La frenata

La corsa era stata stupenda, pulita, corretta, un volo praticamente.

Tutto era stato in sintonia: il motore potentissimo non aveva dato segni di scoppiamento, i vetri pulitissimi, nessun moscerino si era posato a sporcare quegli specchi brillanti e autentici da dove si poteva godere tutto il panorama, di una visibilità quasi da poterlo catturare in una mano, i freni, beh quelli erano stati ben oliati, controllati, nessuno avrebbe osato manometterli, sarebbe stato un danno irrimediabile, tutti si sarebbero fatti male, per questo dovevano rispondere al momento giusto e alla perfezione.

Eleonora non era una guidatrice eccezionale, ma quella macchina la sapeva usare bene, era la sua. Ne conosceva gli interni e gli esterni benissimo, tuttavia, non essendo per niente arrogante, guidava sempre con un certo rispetto e domandandosi sempre se per caso non fosse stata tanto folle da correre troppo e causare male a qualcuno oltre che a se stessa.

Ma la macchina sembrava conoscere bene anche lei e sembrava dirle:

“Non preoccuparti, mi puoi portare a qualunque velocità, io non mi farò male e neppure tu, avrò buona cura della tua persona, fidati”.

Poi, ancora Eleonora se lo stava continuamente chiedendo, improvvisa, la frenata.

Uno stridio pazzesco sull’asfalto e poi… il silenzio.

Smarrita, incredula, piena di punti interrogativi, Eleonora continuava a domandarsi che cosa era potuto accadere.

Una macchina con cui aveva viaggiato in sintonia e piacimento come si poteva fermare così bruscamente, lasciandola nel silenzio dei dubbi e delle incertezze?

Forse non aveva fatto caso al fatto che anche una macchina così potente era sottoposta a controlli? Forse non si era accorta dei rallentamenti, o forse non li aveva voluti vedere.

Tanti, troppi quesiti, forse la cosa migliore era sedersi serenamente al tavolo di un Bar, forse un buon caffè li avrebbe risolti, sì, amaro o dolce, il caffè avrebbe fatto chiarezza sulle domande che l’assillavano, ristabilendo l’armonia e il giusto equilibrio, senza analisi frammentarie e conclusioni imprecise.

 

7 pensieri su “La frenata”

  1. La guida come parabola della vita.
    Frenate, scarti, impennate, sorpassi, soste, sgarbi, successi, traguardi raggiunti o mancati, deviazioni, smarrimenti, carri attrezzi, rifornimenti e meccanici incapaci o bravissimi.
    Che dire, Sandra?
    … le vediamo di tutti i colori….
    Ma l’importante è capire quando fare manutenzione, quando riconoscere che siamo stanchi alla guida, quando è il momento di prendere un aereo e volare altrove o soltanto dormire un’ora di più nel proprio letto e voltarsi dall’altra parte, spegnendo quella sveglia che fastidiosamente trilla e vuol staccarci dall’abbraccio appassionato di Morfeo.
    Tempo per noi, intendo.
    Una frenata improvvisa nella corsa della vita serve a fermarsi per fare il punto e poi ripartire con la voglia di sempre.
    Un abbraccio….e… buon viaggio…!
    Ciao
    anna

  2. Brava Sandra, è sempre piacevole leggerti. Una bella metafora della vita… Ogni tanto è indispensabile fermarsi e fare una bella manutenzione generale perché a correr sempre va a finire che ci si ferma di botto col motore fuso e non si può ripartire più.. La strada è vita, diceva un famoso scrittore, manteniamo il motore sempre a puntino e prendiamoci le nostre brave soste… per arrivare più lontano..

  3. Ciao Sandra, è proprio vero, in macchina, come nella vita, spesso ci si sente sicuri di se stessi, come se niente dovesse succederci, come se avessimo tutto sotto controllo, cerchiamo di “guidare” la nostra vita nel modo migliore, ma l’imprevisto è sempre dietro l’angolo, anche per questo, la vita è meravigliosa, brava Sandra, come sempre riesci a dire grandi verità, con semplicità.
    Ti abbraccio con la stima di sempre. Ciao da Betta

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