Pecadora

“Eres pecadora, mujer pecadora,

pero mi corazón te ama y te adora màs”

 

Sono le circostanze che fanno di noi esseri di esperienze vissute in pochi istanti, concentrati di emozioni, un mix vorticoso di piaceri da un secondo e nada màs.

Sono i fili tessuti da qualche strana mente contorta che ci scontra, ci sconvolge e ci scoordina senza capire il senso di ogni piccolo gesto. Tutto sembra scomposto, fuori ordine. Come se una carezza fosse fine a se stessa anziché l’idea di uno stupido sentimento che nasce. Così è tutto già morto e tutto è vissuto come se nulla si avesse da perdere.

Tutto scorre e va allontanandosi e urtando ogni persona sempre diversa senza ripetersi mai e rimanendo, nel paradosso, sempre lo stesso movimento. Sono sempre le stesse movenze, lo stesso profumo, gli stessi sguardi e gli stessi giochi. Tutto scorre, ma ciò che va indietro non torna. Ciò che è stato dato non lo si avrà mai contraccambiato.

Tutto si concede come un dono snaturato, eccedente e futile sennonché inutile.

Sono le circostanze di un mondo che l’uomo crea per sfuggire alle sue reali inquietudini. Tutto egli è capace di ostruire, di camuffare anche quando davanti a se passa l’Amore.

Anche quando dentro la confusione di pub cerchi te stesso sul fondo di un whisky.

Forse aspettavo che qualcuno capitasse davanti a me, che mi dicesse che questo non fosse il mio posto ed invece una donna cadde su me non poco involontariamente dicendomi “Questo è il mio posto ma se vuoi lo dividiamo insieme”. Volle un “Bolero” e a me lasciò libera scelta. Poi la serata continuò nel rumore coinvolgente della musica assordante. Finimmo di bere il nostro cocktail sul divano e poi ancora un altro senza parlare, senza dir niente, divorando ogni centimetro di noi mentre l’alcool infiammava l’atmosfera. Ci ritrovammo sulla macchina e lì il silenzio ci spiazzò. Lei non amava parlare, lo si intuiva subito. Io invece volevo perdermi ancora tra i suoi occhi, tra i suoi lunghi capelli mossi e scuri, tra le curve del suo collo e ancora più giù. Bastava scrutarla per appagare il tempo che scorreva. A lei non dispiaceva mostrarsi. Ma non desiderava più attendere.

Ed era giorno, ed era il sapore di casa mia, era l’odore del caffè. Era il risveglio. Mi venne accanto e mi disse che doveva esser sincera. Lo disse ridendo. Lo disse toccandomi.

“Non pensare di legarmi a te, non pensare nemmeno che voglia qualcosa che non sia un corpo, non credere che sarò fedele e nemmeno sii sicuro che accadrà ancora”.

Diceva ciò ed io appartenevo a lei prima ancora che ad un mondo che non era il mio. Ma accidenti se mi piaceva. La sera dopo, davanti al solito drink, parlò di sé e mi confidò una cosa.

“Sai se c’è una cosa che non vorrei mai che facessi è chiedere di me fuori di qua.” Sfiorava lo stelo del bicchiere per niente turbata di ciò che diceva, perfettamente cosciente di chi fosse e cosa volesse. E sebbene alle donne non piace l’esser curioso gli domandai d’impeto chi fosse. Con la stessa disinvoltura seppe rispondermi mai perdendo il sorriso intrigante di un’affascinante essere.

“La parte nera di un mondo che finge di essere buono, qui tra il suono della musica e un uomo diverso ogni volta so essere me stessa, fuori di qui sono l’indecenza”.

Lo disse serena, lo disse bevendo, finendo il Bolero e ruotando sensualmente il capo all’indietro. Parlò di un mondo che la vedeva sporca, donna di niente, donna di nessuno e di tutti. Donna di mondo, fuori dal mondo, dentro una vita che vestiva perfettamente.

Era una nuova alba ed era ancora con lei che continuava a ricordarmi di non farne un’abitudine. L’amore non è monotonia, né abitudine, tutt’al più una trappola. Lo stesso pub, le stesse sere passate a guardarci, toccarci, raccontando di noi senza parlare, dividendo le nostri solitudini. “E se il gioco lo vincessi io?”, perché nessuno mai m’insegnò a non sfidare una dolce signora. “Io prenderò il premio”. What else?

A me toccò vederla uscire da casa mia, senza tornarci più. Mi chiese lei di non avvicinarmi più. Il gioco era terminato, il premio lo aveva già avuto e i ringraziamenti a questo punto erano più che superflui nonché imbarazzanti per entrambi.

La incrociai altre volte, camminava per la strada indisturbata, fiera. Lei nel mondo ci voleva stare. Ci stava sempre, comunque anche quando il mondo la spingeva a darsi in un pub, anche quando indossava la parte di signora. Anche quando un altro uomo le toccava i capelli, le sfiorava il viso, la portava a mostrare la parte più nera di sé. Era comunque parte del mondo, quello che lei usava come straccio per pulire il rosso lasciato su ogni premio vinto. E lei per il mondo è l’indicibile notte di un pub. Anche oggi ci sono ricascato. Anche oggi seduto in quel pub la vidi entrare sedersi chiedere il Bolero e finirlo sul divano con l’imbecille di turno. Ed io ridendo di me, della mia vita, di un disegno assurdo di un assurdo artista mando giù il mio drink soffocando un sentimento nuovo. Ma era alcool, l’inizio di un nuovo gioco. Era benzina sul fuoco.

“Eres pecadora, mujer pecadora,

no importa lo que diga el mundo… te amo señora”

 

6 pensieri su “Pecadora”

  1. Un racconto che lascia alla bocca un sapore di alcool, di amaro e di rossetto. Il fuoco di un momento che perdura nella mente e nel corpo.
    Leggo con piacere le tue belle poesie, ma sei bravo anche nel racconto.
    Cinque stelle e un saluto.
    sandra

  2. Una storia di passione, un groviglio di emozioni.
    Un amore inevitabile, a senso unico, dannato, che prende e fa male, come un pugno allo stomaco.
    Bravo.
    anna

    Anche se qualche comune amico mi manderà al diavolo, molto meglio “…le domandai d’impeto chi fosse…”.
    Sopportami, è uno dei miei limiti!
    Non sempre “preciso”, lo faccio solo con chi credo che mi comprenda.
    a

  3. Grazie Anna, non preocuparti anzi ti ringrazio per le precisazioni. A me che ho voglia di imparare e crescere servono.

    Grazie anche a Sandra!
    Raf

  4. Ciao Raf, complimenti per questo bel racconto piacevole da leggere.
    Un abbraccio Lucia.

  5. Bel racconto, descritto così bene che mi è sembrato di vedere la scena di un film, con un finale un pò amaro. Mi è piaciuto molto, è sempre un piacere leggerti. Bravo. Ciao da Betta

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