Underground

(Per il genere di argomento trattato si consiglia la lettura ad un pubblico adulto)

“Padre, perdonali, perchè non sanno quello che fanno” (Luca 23,34)

 

La bambola giace scomposta,

le braccia teatralmente

ripiegate dietro la schiena,

o forse… legate.

Immobile,

accanto al grande letto

dalle coperte macchiate,

campo di battaglia

dell’ennesimo amplesso,

l’ultimo.

Sangue e sperma

sui capelli color del grano,

che non riflettono più

la luce del sole.

Nella stanza

un silenzio irreale,

dopo le urla soffocate

di una trasgressione d’amore

sfociata in violenta follia.

Un foulard variopinto,

il suo preferito,

nasconde i lividi del collo niveo,

unico indumento che accarezza,

pietoso,

la pelle ancora tiepida

di quel corpo

diventato fragile gioco

tra le mani di chi ha perso

l’innocenza, per sempre.

Una lacrima,

imprigionata nel folto delle ciglia,

grida il suo muto addio alla vita,

mentre passi colpevoli

si perdono

velocemente nella sera.

E una moglie attende,

con tenera emozione,

di dire al suo uomo

che presto sarà padre.

 

21 pensieri su “Underground”

  1. Carissima, hai toccato un argomento di attualità con grande coraggio, sapientemente in punta di piedi.
    Il nostro Mondo, fatto di belle etichette, raccoglie anche queste miserie che fanno dell’essere umano -la belva-
    A volte la belva é il branco, a volte invece agisce da sola. Il branco si vede e si conosce, la belva solitaria, no. Spesso ci é vicina, ci saluta con educazione e sorride, a volte possiede anche una casa dove c’é calore, il branco no, eppure… quel danno dell’essere umano, possiede ugualmente il sapore del sangue.
    Complimenti.
    Sandra

  2. …emozioni forti e violenza…
    Credo di aver urlato ai quattro venti cosa penso di tutto questo.
    Sono perfino disposta a prendermi della spietata razzista, codina e retrograda.
    Non credo che sia solo una questione di maschi e di femmine contrapposti.
    Credo che sia un grandissimo problema di educazione, di formazione agli affetti e alla vita.
    Credo anche che se ne parli a vanvera.
    Non mi vergogno di non avere pietà per chi di deviazione violenta, in un qualsiasi modo e in qualsiasi ambito, si nutre, perchè anche alla violenza ci si educa e tutto in questo universo è una questione di scelte.
    C’è un momento per ogni individuo in cui è possibile scegliere.
    Non credo, infatti, che non siano date mai, in assoluto, vie d’uscita.
    …e comunque si parla solo di uomini (e perchè non di donne?) cattivi, ma perchè non si parla del bene e del buono?
    anna

  3. Ovviamente, Katia, non ce l’ho con te.
    Penso che l’artista sia il menestrello del suo tempo.
    Ma lasciami indignare contro questi nostri tempi che hanno pietà per Caino (qualcuno addirittura ci campa e si arrampica senza alcun rossore piccandosi di difenderlo, difendendosi) e lasciano il povero Abele nella sua pozza di sangue inseguendo a sproposito una falsa idea di perdono, quando il perdono non esclude affatto l’espiazione che è doverosa ed tutta un’altra cosa.
    Ciao.
    anna

  4. Bravissima, scritta molto delicatamente, ma diretta, cruda. Bravissima, non riesco veramente a dire altro. Complimenti Katia, per la tua straordinaria sensibilità. Un abbraccio da Betta

  5. Cara Katia,
    solo chi ha provato il terrore di vivere una persona violenta, può capire cosa vuol dire, io putroppo l’ho vissuta.
    Leggendo la tua poesia ho rivissuto quei bruttissimi momenti. Nella poesia parli di violenza sessuale molto di moda ai nostri tempi, ma non dimentichiamo tutte le donne che ogni giorno vengono picchiate dai propri mariti o compagni nel silenzio delle mura domestiche, che vengono espropriate della propria dignità. E’ a voi donne che state vivendo nella paura, che dico denunciate, denunciate, denuciate, non fate come ho fatto io, denunciate, nessuno ha il diritto in nome dell’amore di metterti le mani addosso. Non credetegli quando ti dice che cambierà, non credetegli quando ti dice che ti ama, non giustificatelo pensado che sia colpa vostra, non credetegli che non lo farà più perchè non è così, l’uomo violento non cambierà mai.
    Grazie Katia, complimenti per la tua poesia,
    e grazie per aver accettato questo mio sfogo che forse non c’entra nulla con la tua poesia ma questi sentimenti e ricordi mi hanno suscitato.
    Grazie
    chiaraguid

  6. Cara Anna,

    capisco e condivido la tua indignazione. Sapevo di andare a toccare un tema difficile e ho cercato di farlo nei toni e nei modi che mi sono più congeniali, con rispetto e delicatezza.
    Nella poesia non c’è comprensione, o peggio ancora giustificazione per quanto descritto, solo umana pietà per le vittime e denuncia di uno stato di cose, che purtroppo esiste attorno a noi. Penso anch’io che alla base di questo grave “problema sociale” ci sia una profonda diseducazione al rispetto della vita umana e di quei valori fondamentali della persona che dovrebbero essere capisaldi delle coscienze. Problema che riguarda tanto gli uomini quanto le donne, è vero, la bontà (così come il suo contrario) non è appannaggio maschile o femminile.
    E’ giusto parlare del buono e del bello che ci circonda, hai ragione, e per fortuna in questo sito lo facciamo spesso, però credo che non si debba neanche chiudere gli occhi di fronte alla realtà più misera e bassa, non per nutrirci di violenza, ma al contrario per non abituarci ad essa. Non a caso il perdono invocato nei versetti che fanno da preludio al testo è un perdono non umano… forse noi non ne saremmo mai capaci.
    Grazie per aver espresso il tuo pensiero e per questa possibilità di confronto.
    Katia

  7. X Sandra: è vero, spesso la “belva solitaria” ci vive accanto e conduce una vita apparentemente irreprensibile, serbando nei sotteranei della sua psiche silenzi colpevoli e baratri di buio. Ti ringrazio per quel riferimento al coraggio…e per i complimenti.
    .
    X Betta: grazie di cuore per le tue parole. Hai colto due caratteristiche che speravo di riuscire a dare al testo. Ricambio l’abbraccio.

  8. Carissima,
    forse perchè troppo indignata, non l’ho detto chiaramente.
    Ma sottolineo che hai trattato con levità un argomento crudele, testimoniando il tempo in cui viviamo, che sembra distante mille anni luce dalla ferocia dell’essere umano dell’età della pietra e che, invece, conserva punte di inaudita violenza.
    E ciò accade non solo nella società “civilissima” in cui ci picchiamo di vivere, ma anche in quella sterminata moltitudine di esseri umani che con noi si misurano e si confrontano, ma non hanno tradizioni uguali alle nostre e delle donne, dei bambini e degli emarginati fanno tappetino.
    Credo, infine, che il cammino verso il “bene” sia ancora tutto in salita se non si riesce ad educarci e a trasmettere il rispetto di tutti gli esseri umani.
    E non credo neanche che basti farlo per primi in modo univoco, bisogna pretendere la reciprocità.
    Cioè intendersi bene su ciò che è bene e su ciò che è male per tutti.
    Cosa che ritengo comunque ardua, perchè come ben sappiamo i “poveri”, di spirito e di tutto il resto (civiltà, intelligenza, cultura, rispetto, ecc.) saranno sempre con noi…
    Grazie per aver permesso a tutti noi di riflettere su questi limiti umani.
    anna

  9. X Chiara: non potevo sapere di andare a toccare nel tuo vissuto e spero di averlo fatto nel modo più indolore possibile. La violenza va condannata in tutte le sue forme, hai ragione, indipendentemente da chi la compie e dal perchè (ammesso che esista una motivazione che si possa anche solo lontanamente ritenere valida). La paura spesso paralizza e si finisce per diventare doppiamente vittime, dimenticando che la vergogna dovrebbe provarla chi colpisce, non chi subisce.
    Ti abbraccio con affetto e ti ringrazio per aver risposto in modo così sincero.
    Katia

  10. X Anna: ti ringrazio per quanto sottolineato, ma avevo capito che il tuo intervento non voleva essere un attacco personale o una critica al testo, non temere. Ho apprezzato anch’io lo scambio di opinioni che, tra persone umili e dotate di buon senso, è sempre fonte di interessanti momenti di riflessione e di crescita.
    Un sorriso
    Katia

  11. Cara katia,
    la tua poesia era così ben scritta, da sentire le sue mani sul collo che mi stringeva la giugulare tanto da non riuscire a respirare, e quella fame d’aria tipica a chi ha problemi respiratori. Ho rivisto me che cercavo di divincolarmi, che urlavo,
    solo il caso non ha fatto succedere qualcosa di grave, ma la violenza psicologica quella è ancora più devastante. Le ferite sono quelle che fanno più male, non si rimargineranno più.
    Grazie perchè oggi è la prima volta che ne parlo con qualcuno e mi sento decisamente meglio,
    grazie katia

  12. Bella poesia, coraggiosa ed attuale.
    Il tema trattato richiedeva certamente uno stile diverso da quello che utilizzi tradizionalmente.
    Ma il salto ti è riuscito davvero bene.
    Non ti nascondo che la prima lettura mi è rimasta lì, come un boccone che non riesce ad andare giù.
    Poi rileggendola ne ho apprezzato il profondo significato.
    Brava. Ciao. QS-TANZ.

  13. Cara Katia, avevo 8 anni e alcuni miei compagni di giochi si divertivano a catturare le rane… ne strappavano le zampette, non tutte insieme, una alla volta, lentamente e osservavano quelle creature indifese saltellare scompostamente con il corpo che ormai mutilato, si muoveva solo per i tremiti e gli spasmi
    e ridevano…
    mi facevano orrore… non le rane, i miei compagni…

    la tentazione di parafrasare Van Gogh quando scriveva: “non bisogna giudicare il buon Dio da questo mondo perchè è uno schizzo che gli è venuto male” è davvero molto forte… e Dio corre il serio rischio di essere giudicato.. o per lo meno molte volte e in molte occasioni sono stato sul punto di cedervi…

    mi ha sempre fermato un sentimento che riconosoco come da lui dato e che sia pure venuto progressivamente meno tra gli esseri umani io avverto per me stesso come assolutamente indispensabile per non sprofondare nel buio più totale: la pietà…

    molti diffidano della pietà perchè la confondono con la viltà… invece è proprio quest’ultima che conferisce all’uomo la sua proverbiale ferocia: la paura… non si ha più il coraggio di sentire il cuore stringersi di fronte alla sofferenza altrui…

    ma è proprio il cuore che detta il ritmo della vita e che ti fa capire quanto mostruosa sia la morte di qualsiasi creatura…

    grazie per la tua seria e intensa riflessione poetica…

    f.

  14. X Chiara: non devi ringraziarmi, carissima. Se le mie parole sono in qualche modo servite per farti alleggerire di un peso che portavi dentro da tempo, non posso che esserne profondamente contenta. Credo che parlare, in questi casi, sia una forma di liberazione, un gettar fuori per far posto a qualcosa di bello. Te lo auguro di cuore.
    Grazie a te.
    Katia

  15. x QS-TANZ: hai ragione, ho cambiato decisamente genere, cercando di adeguare il mio stile alla tematica trattata, pur rimanendo fedele a me stessa. La sensazione che questa poesia fosse un “pugno nello stomaco” l’ho avuta io per prima, nel rileggerla dopo averla scritta. Grazie per averla apprezzata. Con stima.
    .
    X frank.violante: condivido il tuo pensiero, hai messo in risalto una componente essenziale, non solo del mio scritto, ma della vita in generale. Ti ringrazio per la profondità del tuo commento, che aggiunge un tassello prezioso alla riflessione in atto ed è indice di una spiccata sensibilità umana. Un sorriso.

  16. Leggerla, e ricevere un pugno nello stomaco, è stato tutt’uno. Poi l’ho riletta, e ancora….. il pugno è rimasto, ma ho “intravisto” tra i tuoi versi finali, rinascere la speranza: una nascita è un miracolo straordinario, non può che essere migliore, e meno violento il futuro, visto con gli occhi innocenti di un bimbo. Nessuno nasce “mostro”, e i figli non devono pagare le colpe dei padri.
    Bravissima, per come hai saputo spingerci alla riflessione, su di un’argomento di così drammatica attualità.
    Complimenti, Katia.
    Nico.C

  17. X Nico: ti ringrazio per i complimenti e per l’apertura finale alla speranza che hai colto negli ultimi versi. In effetti ciascuno di voi ha messo in evidenza aspetti diversi, ma tutti presenti nel testo. Sono onorata di far parte di questo gruppo di lettori/autori così attenti e sensibili. Grazie davvero.
    .
    X Laura: sono contenta di sapere che la poesia è riuscita ad “arrivare” in modo così forte, grazie per l’apprezzamento. Un caro saluto.

  18. Una poesia molto reale e specchio dell’epoca in cui viviamo, di bugie e di delusioni amare…

  19. X juannesalvador: ti ringrazio per esserti soffermato a leggere e commentare un mio scritto. Questa è una delle tristi realtà della nostra epoca, ma non l’unica per fortuna. Rivolgiamo un sorriso anche al bello che ci circonda.
    Un saluto
    Katia

  20. Nel blog c’è una poesia che mi ricorda questa, che già ti commentai. Nel blog mio intendo. Non c’entra nulla la storia, non c’entrano nulla le parole credo. Ma l’atmosfera è uguale… un bacio.

    D.

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