Sotterranea distrazione

Vania lavorava in Pizzeria, faceva la cameriera, si guadagnava da vivere con questo lavoro, otto ore al giorno portando piatti ai tavoli, con antipasti, primi, pizza e dessert. Non era molto svelta nel servire i clienti, ma i conti, quelli sì, li sapeva fare bene e velocemente.

Era carina, snella, una brunetta con la coda di cavallo, naso dritto e magro e occhi color nocciola che la facevano sembrare un dolce cerbiatto.

Non le piaceva molto fare la cameriera, Lei era ragioniera e avrebbe voluto lavorare in un ufficio, magari in uno di quei grandi palazzi, dove gli impiegati scendendo a pranzo, venivano a consumare un piatto di pasta.

Una volta aveva lavorato in un Ufficio presso un commercialista, ma poi Lui si era trasferito altrove e Lei era rimasta senza lavoro, così si era dovuta accontentare di quello che le era capitato: un lavoro onesto, a contatto col pubblico, scarpe basse un grembiule davanti, i capelli raccolti e su e giù con i piatti fumanti.

Quel sabato sera la pizzeria era piena, per lo più ragazzi giovani e qualche coppia più matura. Tante chiacchiere, bottiglie di birra e lattine di coca cola.

Stava proprio servendo una coppia di quarantenni: Lui alto, magro, con tanti capelli ondulati e solo qualche filo d’argento ai lati, Lei, una donna morbida e mielosa, messa in piega fatta da poco, con ciuffo ben phonato, vestito da boutique color verde smeraldo come i suoi occhi che brillavano al solo guardarlo.

Vania ebbe un momento di fastidio, aveva problemi con la glicemia e troppo miele la faceva nauseare. Perfettamente professionale, prese le ordinazioni, sorrise e tolse la sua persona da quel tavolo velocemente.

Un senso di nausea l’assalì d’improvviso, ma determinata nel suo lavoro, fece finta di non farci caso e servì alla coppia la loro fumante pizza. Lui, preso dalla compagnia della “verdona” le aveva appena rivolto un sorriso distratto, ma quasi subito la richiamò:

“Signorina, prego, con questi coltelli non è possibile tagliare la pizza, può portarci qualcosa che assomigli ad un coltello tagliente?”

“Certo, rispose Vania, sorridendo ma infastidita e nauseata, arrivo subito.”

Vania voleva fare tutto velocemente, almeno per una volta, e mentre portava ancora due piatti fumanti di spaghetti all’astice, teneva i due coltelli con la punta rivolta in alto, ma il destino volle che appena arrivata al tavolo della coppia, inciampasse arrovesciando gli spaghetti in terra e drammaticamente uno dei due coltelli andò a centrare la parte alta dietro il collo di quell’uomo giovane e bello.

La candita camicia si macchiò immediatamente di sangue, Lui accasciò la sua testa sul tavolo senza un lamento, mentre la donna gridava disperata. Nella frazione di un attimo nella sala ci fu un gran baccano: la gente si era alzata, urlava, Vania piangeva con le mani al volto. Il proprietario chiamò immediatamente l’ambulanza, ma per l’uomo non ci fu più niente da fare e quando arrivarono i soccorsi era già morto: centrata la vena del collo, un lavoro che solo un chirurgo avrebbe potuto fare con tale precisione.

Nei giorni che seguirono Vania rimase a disposizione della polizia. Di lavorare non se ne parlava, e poi, chissà se avrebbero ancora avuto bisogno di Lei.

Era stata una disgrazia, d’accordo, ma chi l’avrebbe nuovamente assunta? Sbadata, distratta e incompetente.

Questo era ciò che apertamente le era stato detto, oltre al fatto che in strada, la gente che la conosceva, cercava di evitarla.

La sciagura era stata un evento drammatico e insolito, il caso fece molto scalpore, ma poi, col tempo, tutto riprese la sua normalità: la Pizzeria tornò ad essere affollata, la gente parlava d’altro, non che avesse dimenticato, ma si sa, il cibo piace consumarlo in compagnia ed allegria, oltretutto la ragazza era stata gentilmente messa alla porta, evitando così ogni possibile disagio o chiacchiericcio dei clienti.

Passò un po’ di tempo, Vania si guadagnava da vivere facendo le pulizie negli appartamenti, sbarcando così il lunario, sempre più triste e afflitta.

Poi un giorno, sentì bussare alla stanza che aveva preso in affitto; era la proprietaria che con aria preoccupata, le annunciò la presenza della polizia.

Le fecero molte domande, di nuovo l’incubo dell’interrogazione, occhi che spogliavano il suo interno. Vania pensava che il caso fosse ormai archiviato, aveva sofferto molto, pianto, e sentiva l’esigenza di riprendersi la sua vita e dimenticare.

La ragazza all’inizio era smarrita ed i suoi occhi da cerbiatta facevano pena a tutti, poi, a mano a mano che la matassa si ingigantiva, soprattutto quando il Commissario le fece notare, mostrandole una sua vecchia foto, di Lei, quando in altri tempi, molto diversa, bionda e con i capelli a caschetto, era stata alle dipendenze dell’uomo morto in pizzeria, Vania diventò abile, aggressiva ed i suoi occhi color nocciola, assomigliavano sempre più a quelli di un puma dentro una gabbia.

Diceva che non lo aveva riconosciuto, che era cambiato, che in pizzeria stava lavorando e che non aveva tempo né voglia di osservare i volti dei clienti, ma il commissario era sospettoso e le disse chiaramente che per Lui questo era un omicidio e non una disgrazia.

Ma come poteva una ragazza così semplice, dolce, lavoratrice, avere la mente di una assassina? Poi, la precisione di quel coltello …, era da attribuire ad un chirurgo o …ad un esperto.

Ce l’aveva quasi fatta Vania e stava preparando le valige per andarsene e dimenticare, sì, dimenticare quell’amore grande per quell’uomo che non l’aveva neanche riconosciuta…, era bastato un colore e un taglio di capelli diverso per annullarla completamente. Aveva avuto quello che si era meritato. Sapeva che frequentava quella pizzeria e si sarebbe fatta assumere anche venendo a patti col diavolo.

Le donne abbandonate, soprattutto senza una motivazione chiara, quando sono innamorate possono essere capaci di tutto.

Peccato che il Commissario, non avesse mai creduto alla sua innocenza, e che in ultimis, avesse scoperto il lavoro di anni della madre presso un Circo familiare dopo che il marito, il padre di Vania l’aveva lasciata con una bimba di appena due anni, trovando in quell’ambiente, conforto, protezione e amicizia, facendo la “donna” del lanciatore di coltelli. Vania, aveva sempre respirato la confidenza delle armi bianche, tanto da rimanerne affascinata; era stato proprio lo Zingaro Milock, che parlando col Commissario, rammaricandosi dell’assenza di Vania da anni, gli aveva raccontato di come all’epoca, la piccola, avesse recepito bene l’arte di saperli lanciare alla perfezione….

Impara l’arte e mettila da parte, dice un antico proverbio.

Vania lo aveva fatto.

37 pensieri su “Sotterranea distrazione”

  1. Anche andare una sera a mangiare una pizza con amici può essere un’avventura rischiosissima!
    Un “giallo” divertente e il fascino del lancio dei coltelli non si smentisce.
    Ciao
    anna

    5 stelle

  2. Complimenti Sandra! Un racconto molto bello e piacevole da leggere.
    5 stelle.

  3. Eh si… le donne nascondono bene le loro armi perchè al contrario degli uomini non hanno pretese d’apparire ma mirano direttamente all’obiettivo. La vendetta, poi, è sempre stata una dolce signora.
    Un saluto.
    Raf

  4. Davvero un bel racconto: noi donne quando vogliamo sappiamo essere molto pericolose: complimenti un saluto Angela.

  5. Complimenti, ti sei cimentata in una trama non facile con un bel colpo di scena… La cosa che mi è piaciuta di più è il finale.

    Impara l’arte e mettila da parte.

    Ci sta benissimo!
    Spero però che noi donne non siamo davvero così vendicative! 😉

  6. Un racconto che toglie il fiato, è davvero bellissimo… mi piace moltissimo… è scorrevole e con un bel colpo di scena… complimenti Sandra.
    Federika

  7. Complimenti, sono affascinata dalla tua fantasia. Trama veramente geniale.

    Gigliola

  8. Veramente bello!!!
    Wow veramente un racconto giallo bellissimo, complimenti, grazie!!!

  9. Cara Sandra questo racconto mi ha rapito moltissimo, ho 13 anni e amo moltissimo leggere soprattutto i gialli e devo dire che questo è stupendo!!! I miei più sentiti complimenti!!! Ciao ciao!

  10. x Gia97
    Grazie carissima. Sono contenta di averti “rapito”.
    Complimenti per le tue tante letture, continua su questa strada, ti sarà di grande arricchimento.
    Un bacio.
    Sandra

  11. Io non sono un amante di gialli… cercavo un piccolo suggerimento per una verifica a scuola.
    Ma devo dire che questo racconto è davvero bellissimo, finale sorprendente… mi piace!

  12. Beh, tutte le donne sono al quanto innoQue, ma se hanno la possibilità di vendicarsi, non ci pensano poi tanto su prima di farlo… comunque bel racconto, complimenti 🙂

  13. X Ilarìe

    Beh… innocue… si fa per dire…, basta non offenderle, eh si, perchè se offese, ingelosite, maltrattate, io se fossi un uomo starei bene attento…, Donna = Fata e strega, come dire: guai in vista.
    Grazie della lettura.
    Un saluto.
    sandra

  14. Davvero un bellissimo racconto!! Non credevo andasse a finire così!!
    COMPLIMENTI!!!
    rossy

  15. Veramente curioso! Complimenti! Vorrei avere anche io questa fantasia di racconti gialli, mi piacciono molto…
    Saluti 🙂

  16. Complimenti per l’intrigante racconto.
    Anche a me piace scrivere (anche se lo faccio quasi di nascosto) e so cosa significa cercare di riuscire a far filare liscio il testo: cosa tutt’altro che semplice.
    Qui, però, da una base abbastanza semplice (una cameriera in una pizzeria) sei riuscita a creare una storia veramente curiosa, collegando varie sottiliezze e dando una motivazione al gesto compiuto da Vania e quindi anche alla storia.
    Brava!

    Alberto

  17. Il tuo racconto è bellissimo, fantastico e meraviglioso. Non mi piace leggere ma il tuo racconto era così interessante che l’ho letto tutto e ho votato per te e ti darei 5 stelle… potrebbero fare un film con questo racconto con te la protagonista. Non ho mai letto con così tanto interesse è magnifico.
    Un saluto.
    da Alice

  18. L’idea è molto carina e originale, ma il passaggio tra i due tempi della narrazione rimane un po’ brusco, in particolare la metamorfosi da cerbiatta a puma in gabbia. Avrei almeno sviluppato di più il dialogo con il commissario, facendo emergere la trasformazione dalle sue parole.
    In bocca al lupo per il futuro

  19. x Alberto
    Scusa, non mi ero accorta del tuo commento. Anche se in ritardo, ti ringrazio molto dell’apprezzamento e della lettura.

    x Michele
    Grazie della lettura e dei suggerimenti.
    Sappi comunque, che qualsiasi cerbiatta, se graffiata a tal punto da sentire male, può trasformarsi in puma in gabbia, e la trasformazione, non necessita né di tempo, né tantomeno di parole, avviene immediata.
    Sandra

  20. Non ho capito come va a finire la storia.. ma mi è piaciuta e prenderò spunto per i miei racconti gialli!

  21. Molto brava, sono d’accordo con Michele, la metamorfosi è un po’ troppo brusca e andrebbe estesa. Ho solo un altro appunto, di ordine, diciamo, legale: sarebbe comunque finita in carcere per omicidio colposo…

  22. x Sarubobo
    Grazie tante per il passaggio di lettura e per il consiglio.
    Per quanto riguarda – il carcere per omicidio colposo – lasciamo perdere, l’uscita è più veloce che dell’entrata…., in genere, purtroppo.
    Un saluto.
    Sandra

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