Il Giardino

Il giardino é la parte più bella di tutta la casa, pensò Guendy e le si presentò davanti l’immagine di suo marito, Oscar, in pantaloni corti alle prese col tagliaerba.

Oscar aveva acquistato quella casa, proprio per quei cinquecento mq. di terreno in angolo, ed amava tornare a casa, liberarsi dell’impeccabile abito scuro e professionale, mettersi a suo agio nei lavori di giardinaggio. Incredibile come un uomo scattante, veloce, pratico e forse nevrotico, avesse così attenzione, delicatezza e metodo nella cura delle rose, ottenendo una così improvvisa trasformazione psicologica di serenità e pace.

Ho la sensazione di essere in vacanza ribadiva spesso Oscar, ed era così anche per Guendy. Una volta tanto condividevano la stessa opinione!

I due grossi ulivi troneggiavano ben saldi al centro del prato come fossero due guardiani, mentre in un angolo, il boschetto di betulle dal fusto argentato, si era infoltito, soprattutto in questo periodo di maggio, piegando i rami dalla cima e formando così una piccola, folta e ombrosa capanna.

Tutt’intorno il gelsomino era esploso nella sua fioritura emanando un profumo che stordiva piacevolmente. L’angolo delle aromatiche inebriava le narici e Guendy rimaneva sempre sorpresa davanti alle foglie di salvia tanto grandi da sembrare lattuga.

Le macchie violacee delle ortensie graffiavano tutto quel verde, mentre le rose rosse infuocavano il prato, quelle gialle pallido iniziavano timidamente ad aprirsi.

L’angolo che Guendy amava di più era davanti al cancello, dove l’acero giapponese contornato di sassi rosa dava il benvenuto all’entrata di casa. D’inverno era un piccolo tronco con rami secchi e spogli, faceva quasi pena, e nessuno avrebbe scommesso in una prossima fioritura a primavera. Poi, alla fine di aprile, come per magia, metteva le foglie color rubino, mentre i sassi rosa sotto i raggi del sole sembravano pezzi di corallo.

All’imbrunire, quano si accende l’irrigazione, l’odore dell’erba bagnata inebria e la frescura sazia i corpi dal sole e dalla corsa quotidiana giunta a termine.

Non so usare il tagliaerba, pensava fra se’ Guendy e con me non riesce a mantenersi “sano” neanche un potus, pianta forte e poco bisognosa di cure, figuriamoci tutto questo verde! Di nuovo l’immagine di suo marito le si presentò davanti agli occhi.

Fastidiose fantasie le tormentarono l’animo e la mente. Ambedue avevano già varcato un po’ più della metà della vita, anche se il tempo non si può quantificare, o almeno sarebbe meglio non farlo.

Si chiese, per quanto ancora insieme a dividere questi profumi, ai bisticci, alla spallucce, alle risate, alle cene sotto il pergolato con gli amici……?.

Uno scampanellio la scosse da quella malinconia facendola sobbalzare. Il volto si accese di stizza: “Deve sempre suonare così, come se io non avessi nient’altro da fare che aspettare comodomante seduta il ritorno del guerriero…” Naturalmente si riferiva ad Oscar che per abitudine non usava mai le chiavi di casa.

Si era ripresa, era di nuovo pronta a combattere come sempre.

2 pensieri su “Il Giardino”

  1. Ciao!
    Qui oggi piove e fa freddo, il classico tempo da lupi per un 2 novembre da manuale…
    Ho riletto per caso questo tuo racconto, che parla di primavera e di giardino in fiore, amato e curato.
    Mi si è allargato il cuore.
    Come diceva Shelly: “Se viene l’inverno, può la primavera essere lontana?”.
    Certamente no.
    Ed allora eccomi qui, pronta ad affrontare un inverno, in attesa di una nuova primavera.
    Un sorriso.
    anna

  2. Carissima, grazie della lettura. Sono contenta di averti ricordato, col mio racconto, i profumi e il tepore del fine Maggio. Anch’io sono in attesa di una nuova primavera, eppure… anche così, fradicio e ventoso, il giardino possiede un certo fascino, forse anche un po’ sinistro…, d’altra parte, Autunno e Inverno sono vecchi Signori che sanno corteggiare con i loro mille colori.
    Un bacio.
    Sandra

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