La vita a Dumbcity

(Dalle Favole di Sandra e Michele)

Mi chiamo Jeffry sono un vecchio corvo solitario, non conosco la mia età ma so di essere il più anziano dei miei simili. Voglio raccontare questa storia sugli umani, sul loro passaggio in questa Terra, sui loro prodigi, la loro intelligenza, la loro cialtronaggine ed i loro errori. Non sono un giudice, sono un volatile che ha avuto l’opportunità di spostarsi con facilità, grande occhio osservatore ed adesso per voi, anche narratore.

Nella discarica di Dumbcity un tempo regnava il disordine… la carta con la plastica, il vetro con la legna… tutte le ferraglie poi, accorpate in un’unica sola enorme montagna…, intorno solo disordine accompagnato anche in qua e là agli angoli, da una lavatrice, una lavastoviglie, un attempato mobile d’epoca, e così via. Certo che di conversazione ce ne doveva essere ben poca poiché non esisteva nessun collegamento in tutto quel miscuglio di “vite” passate.

La cosa più fastidiosa, ricordo che non era tanto ciò che lo sguardo poteva cogliere, bensì gli odori, al solo ricordo ho una grande sensazione di fastidio, anzi direi di nausea.

Gli umani lasciavano lì ogni arnese, qualsiasi oggetto che non serviva più nelle loro abitazioni, non curandosene, con il passare del tempo l’accumulo era diventato come tante piramidi, distante dal centro abitato, era semplicemente “il luogo dei rifiuti”, nessuna costruzione vicina, nessuno che ci abitasse, a parte il “letamaio” con la sua puzza.

Un giorno però, in alcuni umani si accese la “lampadina” della Coscienza ed iniziarono a riflettere e a far conoscere negli altri la volontà di mettere ordine a quel luogo e a far ragionare chi non era per niente interessato, facendo loro notare che era anche una questione d’estrema importanza.

Arrivarono così le prime ruspe. Il lavoro era veramente notevole. Io osservavo compiaciuto su un vecchio ramo dall’altra parte del fiume e fra me dicevo: -accipicchia questi umani, così intelligenti, quanto ci hanno messo a capire!-

Iniziò così la differenzazione: la carta con la carta, il vetro con il vetro, tutta la plastica assieme e così via…

La situazione era veramente migliorata, ma non completata. Infatti, non ci volle molto a capire che per fare questo enorme lavoro, lo spazio non era poi così immenso, di conseguenza qualche dettaglio fu per forza di cose, trascurato.

C’era sempre qualche oggetto, riposto qua e là, che attendeva il succedersi degli eventi…, qualcuno di questi, si chiedeva pure se tutto questo meccanismo fosse stato creato anche per ritornare a nuova vita …, oppure no?

Mi appresto adesso a raccontarvi la vera storia, in un certo senso io sono uno dei protagonisti e non solo il narratore, poi ci sono due lattine giacenti a terra da tempo, vicine, sotto il sole e la pioggia, si chiamano Gil e Butch e, se ne avrete voglia, fatela conoscere ai vostri più cari amici così vivrà a lungo nel tempo…

Butch: -Non capisco, proprio non capisco cosa ci succederà adesso…, è vero, gli umani hanno sistemato tutto, adesso si vive meglio, ma che ne sarà adesso di noi, oramai non siamo più utili a nessuno, per giunta iniziamo ad essere in troppi!-

Gil: -Sento aria di cambiamento a Dumbcity, ma ho dei dubbi.-

Butch: -Tu cosa sospetti?-

Gil: -Io so che prima o poi arriveranno le “gemelle” e ci porteranno da qualche parte e qualcuno dice che in fondo alla strada, dove c’è quel fabbricato, ci sono delle enormi macchine che fanno cose strane…, forse è lì che andremo.-

Butch: -Anch’io ho sentito questa storia, ma no, non ci credo, e poi scusa, cosa vuoi che possa succedere?-

Gil: -Qualcuno dice che in quel posto, ogni oggetto passa a miglior vita, altri invece credono che sia la nostra condanna…, senti Butch, dobbiamo fare in modo di saperne di più, chiedere in giro, ma forse…, io so anche a chi chiedere.-

Io che con le mie “potenti” ali, ho la possibilità di muovermi velocemente da un luogo all’altro, naturalmente ne sapevo molto più di loro. Intanto vi presento le due chiacchierine. Sono due lattine, veterane della discarica, mentre “le gemelle” che hanno rammentato, sono le ruspe, avvolte temute, altre auspicate dagli abitanti di Dumbcity. Il mio limite è che non parlo la loro lingua e non posso perciò dire loro cosa invece riesco a vedere con i miei occhi, né trasmettere loro il mio pensiero, altrimenti, forse, le potrei anche tranquillizzare. Sto pensando a come posso fare, ma non so darmi una risposta.

Butch: -Gil, a chi pensavi di chiedere?-

Gil: -Hai visto quel vecchio corvo sempre in giro svolazzante, che appare e sparisce? Pensavo a lui. O meglio, pensavo anche a te.-

Butch: -Spiegati meglio, non capisco…-

Gil: -Beh, c’è poco da capire, più che altro c’è da vedere. Tu, Butch sei una lattina piccola di aranciata, mentre io sono una lattina gigante di fagioli quindi, più lunga ed anche più robusta di te. Se riuscissimo a far capire al corvo, di farti prendere col suo lungo becco e portarti un po’ in giro a visionare, potresti vedere da te e raccontarmi…, tanto, guarda Butch, se il corvo ti perdesse per strada, non ti faresti più male dei calci che hai avuto da “vuota” dai ragazzi.-

Butch: -Magari lo facesse…, ma come possiamo fargli comprendere le nostre intenzioni? Dobbiamo arrivare a farci capire…-

Loro non sanno, ma io conosco il linguaggio degli umani e degli oggetti, ma quello che non so fare è parlare nel loro linguaggio, ma io ho capito le intenzioni, e domani mi avvicinerò a loro e prenderò Butch per il becco…e lo porterò nel grande Fabbrica della trasformazione.

Butch: -Eccolo Gil, sta volando, sta facendo dei grossi giri, si sta abbassando, sta venendo proprio da noi…-

Gil: -Oddio Butch…, è come se avesse capito, oppure ce l’ha con te ma…, stai volando Butch, ti sta portando via…, ha capito, non temere…, ti porterà alla Fabbrica…portami la risposta!-

 Questa lattina è piccola ma veramente pesante, non ce la faccio in un solo volo, dovrò fermarmi almeno un paio di volte, col becco mi sembra pure di averla accartocciata di più, ma tanto…!

Ecco, siamo quasi arrivati, la depositerò su in alto dove si può vedere bene la “trasformazione”, e mi farò un giretto per cercare qualcosa da mettere sotto il becco e dissetarmi dall’arsura.

Butch: -Che enorme Edificio…, che strano, all’interno sembra ancora più grande che da fuori, e quanta gente ci lavora! Squadre di persone! Tutti vestiti uguali, tutti in verde! Ma che fanno? Nooooooooooooo, tutte le lattine spiaccicate dentro le macchine! Ecco la fine che faremo…, ma quelle che cosa sono…, una magia! Dalle macchine escono magie!!!

C’è un ingranaggio enorme, tante macchine, tanto rumore, ma poi….Biciclette! Ecco cosa diventeremo. Sono bellissime e di tanti colori…, ma dove sarà il corvo? Devo dirlo a Gil!-

Sono stato sempre nei paraggi e adesso che sa, potrà riportare la verità agli altri, via…, si riparte.

Gil: -Oh Butch, sei tornato, ma quanto ci hai messo, che mi dici, che hai visto? Che diventeremo…?-

Butch: -Calma Gil, ti spiegherò tutto, mi devo riprendere, pensa, tu…sei stata aperta, assaggiata, presa a pedate e sai quale sarà la tua nuova vita?-.

-Ci sarà qualcuno che userà ancora i piedi con te, con me, con tante altre, e pedalerà, perché diventeremo delle biciclette….ehi, Gil, che fai? Stai ruzzolando, fermati, finirai nel fiume, ehi …ah…ti sei fermata…!-

Gil: -Butch, pensi che continueremo a stare insieme? Pensi che faremo entrambe parte di una bicicletta? Io non riesco a pensare di non rivederti più…-

Butch: -Non lo so Gil, me lo auguro, però comunque vada, torneremo a nuova vita, vedremo gente, luoghi, bambini, e saremo comunque oggetti utili.-

Gil: -Hai ragione Butch, però sarebbe bello far parte della stessa bicicletta, sai…, pensavo questi umani a volte però le inventano giuste!-

Butch: -Infatti e, sai proprio a cosa sto pensando? Mi è rimasta impressa un’insegna colorata che si trovava in quel luogo magico che ho visitato.-

Gil: -Dimmi, cosa c’era scritto?-

Butch: -Allora…faceva così: “nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma”. Sai, inizio a credere che questa sia una grande verità…chissà se anche a loro succeda la stessa cosa…!

-Gil: -Ehi…un attimo!!! Ma…quel Corvo…, sempre in giro da queste parti…, come avrà anticipato quello che non sapevamo neppure chiedergli…?-

“Queste risposte sono segreti che porto solo nei miei voli”.

 

7 pensieri su “La vita a Dumbcity”

  1. Non esiste soltanto la fisica e la chimica, ma esiste anche un volo magico che affianca anche il mondo degli adulti. La nostra fantasia e il grande mistero del mondo.
    Buona lettura a tutti.
    Sandra

  2. Il fatto di dare un’anima agli oggetti, è un’idea divertente e interessante, per parlare della raccolta differenziata (che non se ne parla mai abbastanza). Mi è piaciuta molto questa fiaba, complimenti a te e Sandra, a cui do un abbraccio affettuoso. Ciao da Betta

  3. Ringrazio tutti per i complimenti…! Trovo che sia molto interessante affrontare diversi temi sociali servendosi delle favole…!
    Soprattutto perchè i destinatari sono innanzitutto i bambini…!

    L’aspirazione più grande è sempilcemente quella di trasmettere… dei sani valori!
    speriamo bene!!!! :o)

    Michele8

  4. Bravo, Michele!
    Le giovani generazioni devono essere educate e sensibilizzate al buono e al bene.
    Le prime letture che hanno una morale e che rispecchiano l’attualità colpiscono i ragazzini che assimilano i nuovi comportamenti più di quanto non si pensi.
    Ammiro questo tuo dedicarti ai piccoli lettori che sono sempre (e ricordiamocelo!) la parte più fragile e ricca di aspettative della nostra società.
    Ciao.
    anna

  5. E’ molto bella perché le 2 lattine spero anche che siano diventate biciclette, inoltre è molto bella questa storia perché sei stato molto bravo michele, anche per la punteggiatura. Ciao

  6. Concordo con anna: affrontare gli argomenti con le favole è sempre il metodo migliore per spiegare le cose, comunque bellissima anche questa storia!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *