando al suo piatto e quindi lo recuperò tutto. Ora però i due fori erano da sigillare. Eva provò, come da istruzioni, a cucirlo, ma  l’impresa risultò impossibile, allora come chiusura, lo sigillò con gli stecchini da spiedini e alla fine, complimentandosi con se stessa, pensò che da quella barriera non sarebbe passata neppure l’aria.

Dopo aver ben drogato il tacchino dall’esterno, lo mise in un grosso tegame e contemplò la sua opera.

La vista era veramente soddisfaciente.

La sera tardi apparecchiò la tavola e stanca, ma soddisfatta, decise di andare a letto.

La notte ebbe incubi atroci. Sognò che il tacchino era fuggito, così steccato e col ripieno all’interno.

Poteva sentire le voci del vicinato: un tacchino grosso e strano correva per i marciapiedi! Madida di sudore, in piena notte si alzò ed andò a controllare in cucina. Tutto era a posto. Il poveretto non aveva neppure la testa, era più che morto, non avrebbe potuto andare da nessuna parte.

Al mattino la bestia conobbe il forno di Eva per ben tre lunghe ore.

Fu servito in tavola con patate arrosto e tutte le sue amiche le fecero i complimenti mangiando le pietanze con gusto.

Peccato che Eva non conobbe il sapore del tacchino: tagliò, servì, conversò, si mosse da vera “padrona di casa”, ma non riuscì a mangiarne neanche un po’, fu però talmente abile che nessuna delle sue amiche se ne accorse.

E’ così, chi cucina, difficilmente poi mangia, ha già fatto il pieno assaporando tutto ai fornelli col grembiule davanti, digerendo poi il tutto con un goccio di soddisfazione e magari con lo sguardo rivolto all'”amico” sempre acceso…

13 pensieri su “Una finestra sul Mondo”

  1. Carissima,
    come ti capisco!
    Io passo per una valida cuoca, ma detesto cucinare.
    Mi sono rivista nel tuo racconto, quando mi metto ai fornelli per regalare un po’ della mia creatività ai miei cari, mentre vorrei mollare tutto lì e dedicarmi alle sole due cose che mi piace fare: leggere e scrivere.
    Quando qualcuno parla in modo riduttivo dell’attività di “massaia”, sorrido sempre della sua povera meschinità, perchè penso a tutte quelle donne che provvedono al benessere dei loro familiari e conducono la famiglia con lo stesso piglio di un capitano d’impresa: pensano, organizzano, fanno e, spesso con grandi sacrifici, creano dal nulla.
    Quel tacchino, poi, mi ricorda un racconto familiare della mia infanzia di un pollo che correva per casa decapitato, mentre nessuno riusciva a catturarlo.
    Non so perchè, ma i pennuti non piacciono neanche a me…
    Buon Anno Nuovo, Sandra, scrittrice prestata alla cucina!
    Un abbraccio
    ciao
    anna

  2. Com’è vero quello che hai scritto, chi cucina, difficillmente mangia, fra odori e assaggini, non riesci a mandar giù nient’altro, un’altra cosa evidenzia il tuo racconto, che in cucina, come nella vita, con un po’ di volontà e tanta fantasia, si riesce a fare praticamente tutto. Grazie Sandra, perchè i tuoi racconti, anche i più semplici, mi insegnano sempre qualcosa. Ciao e auguri. Betta

  3. Grazie Betta, anche se sinceramente devo dirti di non essere in grado di insegnare niente a nessuno, la mia é solo un’esigenza intrattenibile di raccontarmi.
    Bun Anno.
    Sandra

  4. Che carina!!! Ma che bella, devo fare i complimenti alla autrice! Brava. Ciao Alessia.

  5. Bel racconto che direi di vita vissuta. Mi ricorda che “C’è sempre un angolo di silenzio nelle più sincere confessioni delle donne” ed io che donna non sono mi riconosco nel personaggio; è anche mia abitudine cucinare tante cose e regalarle solo per il piacere di far felici altri.
    Brava Eva, continua a cucinare ma qualche volta siediti dopo aver servito gli invitati riusciranno a vederti in viso.

  6. X Dante
    Hai un nome importante! Mi compiaccio per la tua arte culinaria, bravo!
    Grazie per esserti soffermato sul racconto; cercherò di ricordarmi il tuo consiglio: toglierò il grembiule e mi siederò a tavola.
    Un saluto.
    Sandra

  7. Per caso mi sono ritrovata a leggere alcuni racconti tra cui questo che ho trovato bello e divertente, anche se io adoro cucinare e non mi ritrovo nelle vesti della protagonista… un abbraccio a tutte.
    Cate

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *