La telefonata

“Ma allora sei anche tu pronto ad infiammarti come un fiammifero!?!
Non avrei mai detto che dietro la formale freddezza che generalmente dimostri, ci fosse una persona così pronta a perdere la pazienza!”.
“Figurati. Formale freddezza, un corno! Quando ci vuole, ci vuole.
Ma cosa credono? Che viviamo tra i baluba?
Che si civilizzino!!!
Questo è un condominio! La mia libertà finisce dove comincia la tua, ma vale anche il contrario. Insomma, se non hanno ricevuto rudimenti di educazione, gliela insegno io”.
“Certo che ti costa caro farlo!”.
“Già. Ma non posso fargliela passare liscia.
Ti sembra che questi a fianco si possano permettere di fumare e lasciar cadere i loro schifosi mozziconi in giardino? E quelli di fronte, non raccolgano le maledette foglie delle loro maledette piante?
Ho deciso.
Quanto vuoi che mi costi? L’equivalente del costo di una mezz’oretta di lavoro. Non posso farlo io, perché nella mente di questi buzzurri si istallerebbe l’idea bacata che glielo devo, quasi come se stessi facendo una normale operazione di riordino, ma se lo fa una persona diversa, estranea al condominio, noteranno e si stupiranno.
A mie spese ho assoldato un giovanotto che tiene in ordine un giardino qui vicino e gli ho chiesto di rastrellare una volta alla settimana la rizzata del cortile e di tener pulita la parte comune.
Lo vedranno mentre lo fa e prima o poi capiranno che sono degli sporcaccioni.”
“Ma se non lo capiscono?”
“Capiranno, vedrai… Troverò il modo di colloquiare col tizio a voce alta e mi sentiranno… impareranno, impareranno a tener pulito”.
“Resto scettico.
Del resto anche a casa mia non si navigano acque tranquille…”.
“Ma dai… Non hai appena cambiato casa? Non ti sembrava un edificio ben abitato, tutti professionisti perbene ed ossequiosi?”.
” Con tutti i soldi che ho speso, ho preso una cantonata bella e buona.
La tizia del quarto piano che fa l’amministratore, circuisce i condomini anziani e li fa votare a suo piacimento quando si deve decidere qualcosa; inoltre nell’appartamento al piano di sopra sono venuti ad abitare una coppia giovane con due bimbetti di tre e quattro anni, ovviamente non manca un bel cane lupo e ciò non significherebbe nulla se non fosse che i genitori lasciano pascolare i ragazzini nel soggiorno non arredato, ma tenuto a sala giochi, con tricicli e biciclettine che fanno rumore e creano fastidio. Il povero cane, poi, quando può, abbaia e li rincorre.
Nei pomeriggi domenicali è un incubo.”
“E non puoi fare nulla? Non so…chiedere che mettano almeno una moquette per attutire il rumore…?”
“Posso solo aspettare che i bambini crescano…
Del resto anche nel condominio dello studio non è meglio.
Io sto al piano seminterrato e al primo c’è un pazzo che scuote i tappetini del bagno e mi insozza davanzali e pianerottolo anche nel momento in cui arrivano i clienti.
Un giorno ho perso la pazienza.
Dopo essere stato inondato da una manciata di cotton-fioc usati e peli di origini sconosciuta, ho urlato con quanto fiato avevo che erano già stati inventati gli aspirapolvere e personalmente, grazie alla mia professione di architetto, ero in grado di consigliarlo nella scelta d’acquisto tra almeno cinquecento modelli differenti. Che i suoi peli della ceretta, se li tenesse per sé.
Il disgraziato si è affacciato – a torso nudo! – e mi ha risposto: “Adesso scendo e ti ammazzo!”.
Ho subito afferrato il cellulare, ho digitato il numero telefonico del pronto intervento e gli ho risposto: “Scendi, Giubecca! Sono qui che ti aspetto per rimandarti nello spazio!
Harrison Ford ti vuole per un’altra puntata di Guerre Stellari!”.
“Cribbio! Che inciviltà…!
E’ incredibile come i vicini di casa riescano a diventare insopportabili.
Capisco, quasi, le vicende truculente che finiscono in cronaca nera: vecchietti che si sparano sul ballatoio o che si accoltellano in ascensore. Persone che fino ad un attimo prima erano degni ed irreprensibili cittadini, sono pronte a sbranarsi, dando prova di essere raffinati cannibali, durante le riunioni condominiali.”
“Già!”
“Casa, dolce casa!”
“Chi è quello stupido che l’ha detto?”

 

8 pensieri su “La telefonata”

  1. Carissima, argomento attualissimo e qualce volta, purtroppo, anche da cronaca nera.
    Meno male che esiste il telefono! Che serve da sfogo! Chissà…, forse qualche volta, il medesimo, é stato di grande aiuto, ed ha potuto evitare, se non tragedie, almeno spiacevolissime litigate con i vicini.
    Deve essere orribile, tornare la sera stanchi della giornata lavorativa, desiderare il divano un po’ di sobria musica, una buona cucina e…, sapere che oltre quella parete, qualcuno/a ti maledice per il tuo rientro a casa.
    Un caro abbraccio.
    Sandra

  2. Ciao Anna, mi sono divertita moltissimo leggendo il tuo racconto: hai affrontato con una sottile e piacevole ironia il grande problema del condominio e dei rapporti tra vicini: un saluto Angela.

  3. Complimenti Anna è un racconto divertente e bello ma anche vero; in queste riunioni spesso sembrano tutti un po’ matti ed ognuno vuole aver ragione.
    Ancora complimenti, un abbraccio.

  4. Anna complimenti! Lo stile di questo racconto è bellissimo, sembra davvero scritto da Ennio Flaiano! Sono rimasto sorpreso dalla padronanza delle frasi e dalla pulizia del dialogo. Prova a leggere “Il Marziano” di Flaiano, capirai cosa intendo.
    Ancora complimenti
    Antonio

  5. Grazie anche a te, Antonio.
    Sono contenta di aver colpito la tua attenzione e riscosso un giudizio così lusinghiero.
    Forse può farti piacere sapere che l’architetto protagonista del racconto e mio amico di vecchia data, dopo aver letto, rideva.
    Ciao
    anna

    p.s.: Flaiano è uno dei miei autori preferiti

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