Tosgh

Era una giornata calda e afosa quel Mercoledì. Steve si preparò per uscire, anche se il tempo lo sconsigliava, si dovette vestire elegante, in giacca e cravatta. Era il suo grande giorno, la svolta nella sua vita, curato nei minimi particolari per non rischiare di fare brutte figure, era pronto per il suo debutto, il trampolino di lancio nella grande società.

Fece colazione, salutò sua moglie Hilary con un bacio affettuoso come d’abitudine e uscì di casa.

Steve era un ragazzo a posto, un bel ragazzo 29enne, magro, occhi marroni, capelli castano chiaro, molto corti, con una bella macchina, una bella casa e una fantastica moglie, i due si sposarono circa 2 anni fa ma non c’erano ancora progetti di mettere al mondo dei pargoletti. Era un ragazzo socievole, ricco di prospettive per il futuro, sia personali che lavorative, tutto per la famiglia e non immaginava che la sua vita, quel giorno, sarebbe cambiata per sempre.

Il sole picchiava forte su Senon, tranquilla cittadina del Tryon, che contava pressappoco 8 mila abitanti. I residenti erano tutta gente per bene, regnava la pace sia in essi che in tutto il paese.

Steve impugnò la sua valigetta, sembrava proprio un uomo d’affari, e decise di chiamare un taxi, un taxi si fermò e lui sali.

“Alla stazione, grazie!” – disse. Guardò dal finestrino le piccole case che padroneggiavano Senon, una dopo l’altra, con un sorriso in volto come se volesse far sapere a tutti il suo colloquio di lavoro presso l’azienda più importante di tutto il Tryon.

Dopo un viaggetto di 20 minuti Steve arrivò in stazione, pagò il tassista e si diresse verso la biglietteria. “Un biglietto per Fellis, grazie!” – disse al bigliettaio, un uomo sui 50 anni con un sorriso forzato e 3 pacchi di Merit che gli facevano compagnia, d’altronde lavorare con quasi 38 gradi non era facile.

Il suo treno partiva dalla stazione alle 8:30, mancavano dieci minuti alla partenza.

Si sedette su una panchina ad aspettare, emozionato stava cominciando a sudare, non gli sembrava vero, un’occasione che capitava a pochissime persone, soprattutto persone di provincia come era lui. Vide una mamma con i suoi due bambini che avranno avuto pressappoco quattro anni e si ricordò della sua infanzia, di quel bambino timido e insicuro, con pochi amici e quel senso di pesantezza come se stare al mondo pesasse all’umanità intera. I suoi genitori morirono quando lui aveva 19 anni, ed era grato a sua madre e a suo padre perché lo avevano cresciuto con tanto amore e devozione, come lui intendeva crescere il suo futuro figlio, tutti gli insegnamenti che gli furono dati voleva passarli un giorno alla sua prole.

“DIN DON! – Treno in partenza da Senon in arrivo a Fellis delle ore 8:30 sul binario 9!”, era il suo treno, Steve si preparò per bene prese la sua valigetta e si accinse a salire sul treno.

Non trovò uno scompartimento libero, si mise a cercare per il treno almeno un posto, perchè il viaggio durava all’incirca 5 ore e non pensò di certo di farseli tutte in piedi. Cominciò ad innervosirsi e il caldo non lo aiutava, mentre stava passeggiando lungo il corridoio, s’imbatté in un vecchio signore, aveva circa una 70ina di anni, con occhi azzurro cielo, capelli bianchi molto esili, quasi pelato e con pochissimi denti. “Dove è diretto buon uomo!” – disse il vecchio con voce rauca e profonda, “A Fellis, signore!” – rispose Steve ormai stanco e provato sia dal caldo che dalla lunga ricerca. “Deve farsi ancora 4 ore di viaggio!” – insistette l’anziano con un ghigno quasi incredulo. “Lo so” – disse Steve un po’ sconcertato dal ghigno fatto dal vecchio, ma non se ne curò più di tanto.

“Vieni con me buon uomo, c’è un posto libero proprio nel mio scompartimento, puoi fare il viaggio con me…!”, a Steve mise un po’ di agitazione quella proposta e neanche lui sapeva darsi una risposta del perché si sentiva cosi “minacciato” da quella frase.

“Va… va bene!” – balbettò con voce insicura.

I due passarono 3 vagoni e arrivarono nello scompartimento dell’uomo, in effetti era vuoto, sei posti vuoti, una cuccetta tutta per loro, allora si sedettero e si rilassarono.

Il tempo sembrava non passare per Steve, e cominciò a pensare a quanto gli mancassero i suoi genitori, a tutti i sacrifici che loro fecero per lui, per farlo studiare nelle più ottime scuole e crescerlo con tutto l’amore possibile che un genitore può dare al suo bambino. Una lacrima scese e gli percosse il viso, ma egli fece in tempo a nascondere quel prezioso momento.

“Allora perché va a Fellis? Un amore a distanza?” – disse il vecchio con sarcasmo, “No, no” – rispose Steve scuotendo la testa sorridendo,” solo per lavoro! Mi è stata data un’opportunità veramente grande!”. L’uomo aveva quel sorriso che a Steve faceva un po’ inquietudine e continuava a sorridergli come se volesse nascondere qualcosa…

Il viaggio prosegui lento e il giovane si senti cosi stanco, aveva le palpebre che si chiudevano da sole, mentre l’anziano uomo era vigile e attento come un faro.

“Mi scusi,” – disse Steve, “qual è il suo nome e dove è diretto lei?”. Si accorse che non aveva fatto nessuna di queste domande ancora, mentre il vecchio sapeva molte cose di lui, forse molte più di quello che si immaginava.

L’uomo lo fissò per alcuni lunghissimi, interminabili secondi, mantenendo il ghigno tanto che Steve si sentì molto a disagio e imbarazzato. “Il mio nome è Tarcoen, lo sò suona un po’ strano, ma è un nome molto antico, e sono diretto a Tosgh!”.

Tosgh? Steve non aveva mai sentito nominare questo nome, sarà stato un paesino, una frazione, ma non se ne curò più di tanto, era debole, il caldo e il sonno fu un mix micidiale per lui, vide per l’ultima volta il vecchio Tarcoen prima di sprofondare in un sonno profondo.

Una cascata, un lago, alberi e tanti girasoli, un mondo incantato con farfalle che volavano libere su fiori coloratissimi. Qualcosa nell’aria era strana tutto si tinse di giallo, poi rosa, poi blu, un arcobaleno trafisse il cielo senza neanche una nuvola, un cielo di un azzurro acceso, limpido e immenso tanto quanto l’universo intero, all’improvviso ci fu una luce tra fiori e cespugli, una luce d’amore, di un colore indescrivibile, qualcosa mai vista prima e Steve ne era di fronte. Bella, bianca ma scura, accecante ma fievole, una luce mai, mai vista al mondo. Egli ne fu catturato, ammaliato e si propense a toccarla, un assaggio di quello che a lui sembrava la fonte della vita di ogni essere umano. Tese la mano come se fosse la cosa più pulita e preziosa che possedesse e si avvicinò a quella fonte di luce di bellezza pura.

Uno scossone svegliò Steve dal suo sogno, fu il treno che si fermò sui binari.

Aprì gli occhi e vide che Tarcoen non c’era più, “OH NO!” – esclamò saltando su dal suo posto aprendo lo scompartimento con uno scossone, “Dove mi trovo?” – si domandò molto, troppo preoccupato. Uscì e guardò prima a destra poi a sinistra, si accorse che su quel vagone scomparsero tutti, nessuno era a bordo, allora impugnò la valigetta e si mise a correre lungo il corridoio, passò il primo, poi il secondo fino al terzo vagone, ma di persone neanche l’ombra. Era confuso e frastornato celando anche un po’ di paura nel cuore, lo senti battere forte come un tamburo e decise di andare dall’autista del treno per chiedere informazioni e soprattutto chiedere se Fellis era già stata passata. Arrivò nella sala comandi e il fiato gli si strozzò in gola. Non c’era. Neanche l’autista del treno era sopra di esso.

Decise di capirne di più e scese a chiedere informazioni in quella sconosciuta stazione, ma era tutto inutile, era spoglia, molto più piccola della stazione di Senon… e vuota! La paura prese il sopravvento, provò dal bigliettaio ma neanche lui c’era, sembrava una stazione abbandonata, non un’anima viva.

Gli venne subito un’idea in mente, corse lungo il binario e si diresse verso la bacheca degli arrivi e partenze, per sapere se un treno passava per portarlo a Fellis, quell’ambito colloquio era tutto per lui ci mise troppo impegno per vederlo sfumare in questo modo quindi si mise a correre più forte che poteva avendo con se sempre l’amata valigetta e infine arrivò esausto e col fiatone. Cominciò a guardare il tabellone, c’erano affissi pubblicitari e quant’altro ma alla fine lo trovò e si senti più sollevato, forse tutto non era perso, forse qualcosa si poteva ancora fare.

Ma fece un’amara scoperta.

Vuota. La bacheca era completamente vuota.

Steve si chiese dove era capitato, quale strano gioco del destino stava vivendo.

Si sedette su una panchina e cominciò ad innervosirsi, tutto il lavoro di una vita in fumo, tutto gli sembrò così superficiale, persino sua moglie Hilary… “già Hilary!” – pensò all’istante, l’unico modo per contattarla e parlare con lei, era telefonarle, e lei avrebbe spiegato al capo il disguido che successe e chiamare un taxi o cos’altro. Cercò come un dannato il telefonino cellulare in tasca, ma nulla, era sparito. Provò nelle tasche della giacca e quelle della camicia ma nulla da fare, il cellulare si era volatilizzato.

Allora pensò di averlo dimenticato distrattamente nello scompartimento e corse fino al treno per esaminarlo bene, salì, e si diresse verso la cuccetta che lui e Tarcoen divisero, ma niente, nessun’ombra di un cellulare, come sparito nel nulla e Steve cominciò a credere di sognare, si dette un pizzicotto ma si fece male, non stava sognando era tutto reale.

Stava come impazzendo, perdendo totalmente la pazienza, uscì dal treno e cominciò ad urlare a dimenarsi a perdere il controllo. “Che diavolo succede? Dove mi trovo? Perchè a me??” – urlò a squarcia gola. Sentì l’adrenalina alzarsi e la temperatura corporea abbassarsi…freddo, tutto ad un tratto si fermò, si accorse di un piccolo ma fondamentale particolare, tutto quel caldo era sparito, faceva freddo, c’era un aria fredda e tagliente, alzò gli occhi e guardò il cielo. Era coperto da nubi grigiastre, un cielo spento e triste.

Steve si calmò si chiuse la giacca, si volse e guardò il cartello informativo posato sul binario in cui stava lui. Lesse “Tosgh”, gli venne in mente subito Tarcoen, era proprio il posto in cui il vecchio doveva arrivare. Cosa legava Tosgh a Tarcoen e cosa c’entrava lui? Queste le domande che echeggiavano nella testa di Steve, come mai l’anziano uomo sarebbe voluto andare in quel posto e dove si trovava in quel preciso momento?

Steve riprese la valigetta e si sedette sulla panchina, non glie ne fregava più nulla del colloquio, la domanda era, sarebbe mai riuscito a tornare a casa?

Non sapeva più cosa fare, allora decise di aprire la valigetta e controllare per l’ultima volta i documenti che servirono per il colloquio, quel duro lavoro di anni andato in frantumi. Pensò di essere un fallito, di non aver combinato nulla di buono fino ad ora e di aver deluso sia sua moglie che i suoi genitori. Ma la sua attenzione si rivolse verso un pezzo di carta, un pezzo di quotidiano, molto piccolo, che certo non aveva messo lui. Allora lo prese e cominciò a leggerlo: “Fellis, Treno Deraglia Per Scavatrice. Fellis, 18 Aprile 2007 – La linea ferroviaria Apturd-Lauriss è bloccata in entrambe le direzioni circa dalle 13:00 all’altezza di Grindon (Apturd) dopo che un treno, il 6240, è entrato in contatto con una scavatrice che stazionava sul binario parallelo a quello di transito del treno, che viaggiava a velocità massima, non lontano dalla stazione di Fellis. Da quanto si è appreso, alcune persone sono rimaste vittime dello scontro. Sul posto vigili del fuoco e i carabinieri.

Steve stette immobile, senza fiatare con gli occhi sgranati e un freddo addosso inimmaginabile, il treno, il 6240, era proprio quello che aveva preso lui, non capiva, si mise una mano sulla fronte come se avesse un cerchio alla testa. Allora rivide il cartello informativo, “TOSGH”, non aveva mai letto o sentito dire quel posto, mai. Prese una penna e scrisse su un foglio di carte il nome del paese in cui stava e cominciò tutto ad un tratto a farne l’anagramma. Gli venne fuori “GHOST”, “FANTASMA”, si alzò di scatto e cominciò a tremare, non si dava pace, non poteva crederci.

“Hai capito adesso?” disse una voce rauca e profonda, la riconobbe subito, si volse e vide Tarcoen seduto nell’altra panchina. “Lurido bastardo! Dimmi che cosa mi hai fatto!” – esclamò Steve con rabbia e sconforto, come se quasi si volesse mettere a piangere.

“Io non ho fatto un bel niente buon uomo!” – rispose il vecchio col suo ghigno.

Steve era impietrito, non capiva se era tutto reale o stava perdendo il lume della ragione, non poteva essere, non riusciva a capire in fondo cosa stava succedendo.

“Non mi credi? Ho fatto solo il mio lavoro!” – stridulò Tarcoen, “se sei cosi bravo con gli anagrammi, prova a farlo sul mio nome!” – insistette. Steve lo fece e gli usci “COENTA” ma non significava nulla, ci riprovò, “CAR…”, “CARON…”, “CARONTE!”

Il giovane si risedette sulla panchina incredulo e provato, si mise a piangere capendo pian piano ciò che gli stava capitando. Pensò ad Hilary, alla sua amata moglie e a quanto soffriva nel vedere la notizia in tv.

“Adesso sei pronto!” – esclamò Caronte. Mise le mani al cielo e all’improvviso sui binari apparve una luce meravigliosa e indescrivibile, Steve riconobbe quella luce, era la stessa luce che aveva sognato e che tanto voleva toccare, tutto ad un tratto le nubi grigie si dissolsero e splendé il sole in tutta la stazione. La luce cominciò a trasformarsi in un treno, un altro treno tutto dorato e luccicante, “Adesso puoi salire, buon viaggio buon uomo!” – disse con un sorriso amichevole Caronte a Steve dandogli una pacca sulla spalla, “và, è il tuo momento per salire nel regno dei cieli!”

Un po’ titubante Steve s’incamminò verso il nuovo treno dorato e scorse dai finestrini i suoi genitori, con le lacrime agli occhi, salì sul treno e abbracciò la sua mamma e suo papà, dimenticando tutto il dolore e le sofferenza che la vita gli diede. Con un ultimo sguardo salutò Caronte che ricambiò con affetto, il treno s’innalzò e scomparve tra l’azzurro del cielo formando un arcobaleno.

 

5 pensieri su “Tosgh”

  1. E’ bello questo racconto, consiglio di leggerlo fino in fondo, interessante!

  2. Racconto meraviglioso, molto dolce, e così rilassante….l’ho letto tutto d’un fiato…e quasi mi sn commossa!
    Un racconto x veri talenti!!!

  3. Molto bello, davvero. Mi ricorda film di anagrammi, indovinelli, formule magiche, labirinti.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *