Il povero Giacomo

Nessuno considera il povero Giacomo.

Tutti ne leggono,

rendono gloria al suo genio,

maestro lo chiamano.

Ma nessuno lo comprende…

Si riempie l’aria dei suoi versi,

con discussioni su lavori e

libri del suo arrovellarsi.

-Ma a chi importa della sua vita?-

Si rimane sempre fermi su quei fogli,

dimenticando carne e cicatrici.

Chi non avrebbe voluto,

chi, tra noi, amanti dell’arte,

chi non avrebbe voluto scambiare due parole con Giacomo?

Allora perché,

perché nessuno parla

al ragazzo seduto là,

là in fondo?

Si lui, proprio lui,

il ragazzo dall’abito fuori moda,

quello che non parla mai,

che suda a dirotto,

con il fisico malconcio e

che abbassa lo sguardo, sempre…

possiamo celebrare la grandezza

di quell’uomo solo,

concedendo quell’affetto che

gli mancò sempre …

ma possiamo parlare anche

con quel ragazzo solo,

perché sarebbe parlare proprio

con Giacomo.

 

5 pensieri su “Il povero Giacomo”

  1. Una lirica insolita che accosta mondi e solitudini, geni e incomprensioni, sfaccettature di una stessa grandezza che abbraccia l’umanità che sfila davanti ai nostri occhi.
    Una poesia profonda che mi piace e mi ricorda mille cose.
    Anch’io spesso mi sono chiesta e mi chiedo chi si nascondeva dietro quell’aspetto “malconcio”, quella deformità del corpo che celava una mente grandiosa.
    Un corteggiatore maldestro nella mia adolescenza mi aveva definita brutta, solitaria.
    Col passare del tempo mi sono resa conto che era solo una volpina malevola che blaterava su un grappolo di uva acerba.
    Quando l’ho compreso, la mia vita è cambiata.
    Ma per il povero Giacomo poco più che adolescente, che si aggirava forse in saloni da ballo in cui non avrebbe mai ballato, che amava di nascosto e non osava esprimere i suoi sentimenti, come sarà stata la giovinezza?
    Come si sarà sentito quel giorno in cui tutte le sue speranze sono cadute e non aveva neanche un Dio da maledire?
    Perchè, poi, è così facile parlare ad una classe del disagio di Giacomo diventato Grande ed ignorare l’altro Giacomo, quello dell’ultimo banco in fondo, svaccato sulla sua sedia, che guarda spesso fuori dalla finestra e che sembra perso sempre nei suoi pensieri, come se non seguisse la lezione, come se non gliene importasse nulla di tutti quei versi difficili e che invece non perde una sola parola, perchè condivide lo stesso dolore?
    Non so Ice, perchè succede, forse perchè per molti la teoria è più facile della pratica.
    Mi piacciono molto questi tuoi versi, perchè hanno tutta l’angoscia e la speranza e le urla e le domande dell’adolescenza.
    Bravissimo.
    anna

    5 stelle

  2. Certe volte, nel descrivere il carattere di mio fratello, dico: in confronto, il Grande Giacomo, era un ridanciano…, pensa un po’… Eppure a me quel carattere avrebbe fatto tenerezza e molta.
    Bella da cinque stelle.
    sandra

  3. L’esperienza di Giacomo è probabilmente l’esperienza di tante persone che sfuggono all’attenzione di un mondo troppo dominato dalla fretta, un mondo che chiede spesso requisiti che non si possono avere.
    Bella poesia, 5 stelle ciao.

  4. Grazie a tutti per gli apprezzamenti. Ho voluto nella poesia evidenziare l’incoerenza di cui noi tutti ci fregiamo…

    Per anna… io sono uno di quelli che ha fatto l’amore con le nuvole e con i sogni durante le lezioni. 🙂

  5. Mi piace molto questa poesia, profonda, che fa riflettere. Bravissimo. Ciao da Betta

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