Opacità

Geronimo e Ulisse (nomi di battaglia) erano distesi nella polvere. Larghe chiazze di sangue intorno ad ambedue; avevano colorato quella strada polverosa e arroventata dal sole.

Ero rimasto solo. Io, Gregorio e basta, il più giovane, il più debole, solitario in mezzo a questa guerra spaventosa fra due mondi diversi e paralleli. Non sapevo neanche perché era iniziata e non ricordavo neanche più il motivo, sicuramente per la sete di potere. Una sete che non sa placarsi nonostante la distruzione del Mondo intero.

Mi avvicinai a loro. Praticamente li conoscevo da quando avevo aperto gli occhi fra tutti questi fuochi d’artificio che non sono certo balocchi. Loro erano maggiori a me di qualche anno, mi avevano insegnato tutto, fuorché il sesso, io, ancora, a causa di questa indecenza rossa di sangue, non avevo ancora conosciuto l’amore di una donna.

Ero sempre stato curioso sull’argomento, loro, ridevano, ed io m’impermalivo, poi venivano a prendermi, mi abbracciavano e mi dicevano:

-“Ma dove cavolo vuoi trovare una donna che abbia voglia di innamorarsi o quanto meno di pensare all’amore sotto questo cielo sempre caldo e infuocato? Ci vuole mistero, passione, fantasia e qui esiste solo un rumore eterno, assodante e sempre uguale.”-

-“E quando finirà tutto ciò? Ripetevo io”-

Parlava sempre Geronimo, in questi casi, per primo, e mai senza guardare prima Ulisse negli occhi: “Quando saremo tutti morti, ecco il quando, ma tu, ce la farai.”

Mi arrabbiavo sempre a queste parole, e rispondevo:

-“Perché dici questo, siete Voi che mi impedite sempre le uscite più pericolose, che usate il vostro corpo per coprirmi, io non ho paura, lo sapete”.

Ora giacevano lì, due corpi scomposti sotto un cielo incolore, un caldo torrido e una puzza intorno di morte, di stupidità umana, di movimenti terrorizzati, di urla, senza neppure sapere l’inizio, figurarsi la fine.

Il mare, già che colore aveva ora il mare, boh, era lontano da me, probabilmente era diventato rosso anche quello, la luna, come il cielo era sempre opaca e le stelle era da tempo che si rifiutavano di splendere, il sole, lui sì, era torrido e sempre più malato.

Un fruscio dietro di me, mi volto, sono armato fino ai denti, sparo, no, mi blocco, è un piccolo uomo, come si chiamano…, si, bimbi. E’ scalzo, sporco, i capelli quasi sulle spalle, no è una bambina, piange, mi avvicino, singhiozza sempre di più. Per la miseria…, sparano, la sollevo da terra, è una piuma, corro come un pazzo, con le armi e la bambina sotto braccio…all’infinito.

Non lo so che è successo, quando mi sveglio sono in mezzo al fango, c’è un ruscello, ci sono dei corpi privi di vita e improvvisamente mi alzo, sotto di me c’è la bambina, si chiama Sonia e non piange più.

Mi guarda con aria interrogativa, ma adesso è calma.

Le dico: “Dobbiamo scappare e nasconderci, lo sai vero?”

Annuisce e mi dà la mano. Adesso ho una responsabilità in più. Penso a Geronimo e Ulisse che ho lasciato per terra e senza neanche una sepoltura, poi rifletto: ” se c’é un bambino, c’é ancora la vita”.

Loro non hanno voluto lasciarmi da solo neanche questa volta.

6 pensieri su “Opacità”

  1. Sperare sempre.
    Perchè ci sarà pure un motivo, uno scopo nel vivere di ognuno di noi, anche se in questi giorni di dolore è difficile capire il senso di tante morti innocenti.
    Ciao
    anna

    5 s

  2. Ho letto questo racconto proprio oggi che si sono svolti i funerali dei nostri soldati morti a Kabul. Mi chiedo quanto sangue ancora l’umanità dovrà versare perchè tutti finalmente comprendano l’inutilità della guerra. Mi chiedo quante malattie sarebbero state sconfitte, e quanto pane per gli affamati, con le risorse sciupate in guerra. Mi chiedo ancora quanti ricordano il sacrificio di chi ha pagato la nostra libertà. Complimenti ciao.

  3. X Anna e Rubino

    Personalmente considero la guerra un grosso limite della testa umana, o meglio, considero un gosso limite per l’intelligenza umana la mancanza di alternativa.
    Dal passato bisognerebbe imparare, ma la sete di potere impedisce ogni ragionamento e lascia strade insanguinate da morti innocenti.

    Grazie a voi per aver letto il mio racconto che voleva essere uno sfogo e un piccolo contributo per ribadire il mio pensiero sulla guerra.
    Sandra

  4. Forse fra tutti i tuoi racconti che ho avuto il piacere di leggere questo è il più ricco di emozione. Sarà, come dicono Anna e Rubino, perchè proprio oggi abbiamo salutato i nostri eroi. Mi sembra comunque una bellissima descrizione di un momento che da una parte saluta la vita e subito dopo ne abbraccia una nuova nella quale la precedente rivive. Ed ancora una volta il pensiero si collega al pianto di un figlio con un basco amaranto in testa che saluta il padre avvolto in una bandiera.
    I miei complimenti
    Raf

  5. Un bel racconto Sandra! E’ orribbile che nel 2009 ci troviamo ancora a parlare di guerre e di bambini che muoiono per la troppa povertà.
    Complimenti e 5 stelle.

  6. X Raf
    Grazie Raf, sono lusingata e spero di migliorare sempre.
    Un saluto.
    Sandra

    X Lucia

    Grazie Lucia. il dialogo e il rispetto reciproco sono grandi assenti, purtroppo. Qualcuno ci prova, ci va vicino, ma…, continuiamo a sperare.
    Un saluto.
    Sandra

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