Non era il momento…

Mio padre non amava programmare le vacanze, che comunque erano sempre rigorosamente rivolte al mare.

Lui, era un artigiano litografo e chiudeva l’attività verso i primi di agosto.

A quel punto si consultava con mia madre e partivamo per le vacanze estive.

Anche l’estate del 1967 fu così. Noi quattro: mio padre, la mamma, mio fratello Stefano di dieci anni ed io quindicenne, piena di vita, con la scuola da non riparlarne fino a settembre inoltrato e la nostra Fiat 500C TOPOLINO, proprio del colore del topo: assolutamente grigia.

Si, avevamo quella macchina, oggi, gioiello d’epoca, ieri: bruttina, piccola e scomoda. Noi ragazzi, magri, molto magri, dietro e loro, le valige, beh, legate sopra al portabagagli, e via…, verso il Mar Adriatico, dove i prezzi e l’accoglienza sono sempre stati migliori.

Con mio padre si partiva sempre così…, gli piaceva la suspense. Nonostante la puntuale visita della Topolino dal meccanico, fino all’ultimo non sapevamo mai se saremmo arrivati a destinazione, oppure se avremmo fatto sosta da qualche sconosciuto meccanico, però quella volta, andò liscia e giungemmo felicemente a Bellaria.

Trovammo un albergo grande e comodo, dove il cibo era fra l’altro buonissimo e la nostra vacanza prometteva bene in ogni senso, compreso il tempo e il caldo splendido.

Il Paese ci piaceva, anche se da quelle parti, almeno allora, non c’era tanto verde, ma i prezzi battevano davvero ogni concorrenza.

La mattina seguente, tutti in tenuta da bagno, andammo a prendere possesso della spiaggia, o meglio, di un Bagno che potesse essere competitivo con i prezzi e che ci piacesse.

Lo trovammo: Stella Marina, questo era il suo nome e prometteva grandi cose.

Io ero un’acquaiola anche da giovanissima, non stavo attenta neppure alle ore della digestione, ero sempre nell’acqua e così feci anche quella prima mattina.

Non avevo, a quel tempo, molta autonomia nell’acqua, ma non conoscevo la paura, non su un mare liscio come l’olio, non con un sole perfetto, non con un Mare, tipico dell’Adriatico, in cui cammini con l’acqua alle ginocchia per tanto tempo e quando, finalmente, l’acqua ti arriva alle spalle, volgi lo sguardo alla spiaggia e questa la vedi lontanissima.

I miei genitori controllavano di più mio fratello, essendo piccolo, a me avevano dato le solite dritte e raccomandazioni che conoscevo a memoria.

La spiaggia mi sembrava lontana, ma io avevo l’acqua alla vita o giù di lì, poi, iniziò un po’ ad alzarsi ed io feci la mia nuotata.

E’ una sensazione che ricordo ancora oggi, è presente nella mia mente, non è assolutamente uno stadio di paura, ma di accortezza perenne.

Mentre nuotavo e riprendevo fiato, fui inghiottita improvvisamente da un vortice che mi trasportò sott’acqua. Io cercavo di risalire, ma mulinavo e venivo spinta con violenza sott’acqua; quando riaffioravo in superficie, tempo questo, brevissimo, alzavo le braccia, chiedevo aiuto, e naturalmente bevevo. Bastava dare delle bracciate poco più in là e probabilmente sarei uscita da quella trappola, ma non riuscivo.

Finalmente sentii della braccia, forti e robuste: erano tre ragazzi adulti, che mi tolsero da quella drammatica situazione.

Avevo bevuto, ero agitata e uno di loro mi portò in braccio sulla spiaggia.

Mi madre, a mano a mano che avanzavo, seppi dopo, disse a mio padre:

-“ Eh…, andiamo bene, nostra figlia ha già fatto amicizia, qualcuno la sta portando in collo sulla spiaggia….”-

Poi, bastò vedermi il viso per capire che avevo passato dei momenti bui e che avevo avuto problemi col mare.

A pranzo, in Albergo raccontarono l’accaduto e tutti concordarono che quello era un punto dove l’acqua faceva mulinello o qualcosa di simile…; mia madre, più drammatica, aveva le palpitazioni; mio padre, più pratico disse:

-“Mi sembrava strano che tu avessi già dato tanta confidenza….”-

Io, il giorno dopo non ci pensavo già più, ma ricordo che il secondo pomeriggio di mare, lo persi, vestita da cittadina a San Marino, in visita al Santuario, come ringraziamento per la vita concessa.

C’è una cosa che ricordo molto bene, mentre ero sott’acqua, mentalmente pur nel panico, mi ripetevo: non è possibile, è troppo presto….

Amo il Mare e tutto ciò che gli appartiene, ma lo temo e lo rispetto.

Quella non era la mia partenza.

 

15 pensieri su “Non era il momento…”

  1. Cara Sandra, che brutto momento devi aver passato… hai ragione a dire che il mare si deve rispettare e temere, così come ogni cosa che appartiene alla natura, così come la vita, è per questo tuo rispetto, secondo me, che sei riuscita a non andare nel panico, e soprattutto, che sei riuscita a non restare intrappolata nella fobia. A parte questa riflessione, il racconto della tua esperienza, mi è piaciuto molto, molto carino e fantastica la prima reazione di tua madre, che ha avuto la reazione tipica delle mamme, attenta se qualcuno ti mette gli occhi addosso. Che dirti, grazie dei tuoi scritti, mi danno sempre una lezione di vita. Ti abbraccio con tanta stima, un bacio. Ciao da Betta

  2. La vita è scandita da momenti che restano impressi nella memoria, perchè costituiscono pietre miliari nella nostra crescita e maturazione.
    Anche per le disavventure è così.
    Anche i momenti brutti servono, se non altro per capire ciò che di bello e di importante è venuto dopo.
    Brava.
    anna

    5 stelle

  3. Un racconto che scivola leggero e si legge con piacere, passando dal clima d’attesa che precede ogni viaggio, alla tensione per la disavventura passata, stemperata dal commento ironico dei genitori, che non si sono resi conto del rischio corso.
    E’ sempre piacevole leggerti, cara Sandra.
    Un abbraccio
    Katia

  4. Ciao Sandra, davvero molto carino questo tuo racconto. Anch’io come te amo il mare, ma lo temo molto ed è per questo che credo che come tutte le cose vada rispettato e non sfidato: complimenti un saluto Angela.

  5. Hai ragione Sandra, il mare va temuto e rispettato, come tutte le cose della natura.
    Il racconto è molto bello e piacevole da leggere, anche se sicuramente per te quei momenti non saranno stati per niente belli e piacevoli.
    Complimenti, 5 stelle.

  6. X
    Betta, Maren, Anna, Katia:

    Del passato, si tende sempre a ricordare le cose belle. Del mio episodio ne ho fatto tesoro e ancora oggi, quando entro in mare osservo e rifletto.
    Nello scrivere il pezzo, ho riassaporato la visione di quella bella famiglia su una vecchia Topolino e la consapevolezza di quanto IO sia stata fortunata.
    Grazie, della vostra lettura e del vostro affetto.
    Sandra

  7. Ciao!!!
    La tua storia è davvero… non ci sono parole per descriverla… deve essere stata un’esperienza drammatica, eri piccola… e proprio quandp si è piccoli non si guarda mai con occhi diversi anche quelle cose che sembrano non possono farti mai del male ma che invece ecco che puf!!! Ti sconvolge la vita in pochi attimi
    hai avuto molto coraggio…
    è bene quel che finisce bene…
    la cosa più importante è che tu sia qui ora, la tua vita prima di tutto…
    baci chiara

  8. X chiara 89

    Contraccambio i baci, giovane Chiara. Sai é importante prendere il lato positivo dell’esperienze: amo il mare, ma sono prudente, molto…, ogni anno chiede vittime.
    Grazie della lettura.
    sandra

  9. Salve Sandra
    quello che ho appena letto è un raccontino con evidente valore didattico. La vicenda che hai raccontato è un’altra delle tante che scandiscono le stagioni della nostra vita, soprattutto quando siamo giovani e increduli delle insidie che ci minacciano. Le esperienze negative aiutano a crescere, ma non sempre gli errori si riparano a buon mercato. Auguri per il tuo futuro.

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