Alron

E’ notte.
Piove.
Lo scroscio dell’acqua gli riempie le orecchie, sta cercando di dormire ma non può chiudere occhio a causa di tutto quel rumore.
Si rigira nel sacco a pelo, il fuoco si è spento, il freddo è pungente, impreca.
-Ma chi me l’ha fatto fare di vivere così?-
Se lo chiede ogni notte, ogni momento in cui la sua mente si rilassa.
E la risposta è sempre la stessa, arriva sempre allo stesso modo, nello stesso istante, tutti i giorni.
Nei suoi incubi.
Urla, terribili urla di dolore saturano la sua testa, poi viene il fuoco con il suo calore, con la sua distruzione, lui non sa dove si trova, il suo punto di vista è parecchio basso. E’ piccolo. Piange. Ha perso i genitori. Una voce urla ancora più forte. E’ suo padre.
Frammenti.
Troppi frammenti per poter avere un quadro completo di ciò che fu la sua vita prima di, beh, di questo.
La mattina è sempre uno straccio, impiega ore a riprendersi dalla notte, rimane nel dormiveglia dolorante.
Ricorda solo il suo nome.
Alron.
Quando si alza accende di nuovo il fuoco, beve dalla sua riserva d’acqua, trova un ruscello e si lava.
Mangia qualcosa, frutta o piccoli pezzi di carne arrostita.
E si guarda attorno.
Senza la pioggia la foresta sembra decisamente più bella, verde e rigogliosa, folta, sa che li dento non lo troveranno mai e lui potrà invece reperire tutto quello di cui ha bisogno per scappare da loro.
Si rade col pugnale, attento a non ferirsi.
Controlla le armi, tutte le mattine, le affila, sistema le piume delle frecce, la coda dell’arco.
Poi ritira tutto e cammina.
Gli sembra un infinità da quando ha iniziato a scappare, da cosa non ricorda, la sua vita è filata per vent’anni di corsa nella paura.
Ha un corpo tonico, dopotutto ha vissuto da solo da sempre, due occhi neri e profondi come un pozzo in una notte senza luna, i capelli corvini, lunghi fino alle spalle, una camminata sicura, ferma, eppure silenziosa.
Ok direte voi, ma dove sta l’azione? Dove sta la storia?
Aspettate dico io, qualcosa è chiaro che succederà.
E succederà proprio quella mattina.
Il suo udito è acuto, più acuto di chiunque altro.
La sente.
Scappa.
E’ inseguita.
Tre uomini.
Forse non uomini.
Corre.
Salta pietre, arbusti, alberi caduti, stanno per raggiungerla.
Con un salto è oltre una bassa collinetta di erba, con un movimento fluido e veloce toglie l’arco dalle spalle ed atterra in ginocchio incoccando una freccia.
Pochi secondi, le piume toccano le labbra, poi il sibilo ed il tonfo della freccia che penetra nella carne seguita da un grugnito gutturale.
-Orchi- disse il ragazzo con un sorriso incoccando la seconda freccia, sta per scoccare quando sente un urlo, la ragazza è caduta.
Estrae la spada in un arco lucente, la lama è arruginita ma il filo è perfetto.
Di nuovo corre ed incercetta un altro orco sulla strada, l’altro impugna una grossa mazza e sferra un colpo che potrebbe ucciderlo, Alron lo schiva e con una mano allenata da anni di vagabondaggi centra la gola dell’avversario, nel poco spazio che rimane tra elmo e pettorale e trancia di netto la colonna vertebrale. L’orco si accascia senza fiatare. Ne manca uno ancora, Alron lo vede, sta per prendere la ragazza quando all’improvviso si porta le mani alla faccia, urla, l’elmo è diventato rovente come se fosse stato appena forgiato da un fabbro. L’orco muore tra atroci dolori. E’ finita.
-Grazie- disse la ragazza -Ma non serviva- si alzò spazzolandosi la lunga veste azzurra, i suoi capelli rossi erano sporchi ma lei non ci fece caso, puntò i suoi sconcertanti occhi verdi su Alron e disse -Chi sei?-
-Tutto bene?- tagliò corto lui, non degnò nemmeo di uno sguardo il corpo perfetto della ragazza, esile ma formoso.
-Si. Ma non hai risposto alla mia domanda-
-E non risponderò- disse -Le nostre strade si dividono qui-
-Che cavaliere!- rise la ragazza -Prima mi salvi e poi mi abbandoni?-
-Sei una maga, te la caverai-
-Si sono stata io- si appoggiò ad un lungo bastone -Li portavo in una trappola-
-Suppongo che inciampare facesse parte del piano vero?-
-Mi sono fatta male-
-Correvi guardando indietro, grosso errore-
-Tu non mi hai visto! Come puoi saperlo-
-Non lo sapevo fino ad ora-
-Oh insomma!- esclamò lei spazientita -Ma chi sei?-
-Alron-
-Bene! Io sono Deskaj Arjuna-
-Piacere e addio-
Lui iniziò ad allontanarsi, ma la ragazza soppresse la voglia di prenderlo a calci e disse, anzi mugolò:
-Ho preso una storta, non posso camminare-
Alron si fermò di colpo e fece dietrofront, si passò il braccio di lei sulla testa e la sostenne portandola ad un ruscello vicino.
La fece sedere e le tolse il pesante stivale, osservando la caviglia e muovendole il piede.
-Ahia!- esclamò lei
-Scusa- lui non alzò lo sguardo -Beh non è rotta ma si è gonfiata, ti farà male per un pò.-
-Il mio maestro ha sempre detto che dovevo imparare degli incantesimi di guarigione!-
-Hai fatto molto male a non dargli retta. Ti poterò alla città più vicina appena possibile e li ci separeremo-
-Dopotutto sei un cavaliere- disse lei sorridendo solare
-E’ ora di pranzo- non ricambiò il sorriso ma si alzò impugnando l’arco -Vado a procurare carne- corse per la foresta lasciandola sola.
Lei prese il medaglione che aveva al collo, lo aprì e lo guardò attentamente, quando lo richiuse il suo sorriso era diventato ancora più grande.
Alron tornò dopo mezz’ora con un cervo, preparò un pò di legna per il fuoco e lo accese con un paio di pietre tirate fuori dal corpetto in pelle.
Pulì il cervo con attenzione e lo tagliò in vari pezzi conservandone qualcuno in un carnaio che aveva con se, scelse dei grossi pezzi succulenti e li mise su una pietra scaldata vicino al fuoco.
-Allora- disse Alron ad un certo punto -Perchè li attiravi in una trappola?-
-Lavoro- disse la ragazza -Sai? Si lavora per potersi permettere una locanda-
-Non sono uno zotico- disse lui -Bada a come parli o ti abbandono qui-
-Lo faresti?-
-Probabilmente no. Ma almeno posso spaventarti-
-Quegli orchi terrorizzavano la città vicina, quella dove mi stai portando. C’era una taglia sulla loro testa- cambiò subito argomento -Sei bravo sai? Ti ho visto-
-Soppravvivo-
-Potresti fare l’avventuriero, come me-
-No grazie, non mi voglio coprire d’onore-
-E di soldi?-
-Nemmeno, mi accontento di ciò che ho-
-Sei strano- il suo sguardo era interessato -Non ho mai incontrato uno come te-
-Posso immaginare, sarai abituata a ben altra compagnia vero?-
-Sicuramente a qualcuno che almeno mi guarda!-
Alron si alzò e si esibì in un perfetto inchino -Mi scusi Madama Deskaj, per aver offeso il suo fine animo femminile-
-Non sei divertente!- sembrava imbarazzata -E’ che di solito….gli uomini non risparmiano occhiate lascive con me-
-La gente dovrebbe imparare a vedere oltre- il ragazzo si sedette di nuovo e prese un pezzo di carne assaggiandolo -Ottimo- disse e ne offrì uno alla ragazza che lo mangiò senza esitare.
Rimasero ancora in silenzio e dopo il pranzo Alron prese la spada e la affilò ancora mentre Deskaj giocava con una piccola pietra facendola fluttuare a mezz’aria.
-Anch’io sono orfana- disse la ragazza
-Come fai a sapere che non sono scappato di casa?-
-I tuoi occhi- rispose lei -Sei solo. Non c’è gioia di vivere nel tuo sguardo-
-La mia vita privata sono solo affari miei-
-Scusa- lei si lisciò le pieghe della veste, rossa in viso -Volevo solo provare a fare un pò di conversazione-
-Scegli qualcosa di allegro allora- stava osservando attentamente il filo, saggiandolo col pollice
-Allegro! Siamo sperduti in una foresta! Potresti approffittare di me da un momento all’altro e dovrei parlare di qualcosa d’allegro?-
-Io non approffitterò di te se è questo che ti preoccupa. Non pensi che l’avrei già fatto se volessi?-
La discussione finì li.
Ad un certo punto Alron si alzò e ritirò il campo
-E’ ora di andare- disse e l’aiutò ad alzarsi.
Camminarono a lungo, sempre in silenzio, Alron la prese anche in braccio qualche volta per farle superare dei punti difficili.
Verso sera erano in vista del paese.
-Ti devo una cena- disse lei -E non azzardarti a rifiutare- lui non fece storie.
Dopo aver riscattato la ricompensa ed aver prenotato due stanze i ragazzi si sedettero ad un tavolo ed ordinarono da mangiare uno stufato il cui odore riempiva la stanza.
Caldo e gustoso, Alron era da tanto che non mangiava in quel modo.
-Cosa farai ora?- chiese lei tra un boccone e l’altro
-Quello che ho sempre fatto. Soppravvivere-
-La vita non è fatta per questo! Devi vivere non soppravvivere!-
-Oh tu sei sicuramente una maestra in questo. Ma ho i miei motivi-
Non poterono parlare ulteriormente perchè delle urla attirarono l’attenzione di tutta la locanda.
Erano le guardie del cancello.
-ORCHI!-
Alron non si fece attendere e corse fuori senza pensare alla ragazza, sfoderò la spada in corsa e si guardò attorno.
Era tutto calmo, non erano entrati.
Ma erano alla porta.
-DA QUESTA PARTE!- urlavano le guardie -PRESTO LA PALIZZATA CEDERA!-
Il ragazzo raggiunse la zona giusto in tempo per vedere i grossi tronchi saltare via come se qualcosa di enorme li avesse colpiti, una catapulta?
Quando vide un pugno enorme farsi strada tra le difese del paese capì.
Era un gigante.
Dall’apertura sciamò una quantità impressionante di orchi, le zanne illuminate dalla luna, gli occhi iniettati di sangue, urlavano con le loro voci gutturali e terribili e si gettavano su chiunque respirasse.
Uno corse verso il ragazzo che lo decapitò con un gesto distratto della mano, il secondo ricevette un calcio a petto così forte che si sentì lo schiocco delle ossa che si spezzavano. Non avevano idea di chi stavano affrontando.
Continuò a combattere ogni nemico che arrivava a portata della sua lama, senza scomporsi, senza lasciar trapelare la minima paura.
Poi il gigante iniziò ad attaccare.
Era alto almeno otto metri e come arma usava un tronco smussato.
Alron riuscì a saltare il primo colpo, poi il secondo.
Al terzo fece l’unica cosa che gli venne in mente, si aggrappò con tutte le sue forze al tronco inarcando la schiena per non ricevere una botta troppo forte.
Il gigante alzò il tronco per sfracellarlo a terra ed allora Alron saltò.
La spada puntata verso il basso, spinta da tutto il suo corpo, si conficcò con forza nel cranio del gigante, fino all’elsa, spuntando dal mento del mostro.
Saltò all’ultimo istante mentre l’essere rovinava a terra.
-Maledizione- impossibile estrarre la spada, era conficcata con troppa forza ed il risucchio delle carni la tratteneva -Beh, mi hai servito bene-
Con un inchino voltò le spalle al cadavere e raccolse la prima spada trovata per terra, probabilmente quella di una guardia.
Deskaj intanto era uscita zoppicando e aveva capito subito la situazione, aggrappandosi al bastone aveva scagliato una palla di fuoco sul primo orco che vide, poi aiutò una serie di bambini intrappolati da alcuni nemici a fuggire. Non avrebbe resistito per molto. La caviglia faceva molto male, le faceva perdere la concentrazione e non riusciva a richiamare le energie necessarie per i suoi incantesimi.
Vide in lontananza un gigante, per pochi minuti, lo vide morire.
Vide Alron che correva dalla sua parte fischiettando.
-Salve- disse -Lo stufato era ottimo-
Proprio in quell’istante qualcosa lo colpì ad una spalla, una freccia, lui urlò dal dolore ma rimase in piedi girandosi verso colui che l’aveva colpito.
Non era un orco, e decisamente non era un gigante.
Era un umano in armatura.
Un armature in piastre, pesante, tinta di rosso con fregi e rune incise ovunque, lasciò l’arco a terra e portò la mano al fianco estraendo una spada ad una mano e mezzo pesantemente ingioiellata.
-Abominio- ringhiò a denti stretti il cavaliere ed Alron rispose:
-Oh no! Ancora voi!- con un gesto noncurante e stringendo i denti spinse la freccia ancora più a fondo fino a fargli trapassare completamente la spalla poi la spezzò e la estrasse dolorosamente -Mi hai colpito alle spalle- ansimò -Non è bello per un paladino dell’Ordine Cremisi vero?-
-Silenzio! Sono qui per giudicarti!-
-Come tanti prima di te-
Deskaj non capiva cosa succedeva, i Paladini dell’Ordine Cremisi erano uno degli ordini cavvallereschi più importanti del mondo.
Il Pladino si lanciò in corsa portando un fendente dal lato che Alron parò non senza difficoltà.
Si scambiarono colpi e parate per qualche minuto, entrambi fermi nella loro posizione.
Un turbinio di lame, tecniche, volteggi delle armi, ma nessuno riusciva a portare un attacco a segno.
Fu allora che la mano del Paladino esplose di luce.
L’ondata dell’incantesimo investì il ragazzo di sorpresa, irrorandolo di energia.
Cadde a terra svenuto, sofferente.
Senza pensarci due volte Deskja incendiò l’armatura del paladino che morì come l’orco nella foresta.
Aveva assolto il suo compito, ma aveva ucciso un Paladino. Cosa fare ora?
Quando Alron riprese conoscenza si trovava su un letto, morbido, troppo morbido per i suoi gusti.
Quanti anni era che non dormiva in un letto vero?
Troppi si disse.
Si stiracchiò lentamente facendo schioccare ogni osso del suo corpo, si era ripreso completamente dall’incantesimo del Paladino ma si sentiva ancora debole.
Perché il suo nemico non l’aveva finito, era in fin di vita, senza difese…
A meno che…
I suoi pensieri furono interrotti quando Deskaj entrò nella stanza, aveva un vassoio in mano ed un sorriso stampato sul viso:
-Ti sei ripreso!- disse felice -Hai dormito per un giorno intero!-
Alron aveva la bocca impastata dal sonno, ma si tirò su a sedere e rispose con fatica:
-Cosa è successo?- ma prima che la ragazza gli rispondesse lui notò di non avere la maglietta addosso, alzò di colpo le coperte e rimase qualche istante a contemplare ciò che vedeva.
Poi balbettò.
-Ma…ma….ma…- il suo volto aveva raggiunto il colore di una fragola matura -Tu…tu..tu…-
-Io cosa?- rispose lei -Ah quello! Beh i tuoi vestiti erano luridi li ho fatti lavare-
-Mi…mi…mi…-
-L’incantesimo ti ha fatto diventare balbuzziente?-
-SONO NUDO!-
-Oh tranquillo….mi sono girata mentre ti spogliavo-
-MA!-
-Sai che c’è chi pagherebbe per farsi spogliare da me?- rise lei e si sedette sul letto porgendogli il vassoio -Devi mangiare, altrimenti non potrai rimetterti in forze-
-Grazie- lui era ancora scarlatto, ma aveva veramente fame
-Io….emh…- disse Deskaj -Quando ti ho tolto la maglietta….-
-Non potevi farti gli affari tuoi vero?- concluse lui la frase -Così hai visto-
-E’ una cicatrice gigantesca!- disse lei indicando una striscia biancastra che attraversava il copro del ragazzo dalla spalla destra all’anca sinistra -Come hai potuto soppravvivere ad un colpo simile? Nemmeno un chierico dell’Ordine avrebbe…-
-E’ stato proprio uno di loro- tagliò corto il ragazzo -Prima hanno provocato la ferita, poi l’hanno guarita. Diverse volte-
-Io….ti hanno torturato?-
-Si- un ombra di dolore attraversò gli occhi di Alron -Per diversi giorni-
-Ma perché?-
-Non sono affari tuoi!- era la prima volta che alzava la voce e lei cambiò immediatamente argomento
-Senti…pensavo…si….insomma….-
-Che io e te potevamo fare una bella squadra- ancora una volta il ragazzo finì la frase
-Ma come puoi!-
-Finire le tue frasi? Deskaj….ci conosciamo da pochi giorni ma i tuoi pensieri sono stati sempre gli stessi. Tu vuoi la mia lama per guadagnare più soldi-
-Si e no.-
-Allora?-
-Allora devi dormire. Mi spiace- una leggera nebbiolina verda apparve dal nulla attorno al ragazzo che cadde subito in un sonno profondo -Non doveva andare così!- disse tra se e se la ragazza mentre quattro individui con tuniche simili alla sua entravano nella stanza
-E’ lui?- chiese uno dei quattro
-Si- rispose la ragazza -Portatelo via-

Alron riprese i sensi ore più tardi, ritrovandosi ancora una volta in quello stato di veglia annebbiata dal sonno.
-Maledizione, odio quando le ragazze fanno così!- a questa frase seguì un imprecazione -DESKAJ!- urlò subito dopo.
Era legato per le mani da pesanti catene decisamente resistenti, i piedi erano immobilizzati allo stesso modo, per fortuna si erano degnati di vestirlo.
-Bene- rise nella oscura stanza che sembrava più un pozzo che una prigione -Mi sono lasciato fregare come un novellino- chissà quanto avrebbe marcito la dentro.
-Quali dei miei innumerevoli nemici sarà stavolta?- disse a se stesso a voce alta -Il Consorzio? L’Ordine Cremisi? La Setta dell’Ultima Alba? Ho perso il conto di chi vuole farmi la pelle-
Una porta si aprì davanti a lui e la luce lo accecò, tre persone entrarono nella stanza, tutte con la veste scura ed il cappuccio calato sul viso, due di loro puntarono degli archi incoccati verso il suo cuore, il terzo parlò.
-Bene- disse con una voce invecchiata eppure molto autoritaria -Cosa abbiamo qui?-
-Bando ai convenevoli vecchio. Per chi lavori?-
-Io? Per nessuno. Siamo qui per stabilire per chi lavori tu- estrasse dalla tunica un piccolo amuleto, lo aprì e lo avvicinò al ragazzo per qualche istante, poi lo richiuse e disse:
-Liberatelo-
Non appena le due guardie gli levarono le catene Alron reagì con una velocità fulminea, torse il braccio ad una delle guardie e lo mandò a sbattere contro il muro, contemoraneamente assestò un calcio al mento alla seconda e prese per la gola il terzo uomo stringendola più forte che poteva.
-Come ho detto…bando ai convenevoli. Per chi lavori?- lasciò la presa quel tanto che bastava per farlo respirare ed aspettò una risposta
-Siamo amici-
-Gli amici non mi addormentano e poi mi incatenano!-
-Era necessario! Non saresti mai venuto di tua volontà!-
-GIUSTO!- urlò lui alzando il vecchio con la sola forza di un braccio -Io sono una pedina vero? Con chi credi di parlare?-
-Con Alron!- esclamò il vecchio -L’Eroe-
-Non c’è mai stato un Alron eroe vecchio. Solo Alron l’Abominio-
-L’Ordine è corrotto!- ansimò il vecchio scalciando -Noi siamo qui per darti una mano!-
-Un passo falso, vecchio. E ti stronco l’osso del collo. Intesi?- i suoi occhi erano gelidi
-I..intesi- disse il vecchio mentre il ragazzo lo lasciava andare, cadde in ginocchio prendendo grandi boccate d’aria
-Dove mi trovo?-
-Mi dispiace. Ma dovevamo essere sicuri che fossi tu!-
-Io chi?-
-Le spiegazioni saranno difficili, usciamo di qui- e gli indicò la porta, Alron lo fece andare avanti tenendogli una mano sulla spalla -Niente passi falsi- ripetè.
La porta si apriva su un lungo corridoio di pietra scarsamente illuminato, l’aria stantia fece pensare ad Alron che si trovavano sottoterra e questo presentimento gli fu confermato dai numerosi rinforzi in metallo che tenevano il soffitto, camminarono per parecchi metri e sbucarono in una grande sala, sicuramente il posto da cui le guardie controllavano che i prigionieri non scappassero.
Un altro corridoio, poi una scala.
La luce del sole ferì gli occhi di Alron che però non lasciò la presa sul vecchio.
Dopo qualche secondo i suoi occhi si abituarono ed il ragazzo vide.
Era un piccolo paese di campagna, le case rozzamente costruite con pietra e paglia, animali domestici che correvano da una parte all’altra ed una piccola comunità che eseguiva lavori necessari alla soppravvivenza.
Alron non poté fare a meno di notare che solo i bambini non indossa
vano la veste blu scuro.
-Da questa parte- disse il vecchio indicando una specie di struttura posta al centro del villaggio, sembrava una piccola chiesa.
Deskaj si trovava li dentro ed appena li vide esclamò:
-Padre!-
-Sta calma figlia mia- disse il vecchio -E’ tutto apposto-
-Lascialo!- intimò la ragazza -O te ne pentirai-
-Primo, qualsiasi incantesimo tu tenterai di pronunciare non sarà mai più veloce della mia mano. Secondo, non prendo ordini da chi mi ha ingannato-
-Ma non capisci? Era…-
-Necessario? No cara mia! Avresti potuto spiegarmi tutto!-
-E tu saresti scappato!-
-Basta ora- li interruppe il vecchio, si levò il cappuccio, i capelli erano bianchi e gli occhi azzurri, si vedeva subito che erano padre e figlia, i lineamenti erano identici -Ci sarà tempo per appianare le vostre divergenze. Ora abbiamo di meglio a cui pensare-
-E’ ora di parlare vecchio- disse Alron
-Abbiamo bisogno di te. Per distruggere l’Ordine Cremisi-
-Oh certo- disse lui con una risata -Come se fosse una cosa fattibile!-
-Lo è, se si sa da dove iniziare-
-Spiegati-
-L’Ordine ha deviato dagli insegnamenti del proprio credo. E’ comandato da persone assetate di sangue-
-Lo so!- esclamò lui toccandosi il petto con la mano libera di riflesso
-Sono diventati fanatici, danno la caccia a chiunque credano possa avere collegamenti con le forze delle Tenebre-
-Come me-
-Hanno bruciato un villaggio due giorni fa. Li accusavano di essere demoni-
-Donne…bambini….- disse Deskja con la voce rotta da un singhiozzo -Non hanno risparmiato nessuno-
-So come operano. Il punto è: cosa volete da me?-
-Danno la caccia anche a te. Tu hai solo da guadagnarci a distruggerli- gli rispose il vecchio
-Bene, mi introdurrò nel castello più diveso del continente, sconfiggerò le migliaia di Paladini, Maghi, Chierici al servizio dell’Ordine e poi ne ucciderò i capi. Facile. Lo faccio tutti i giorni!-
-La tua ironia non è inferiore alla tua ottusità. Se cerchiamo te è per un compito preciso-
-Parla allora, sto perdendo la pazienza-
-C’è un arma- il vecchio sembrava intimorito -Così malvagia e potente che i Paladini non ne pronunciano nemmeno il nome-
-Ed io dovrei rubarla e consegnarla a voi? Non sono un ladro!-
-No. Tu sei l’unico che può usarla il punto è questo-
-Cosa?-
-Perché i paladini ti danno la caccia?-
-Incantesimi di divinazione contro il male. Dicono che io sono un demone. Mi chiamano Abominio!-
-E gli incantesimi clericali ti feriscono parecchio vero?-
-Vecchio. Di quello che devi-
-Tu hai effettivamente dentro di te qualcosa di diverso dagli altri. Cosa non so. Ma so che potresti essere l’unico capace di impugnare ed usare quell’arma-
-E quell’arma….-
-Con quella potrai guidare un esercito. E’ tutto pronto-
-Capisco. Volete un arma cappace di sconfiggere la Portatrice in combattimento?- di nuovo si toccò la ferita
-La conosci!- esclamò il vecchio -L’arma del Gran Maestro dell’Ordine!-
-Si. Molto bene. E’ lei che mi ha inflitto questa ferita-
-Se lo fai- disse Deskaj -Salverai tutti noi Alron e….cosa che sicuramente ti importa di più….salverai te stesso-
-Diciamo che sono interessato- rispose lui infine -Non ho scelta vero? Stanno per fare qualcosa di tremendo?-
-Una crociata. Ispirata dal loro Dio.- continuò la ragazza -Un epurazione del male in tutto il mondo-
-Uccideranno tutti vero? Umani, demoni..qualsiasi razza- ora capiva la gravità della situazione e qualcosa dentro di lui si svegliava
-Esatto ragazzo. E solo tu puoi impedirlo- concluse il vecchio.
Alron lasciò la presa sulla spalla dell’uomo e sospirò pensando tra se e se -Tutte a me- avrebbe voluto dirlo ad alta voce ma invece disse:
-Cosa devo fare-
-Primo dobbiamo trovare l’arma- disse Deskaj -Come la chiamano i Paladini l’Innominabile-
-Dobbiamo?-
-Mia figlia verrà con te. Per aiutarti-
-O per controllarmi?-
-Le informazioni sull’Innominabile sono scarse- tagliò corto la ragazza -Una vecchia pergamena indica che l’ultima volta fu vista dalle parti del Tempio di Gjilyn-
-Il Tempio dei Folli?- disse Alron -Dio mio-
-Esatto-
-Quelli si strappano la carne con le unghie-
-Un tempo erano temuti, poi….-
-Poi quei pazzi hanno letto le profezie proibite del loro dio e sono usciti di senno!- disse Alron -E dovremmo andare da loro?-
-Partiamo tra due giorni. Il tempo di preparare il necessario- rispose la ragazza -Ora mi ritiro, hanno bisogno di me- uscì dalla stanza lasciando il vecchio ed Alron da soli
-Il mio nome è Xelon ragazzo, nel trambusto ci siamo dimenticato le presentazioni-
-Piacere-
-Vieni ti mostro dove dormirai-
Gli fece fare un giro per il villaggio e gli diede qualcosa da mangiare, Alron preferì non chiedere il perché delle vesti, sapeva che probabilmente la risposta non gli sarebbe piaciuta.
Gli avevano assegnato una piccola casa in una zona centrale, dotata di ogni lusso disponibile in quel piccolo villaggio.
Alron cadde subito sul letto, da troppi giorni non dormiva in modo decente.
E di nuovo sognò le fiamme, le urla, nuovi elementi si aggiungono alla visione, una risata glaciale.
Successe però una cosa strana, l’incubo sparì di colpo ed un volto che non riusciva ad identificare, annebbiato, ma incredibilmente dolce.
Non aveva mai provato una sensazione simile.
La voce che gli riempiva la testa lo faceva sentire bene, gli riscaldva il cuore, una musica armoniosa che colmava un vuoto a cui non aveva mai pensato.
Per la prima volta nella sua vita dormì senza svegliarsi a causa della paura.
Ancora stordito dalla strana esperienza si alzò dal letto ed infilò la testa in un secchio pieno di acqua gelata.
Quando la tirò fuori i capelli gli si erano attaccati sulla faccia, camminò mentre tentava di toglierli e sbattè violentemente contro una trave portante al centro della casa.
-Ahi- disse riuscendo finalmente a districare i capelli, prese qualcosa dalla dispensa e fece una piccola colazione, quindi si vestì ed uscì dalla casa andando a cercare Deskaj o Xelon.
Trovò la ragazza circondata da una ventina di bambini dagli otto ai dodici anni, spiegava i rudimenti della magia con un libro aperto sulle gambe, la scuola era solo una serie di panche messe in fila di fronte ad una sedia.
-La Sorgente- stava spiegando la ragazza -E’ la componente fondamentale di un incantesimo. La Sorgente fornisce energia, da forma alle vostre volontà ed è diversa per ognuno di noi- per un attimo guardò Alron poi riprese -Saper manipolare la Sorgente è il primo passo per la magia. Presto impareremo a capire qual’è la Sorgente per ognuno di voi e ci eserciteremo ad evocarne il potere. Ora potete andare- i bambini corsero via e Deskja si rivolse ad Alron -Sono i nostri prossimi maghi-
-L’avevo intuito- rispose lui -Allora dobbiamo preparaci?-
-Vieni con me-
Lo portò in un magazzino che aprì con una chiave che portava alla cintola.
Era un cappannone molto grande che conteneva ogni genere di risorsa: armi, corde, stoffe, legna, pietre squadrate ed anche cibo essicato.
-Inizia a vedere cosa ci potrebbe servire-
-Questa tanto per iniziare- Alron camminò verso una lucente spada e la prese in mano, la lama leggermente ricurva era una novità per lui ma apprezzò la manifattura ed il perfetto bilanciamento -Strana arma, è curva-
-E’ una Katana, un arma esotica- rispose lei -Prendila se vuoi-
-Eccome se la prendo!- disse lui eccitato eseguendo poche sequenze d’attacco con precisione millimetrica -Sembra fatta apposta per me!-
-Vedi di controllare anche il resto. Io ho da fare-
-Va bene-
Lei uscì e lo lasciò solo, Alron riflettè parecchio mentre sceglieva provviste e rifornimenti, ma non su quello che stava facendo.
Ma sul perché lo stesse facendo.
Quando Xelon aveva parlato lui si era sentito come non mai, era sempre scappato, da chiunque, perché aveva sempre saputo che il suo villaggio era stato bruciato a causa sua.
Troppe persone gli davano la caccia e lui non aveva mai voluto coinvolgere nella sua vita nessuno.
Ora si trovava suo malgrado a dover combattere per la gente che aveva sempre fuggito.
Strano destino, e la cosa peggiore è che si sentiva assolutamente portato per quella missione.
Sapeva che era destinata a lui.
Come se una voce gli ripetesse: -E’ il tuo momento-
Forse lo era davvero.
La mattina della partenza era finalmente arrivata, Alron aspettò pazientemente che Deskaj salutasse la sua famiglia, poi Xelon gli diede due cavalli, caricarono le provviste e partirono dal villaggio.
-Sono quattro giorni di cavallo da qui al Tempio- disse Deskaj -Dovremo stare attenti-
-Io sto SEMPRE attento- sottolineò il ragazzo senza guardarla -Sei pregata di non trattarmi come un bambino-
-Non avevo la minima intenzione di farlo, Alron. Ma sai? Forse sarebbe meglio se lo facessi!- spronò il cavallo e partì al galoppo, Alron non fu da meno ed in poche falcate la raggiunse.
Le prime ore di viaggio passarono silenziose, tra sentieri attraverso foreste e pianure tutte uguali, non avevano voglia di parlarsi, anzi evitavano anche di guardare il compagno.
Poche ore prima del tramonto si accamparono in una grotta naturale.
Alron accese un fuocherello e mise a cuocere uno stufato di radici ed erbe che aveva trovato li attorno, le provviste secche dovevano durare per tutti i quattro giorni di viaggio infatti, che insaporì con qualcosa delle sue provviste.
-Saremo dovuti andare in locanda- disse la ragazza mangiando lentamente
-Certo! Come no!- esclamò Alron -Dopotutto non hai ucciso un Paladino dell’Ordine ed io non sono ricercato da una vita vero?-
-Cosa vuoi dire?-
-Che ci stanno cercando, ovunque-
-Nessuno ci ha visto!-
-Sei una maga, combatti l’Ordine e non sai queste cose?-
-Insomma ti vuoi spiegare?- ora era veramente irritata -Parla chiaro!-
-Tutti- disse Alron -Tutti i Paladini dell’Ordine hanno una piccola scatola magica nelle loro stanze. Nel momento dell’iniziazione la scatola viene collegata magicamente ai loro pensieri. E li registra. Fino alla morte-
-Vuoi dire che….-
-Quando hanno visto che non tornava hanno guardato in quella scatola. Ed hanno visto noi- non sembrava minimamente preoccupato
-Ma! Allora ci danno la caccia! Saranno sulle nostre tracce!- Deskaj si guardava intorno spaventata -Potrebbero essere qui attorno-
-No ci avrebbero già ucciso- rispose calmo Alron -Sono anni che scappo da loro, non ci troveranno mai-
-Una volta ti hanno trovato. E ti hanno torturato-
-Non succederà una seconda volta. Sono stato uno stolto- i suoi occhi si riempirno di lacrime e la ragazza pensò che il ricordo delle torture subite lo sconvolgesse.
-Scusami- si affrettò a dire -Non volevo portarti alla mente certe cose-
-Non è colpa tua- non disse altro ma continuò a mangiare la sua zuppa
Si sdraiarono nei sacchi a pelo, vicino al fuoco e cercarono di dormire.

Alron si svegliò di soprassalto, come sempre, ricoperto di sudore e con un urlo lacerante nella testa.
Deskaj non si era accorta di nulla ed il ragazzo uscì dalla caverna per prendere una boccata d’aria.
Adorava l’aria notturna e l’oscurità.
Respirò a pieni polmoni i profumi della foresta, l’erba, gli alberi, i fiori, quel vago sentore di animale…il sangue….
Il sangue….
Quell’odore riempì le sue narici…
Caldo, saporito, così buono in bocca….

La donna dentro la caverna è un bersaglio troppo pericoloso, troppo protetto, deve trovare qualcosa per sfogare la sua fame.
Vaga per la foresta, senza meta, seguendo una pista fatta di colori ed odori…
Si..
Lo sente, la traccia è calda, è appena passato di li, si è fermato, poi ha ripreso a correre.
Gli serve del sangue, è passato così tanto tempo dall’ultima volta, forse avrebbe mangiato anche della carne quella notte…
Continua a camminare, poi corre, il corpo disarticolato, non è una corsa umana, nemmeno animale, è una corsa aliena, qualcosa che non dovrebbe esistere.
C’è una casa, del fumo dal comignolo….è abitata….
Senza attendere un attimo si lecca le labbra e salta all’attacco….

La mattina dopo Deskaj lo svegliò con un calcio
-E’ tardi- disse -Dobbiamo partire o saremo in ritardo con la tabella di marcia!-
-Va bene…- biascicò lui, si sentiva strano…sazio…non ricordava cosa aveva fatto la notte dopo essere uscito dalla caverna….
Non fece colazione, lo stomaco stranamente chiuso e la nausea non gli davano tregua…
Deskaj pretese che fermassero in un paese per comprare alcune cose ed Alron dovette cedere facendole però promettere che non si sarebbe mai levata il cappuccio.
Lasciarono i cavalli poco fuori dalla porta, pronti a partire ed entrarono.
Un piccolo paese, con le case tutte uguali, tipica architettura di un villaggio nato e cresciuto sotto la guerra.
Mentre camminavano nella strada principale Alron non poté far a meno di vedere caserme e mense ovunque al posto delle case.
Conosceva molti posti simili a quello, una volta finita la guerra erano stati abbandonati e poi ripopolati con la gente sfrattata dai villagi bruciati.
Deskaj si fermò davanti ad una piccola erboristeria ed osservò le erbe in vendita sui banchi all’esterno, fece qualche domanda al padrone della bottega ed uscì soddisfatta con alcuni sacchetti.
-Visto?- disse con un sorriso -Non è successo niente-
Si sentì un sibilo e Deskaj cadde in avanti.
Alron la prese al volo, una freccia spuntava sotto il seno sinistro a pochi centimetri dal cuore.
Con un solo movimento afferrò la ragazza saldamente e con l’altra mano estrasse la spada guardandosi attorno pronto per un altra freccia.
La ragazza era svenuta, doveva fare in fretta.
Non aveva tempo di cercare il sicario che probabilmente era già lontano, corse verso una locanda tenendo la ragazza aggrappata a se ed affittò una camera.
Posò la ragazza sul letto.
Rimase solo un istante immobile pensando a quello che doveva fare.
Poi non ebbe un attimo di esitazione.
Tolse la veste alla ragazza e si costrinse a stare attento alla ferita.
Mezzo centimetro più su e sarebbe morta.
Era sicuro che non avesse colpito il polmone, la bocca era pulita, non c’era traccia di sangue spumoso.
Spezzò l’asta con delicatezza e tastò la ferita.
Farla uscire dall’altra parte era fuoriluogo, gli avrebbe perforato un polmone e sarebbe morta.
Tirò fuori dalle loro provviste i cucchiai che avevano usato per mangiare la sera prima e vi versò sopra del vino fino a che non fu soddisfatto.
Non l’aveva mai fatto, ma conosceva la tecnica.
Si trattava solo di afferrare gli uncini della freccia ed estrarla.
-Facile- disse tra se e se mentre grosse gocce di sudore gli imperlavano la fronte.
Il foro d’entrata era troppo piccolo per i cucchiai, disinfettò anche la spada e con abilità chirurgica apportò dei piccoli tagli in senso orizzontale per allargarla.
Poi infilò i due cucchiai fino a sentire la punta della freccia e li chiuse tra di loro.
Sperava di aver agganciato tutti gli uncini o tirandola fuori avrebbe provocato lesioni gravissime.
Con suo suo enorme solievo la punta uscì senza sforzo ne strappi.
Esaminò freneticamente le erbe che la ragazza aveva comprato fino a trovarne tre o quattro di suo gradimento.
Non c’era tempo di fare il fuoco.
-Maledizione, speriamo che nessuno se ne accorga-
Prese una pentola di rame e la riempì d’acqua, poi facendo molta attenzione vi immerse la mano dentro.
Dopo pochi secondi bolliva.
Buttò dentro le foglie per qualche istante poi le estrasse e se le infilò in bocca.
Masticò velocemente.
Il risultato fu una pappetta verde dall’odore e dal sapore disgustoso.
applicò con cura l’impacco alla ferita della ragazza la fasciò molto stretta, poi la coprì per bene e si accasciò per terra, era troppo anche per lui.
Controllò la ferita un ora più tardi, sembrava pulita e non c’era nessun segno che la punta fosse avvelenata.
Deskaj dormiva tranquilla e respirava correttamente.
Si azzardò a lasciarla da sola e prese qualcosa da mangiare.
Quando tornò lei era sveglia, teneva le coperte e non si muoveva, però vide che tremava.
-Stavi dicendo?- disse lui con un sorriso -Visto!- imitò la sua voce ed il suo modo di fare -Non è successo niente!-
Lei malgrado la situazione sorrise.
Fece per alzarsi ma Alron le intimò di non muoversi.
-Come mangio se non mi posso alzare?-
-Silenzio- disse lui ed iniziò ad imboccarla -La ferita è grave e non si è certo chiusa in un ora-
-Dove hai imparato?- chiese lei mentre il ragazzo le puliva la bocca con un pezzo di stoffa
-Sono stato alievo di un curatore molto tempo fa. Mi ha insegnato tanto-
-Ti ha insegnato bene devo dire-
-Riposati ora-
-Ma…dobbiamo andare-
-Non vai da nessuna parte fino a che ti curo. Vedi? Avevi ragione la prima volta che ci siamo incontrati!-
-Sul fatto che sei un cavaliere?- provò a ricordare lei
-No- rispose lui aprendosi nel primo vero sorriso sincero che lei gli avesse mai visto -Sul fatto che dovevi studiare gli incantesimi di guarigione-
Quella notte Alron dormì sul pavimento vicino al letto di Deskaj e lei non fece storie, ma arrossì parecchio, quando lui disse che doveva controllare la ferita.
Nessuno dei due in realtà riusciva a dormire, a lei faceva male la ferita ed a lui bruciava il fatto di non aver sentito l’arco che si tendeva alle sue spalle.
Una delle mani del ragazzo era posata sull’elsa della spada, pronta ad essere estratta al primo rumore.
Una voce arrivò alle sue orecchie quasi in un sussurro:
-Dormi?-
-No- rispose
-Neanche io-
-L’avevo intuito sai?-
-Sai che…..non ho mai dormito nella stessa stanza con un ragazzo-
-Posso immaginare….non lo stai facendo nemmeno ora-
-Ma…- la sua voce tremava dall’imbarazzo -Cosa hai capito???-
-Con tutti i discorsi che facevi….-
-Io non ho mai…..-
-Evitiamo l’argomento? Devi dormire-
-Mi fa male-
-Lo so, ma sei viva no?-
-Non ti ho ringraziato-
-Non serve-
-Grazie-
-Vuoi dormire ora?-
-Sei sempre così?-
-Così come??-
-Scorbutico!-
-Quando si vive da soli….si diventa così-
-Beh non sei più solo lo capisci o no?-
-No-
-Te lo farò capire io allora-
-Sprechi il tuo tempo-
Rimasero in silenzio per qualche istante, poi lei disse, con voce così bassa che Alron pensò fosse solo una sua impressione
-Ti prego…dormi qui vicino a me….ho paura-
Senza sapere nemmeno il perchè lo stesse facendo il ragazzo si alzò da terra e si sdraiò al suo fianco.
Sentì subito la mano di lei posarsi sul suo petto ed il suo respiro a pochi centimetri dal collo.
Si fece sempre più regolare e capì che lei si era addormentata.
Chiuse gli occhi….
E sognò.
Non era mai stato in quel posto, eppure gli era decisamente famigliare.
Era una sala enorme, talmente sterminata che lui poteva vedere solo pavimento e soffitto, entrambi di scintillante cristallo color nero.
C’era una sedia, di cristallo blu.
Ci si accomodò sopra, sapeva che era Lui a volerlo.
-Perché sono qui?- chiese al nulla.
Ed il nulla rispose:
-Ti meriti una giornata priva di incubi ragazzo- conosceva anche quella voce, giovane, potente, carismatica.
-Grazie-
-Oh non ringranziarmi! te la sei meritata-
-Perché?-
-Hai salvato la ragazza senza esitare. Proprio quello che mi aspettavo da uno come te-
-Uno come me?-
-Esatto. Ma non chiedere ciò che non posso dirti-
-Come fai a sapere cosa ti volevo chiedere?-
-Perché è la domanda che si fanno tutti in questo mondo. Ed anche negli altri-
-La risposta dove sta?-
-Dove tu vuoi che sia, ma ora devi andare. Ed anche in fretta-
-Perché?-
-Arrivano-

Aprì gli occhi di colpo giusto in tempo per sentire qualcuno che apriva la porta, senza esitare un attimo si alzò estraendo la spada e la mosse ad altezza della testa di un uomo.
Si udì un rantolo ed il rumore della spada che raschiava sull’osso, fu difficile liberarla.
Svegliò bruscamente Deskaj aiutandola a vestirsi
-Tieniti a me, dobbiamo scappare- mentre scendevano le scale un altro uomo gli si parò davanti, nessun segno di riconoscimento, nessuna armatura.
Alron non ci pensò due volte a tagliargli il braccio prima che raggiungesse l’arma dalla cintura, spense il suo urlo di dolore tranciangli le corde vocali e lasciando li a morire.
Scesero in fretta le scale con Deskaj sempre più debole.
Alron si girò verso il locandiere che aveva una faccia soddisfatta
-Ci ha venduto- disse a denti stretti
-Gli affari sono affari ragazzo-
-Giusto- rispose lui e per senza battere ciglio gli infilò la spada nel cuore, poi si girò per uscire.
Sul limite della porta si fermò di colpo, lanciò una moneta d’oro verso il cadavere del locandiere e disse:
-Io i miei debiti li pago-
Deskaj svenne di nuovo prima che raggiungessero i cavalli, Alron impiegò alcuni minuti a buttare via la roba non indispensabile ed a stipare tutte le provviste su uno solo. diede una pacca sul sedere ad uno dei due cavalli, mandandolo dalla parte opposta a quella che voleva prendere lui, poi appoggiò la ragazza sulla sella.
Ed in quel momento lo sentì.
Un rumore metallico.
Cigolante.
Era un uomo in armatura.
Era un Paladino.
-Abominio- la sua voce suonava strana -Sono qui per ucciderti- estrasse la stessa spada del suo ultimo avversario e si lanciò all’attacco, Alron parò con semplicità il fendente e contrattaccò.
Si scambiarono qualche colpo, saggiando le difese l’uno dell’altro.
Ci fu un altro attacco da parte del Paladino, ma Alron schivò senza problemi.
-Tutto qui?- sorrise al Paladino roteando la spada -Mi annoio-
l’attacco successivo fu più terribile, il Paladino fu vicinissimo ad ucciderlo, ma Alron parò all’ultimo.
-Bene- disse Paladino -Stai per morire-
Sbattè la mano per terra creando dei piccoli solchi…
-Cavolo- disse Alron -Una Consacrazione!-
Se c’è una cosa che odia nei Paladini e quando tentano di usare la magia contro di lui.
I solchi sul terreno di inondarono di luce ed Alron saltò all’indietro, sapeva che camminare sulla terra consacrata l’avrebbe con tutta probabilità ucciso.
Dello stesso avviso era il Paladino che rimase al centro dell’incantesimo e rinfoderò la spada, Alron sentì una bassa preghiera cantilenante che preannunciava un nuovo incantesimo.
O agiva in fretta o sarebbe morto.
-Odio queste cose-
Fece l’unica cosa sensata che poteva fare, o almeno…l’unica cosa sensata secondo il suo modo di pensare: prese la rincorsa e saltò sulle spalle del cavaliere che non solo perse la concentrazione per l’incantesimo, ma rovinò anche a terra mentre Alron si levava di torno con una capriola all’indietro.
Gli era caduto l’elmo…anzi…le era caduto l’elmo.
Una giovane donna coi capelli bianchi col viso da bambina era stesa al centro della terra consacrata.
I suoi occhi azzurri scintillavano alla luce della luna.
-Abominio- disse con una voce che colpì Alron, era troppo piccola -Come osi-
-Ora l’Ordine manda i bambini a cercarmi?- disse il ragazzo -Devono essere veramente disperati!-
-Non mi parlare Abominio! Qualsiasi cosa esca dalla tua bocca è blasfemo!- si rialzò in piedi ed estrasse la spada a fatica, ansimava
-Sparisci ragazzina-
-Combatterai contro di me che tu lo voglia o…- cadde all’improvviso a terra e Alron si slanciò per raccoglierla e vedere cosa fosse successo, appena mise un piede all’interno dell’area consacrata si bruciò e saltò indietro -Ma cosa…-
-Non..ho…forza…- rantolava Deskaj alle sue spalle -Non durerà a lungo…-
Alron saltò sul cavallo e la strinse con un braccio mentre con l’altro afferrava le briglie.

Deskaj non poteva stare tutto il giorno a cavallo, dovevano fermarsi spesso per controllare la ferita e farla riposare.
Quella sera si accamparono a ridosso di una parete rocciosa, circondati da una fitta vegetazione.
-Come va la ferita?- chiese Alron
-Brucia-
-Normale. Vuol dire che le erbe fanno effetto.-
Deskaj si strinse le spalle infreddolita.
-Hai visto? Non avrà avuto neanche diciasette anni-
-Si- Alron non voleva parlarne, quella ragazza l’aveva turbato -Mi ha chiamato Abominio-
-Solo perché respingi l’energia della luce. Non sei certo l’unico-
-Lo sono. Non mentirmi-
La ragazza non rispose, ammutolita, che lui sapesse tutto?
-Io sono unico- continuò lui -Hanno bruciato il mio villaggio per uccidere me-
-Non lo dire. Non puoi saperlo-
-Lo so. L’ho sempre saputo-
-Mi fa male, aiutami-
Alron lasciò perdere quei discorsi ed aiutò Deskaj a togliersi la veste, ebbe un brivido come sempre mentre la guardava, levò la benda ed osservò la ferita.
-Maledizione- disse -Si sta infettando. Stenditi-
-Cosa vuoi fare?-
-Quello che avrei dovuto fare prima- rispose lui sbrigativo.
Appoggiò la mano sinistra sulla ferita, cercando di ignorare la morbidezza della sua pelle liscia, doveva concentrarsi.
-Farà più male a te che a me, stanne sicura- disse stringendo i denti.
La sua mano si illuminò e la ragazza sentì un calore profondo invadergli il petto, nello stesso istante Alron si lasciò sfuggire una smorfia di dolore e la sua mano iniziò lentamente ad emettere del fumo.
Deskaj sentì la magia penetrare a fondo suturando la ferita in modo perfetto e donando vitalità ai tessuti, l’infezione fu debellata.
Alron tolse di colpo la mano e la tenne stretta a se a lungo, lei invece si rivestì immediatamente e si avvicinò a dove lui si era rannicchiato.
-Fammela vedere- disse
-Lascia perdere- ma l’altra lo guardò con una faccia troppo risoluta e fu costretto a cedere.
Quando vide la mano Deskaj dovette trattenere un urlo, era pesantemente ustionata, prese subito dalla borsa delle bende e con un piccolo incantesimo creò una patina di ghiaccio sull’arto del ragazzo, poi lo fasciò con cura.
-Come hai fatto?- disse dopo un attimo
-Non importa-
-Alron, mi hai guarita con la magia-
-E allora? Tutti abbiamo i nostri segreti-
-Come hai fatto?- ripetè lei -Era un incantesimo della luce, complicato, potente-
-Ti ho guarita punto-
-Alron! Maledizione parla!-
-NON LO SO VA BENE?- stava urlando ora -MALEDIZIONE MA DEVI SEMPRE CHIEDRE IL PERCHE’ DI TUTTO? NON LO SO!-
-Perché ti voglio aiutare- rispose lei
-Non è vero. Lo fai solo perché te l’ha detto tuo padre! Vi servo solo per quella maledetta arma!-
-NO!- ora era lei ad urlare -CIOE’ ALL’INIZIO FORSE! PRIMA CHE TI CONOSCESSI!-
-Non è cambiato nulla. Tu non mi conosci- si infilò nel sacco a pelo e disse, seccato -Buonanotte. Ho sonno-
-Sei…- gli urlò lei -SEI!…- finì la frase con urlo di rabbia, si coricò anche lei e gli voltò le spalle.
Alron si svegliò per bere quella notte, era tutto tranquillo, per un attimo il suo sguardo si posò sulla foresta attorno a loro. E li vide.
Due occhi color brace, brillanti, fissati su di lui.
Estrasse la spada di colpo e rimase in attesa.
Qualsiasi cosa fosse non batteva ciglio.
Il ragazzo non aveva mai sentito un terrore più profondo, non era quella cosa ignota che lo osservava, ma che si sentiva stranamente affine ad essa.
Gli occhi sparirono.
Ma Alron non riuscì a dormire.
Quando si svegliò anche Deskaj mangiarono in silenzio e poi salirono a cavallo. Non parlarono tutta la mattina, seguirono solo la strada.
Erano ad un bivio.
E c’era un vecchio.
Alzò una mano e gli fece cenno di fermarsi, i due ragazzi lo osservarono perplessi.
-Salve- disse il vecchio, la voce calma, il volto coperto da un cappuccio.
Indossava una veste nera come il vuoto siderale con ricami blu scintillanti che creavano un disegno complicatissimo.
-Chi sei?- chiese Deskaj
-Io? Ho tanti nomi. Tante identità. Mi chiamavano Profeta, ma tanto tempo fa qualcuno mi ha chiamato Guardiano. E questo è decisamente il nome che preferisco-
-Guardiano….- pensò la ragazza tra se e se -Possibile?-
-Giovane ragazza- disse l’altro -I vostri destini sono intrecciati-
-Cosa vuoi da noi?- Alron era sospettoso, portò una mano alla spada
-Impulsivo, sconsiderato, antipatico oserei dire. Ragazzo-
-Come ti permetti?-
-Io so tante cose di entrambi. Più cose di quelle che voi pensiate. Inutile andare al Tempio dei Folli. L’Innominabile è nascosta meglio-
-Ma allora…tu sei…- Deskaj parve sorpresa
-Io sono ciò che sono. Sappi che il tempo è cambiato, sai cosa significa. Ed io sono qui per rimediare. L’Innominabile è stata spostata. Il vostro destino mutato. L’arma ora si trova in una guarnigione pesantemente protetta. Dai nostri nemici Deskaj. Ricorda. Dai nostri nemici-
Detto questo se ne andò per la sua strada lasciando i due ragazzi stupiti.
-Cosa voleva dire? E come faceva a conoscerti?- Alron non capiva
-E’ difficile da spiegare Alron- sembrava paralizzata
-Provaci-
-Tenterò con ciò che posso dirti. Il gruppo di cui mio padre è a capo segue delle profezie capisci? Noi sapevamo dove trovarti, sapevamo che dovevamo trovarti. Ma le profezie sono codificate e si possono comprendere solo quando viene esattamente il tempo in cui dobbiamo intervenire. Ci sei fino a questo punto?-
-Si, credo-
-Ma c’è chi lavora contro di noi per modificare ciò che deve succedere. Se ci riescono può capitare che le Profezie già ne parlino o che…beh…che la modifica avvenga senza che noi possiamo fare niente. Allora arriva il Guardiano. Lui rimette la storia sui binari giusti, da indicazioni su cosa deve essere fatto e come-
-Quindi. Chi sono i “vostri” nemici?-
-Una setta. La Setta dell’Ultima Alba. Cerca da sempre di ostacolare noi, la Fratellanza degli…, la Fratellanza. Sicuramente hanno trafugato l’arma perché credano che sia la chiave per un nuovo Avvento-
-Quelli? Li conosco eccome! Hanno tentato di farmi fuori diverse volte! Comunque non ti seguo più. Cos’è un Avvento?-
-E’ un particolare momento della storia che segna un epoca. Qualcosa che se fosse cambiato vanificherebbe sforzi fatti in passato e che ancora dovranno essere compiuti. Annullerebbe tutto-
-L’Avvento sarebbe quindi la distruzione dell’Ordine Cremisi?-
-Si. Esatto- sapeva che non era così in realtà ma non poteva dirglielo -Dobbiamo trovare quell’arma-
-Bene, non sappiamo dove sia però-
-Si che lo sappiamo-
-Cosa?-
-Il destino gioca un ruolo fondamentale nella nostra lotta Alron. Se siamo a questo bivio significa che da qui parte la strada per quello che dobbiamo fare per questo ci ha incontrato qui capisci?-
-No. Ma mi fiderò di te-
Deskaj parve spiazzata da questa risposta, si fidava di lui?
-L’avvamposto deve essere qua vicino, ne sono sicura-
Si concentrò un attimo e richiamò un antica abilità appartenente alla sua famiglia.
Suo padre la chiamava la “Vista”.
Attorno a lei era tutta pianura, incontaminata, incontrastata.
Niente costruzioni per chilometri.
Sentiva la vita scorrere in ogni direzione, e le piccole connessioni tra ogni essere vivente.
C’era un tenue filo che univa le formiche alla propria regina ad esempio, cercò di concentrarsi su se stessa e quello che vide fu il vuoto, totale, sapeva che sarebbe stato così.
Guardare Alron fu ancora peggio. Lui non esisteva alla Vista.
Però da entrambi si dipanavo diversi fili, vite collegate alla loro.
Un filo lunghissimo si perdeva alle sue spalle, era la sua famiglia lontana da li.
Alron era legato in modo strano, un filo si perdeva nella foresta alle loro spalle, più o meno dove avevano dormito, un altro finiva in lontananza ma era difficile da seguire.
Deskaj non potè fare a meno di notare un filo tra loro due però, tenue, minuscolo, ma era li. Pensò alle parole del Guardiano “i vostri destini sono intrecciati”, strani pensieri salirono a galla ma lei li scartò subito. Doveva stare concentrata.
Si ecco!
C’era un filo.
Quasi invisibile.
Trasparente.
Impalpabile.
Si dipanava da loro due e puntava in una direzione alla loro sinistra, si sforzò per seguirlo ma non ci riuscì, ebbe però l’impressione di una malvagità enorme che li attendeva alla fine di quel collegamento.
Tornò in se ed ansimò dallo sforzo, puntò la mano verso la direzione che aveva trovato e disse risoluta:
-Li-
In effetti non erano molto lontani.
O forse erano lontani ed il posto era gigantesco.
Un castello.
Non cotruito in pietra, ma NELLA pietra.
Due torri ai lati si innalzavano per centinaia di metri, le mura imponenti, merlate, poche finestre ed un ponte levatoio di crudo acciaio.
Il fossato era una voragine di cui era impossibile vedere il fondo.
Su ogni muro, su ogni torre, sul castello stesso era dipinto lo stesso disegno.
Un occhio insanguinato che spuntava da una collina come un alba.
-Bene- disse Alron osservando la fortezza -Come entriamo?-
Ma una delegazione di uomini stava già venendo verso di loro.
Si inginocchiò.
-Mio Signore! Il tuo tempo è giunto!- dissero ad Alron -La Setta ha conservato per lei l’Arma Sacra-
-Bene. Consegnatemela-
-Prima prendete la ragazza!- ordinò l’uomo in testa, tutti erano vestiti con una veste con l’occhio ricamato sopra, alcuni portavano lance, tutti spade, le guardie armate di lancia si avvicinarono alla ragazza.
-Lasciatela!- intimò Alron sguainando la spada
-Capisco- disse l’uomo -E’ la tua donna. Bene sarà trattata con riguardo. Venite con noi-
-Alron…- disse Deskaj -E’ pericoloso-
-Fidati di me donna- disse lui -Non ci faranno niente- ne era convinto.
Li portarono dentro il castello che era arredato con pessimo gusto.
Pochi mobili, impolverati, tutti dipindi dello stesso colore: rosso sangue.
-Mio Signore da questa parte- disse il capo della delegazione -Lei Signora sarà scortata nelle vostre stanze-
-Deskaj viene con me-
-Morirebbe se vedesse l’arma dove si trova ora-
-Se gli torcete un capello…-
-Mio Signore! Non potremo mai!-
-Vi conviene-
Si separarono e Alron venne fatto passare per lunghi corridoi e stanze identiche.
Preferì non guardare certe porte aperte durante il tragitto, vide solo sangue e cose che avrebbero turbato chiunque.
-Quindi mi aspettavate- disse Alron
-Oh si!- disse l’uomo -La Fratellanza non è l’unica ad avere Oracoli e Profezie. E le nostre sono più precise. E non ci facciamo scrupoli ad usarle-
-Buono a sapersi- pensò il ragazzo
-L’arma è qui dentro-
Era una stanza strana.
Il pavimento era ricoperto di sangue, le pareti ricoperte di disegni e scritture impossibili da decifrare, ritraevano una spada.
E li su un altare vide la cosa peggiore.
Un corpo.
Nudo.
Una ragazza.
Il sangue era ancora fresco e colava da una vistosa ferita alla bocca dello stomaco, l’Innominabile era infilata fino all’elsa nel cadavere.
Alron guardò con paura la faccia della ragazza.
Non era Deskaj.
-Che scherzo è questo?- urlò all’uomo
-Stia calmo Mio Signore! La Spada è sempre stata li!-
-Cosa?-
-Da quando è stata posta sull’altare la ragazza è sempre sta li. Centinaia di anni. Ed è ancora viva-
Alron si avvicinò disgustato.
Per la prima volta posò lo sguardo sull’Innominabile.
Il manico era curvo, intarsiato in un materiale nero che Alron non aveva mai visto, una gemma blu elettrico era incastonata al centro dell’elsa e si illuminò quando lui fu vicino, il pomelo era una testa di drago con la bocca chiusa.
-La estragga e lei morirà- disse l’uomo -Solo così sarà degno di impugnarla- sorrideva, Alron invece guardava con terrore il volto della ragazza che in quel momento aprì gli occhi.
Bellissima.
Eppure sofferente.
Lo sguardo era spento, vecchio, la pelle perfetta, senza una ruga.
Il sangue colava come se fosse fresco e lei soffriva.
Sorrise al ragazzo e lui si ritrasse.
Ma in quello sguardo c’era altro. C’era gratitudine. Aveva capito che era li per estrarre la spada.
Mise la mano sull’elsa e lei sorrise facendo un piccolo cenno con la testa.
Lui non riuscì a fermarsi.
Estrasse la spada in un solo movimento, lo stridio del metallo sulla roccia era un rumore splendido che irradiava potenza.
La lama era nera, curva al punto giusto e ricoperta di sangue, la ragazza si inarcò dal dolore fino a che dal suo addome non fu estratta la punta, allora rimase immobile e si dissolse in polvere.
C’era una scritta sull’elsa, in una lingua che Alron non consceva, rune…eppure le seppe leggere…

Io sono il ghiaccio e l’oscurità.
Nata per obbedire a chi come il mio padrone brama il sangue dei propri nemici.
Conosci il mio nome, usalo in battaglia per incutere timore.

-Darkfrost- esclamò Alron -Il tuo nome è Darkfrost-
-Si. La Profezia è compiuta! Il Campione del Male è sorto!- l’uomo cadde in ginocchio e si bagnò la faccia col sangue -Era scritto! Lui avrebbe ucciso per la spada! Avrebbe camminato nel sangue di mille vergini! Sarebbe stato uno di noi!-
Alron si girò di colpo e lo trapassò da parte a parte con la nuova arma esclamando:
-Ma chi ve li scrive i testi a voi?-
Ora doveva trovare Deskaj.
Quell’arma gli dava sicurezza, gli dava potere, lo poteva sentire.
Poteva affrontare l’intera setta con quella spada in mano.
Corse fuori e si guardò intorno, sentiva Deskaj, non era lontana.
Due guardie gli si pararono davanti con le lance, ma un colpo di Darkfrost riuscì non solo a spezzarle ma anche a tranciare a metà gli uomini, qualche metro più avanti trovò una porta molto spessa, chiusa a chiave, la osservò per alcuni istanti poi una voce nella sua testa disse:
-E’ solo una porta sfondala-
Guardò la spada.
Guardò la porta.
Le diede un calcio e la scardinò.
-Ma come….-
La voce nella sua testa, che capì essere nient’altro che la sua voglia di salvare Deskaj disse: -Intendevo usa la spada…ma vabbeh!-
Capitò esattamente nella stanza delle guardie.
Stavano giocando a carte e sembravano molto sorprese.
-Lui ha un poker- disse Alron indicando la guardia più vicina alla porta prima di massacrarle tutte.
Era ricoperto del sangue dei suoi nemici e non lo disgustava.
Avevano ucciso mille ragazze per lui, forse di più. Non aveva pietà.
E quel che è peggio.
Gli avevano fatto credere che Deskaj fosse morta.
La furia salì in lui come non mai.
Vide il suo volto in testa e corse ancora più veloce.
Doveva salvarla.
Sfondò a spallate un altra porta senza pensarci e falciò chiunque fu tanto folle da mettersi tra lui e la ragazza.
Sentiva una nuova forza, qualcosa in lui si era svegliato.
E voleva altro sangue.
Mutilò ed uccise per arrivare da Deskaj.
Ma alla fine fu davanti all’ultima porta.
L’avevano incatenata, ma per fortuna non l’avevano toccata.
Alron lasciò a terra Darkfrost e la liberò, poi senza alcun motivo l’abbracciò di slancio e la tenne stretta.
-Pensavo fossi morta- mormorò -Oddio pensavo fossi morta-
-Sta calmo. Sono viva- era sorpresa ma lo strinse a se, felice -Sono qui-
-Sei l’unica….l’unica che mai mi sia stata vicina Deskaj….ed io pensavo ti avessero ucciso!-
-Sai che non sono così facile da uccidere, ora andiamo via…puzzi di sangue-
Deskaj aveva ragione, Alron era letteralmente inbevuto del sangue dei suoi avversari.
Dovevano uscire di li, ed in fretta anche.
-Andiamo- la prese per mano e poi raccolse da terra la spada -Non lasciarmi la mano-
-No…- disse lei arrossendo -Non lo farò-
Alron ebbe un intuizione e con un calcio fece saltare via la porta che cadde su due guardie.
Il braccio destro, che impugnava la spada, gli pulsava dolorosamente.
Corsero fuori dal castello senz problemi, lasciandosi dietro una scia di distruzione e di morte.
Fuori li attendeva il Guardiano.
Con una spada in mano.
-Salve- disse calmo -E così siete soppravvissuti-
Si mise in posizione d’attacco e guardò Alron
-Affrontami-
Il ragazzo lasciò Deskaj e puntò la spada verso il vecchio.
Dopo il primo assalto Alron capì che non era affatto vecchio.
Non camminava più curvo ma con la schieda dritta, ad ogni movimento della veste si potevano intuire i muscoli scolpiti da anni di combattimento.
Parò il primo colpo con difficoltà e per poco non cadde a terra.
Il Guardiano lo incalzò con una serie di attacchi bassi ed alti a velocità straordinaria.
Alron ricevette alcuni colpi ma furono solo leggeri graffi.
-Hai goduto nell’uccidere quella ragazza?- chiese l’uomo all’improvviso, mentre erano faccia a faccia, le spade incrociate in alto
-Cosa?-
-Rispondi! Ne va della tua vita-
-Io…- esitò ed il Guardiano ruppe l’aggangio delle lame e si lanciò in avanti portando una serie di affondi talmente veloci che fu quasi impossibile per Alron vederli.
Eppure la sua mano si mosse da sola.
-La spada ti ubbidisce!- esclamò il Guardiano -Ti dona potere!-
-Io non lo voglio-
-Tu brami il potere-
-NO!-
Ora fu Alron ad attaccare con una furia maggiore, cosa diavolo voleva quell’essere? Chi era? Perché lo attaccava così?
-La furia porta alla distruzione ragazzo!-
Alron attaccò ancora ed ancora ed ancora, ma ogni colpo veniva parato o schivato dal Guardiano che sembrava combattere ad un livello molto superiore al suo.
-La risposta Alron!- urlò ad un certo punto -Trova la risposta alla domanda!-
-Cosa?-
-Sai di cosa parlo. Trova la domanda che tutto il genere umano si pone ad un certo punto della propria vita.-
-Io non ho preso la spada per averla!-
-Non è questa la risposta, non è quella la domanda-
-MA TU ME L’HAI POSTA! IO HO SOLO DATO RIPOSO ALLA RAGAZZA-
A quelle parole il Guardiano si fermò di colpo e la spada di Alron già in movimento si infilò in profondità nel suo cuore, per metà della lunghezza, Alron cadde a terra per l’iprovvisa mancanza di resistenza e guardò il suo avversario.
Non si era mosso.
-Hai fatto la scelta giusta- disse con semplicità, il sangue che fuoriusciva era nero -Hai scelto di proteggere la vita, ora devi farti la domanda giusta e trovare da solo la risposta-
Afferrò di colpo Darkfrost per la lama e senza sforzo la estrasse dal proprio corpo, porgendo l’elsa ad Alron, lui la prese e quel contatto fu qualcosa di strano, era solo la seconda volta che incontrava il Guardiano, ma ora sapeva che era nella sua testa da sempre, lo consceva da un eternità…
-Ora ti farò un dono- disse il Guardiano -Molto importante bada bene, tira la spada-
Alron eseguì e l’uomo strinse con la mano la lama tagliandosi profondamente.
-Questo è il mio sangue Alron. Ora la lama ne è intrisa e presto svelerà la sua vera identità. Ma ricorda, lo farà solo ed esclusivamente quando tu risponderai a quella domanda. Ora guardarmi Alron- si tolse il cappuccio e quello che il ragazzo vide fu qualcosa di straordinario -Ora che mi hai visto. Devi scoprire chi sono-
Se ne andò ancora fischiettando uno strano motivetto allegro.

Alron e Deskaj non parlarono dell’accaduto ma si apprestarono a partire per tornare al campo della Fratellanza.
I giorni trascorsero lenti, Alron sentiva sempre più male al braccio destro che era sempre posato su Darkfrost, come se la spada stesse risucchiando la sua stessa vita. Deskaj rimase in silenzio spesso e volentieri, la vicinanza ad Alron sembrava darle fastidio qualche volta, ma si aggrappava sempre con forza a lui quando salivano a cavallo.

E così tornarono al piccolo villaggio della Fratellanza.

E lo trovarono in fiamme.

Erano tutti morti. Non avevano risparmiato nessuno, donne, bambini, vecchi. Ogni casa era segnata con un sigillo dell’Ordine Cremisi.
Xelon era stato crocifisso al centro della piazza, ancora vivo.
-Padre!- urlò la ragazza vedendolo, corse da lui e tentò di tirarlo giù, ma non c’era più niente da fare.
Si era tenuto in vita da solo per giorni lanciando su se stesso incantesimi di guarigione.
Deskaj lo teneva sulle gambe e gli accarezzava la fronte, piangendo.
Alron arrivò e si inginocchiò di fronte a lui.
-Ragazzo- disse con un filo di voce -Hai l’Innominabile-
-Ma non più un esercito vero?- rispose lui con un sorriso triste -Combatterò ugualmente-
-Chi ha detto…che…non- tossì sangue -hai un esercito?-
-Cosa?-
-Hai Deskaj- sorrise per quanto poteva -Lei vale per mille. E poi….loro ti aspettano-
-Loro chi padre?- la ragazza non nessuna aveva idea di cosa stesse parlando -Noi siamo sempre stati qui!-
-No figlia mia. Noi siamo qui perché lui aveva bisogno di noi-
-Cosa vuol dire?-
-La Fratellanza è da un altra parte. Loro vivono-
-Padre….sapevi che il villaggio sarebbe stato bruciato?-
-No. Solo io dovevo morire. Ma l’Ordine…ha cambiato….-
-Il Guardiano non ce l’ha detto!- urlò Alron -Perché?-
-Perché ci sono cose che non può cambiare, o vedere. Deskaj, prendi questa- con fatica estrasse dalla veste una chiave e la mise in mano alla figlia -Apri…la camera segreta…nel mio studio- i suoi occhi si fecero improvvisamente vitrei e morì con un sorriso.
Il Patriarca della Fratellanza aveva eseguito il suo ultimo compito.
E da qualche parte un nuovo Patriarca diede il suo primo ordine: -Trovateli-
I due ragazzi non parlarono, Deskaj aveva smesso di piangere.
Bruciarono tutti i cadaveri che trovarono su una pira funebre e poi entrarono nello studio di Xelon, la porta era nascosta dietro una libreria e si aprì facilmente.
Una scala.
Scesero insieme, delle torce incantate si accendevano ad ogni passo.
Alla fine della scala c’era solo una stanza.
Completamente vuota se non per un piccolo leggio.
Un libro.
Nero.
Alron lo aprì e lesse.

Erano le Profezie.
Ma non poteva leggere il passato, ne il futuro.
Poteva solo leggere la sua storia così come la conosceva.

Alron leggerà questo libro, queste stesse parole che io ora scrivo.
Un Patriarca è passato, un altro ha preso il suo posto.
La storia muta, si evolve, ma certi nuclei importanti devono rimanere gli stessi.
Hai con te la spada, hai con te il sangue, hai in te la risposta.
La tua vita è fatta di domande e la più importante devi ancora scoprirla, ragazzo.
Ma perché la tua forza sia indirizzata la dove è necessaria devi capire il perché combatti.
Porta questo libro con te, va consegnato al nuovo Patriarca.
Il suo nome sarà Ursus.

Uscirono dalla stanza, Deskaj insistè per tenere il libro. Non voleva nemmeno parlare.
La fuori li attendeva un altra sfida.
Non un Paladino.
Ma due.
-Abominio!-
-BASTA!- urlò Alron senza lasciargli il tempo di estrarre l’arma si lanciò su di loro impugnando Darkfrost.
Avevano entrambi uno scudo ed il primo assalto fu parato.
Il ragazzo attaccò ancora con una forza che non aveva mai avuto, per un attimo i due guerrieri rimasero impressionati, ma subito iniziarono una complicata danza con le armi.
Ognuno parava i colpi destinati all’altro e Alron aveva il tempo di deviare la propria lama per evitare il contrattacco.
Il braccio gli faceva ancora più male e lo sentiva debole.
Deskaj lanciò un fulmine verso il Paladino più vicino ma la sua armatura assorbì l’incantesimo come se non fosse mai esistito
-Stolta! Sappiamo che sei un mago!- ma lei non si scompose, anzi sorrise e si buttò i lunghi capelli dietro le spalle, aveva in mano il bastone appartenuto al padre, nei suoi occh c’era una nuova luce, terribile
-Avete ucciso mio padre- disse -Affronterete tutta la rabbia di Deskaj Arjuna Exelon! Ora che mio padre è morto il sigillo posto alla nascita sui miei poteri è dissolto-
Mosse le mani velocemente davanti a se e mormorò delle parole che Alron non aveva mai sentito.
Apparve una palla lucente viola a mezz’aria.
-Ora ho il controllo su tu
tte le Sorgenti stolti. La magia Arcana è al mio comando. Niente più incantesimi elementali. Solo furia distruttrice-
Scagliò la palla verso il paladino che aveva respinto il fulmine e questa dissolse metà del suo corpo come niente, ebbe appena il tempo di sbattere le palpebre e poi si accasciò a terra in una massa informe di carne sanguinolenta.
Alron approffittò della situazione e si scagliò sul secondo Paladino che aveva estratto una corta daga e buttato via lo scudo.
Era difficile combattere contro qualcuno dotato di due armi, ma Alron non si scompose e parò colpo su colpo.
Il duello andò avanti per lunghi minuti, mentre Deskaj si accasciava esausta a terra.
I due avversari si studiavano e giravano in circolo, saggiavano la difesa avversaria con rapidi colpi, ma nessuno dei due sembrava fare una mossa decisiva.
Fu allora che il Paladino lanciò il coltello verso Deskaj mirando alla testa.
Alron si lanciò in un disperato salvataggio ed intercettò con la mano il pugnale.
Lo aveva trapassato da parte a parte.
Il suo sangue era nero ora, come se da lui fosse stata risucchiata ogni energia vitale, lasciandolo vuoto.
Osservò per alcuni istanti la mano ed il sangue.
Poi estrasse il pugnale.
La ferità si rimarginò all’istante.
I suoi occhi non erano più neri.
Ma bruciavano di un rosso ardente.
La gemma di Darkfrost cambiò colore anchessa diventando completamente nera.
-Hai osato- la sua voce era fredda, glaciale, tremenda, sia il Paladino che Deskaj rabbrivvidirono, tutto si raggelò all’istante, l’aria divenne pesante ed il cielo sopra di loro si oscurò -Stolto- il movimento di Alron fu così veloce che il Paladino si accorse che era morto solo dopo alcuni istanti.
Il braccio di Alron spuntava dalla sua schiena, aveva trapassato l’armatura e la gabbia toracica.
Stringeva il cuore del nemico.
Lo lasciò cadere.
Sfilò il braccio.
Poi guardò con orrore la sua mano insanguinata mentre tutto attorno a loro tornava normale.
Deskaj si avvicinò a lui e lo guardò con compassione.
Alron cadde in ginocchio e la ragazza lo abbracciò, aveva lo sguardo spento ed assente.
Con una voce tremante di paura disse a voce alta:
-Chi sono io?-
Aveva trovato la domanda fondamentale.
Ma la risposta non gli sarebbe piaciuta.
Quella notte Deskaj lo costrinse a dormire in una locanda, lui si muoveva poco, si lasciava guidare dalla ragazza e fissava il vuoto con occhi pieni di lacrime.
Erano soli nella stanza e la ragazza lo aiutò a spogliarsi, poi lo mise a letto.
Lei si coricò vicino, ma non aveva il coraggio di toccarlo.
-Ti faccio paura?- disse Alron fissando il soffitto -Sono…un Abominio?-
-No!- rispose lei -E’ che non so…se vuoi….-
-Se voglio cosa?-
-Oh maledizione….- lo strinse di colpo a se e si mise la mano del ragazzo tra i capelli -A me non interessa cosa tu pensi di essere. Io so cosa sei-
-Sono un mostro-
-Non è vero. Combatti per la giustizia, hai compassione, sei altruista-
-Sono un mostro-
-Smettila! Tu non sei un mostro! Sei umano!-
-Poco fa non lo ero-
-Sono le nostre azioni che dicono chi siamo Alron! Non il nostro liniaggio ne la nostra razza!-
-Io non sono umano Deskaj-
-Per me sei più umano di qualsiasi altro-
-Ho…strappato un cuore…a mani nude…-
-Hai solo fatto ciò che dovevi-
-Non sono stato io a farlo. Il mio corpo si è mosso da solo-
La ragazza si era scocciata, lo afferrò per le spalle e lo tirò a se poggiando le sue labbra su quelle di Alron.
-Vuoi stare zitto?- gli disse -Tu sei umano e basta!-
-Io…tu….-
-Beh almeno hai smesso di parlare! Ora dormi….sei stanco-
-Deskaj-
-Si?-
Alron la costrinse a guardarlo negli occhi e lei cercò di spostare lo sguardo, ma lui ogni volta la prendeva per il mento e fissava i suoi occhi su quelli della ragazza.
-Tu sei la ragione per cui combatto- disse -Quando in quella radura sono cambiato. L’ho fatto perché avevano cercato di ucciderti- lei fece per parlare ma lui le mise un dito sulla bocca -Fammi finire. Tu sei la luce che illumina la mia vita Deskaj. Mi hai fatto vedere cosa significa vivere, cosa significa aiutare veramente qualcuno. Se cadessi nell’oscurità saresti tu a tirarmi su. Solo ed esclusivamente tu. Mia Luce-
Lei non disse niente ma lo strinse ancora più forte.
Qualcuno bussò alla porta.
Con forza.
Troppa forza.
La porta si sfondò.
-Ops- disse la figura gigantesca sulla porta -Scusate, ho interrotto qualcosa-
Alron afferrò Darkfrost e la puntò su quell’essere alto due metri, i lineamenti erano difficili da scorgere sotto la folta barba.
-ZIO URSUS!- Deskaj si coprì con le lenzuola e saltò al collo dell’uomo -SEI PROPRIO TU!-
-Si piccola mia- disse l’uomo -Sono io-
-Ci mancava solo un armadio a due ante. Sei un mezzo-gigante per caso?- disse Alron posando la spada e sorridendo
-No. A dir la verità sono un Nano, non vedi la barba?-
Alron rimase pietrificato poi scoppiò a ridere
-Si certo!- disse tra le lacrime -Un nano alto due metri!-
-E’ una disfunzione ormonale- disse Deskaj -Lui è veramente un nano- era seria.
-Sul serio?- Alron non era molto convinto -Beh chiunque sia è….-
-Il Patriarca- rispose Ursus -E tu spero sia un ragazzo decente visto che hai messo le mani addosso alla mia nipotina-
-Io non ho messo le mani addosso a nessuna….-
-Certo, stavate parlando a letto!-
-Ehi! MA CE L’AVETE TUTTI CON ME??-
-Sta scherzando scemo!- disse Deskaj -Gli piace tanto scherzare!- tirò la barba al nano.
-Dobbiamo andare- disse Ursus -Presto dovremo inziare ad attaccare l’Ordine, ci sono cose più importanti da fare dopo a cui Alron dovrà partecipare. Avete il libro?-
-Si Zio- rispose Deskaj, lo prese e glielo porse -Eccolo-
Il nano lo prese e lo aprì, lesse qualche riga poi annuì -Si. Ci sono forze ancora più terribili dietro i Paladini ed il Guardiano vuole che ci sbrighiamo. La sua iniziazione dovrà essere veloce-
-Iniziazione?- disse Alron -Quale iniziazione?-
-La tua Iniziazione ad Eroe mezza tacca-
-Non è simpatico?- disse Deskaj
-Certo. Come una mazzata tra le gambe….-
E partirono.
Ursus aveva portato altri cavalli ed ora Alron era costretto a cavalcare alla sua destra, mentre Deskaj stava sulla sinistra.
Non riusciva a pensare ad altro che alle labbra di Deskaj, faceva veramente poco caso a ciò che Ursus gli stava dicendo.
-Quindi la tua iniziazione- stava dicendo il nano -Sarà il combattere un antico drago-
-Si si- disse distrattamente il ragazzo senza pensare.
-Bene, perché siamo arrivati- fermò il cavallo davanti ad una caverna.
Alron solo allora si svegliò dal suo torpore e capì cosa Ursus cercava di dirgli da ore.
-Emh…hai detto DRAGO?-
-Si certo, non sarà un problema per te- lo prese in braccio e lo scaraventò dentro la caverna
-Zio…- disse Deskaj -Ma sei sicuro?-
-Certo! e’ o non è quello che è?-
-Certe volte mi fai venire mal di testa zio…ma non dovrebbe saperlo cosa è prima di affrontare questa prova?-
-NON GLIELO AVETE DETTO?- Ursus sgranò gli occhi -Beh allora è morto…-

Il ragazzo si rialzò dolorante, quel nano menteccato l’aveva fatto volare per metri e vedeva solo oscurità in ogni parte, provò a camminare ma sbattè contro la roccia….solo allora si decise ad accendere una piccola palla di fuoco sul palmo….
La spense immediatamente.
Non poteva aver visto quello che aveva visto.
Mise la mano avanti, con calma e la posò su qualcosa di molto duro, doveva sicuramente essere un altra parete di roccia…tastò attentamente e notò che era una strana escrescenza, calda…strano..era sicuro di non poter aver visto bene, trovò un bucco e spinse dentro il dito….
-Quello è il mio naso- disse una voce a pochi centimetri da lui -Togli il dito-
Aveva visto bene.
Corse immediatamente dalla parte opposta mentre la caverna si illuminava a causa di una improvisa fiammata che prese ad inseguirlo.
Saltò fuori dall’oscurità con un urlo mentre la vampata si disperdeva sopra di lui, si rialzò di colpo mentre il rumore dei passi del drago si faceva più vicino.
Deskaj si fece avanti per aiutarlo ma Ursus la fermò con un braccio -Aspetta, vediamo come se la cava-
Alron schivò una zampata, poi un altra, saltò le fauci che stavano per chiudersi su di lui e tento un attaccò con Darkfrost che però rimbalzò sulla corazza del drago.
Era enorme.
La pupilla sottile, gialla, era puntata su di lui mentre il corpo si muoveva con un agilità incredibile a terra nonostante la mole, tentò di colpire Alron con la coda uncinata ma il ragazzo schivò l’ennesimo colpo, le lucenti scaglie rosse del drago si muovevano sinuose.
Fu allora che il drago spazientito aprì le ali e si alzò in volo con un possente battito che fece tremare la terra.
Da la sopra poteva bersagliare Alron con la sua fiamma ed il ragazzo faceva fatica a trovare riparo.
-Maledizione- disse tra se e se -Mi toccherà….-
Saltò fuori dal suo nascondiglio e rimase immobile, il drago soffiò ancora fuoco e stavolta prese in pieno il ragazzo, Deskaj urlò ma Ursus la tratenne ancora.
Quando la fiammata si dissipò Alron era ancora in piedi e senza un graffio, un lucente scudo di ghiaccio era apparso davanti a lui.
-Vediamo come te la cavi così lucertolone- urlò mentre delle lunghe lance di ghiaccio si formavano a mezz’aria e roteavano intorno al ragazzo, con un gesto della mano lanciò la magia verso il drago che schivò o bruciò ognuna di esse senza problemi.
-Tutto qui?- urlò il suo avversario -Puoi fare di meglio-
-Certo che posso!- dal cielo caddero grossi proiettili di ghiaccio che costrinsero di nuovo il drago a terra colpendo alle spalle, una volta atterrato con un possente ruggito lanciò la sua fiamma sul ragazzo che stavolta la bloccò con un getto di aria congelata prima che lo colpisse.
-Ha ereditato il ghiaccio!- disse Ursus -E’ fantastico!-
-La sua Sorgente? E’ il ghiaccio?- Deskaj non poteva credere ai suoi occhi, dove aveva imparato?
Lo scambio di ghiaccio e fuoco durò ancora a lungo mentre entrambi i contentendi esaurivano le forze.
Allora il drago si fermò e disse:
-E così l’eroe è giunto. Hai superato la tua prova ragazzo-
Con un esplosione di luce il drago scomparve ed al suo posto si trovava invece un elfo, le orecchie a punta erano inconfondibili, eppure i suoi occhi erano ancora quelli di un drago.
-Caro Sparda, l’abbiamo trovato- disse Ursus -L’Eroe-
-Si. Quando completerà il suo addestramento sarà notevole..certo ora avrei potuto incenerirlo se avessi usato tutto il mio potere-
-Volete spiegare anche a me?- disse Alron -Chi sei tu?-
-Sono Sparda. Come la famiglia di Ursus e di Deskaj anche la mia gioca un ruolo importante nel tuo destino-
-Devi sapere Alron- disse Ursus -Che le profezie non riguardano solo te, ma una serie di importanti famiglie di guerrieri che spesso hanno un ruolo importante. Il loro giuramento di fedeltà risale a così tanto tempo fa….ma non è mai stato infranto.-
-Anche la mia famiglia?-
-Si Alron- disse Deskaj frettolosa -E’ legata al destino delle Profezie come le nostre-
-Ora distruggeremo l’Ordine vero?-
-La battaglia è già iniziata- disse Sparda -I miei fratelli stanno attaccando la Rocca-
-Cosa?- urlò Ursus -Questo non era nei piani! Le Guardie Imperiali….-
-Dicono che in questo momento non è previsto un Imperatore e sai che loro si muovono solo in quel caso….-
-Vuoi dire che non avremo il loro appoggio?-
-No vecchio mio. I miei Fratelli hanno iniziato l’attacco per tenere la Rocca sotto assedio, i chierici dell’Ordine hanno già iniziato l’Evocazione-
-Basta mi sono perso!- urlò Alron -Evocazione?- chiese
-I Paladini sono controllati da forze maggiori di quello che pensi- disse Ursus -Ora stanno tentando di portare quelle forze in gioco-
-La storia è stata pesantemente cambiata- il Guardiano era apparso dal nulla al loro fianco -Troppo modificata-
-Guardiano- Ursus era sorpreso -Ma….-
-Non c’è tempo da perdere- disse l’uomo -L’Evocazione porterà in questo mondo qualcosa che è stato bandito da tanto. E sarà rabbioso-
-Volete dire che devo subito andare a combattere i paladini? Che mi dovrò scontrare con la Portatrice di Luce prima di quanto pensassi?-
-Alron!- urlò il Guardiano scuotendolo per le spalle -Le forze in gioco sono cambiate capisci? C’è qualcosa di tremendamente forte che può cambiare il futuro sotto i nostri stessi occhi-
-Non vorrà dire…- Deskaj aveva l’orrore stampato sul volto -Un Profeta?-
-TROPPE COSE TUTTE INSIEME! SPIEGATEVI!- Alron non riusciva più a controllarsi
-Un Profeta Alron- disse il Guardiano -E’ un essere dai poteri superiori, creato per sfidare gli Dei stessi. Vede il futuro ed il passato, vede i possibili futuri anche e può modificare a piacimento la storia sfruttando semplici eventi che ai più possono sembrare piccole cose. Ora ha fatto in modo che l’Ordine cadesse nelle mani di qualcosa di tremendo e terribile, una forza che questo mondo non vede da milioni di anni. E stanno cercando di portarlo in questo mondo-
-Ed io cosa devo fare?-
-Impugna Darkfrost ed impedisci che completino l’Evocazione. Non sei abbastanza forte per affrontare colui che stanno evocando. Per questo ho ordinato ai Draghi di inizare l’attacco.- poi si rivolse al drago -Sparda so che non posso ordinarti niente, ma dovresti portare Alron al fronte. Ed anche Deskaj-
-Ed io?- chiese Ursus -Cosa devo fare?-
-Organizza un assalto con le truppe che possiedi, arriverai a dar man forte alla prima linea quando necessario-
-Allora si va in battaglia- disse Sparda trasformandosi di nuovo nell’enorme drago e abbassando la spalla per far salire i due ragazzi -Tenetevi forte-
Il Guardiano prese Alron e disse:
-E’ tempo che ti mostri per quello che sei. Non lo reprimere quando verrà a galla, sta tranquillo-
-Ma….-
-NIENTE MA RAGAZZO! FIDATI DI ME PER UNA BUONA VOLTA!-
-Proverò-

Volare a dorso di drago era decisamente più divertente che a cavallo, il vento, i paesaggi, le nuvole, tutto era strano e fantastico visto dall’alto.
Quando giunsero in vista della Rocca dell’Ordine Deskaj lanciò un grido di stupore.
Sopra alla Rocca volavano centinaia e centinaia di draghi di ogni colore.
Vomitavano ondate di fuoco ad intervalli regolari, ma come si poteva notare da una strana nebbiolina attorno al castello i Paladini avevano erso uno scudo a difesa della loro sacra casa.
-Deskaj- disse Sparda -Conosci un controincantesimo efficace?-
La ragazza ci pensò un attimo poi disse
-Forse, uno dei Grandi Incantesimi codificati da Exelon….-
-Bene, sei sicura di poterli usare?-
-Si mio padre me li ha fatti imparare a memoria anche se non potevo usarli allora…-
-Alron, io resterò fuori a dar man forte ai miei fratelli. Tu e Deskaj dovrete scendere nella cripta sotterranea ed evitare che l’Evocazione sia completata.
-Adoro le cose facili- disse il ragazzo -Vuoi che ti porti anche da mangiare?-
-No grazie. Ho già intravisto alcune guardie grassottelle-
Il possente drago si tenne sospeso per aria sbattendo le ali mentre Deskaj cercava l’incantesimo giusto in memoria.
Si alzò in piedi sul drago impugnando il bastone ed iniziò a recitare l’incantesimo a voce altissima.
Quando pronunciò l’ultima parola la barriera andò in frantumi con il rumore di migliaia di vetri infranti.
Fu un attimo.
Sparda puntò il muso verso il basso eruttando fiamme dalla bocca, Alron afferrò appena in tempo Deskaj prima che cadesse e si aggrappò con forza alle punte del drago.
Appena prima di toccare terra il mastodontico essere interruppe la picchiata e si girò su se stesso facendo cadere i due ragazzi, mentre risaliva urlandò:
-Buona fortuna- il suo corpò cambiò, passando dal rosso al nero, dal cielo iniziò poi a combattere assieme agli altri draghi.
Alron e Deskaj incontrarono pochissima resistenza, pochi, sparuti Paladini si lanciavano su di loro scoordinati, con i visi stravoldi dalla paura e dalla pazzia, stava succedendo qualcosa li dentro.
Entrarono in un ampia sala arredata con sfarzo, mobili intagliati finemente, legni pregiati, grandiosi mosaici sul pavimento e dipinti su tutte le pareti.
I due si tenevano per mano ed avevano le armi pronte al combattimento…dovevano trovare l’entrata dei sotterranei e Deskaj non sapeva da dove iniziare.
Alron però ricordava dove l’avevano torturato.
Passarono altre stanze identiche e lunghi corridoi in cruda pietra.
Una scala conduceva in basso.
Già dai primi gradini si poteva sentire una cantilena di voci gutturali e raspanti.
Qualcosa di terribile.
Una sequela di versi orribili che si univano ad un rumore di persone che si muovevano.
Il sotterraneo come Alron lo conosceva era sparito.
Ora era solo una caverna gargantuesca.
Centinaia di maghi e chierici si trovavano attorno a quello che sembrava un mucchio di cadaveri insanguinati.
La gente dei villaggi non era stata bruciata subito.
Era stata rapita.
Tra i cadaveri si potevano anche intravedere alcune armature dei Paladini, evidentemente si erano ribellati a quell’orrore.
Alron estrasse Darkfrost ed esaminò la scena.
Nemmeno avendo a disposizione un esercito avrebbe potuto affrontare l’Elite dell’Ordine.
La cantilena crebbe di tono mentre la caverna iniziava a vibrare.
Sulla cima della montangna di cadaveri un uomo si alzò.
Era nudo ed in mano aveva una spada a due mani dalla grandezza spropositata.
Alron la riconobbe subito, era la Portatrice. E quello era il Gran Maestro dell’Ordine.
Mentre la cantilena cresceva ancora l’uomo si tagliò le vene sulla grande spada lucente ed aggiunse la sua voce al coro.
Troppo tardi.
L’Evocazione era ormai completa.
I cadaveri iniziarono a tremare, come se fossero ancora vivi.
La cantilena arrivò al suo culmine.
Ci fu una parola urlata da tutti, con un tono autoritario, forte.

Una chiamata.

Una risata rispose.
Una mano si fece strada nel mucchio di cadaveri.
Incorporea, trasparente.
Afferrò per la gola il Gran Maestro mentre un corpo evanescente appariva dal nulla.
Ancora quella risata, glaciale.
Il Gran Maestro si dibatteva inutilmente mentre la forma senza materia si insinuava nel suo corpo.
Presto furono un tuttuno.
Allora il Gran Maestro aprì gli occhi.
Il suo viso mutò, i suoi capelli scesero fino alla vita, la sua muscolatura si irrigidì.
Era tornato alla vita.
Puntò una mano verso un chierico dell’Ordine che si alzò in aria ed esplose come un palloncino sporcando di sangue e frattaglie i suoi confratelli.
-SONO TORNATO!- urlò quell’essere -GIOITE MORTALI! IL VOSTRO DIO E GIUNTO!-
I suoi occhi si puntarono immediatamente su Alron
-E STAVOLTA TU!- puntò il dito verso di lui -NON POTRAI FARE NIENTE!-
Una veste comparve dal nulla sul suo corpo, poi sparì.
Apparve a pochi centimetri da Alron e lo colì con un violento pugno al petto, il ragazzo sentì le costole spezzarsi sotto l’urto ed il suo corpo venire scaraventato su per le scale, svenne.
-Bene bene- disse l’essere guardando Deskaj -Una Exelon!-
-Tu…- la sua voce tremava, come il suo corpo -Chi…sei?-
-Io? Mi chiamo….AZRAEL- e quel nome rimbombò per tutta la sala -Vedo dalla tua paura che già mi conosci….-
-Il..Negromante-
-Si io. IL VOSTRO DIO!-
Sapeva di essere morta, Azrael non avrebbe desiderato altro che distruggere la linea di sangue che l’aveva esiliato per sempre.
-Sai che fu il tuo antenato vero? Lui e quel patetico Alexander! Loro mi hanno bandito da questo mondo con quello stupido incantesimo!-
-Ma io sono tornato, per cambiare tutto-
Deskaj sapeva che si trovava di fronte forse uno degli esseri più potenti dell’universo.
-Ora tu ne pagherai le conseguenze- ma prima che potesse colpirla si trovò di fronte Alron
-Lasciala la sua voce era schiumante di rabbia, quasi inumana
-Ah eccoti, evidentemente sei proprio tu il mio nemico- disse il negromante -Saresti dovuto morire ora-
-Ho detto lasciala stare-
-Sparisci microbo ho di meglio a cui pensare-
-NON OSARE TOCCARLA!- l’urlo di Alron fu seguito da un crepitante fulmine nero che volteggiò attorno al suo corpo
-Io avrò ciò che cerco, ricordatelo-
Alron tentò di dargli un pugno, ma fu subito bloccato e con un sonoro schiocco il negromante gli spezzò il polso
-Stolto-
-Scappa Deskaj- urlò il ragazzo ignorando il dolore e colpendolo con braccio destro, Azrael spezzò anche quello senza sforzo
-Sono stanco di trovarvi ogni volta sulla mia strada, presto avverrà la mia seconda Ascensione e niente potrà fermarmi. Neanche il tanto temuto Avvento dell’Erede- guardò con disprezzo Alron.
Fu allora che il Guardiano scese le scale.
-Azrael-
-Alexander! Che piacere rivederti-
Darkfrost saltò in mano al Guardiano che la osservò a lungo, si lanciò all’attacco senza preavviso scaricando addosso al negromante una serie di fendenti terribilmente potenti.
Una spada era intanto apparsa dal nulla nella mano del negromante che ora parava tutti i colpi del proprio avversario.
Lo scambio di tecniche e calci fu così veloce che Alron ne capì veramente poco, Deskaj poco più in la era terrorizzata dalla paura.
Ad ogni colpo delle due spade l’intera sala risuonava.
Azrael senza pensarci due volte colpì con forza la spada avversaria che però non venne scalfita dall’attacco.
-Azrael non cambi mai- disse il Guardiano -L’anima di un Dio non ti può salvare da me-
-Una no!- rispose l’altro ridendo -Ma due forse si….-
-Non oserai…-
Il negromante si sganciò dall’attacco nemico e con una rapida giravolta sparì del tutto.
Il Guardiano raccolse Alron dolorante e fece segno a Deskaj di seguirlo.
La rocca dell’Ordine era distrutta.
Cadaveri si trovavano dapertutto e le mura erano crollate.
-Questo posto ci serve- disse il Guardiano -Mettiamolo apposto-
Le macerie presero a rimettersi insieme mentre i cadaveri volavano fuori, la scena era veramente strana e misteriosa. Deskaj non aveva mai visto fare cose del genere con la magia.
-Deskaj- disse infile il Guardiano -Prenditi cura di lui. Presto manderò qualcuno ad aiutarlo e per quanto questa persona vi possa sembrare nemica ricordatevi che è importante….trattatela con riguardo-
Deskaj annuì guardando il tramonto all’orizzonte.
La mattina dopo l’Ordine non sarebbe più esistito.
Ma qualcosa di terribile si era svegliato dalle sue macerie.
Azrael il negromante.
Azrael il Dio.

Alron si svegliò nel grande letto del Gran Maestro dell’Ordine.
La sua testa doleva ma le braccia e le costole erano state guarite anche se facevano ancora un male cane.
Uscì dalla stanza tenendosi al muro e si avvicinò ad una finestra.
Il castello era pieno di persone.
Riparavano le mura, curavano animali, forgiavano armi.
Era un piccolo stato in miniatura sorto nel tempo di una notte.
-Ti sei svegliato- era la voce del Guardiano -Bene-
-Cosa succede?-
-Ci prepariamo alla guerra ragazzo, e tu sei il nostro condottiero-
-No. Tu sei più forte di me-
-Sbagli su questo punto. Io sono vecchio e stanco, i miei poteri sono limitati-
-Chi sei in realtà?-
-Solo il Guardiano, la mia vita è finita molto tempo fa ragazzo-
-Ed io chi sono?-
-Ah! La domanda!- sorrise -Si è la domanda esatta. Ma non posso darti una risposta-
Per la prima volta Alron indugiò sui lineamenti del Guardiano, il suo viso era quello di un ventenne ma la sua voce ed i suoi occhi neri dimostravano una saggezza coltivata in milioni di anni, i lunghi capelli corvini erano acconciati in un elegante coda ed un ciuffo ribelle ricadeva sull’occhio destro.
-Siamo parenti?-
-Molto alla lontana-
-Perché non mi dici tutto?-
-E’ necessario che tu non lo sappia-
Si sentirono delle urla ed il ragazzo tornò a guardare nel cortile.
Due persone tenevano per le braccia una ragazza in armatura, la Paladina che già Alron aveva affrontato, scalciava e tentava di divincolarsi.
Alron ed il Guardiano uscirono e andarono verso di loro.
-Calmati- disse il Guardiano -Nessuno ti farà del male-
-ABOMINI! BLASFEMI! LASCIATEMI!-
-Ho detto calmati-
-OSATE CALPESTARE LA SACRA CASA DELL’ORDINE!-
-L’Ordine è stato distrutto- disse Alron -Il Gran Maestro è morto!-
-MENTI ABOMINIO!-
-Bene, vedo che vi comportate già alla maniera giusta- il Guardiano rise -Alron-
-Si?-
-Ti presento tua sorella. Mystara-
La ragazza smise di muoversi ed ammutolì, Alron lo guardò con uno sguardo stupito
-Come hai detto?-
-Lei è Mystara. Tua sorella-
-Stai scherzando!-
-Come osi?- urlò la ragazza -Io sorella di un Abominio?-
-Quando il vostro villaggio bruciò- disse il Guardiano -Tu non eri solo-
-Io…non ricordo…-
-Lo so Alron, calmo. Mystara ricorda ancora meno, era troppo piccola-
-Io…l’ho abbandonata?-
-No. L’hai stretta a te ed hai cercato di scappare. L’Ordine voleva te e tuo padre. Sapeva che eravate gli unici a poter impugnare Darkfrost-
-Smettila!- la ragazza si mise a piangere -Non voglio ascoltare-
-L’Ordine uccise tutti, bruciò il villaggio e vi cercò a lungo. Ma tu riuscisti a portarla in salvo per molti giorni. Fino a che non ti presero-
-Io…-
-Videro in te qualcosa che li spaventò e tentarono di ucciderti. Ma i tuoi poteri si svegliarono e riuscisti a scappare. Ma eri troppo furioso, fuori controllo. Dimenticasti tua sorella. Fu allora che decisero di usarla come arma contro di te.-
-Si! Io sono l’arma della giustizia! Non sono la sorella di questo Demone!-
-SILENZIO! Videro in lei il potere della luce e non sbagliarono. Fu addestrata come Paladina e per darti la caccia. Non seppe mai da dove veniva-
-Non posso crederci-
-E’ necessario che tu ci creda. Lei può eliminare la tua unica debolezza-
-Cosa?-
-Tu sei l’ombra Alron, Mystara è la luce-
-Può…guarirmi dalla mia sensibilità alla luce?-
-Molto di più. Può addestrarti ad usarla-
-Ma io non posso…-
-Ma perché dovete sempre essere così testardi?- spazientito alzò le mani -Senti. Azrael conosce il tuo punto debole. Lui ha istigato i Paladini ad ucciderti. Se tu lo annulli sarai in grado di sconfiggerlo-
-Azrael….questo nome….-
-Si Alron. Fa scattare un campanello di allarme nella tua testa lo so. E’ una di quelle cose imprevedibili. Bisogna cambiare i piani-
-Quali piani?-
-Secondo la storia ufficiale tu avresti sconfitto il Gran Maestro in combattimento, avresti salvato tua sorella, avreste scoperto la verità e lei avrebbe riformato l’Ordine secondo leggi giuste-
-Ed ora invece?-
-Ora l’Ordine è sparito, non può essere salvato. Questo provocherà dei cambiamenti ad altri destini ma io posso risolverli. Azrael invece è il nemico peggiore. I suoi poteri vanno oltre ciò che avresti dovuto affrontare. Creerà un esercito. Sarà già pronto. E noi abbiamo bisogno del nostro- si rivolse alla ragazza -Mystara. Devi addestrare questi uomini come paladini-
-Mai-
-Senti. Io non ho tempo da perdere.-
-Io sono una Paladina dell’Ordine Cremisi. Distruggo la gente come voi-
-Uccidi bambini? Bruci villaggi?-
-L’Ordine non ha mai fatto niente del genere!-
Il Guardiano l’afferrò per un braccio e la sollevò quasi fosse senza peso.
-Ti farò vedere-
C’era una stanza nel castello, un intera stanza per conservare le piccole scatole collegate alle memorie di ogni membro dell’Ordine, il Guardiano chiuse Mystara la dentro e le disse:
-Divertiti-
Deskaj era molto occupata ed Alron la vide pochissimo per tutta la mattina, a pranzo non si parlarono a causa dei numerosi messaggeri che arrivavano ad intervalli regolari, il pomeriggio poi il Guardiano insistette per allenarlo personalmente.
Mystara non mangiò niente tutto il giorno e non uscì dalla stanza.
Arrivò la notte e Alron si trovava sugli spalti per a guardare le stelle, in basso le guardine notturne pattugliavano le mura.
L’oscurità della notte lo avvolgeva completamente ed il freddo pungente per lui era solo una piacevole sensazione di freschezza.
-Cosa guardi?- quella voce dolce apparve alle sue spalle come un sogno
-Niente-
-Non è vero- Deskaj lo abbracciò da dietro e lo strinse -Mi sei mancato-
-Sono confuso- arrossì
-Oh insomma-
-Sono cambiate tante cose ed in troppo poco tempo-
-Imprevisti Alron-
-E’ tutto così…-
-Difficile?-
-Si. Tutti contano su di me ma ricordi? Azrael mi ha spezzato le braccia come se fossero fuscelli-
-Il Guardiano dice che presto la situazione cambierà e tu mostrerai il tuo vero potere-
-Io non sono un Eroe. Non sono uno di quei antichi guerrieri-
-Cosa?-
-Mio padre…mi raccontava delle storie…è strano che mi vengano alla mente ora-
-Forza vai avanti-
-Mi diceva sempre: tanto tempo fa, così tanto che loro vivono solo nelle nostre memorie, esisteva una famiglia di guerrieri così forti che gli Dei stessi si inchinavano al loro cospetto-
-Sono le antiche leggende dei Fratelli vero?- il suo viso si illuminò -Io le conosco bene-
-E tutti i loro compagni….aspetta….-
-Alron andiamo dentro dai-
-Nono aspetta! Le leggende…sono vere?-
-Cosa intendi dire?-
-Tutto questo. Tutte le persone che girano attorno a me…-
-Io non posso dirti nulla, nessuno qui può. Tu puoi essere come non essere ciò che credi capisci?-
-Forse-
-Andiamo dentro dai- lo prese per mano e lo portò via.
Passarono davanti alla stanza in cui Mystara era rinchiusa e sentirono un pianto.
Alron entrò dentro e la trovò inginocchiata sul pavimento, in lacrime.
-Cosa ho fatto…- ripeteva a se stessa -Che cosa ho fatto…-
Il ragazzo si inginocchiò vicino a lei e si mise la sua testa sul petto, la sorella si strinse a lui e scoppiò a piangere ancora più forte
-Non è successo niente Mystara. E’ tutto apposto-
-Volevano che uccidessi mio fratello!- urlò lei tra le lacrime -Oh Alron…-
-Ho detto tranquilla, ora devi mangiare e metterti in forze. Hai un esercito da addestrare-
-Lei lo guardò e sorrise, i suoi grandi occhi azzurri si puntarono sui suoi ed i suoi capelli bianchi all’improvviso scintillarono e presero a tingersi di nero dalla radice alla punta -Loro mi hanno cambiato il colore dei capelli….- disse -Ora ricordo-
-Stai meglio così, ora vai in cucina e mangia. Poi a nanna ok?-
-Si fratellone- gli diede un sonoro bacio sulla guancia -Grazie-
-E di che?-
La ragazza si alzò ed uscì dalla stanza incrociando lo sguardo per un attimo con Deskaj che era rimasta alla porta tutto il tempo, intanto Alron si tirò su e riprese la mano della ragazza.
-Andiamo-
-Dove?-
-Non lo so, ma l’importante e che sia con te-
Lei sorrise ed i due corsero via.

Molto lontano da li, in un altro posto ben nascosto….
Azrael camminava su un sentiero di pietra ben tenuto.
Era un cimitero.
-Alzatevi- diceva ad ogni passo e le tombe attorno a lui tremavano -Sorgete-
Una schiera di zombie si alzò dalle tombe più recenti mentre scheletri venivano creati dai cadaveri più vecchi.
Il negromante rideva mentre il suo esercito prendeva forma.
-Un mausoleo- disse con un sorriso, i sigilli incisi sopra la tomba indicavano che all’interno si trovavano i maghi più importanti della città vicina.
-Bene, mi servirete anche voi- la tomba si spalancò di colpo e quattro cadaveri ne uscirono impettiti mentre la carne si ricostruiva attorno alle loro ossa.
-Ai tuoi ordini- dissero i quattro neonati Lich.
-Ognuno di voi- disse Azrael -Andate ognuno verso un punto cardinale e risvegliate quanti più di noi potete. Portateli da me-
I quattro eseguirono.
-Voi- disse invece all’esercito di non-morti -Raziate il villaggio. Voglio le donne vive, solo le vergini. E mi serve un drago. Vivo. Ed un cimitero di draghi. Sbrigatevi-
I suoi ordini per quella sera erano finiti.

La vita alla Rocca della Fratellanza scorreva veloce, allenamenti, forgiatura di armi, Alron e Deskaj andavano ovunque insieme e spesso Mystara si univa a loro anche se l’ombra di quello che era stata la perseguitava ancora.
Il Guardiano si vedeva di rado, spesso era assente anche per giorni mentre Ursus era partito per cercare nuovi alleati. Sparda ed i suoi fratelli si erano ritirati.
Tutto era affidato ad Alron e Deskaj.
Non sapevano quando Azrael avrebbe attaccato, ma erano sicuri che sarebbe stato molto presto.
Ogni giorno arrivavano notizie di cimiteri profanati, villaggi distrutti, donne rapite.
E poi assalti a sacri tempi, tesori depredati.
Era chiaro che Azrael stava pensando a qualcosa di grosso.
Deskaj si allenava ogni giorno con la magia del suo antenato ora che poteva, Alron l’aveva vista scatenare incantesimi di una potenza inaudita.
Mystara alleneva i nuovi paladini con impegno e dedizione.
Alron non sapeva cosa fare.
Per quanto si sforzasse bastava che Mystara lanciasse la più piccola magia della luce che il suo organismo si danneggiasse in maniera pesante, si sentiva sempre più debole.
Passarono delle settimane e le giornate si ripetevano uguali.
Allenamenti, preparazione, riposo.
Poi tornò Ursus.
Era al comando di un battaglione di nani.
Alron li vide arrivare da lontano, bassi di statura ma ben piantati sulle gambe, lunghe barbe intrecciate e asce bipenni tra le mani, alla loro testa Ursus era una figura imponente.
Si sistemarono nella vasta caverna sotto la Rocca dove iniziarono subito a picconare la roccia felici.
La sera stessa fu Sparda a tornare al comando di un gruppo di quelli che sembravano elfi. Ma erano tutti draghi.
Poi fu la volta del Guardiano.
Lui era alla testa del gruppo più strano di tutti, esseri alti e sottili dalla pelle grigia e dagli occhi completamente azzurri.
Si presentarono come Haedrim.
Quella sera il Guardiano tenne un discorso all’armata riunita.
-Amici- iniziò -Ancora una volta siamo chiamati a combattere tutti insieme- fece una lunga pausa -Ancora una volta tutti i protagonisti di questa storia si trovano sotto lo stesso tetto e contro lo stesso nemico. Ed ancora una volta noi vinceremo- osservò a lungo i discendenti degli antichi guerrieri che combatterono al suo fianco -Oggi la nostra armata risorge. Oggi noi faremo ancora la storia. Presto un nuovo Avvento porterà in questo mondo l’Erede. Ed il Negromante sarà distrutto-
Dagli uomini riuniti nel cortile si alzò un urlo di gioia.
Deskaj era convinta che ce la potevano fare.
Mystara pensava solo a riscattarsi.

Alron….non aveva idea del perché tutti contassero su di lui.
Arrivò la mattina successiva.
Un singolo uomo, a cavallo.
Da lontano poteva sembrare una cosa normale.
Ma da vicino era una visione orribile.
Cavaliere e cavallo erano entrambi morti, in avanzato stato di putrefazione.
Ossa e muscoli erano visibili e la pelle di un verde malsano presentava ancora le terribili ferite che avevano portato alla morte dei due.
Si fermò davanti al cancello della Rocca ed urlò con una voce spettrale.
-CHI COMANDA QUI?-
Il Guardiano si mostrò dalle mura
-IO-
-Il mio signore e padrone, il grande Dio Azrael vi offre una possibilità di salvezza. Consegnate la Paladina ed il ragazzo ed avrete salva la vita-
-Lui distruggerà tutto in ogni caso- rispose il Guardiano -Non vi daremo mai i mezzi per rendere tutto più veloce-
-Allora è guerra-
Alle sue spalle una nube nera si alzò all’improvviso nel cielo, mentre quello che sembrava proprio un esercito iniziava ad avanzare verso la Rocca.
Il Guardiano capì subito la situazione ed ordinò la mobilitazione generale.
Bastarono una manciata di minuti perché tutte le truppe prendessero posizione.
Alron, Deskaj e Mystara si trovavano al fianco del Guardiano, Sparda ed Ursus erano invece nel cortile interno.
-Non morti- disse Mystara -Percepisco scheletri, zombie, ghoul e corpi rianimati-
-Corpi rianimati e zombie non sono la stessa cosa?- chiese Alron
-No fratellone. Gli zombie non hanno volontà, i loro corpi sono troppo danneggiati per poter avere qualsiasi cosa assomigli ad un intelligenza. I corpi rianimati al contrario sono spesso morti da poco e possono contare su un cervello intatto-
-Per me sono tutti carne morta- li interruppe il Guardiano -Ci sono anche Paladini, corrotti nella morte come non potevano esserlo in vita-
-Alcuni li conosco. Erano buoni- Mystara si lasciò scappare un singhiozzo angosciato -Poveretti-
-Colpite senza pietà- incalzò il Guardiano -Non sono altro che corpi tenuti insieme dalla magia di Azrael-
-Da qui posso colpirli con un incantesimo- disse Deskaj -Credi che…-
-No. Consumeresti la tua energia inutilmente, questa è solo l’avanguardia-
Un Haedrim apparve dal nulla al suo fianco e gli sussurrò qualcosa all’orecchio, il Guardiano annui e poi tornò a concentrarsi sull’imminente battaglia.
-Ascoltatemi bene- disse dopo qualche istante di riflessione -Io li terrò occupati fino a quando non arriverà il grosso dell’esercito. Poi voglio un attacco simultaneo da terra e dal cielo. Scaricategli addosso tutto quello che avete-
-Ma come vuoi tenerli occupati?- Alron non capiva
-Così- disse semplicemente l’uomo lanciandosi dagli spalti.
Atterrò davanti all’esercito avversario e sguainò la spada.
Con un urlo disumano si lanciò in mezzo ai non morti ed iniziò a falciarli come spighe di grano.
Niente sembrava in grado di fermarlo, Alron vide che fu colpito parecchie volte, ma non si fermò mai.
Allora fu mandato avanti il grosso dell’esercito nemico, una quantità enorme di cadaveri, paladini e bestie riportate in vita dal negromante.
Ubbidendo agli ordini del Guardiano fu spalancata la porta della rocca da cui uscirono urlanti tutte le truppe, mentre dall’alto Sparda ed i suoi fratelli bombardavano i nemici.
Anche Mystara, Deskaj e Alron scesero in campo e si diedero da fare.
Ma per quanti ne uccidessero ogni volta ne venivano fuori il doppio.
L’unico modo per farli fuori era ridurli in pezzi.
Nient’altro avrebbe funzionato essendo loro già morti.
I Paladini caduti erano il nemico peggiore, non solo erano in grado di far risorgere i nemici caduti, ma anche di donargli più forza del normale.
Tutti erano in difficoltà.
Mystara ed i suoi alievi riuscivano ad abbattere i nemici grazie alla luce, ma prontamente questi venivano resuscitati dagli avversari.
Era una lotta impari.
-Alron!- urlò il Guardiano schivando alcuni colpi -Congelali!-
Senza aspettare un attimo il ragazzo fece appello alla sua magia colpendo con un cono di aria ghiacciata tutti i nemici e poi mandandoli in frantumi a calci.
La strategia sembrò funzionare, una volta in frammenti era impossibile che le truppe nemiche resuscitassero.
Fu allora che il generale nemico fece la sua comparsa in campo.
Un rumore assordante, delle urla, ed una colonna di fuoco che si innalzava nel cielo per centinaia di metri.
Al centro, circondato dalle ceneri delle persone che aveva appena ucciso si trovava qualcuno.
La veste rossa fuoco fluttuante, gli occhi morti, spenti e la pelle cinerea.
Si trattava di un Lich.
Potente mago in vita, ancora più potente nella morte non più legato alle limitazioni del suo corpo fisico.
Scagliò fuoco in ogni direzione incenerendo le truppe sue avversarie.
-FERMO!- urlò Mystara e tentò di colpirlo con una magia della luce, il colpo non ebbe effetto
-Pulce- disse lui e le lanciò contro un macigno di lava fusa.
La dove stava Mystara si trovava ora solo un cratere fumante.
Per fortuna Deskaj l’aveva salvata giusto in tempo.
La ragazza puntò i verdi occhi contro il Lich ed evocò un complicato incantesimo, diverse fruste di un viola chiaro apparirono dal nulla e bloccarono i movimenti del mago mentre Deskaj preparava una nuova magia, stavolta per uccidere.
Sotto i suoi piedi la terra si scosse e si trovò intrappolata in una prigione di roccia, alle sue spalle un nuovo Lich rideva.
-DESKAJ!- solo ora Alron se ne accorse e si mosse verso di lei in velocità, un frammento di roccia grande quando il suo braccio gli sfiorò la tempia ma lui non ci fece caso, aumentò la velocità e stavolta qualcosa lo colpì violentemente al petto.
Si trovò a terra, la vista annebbiata, il dolore insostenibile, senza aprire gli occhi si tastò l’addome: qualcosa di duro spuntava da una ferita enorme, stavolta il Lich aveva preso bene la mira e l’aveva preso in pieno.
Una lancia di roccia grossa quanto la sua testa spuntava di una ventina di centimetri dal suo stomaco.
Il dolore era tremendo, ma era vivo.
Non poteva muoversi, era piantato a terra. Trapassato da parte a parte.
-Sto morendo- pensò, poi sentì un urlo.
Era Deskaj, il Lich l’aveva presa e stava per ucciderla.
-NO!- l’urlo di Alron fu qualcosa di terribile, senza pensarci due volte con tutta la forza che aveva in corpo si costrinse ad alzarsi.
Si sfilò dalla roccia come se fosse la cosa più normale del mondo.
Il buco che aveva addosso si richiuse velocemente, anche se il dolore restò.
Con una velocità inumana riuscì ad afferrare il braccio del Lich prima che colpisse.
-Lasciala- disse con voce fredda
-Tu…eri morto-
-Io non muoio mai- lo colì con un montante al mento e lo lanciò in aria per metri, senza aspettare che ricadesse spiccò un balzo e lo raggiunse colpendolo in ogni modo, alla fine lo accompagnò a terra tenendo le ginocchia sopra il suo petto.
Eppure il Lich si alzò di nuovo e lo colpì col fuoco.
Alron sentì la pelle bruciare, ma non si fermò, continuò a combattere fino a che le forze lo abbandonarono.
Il Lich si avvicinò e lo guardò soddisfatto, alle sue spalle il suo compagno attendeva.
Evocò una colonna di fuoco enorme, caldissima che nascose alla vista lui ed Alron.
Non si poteva vedere cosa stesse succedendo.
-Povero piccolo mortale- la voce era smorzata dai turbini di fuoco intorno a loro -Pensavi davvero di potermi battere?-
-Si-
-INSOLENTE!- lo schiaffeggiò -PORTA RISPETTO ALLA MORTE!-
-La morte è niente, NIENTE, in confronto a quello che ti farò-
-E cosa farai? Chi ti credi di essere?-
-Io….- non sapeva cosa rispondere, chi era lui?
Un mostro?
Un ragazzo?
Un Eroe?
Non sapeva darsi risposta, ma….cosa avrebbe fatto…lui lo sapeva….
Si.
-Io….farò…- si alzò in piedi -….solo…- i suoi occhi scintillavano -….quello…- Darkfrost apparve nella sua mano -….quello….- ora attorno a lui si alzò un aura oscura, un aria nera qualcosa di impalpabile ma terribile -…che so…- la lama riluceva di energia, la lama avvampò in una fiamma blu congelata -FARE MEGLIO!-
Dall’esterno si udì perfettamente l’ultima parola ed il Guardiano sorrise nel sentirla.
Il motto della famiglia, l’aveva ricordato.
Quelle parole che per milioni di anni avevano dato forza a quella famiglia.
-COMBATTERE!-
All’interno della colonna di fuoco si intravide per un attimo una figura enorme e la colonna di fuoco sparì.
Alron teneva la spada poco sotto la spalla del Lich, l’aveva tagliato dall’inguine.
-Io vivrò ancora- disse lui
-Non credo- rispose Alron congelandolo e mandandolo in frantumi -Meno uno-
Ma prima che fosse possibile avvicinarsi al secondo Lich questo era già sparito e l’esercito nemico batteva in ritirata con la stessa velocità con cui era apparso.
Le perdite erano ingenti, molti uomini erano morti, altri feriti.
Non poteva chiamarsi vittoria anche se avevano ucciso uno dei generali nemici.
Tornarono dentro la Rocca portando i feriti, Mystara passò l’intera notte a lanciare tutti gli incantesimi di guarigione che conosceva, crollò esausta poco prima dell’alba dopo aver curato l’ultimo.
-Cosa hai provato?- chiese subito il Guardiano ad Alron dopo la battaglia -Quando hai pronunciato…quelle parole?-
-Una cosa strana…- rispose il ragazzo -Era come se…centinaia…milioni di voci…urlassero nella mia testa-
-Bene. E cosa dicevano?- rise divertito, lo sapeva già perfettamente
-Fai solo quello che sai fare meglio…ma chi erano?-
-Lo capirai-
-E’ stato incredibile, mi sono sentito….fortissimo-
-Attento. Il potere corrompe-
-Come sta Mystara?-
-Sfinita-
-Deskaj?-
-Arrabbiata, si sta allenando duramente-
-Quei Lich…sono forti-
-Non sono niente in confronto a quello di cui può disporre Azrael-
-Cosa?-
-Non ha ancora usato i demoni-
-Cosa possiamo fare?-
-Sopravvivere-
Alron si allontanò per andare a riflettere.
Quella notte non riusciva a dormire, si rigirava nel letto inquieto.
Sentì la porta della stanza aprirsi, non si spaventò sapeva chi era e quando due braccia lo strinsero capì di aver ragione.
-Cosa succede Deskaj?- la ragazza tremava e lui la strinse a se
-Ho paura-
-Di cosa?-
-Moriremo Alron- la sentì singhiozzare -Hai visto oggi-
-Si. Ho visto- non seppe dire altro
-….non posso perderti-
-Non succederà. Io non morirò mai-
-Ma se…-
-Con i se non si vive Deskaj. Ti fidi di me?-
-Si. Mi fido di te Alron-
-Allora andrà tutto bene. Perché io non ti lascerò mai.-
-Sei cambiato-
-Grazie a te-
-Alron?-
-Si piccola?-
-Ti amo- fu preso alla sprovvista e prima che potesse rispondere lei lo baciò
-Ti amo anchio- disse quando lei lo liberò.
-Voglio dormire qui tutte le notti-
-Liberissima di farlo-

Quella notte Alron sognò qualcosa di nuovo.
Un palazzo.
Enorme, bellissimo, ornato con stendardi familiari ai suoi occhi.
La stanza principale era gremita di persone che Alron non aveva mai visto.
Ma si assomigliavano tantissimo tra di loro.
Circondavano qualcosa, un blocco di roccia.
Sopra la roccia, infilata per metà della lunghezza una spada.
Non riusciva a vederla bene ma era fantastica.
Tutti gli dicevano di prenderla.
Le voci erano allegre, piene di aspettativa.
Stava per afferrare la spada quando…
-Su svegliati Alron- Deskaj gli stava accarezzando la faccia -Avevi un bel sorriso, mi è dispiaciuto svegliarti-
-Stavo per….-
-Spero che fossi io e non un altra ragazza!-
-Era una spada!-
-Ma….oh Alron, sei proprio scemo- lo baciò con trasporto -E’ un altro giorno alziamoci-
C’era qualcosa di diverso in lui, il braccio destro aveva smesso di fargli male e lo sentiva ancora più forte del solito.
Tutto il suo corpo gli dava strane sensazioni.
Era successo qualcosa ma ancora non capiva.
Il Guardiano lo guardò è sorrise.
Di gusto.
L’allenamento col Guardiano gli parve più semplice quel giorno, i suoi colpi erano più precisi, la sua vista più acuta, più resistente, più veloce.
-Cosa mi succede?- chiese ad un certo punto il ragazzo
-Il tuo corpo ha sofferto una ferita grave ed ora si rinforza, tutto qui-
-Tutto qui? Ma non è normale!-
-Certo, soppravvivere ad un buco nello stomaco come hai fatto tu lo è!-
Si scambiarono alcuni colpi molto veloci e si bloccarono con le lame davanti ai visi
-Io sono un mostro-
-No. Tu sei un guerriero-
Ancora si scontrarono.
-Io….cosa sono diventato?-
-Lo sei sempre stato! Non capisci? Non importa cosa sei! Ma come agisci!-
Alron riuscì a rompere l’aggancio e spinse in alto la lama del Guardiano, ma questi con prontezza afferrò la spada avversaria con la mano nuda, mentre la stringeva grosse gocce di sangue nero colarono su Darkfrost
-Tu non sei umano vero?- chiese Alron -Lo sei mai stato?-
-No- rispose l’altro -Faccio parte di un antica razza, poi ho subito…diciamo…”pressioni” sul mio corpo perché cambiassi-
-Ed ora cosa sei?-
-Un ombra del mio vero essere-
-Avevi un nome?-
-Si. Era un bel nome- una lacrima scese sulla guancia del Guardiano -Piaceva a mia moglie-
-Perché fai questo? Perché non sei morto con le persone che amavi?-
-Io so Alron. Tutto. Ho visto cosa sarebbe successo e questo era l’unico modo per permettere che tutto andasse per il verso giusto-
-Sei un non-morto?-
-Oh no! Non avrei mantenuto le mie capacità intellettive. Ho sfruttato la necromanzia, si, e non ne vado fiero-
-Il tuo sangue….-
-Era già così-
-Lo è anche il mio-
-Beh, è normale per chi combatte con l’oscurità in corpo-
-Noi siamo simili vero?-
-Più di quanto tu possa immaginare Alron-
L’addestramento era finito ed Alron fece un giro per la Rocca, il malcontento serpeggiava tra le truppe, tutti avevano perso amici, fratelli, conoscenti nella precedente battaglia e non erano tanto ansiosi di affrontare ancora l’esercito dei morti.

Azrael d’altro canto era ansioso di scendere in battaglia.
I suoi tre generali si trovavano davanti a lui, inginocchiati.
-Insetti. Vi siete lasciati sconfiggere-
-Mio signore…- disse uno, ma una scarica di dolore scosse il suo corpo e cadde a terra sofferente
-Niente scuse! Avete fallito!-
-Abbiamo catturato un drago Mio signore-
-Voglio il suo sangue. Tutto-
-Sarà fatto- uno dei Lich uscì dalla stanza con un inchino
-Manca poco, tutto ciò che ho lasciato in questo mondo millenni fa è quasi nelle mie mani-
-Mio signore- disse il terzo Lich -Nessuno ha mai…-
-Si nessuno. Nessuno è mai Asceso due volte! Io sarò il primo! Incarnerò in me il Caos e la Creazione! E nessuno. NESSUNO. riuscirà a fermarmi stavolta. Neanche loro-

Il Guardiano era pensieroso, camminava avanti ed indietro per il cortile accarezzandosi il mento e rimuginando tra se e se.
Poi ad un certo punto chiamò tutti in una stanza: Deskaj, Alron, Ursus, Sparda, Mystara.
-Azrael vuole Ascendere una seconda volta ne sono sicuro- disse con aria grave
-Cosa significa?- Alron non ne aveva mai sentito parlare e nemmeno Mystara
-E’ l’incantesimo più potente della storia- disse Deskaj -Consiste nell’usare un rituale per richiamare l’anima di un Dio all’interno del proprio corpo e quindi ascendere ad una forma più evoluta. Ci vogliono millenni per preparare tutti i reagenti necessari ed una forza magica spaventosa per eseguirlo-
-Ci sono state esattamente tre Ascensioni fino ad ora nel tempo di vita dell’universo. Il primo fu Azrael, molto tempo fa, il secondo fu l’antenato di Deskaj, Exelon, ed il terzo fu un pazzo chiamato Shattrath. Azrael è già asceso ed un ulteriore incanesimo potrebbe renderlo veramente imbattibile-
-Come furono sconfitti gli altri due?- chiese Mystara
-Da potenti Eroi. Della stessa famiglia anche se di generazioni diverse-
-Allora è facile!- disse la paladina -Troviamo il discendente di questa famiglia attuale e convinciamolo ad aiutarci!-
Calò un silenzio di tomba.
-Non è facile- disse Ursus -Sono estinti da tempo-
-E comunque i loro poteri sarebbero inferiori- aggiunse Sparda
Quelle parole suonarono vuote alle orecchie di Alron.
-Dobbiamo farcela con le nostre sole forze- disse il Guardiano -Tutti contano su di noi-
Srotolò una mappa sul tavolo.
-Sappiamo di cosa ha bisogno, sappiamo dove può trovarlo. Ma sappiamo anche che ha quasi tutti i reagenti necessari. Una volta l’ascensione fu lanciata in un posto chiamato Tempio dei Draghi, un altra volta in una dimensione diversa dalla nostra, Exelon fu l’unico che riuscì ad usare la magia senza avere un particolare catalizzatore legato al luogo, era un genio. Ma Azrael non è così forte. Gli servirà un luogo in cui si incanalano correnti magiche da ogni dove per riuscire a preparare l’incantesimo-
-Un posto così non è facile da trovare- disse Deskaj -In effetti ora come ora non me ne viene in mente nemmeno uno-
Il Guardiano osservò attentamente la mappa poi indicò un punto preciso e disse co decisione:
-Qui-
-Cosa ha di speciale questo posto?- disse Ursus -E’ solo un vecchio cratere!-
-Non è “solo” un vecchio cratere- rispose il Guardiano -Colui che sconfisse Azrael la prima volta qui creò un onda magica altamente distruttiva. Esattamente tentò una mezza Ascensione, evocò l’anima divina ma evitò di fondersi con essa. Gli echi di questo incantesimo si possono ancora udire in quella zona-
Deskaj non sembrava convinta -Una mezza Ascensione? Cosa significa-
-Lui aveva bisogno di sapere cosa significava, ma non ebbe il coraggio di concluderla, aveva già dentro di se un entità pericolosa e non avrebbe resistito ad un ulteriore possessione. Che io sappia solo Exelon riuscì alla fine a controllare l’anima divina-
-Ma gli Dei non dovrebbero essere immortali?- disse Mystara -Come puoi parlare della loro anima? Non possono morire-
-Possono invece, gli Dei non sono come voi li immaginate. Sono solo persone straordinare che hanno scoperto di possedere il potere della Creazione o del Caos e l’hanno usato, chi per il bene, chi per il male. Colui che sconfitte Azrael li aveva uccisi tutti, o privati del loro potere. Gli Dei non esistono più. Il potere della Creazione e del Caos è imprigionato-
La ragazza preferì non fare ulteriori domande
-Quindi sarà qui- disse Alron -Azrael userà l’Ascensione qui-
-Esatto. Evocherà una seconda volta un anima divina. E può essere fortunato come sfortunato. Non ha infatti nessun controllo su cosa o chi evocherà. E qualcuno è anche peggio di lui-
-Dobbiamo fermarlo prima che Ascenda allora- aggiunse Alron
-Speriamo sia possibile ragazzo. Speriamo-
Quella sera dopo cena Alron uscì dalla Rocca, voleva stare un pò con se stesso come tanto tempo fa, Deskaj non prese bene la decisione ed imbronciata si infilò a letto.
Il ragazzo corse nella foresta e rimase in attesa.
La testa gli girava.
E l’odore di sangue attorno a lui era una cosa impossibile.
Sangue?
Ma non c’era sangue!
Si c’era.
La Rocca.
Era piena di persone.
Succulenti persone.
Qualcosa si agitò nelle sue viscere.
Qualcosa di antico e terribile.
-Sono qui-
Una voce gelida, uno stridio indistinto.
Alron si guardò attorno sguainado la spada, ma era solo.
-Sono qui. Dentro di te- disse la voce
-Chi sei-
-Sono te-
-No!-
-Sono la tua essenza più profonda Alron. La bestia che tieni incatenata-
Le fiamme del suo villaggio si alzarono alte attorno a lui, ora ricordava tutto.
Suo padre che urlava…
-SCAPPA ALRON! PRENDI MYSTARA E SCAPPA-
La sua folle idea di voler salvare il padre.
La spada che lo uccise.
Il corpo senza vita di suo padre era li davanti.
I suoi occhi freddi, opachi.
Alron non pianse.
Urlò.
Qualcosa di inumano, un suono aberrante.
E fu allora che si lanciò sul paladino che aveva ucciso suo padre.
Gli strappò l’armatura e piantò i denti nella carne scoperta.
Non poteva fermarsi, non ci riusciva.
Li uccise, tutti.
Ma uno scappò, con sua sorella.
La mattina dopo non ricordava nulla.
Pianse sul corpo del padre e su quello della madre che era stata uccisa da una freccia proprio dentro la sua casa.
La sua mente si bloccò, non ricordava sua sorella, non ricordava cosa era accaduto.
Vagò per giorni nella foresta, da solo.
-Esatto Alron- ancora quella voce -Io sono nato in quel momento-
-Tu!-
-Ti ho salvato la vita, mi devi qualcosa-
-No! Sei un mostro! Un Abominio!-
-Sono te, nient’altro che te-
-Esci dal mio corpo-
-Ne faccio parte-
-Allora ti strapperò via!-
Una voce più bassa, quella del Guardiano, era appena udibile:
-Resistigli-
-Lasciati andare- diceva la prima voce
-No!- urlava il Guardiano
-Cedi!-
-Resisti!-
-CEDI!-
-RESISTI!-
Le voci aumentarono di intensità, riempirono ogni angolo del suo essere, cosa poteva fare, come poteva reagire??
-BASTA!- urlò a voce alta -LASCIATEMI STARE TUTTI E DUE!-
Le voci si azzittirono di colpo.
-Farò i conti con ciò che sono dopo. Ora devo solo fare quello che so fare meglio. Per mio padre, per mia sorella, per Deskaj!-
Sapeva di aver fatto la cosa giusta.
Tornò nella Rocca e si infilò a letto, Deskaj dormiva già, ma era agitata.
Quando lui iniziò a rilassarsi sentì la ragazza abbracciarlo e calmarsi.
Si.
Doveva combattere per lei.
Anche se significava cedere al suo lato oscuro.
La mattina successiva la sveglia fu tremenda.
Qualcosa stava bombardando le mura.
Alron e Deskaj saltarono giù dal letto e si vestirono in fretta.
Usciti sugli spalti la visione era tremenda.
Draghi.
Enormi Draghi fatti solo di ossa incombevano sopra di loro.
Alla loro testa un Drago in carne ed ossa, dal colore cadaverico, un Lich lo cavalcava impugnando una lancia vermiglia.
-Maledizione!- urlò Alron -SPARDA!- il dragone rugì alle sue spalle lanciandosi sul suo compagno morto, lo morse al collo ma per l’avversario fu meno di una pulce.
Senza pensarci due volte Alron evocò un enorme scudo di ghiaccio attorno alla Rocca, non aveva mai eseguito un incantesimo così potente, ma gli venne facile.
Lo scudo avrebbe tenuto qualche colpo, il problema però rimaneva: come abbattere degli scheletri volanti? Le frecce erano inutili e avevano troppi pochi maghi, oltretutto il raggio delle magie dei Paladini era limitatissimo.
-Ci penso io!- il Guardiano spiccò un balzo incredibile, sembrava quasi che volasse.
Con un colpo preciso della sua spada decapitò uno degli scheletri e poi corse sulla sua spina dorsale per lanciarsi sul prossimo.
Fu qualcosa di incredibile.
La sua veste ad un certo punto volò via.
Tutti tranne Ursus, Sparda, Deskaj e gli Haedrim trattenerono il respiro.
Il suo petto nudo era segnato da numerose cicatrici, talmente tante che formavano un disegno complesso.
Ma quello che colpiva di più era lo squarcio al posto del cuore.
una luce nera si espandeva da qualcosa incavato all’interno del petto e la ferita sanguinava ancora.
Il Guardiano uccise altri due draghi, ma poi sembrò perdere ogni forza e cadde verso il basso, schiantandosi a terra.
Alron non ci pensò due volte -URSUS!- urlò ed il nano corse vicino a lui -Cosa c’è?-
-Voglio che ora tu mi prendi e mi lanci-
-Cosa?-
-Lanciami verso quei maledetti draghi!- Ursus seppur riluttante obbedì al ragazzo che sfrecciò nel cielo come un razzo con la spada in resta, Darkfrost trovò campo facile e si infilò nel cranio del primo con uno stridio sinistro, Alron non lasciò la presa e con un urlo tranciò il non morto perfettamente a metà.
Intanto più in alto ancora Sparda si stava scontrando con il drago-lich.
I ruggiti di Sparda avevano anche richiamato i suoi fratelli che sbucarono dalla foresta sbattendo le ali.
Ora la battaglia era un inferno.
Da terra potevano solo stare fermi a guardare mentre i draghi si azzuffavano tra di loro, Sparda evitava i colpi del Lich e Alron saltava dai non-morti ai vivi con incredibile agilità.
Allora il Lich decise di colpire Alron, scagliò la lancia che fu avvolta da fulmini verso il petto del ragazzo.
Lui la percepì, stava saltando verso un drago amico quando si girò di colpo l’afferro esattamente al centro e la rilanciò indietro ancora più forte.
Si infilò in profondità esattamente nel cuore del dragone che iniziò a scendere a terra in lunghe spirali.
Senza perdere un attimo Alron si fece portare di sotto.
Quando fu sicuro che saltare non l’avrebbe ucciso spiccò un balzo ed affondò Darkfrost nel collo del dragone, decapitandolo.
Questo precipitò schiacciando il Lich sotto il suo peso, Alron atterrò con una capriola.
Avanzò lentamente verso il Lich.
-Tu…-
Non gli diede il tempo di dire altro, affondò la lama con tutta la forza che aveva nella testa del non-morto, che esplose.
-E’ finita disse-
Proprio in quell’istante un altro Lich apparve dal nulla e scese a velocità folle con una spada in mano deciso a tagliare in due il ragazzo.
Ma ormai Alron aveva capito tutto.
Quando aveva visto il Guardiano senza la veste aveva compreso.
E tutto quello che era nascosto nella sua mente si era svegliato.
Come se fosse la cosa più naturale del mondo afferrò con entrambe le mani la lama nemica, bloccandone l’ascesa.
Quello che il Lich vide nei suoi occhi fu qualcosa che riuscì a farlo rabbrividire.
Era una calma assoluta.
Quello che successe dopo forse nessuno l’avrebbe mai dimenticato.
La schiena di Alron esplose sotto la spinta di due gigantesce ali dalle piume nere.
Il Guardiano che si era ripreso guardò con orgoglio il suo lontano nipote ed aspettò che urlasse il suo nome.
-Stupido- la sua voce era normale, con una nota divertita -Hai svegliato in me ciò che doveva essere tenuto nascosto-
Il Lich non sapeva cosa fare, Alron lo teneva in aria stringendo la spada.
-Come ho potuto essere così cieco? Il mio sangue! La mia forza! La spada che mi ubbidiva!- rise -Io sono l’Erede-

Sul suo trono di ossa Azrael si scosse, era giunto il momento.
L’avvento dell’Erede.

-Bravo Alron- disse il Guardiano alzandosi -Hai ricordato tutto-
-Mio padre- una lacrima cadde sulle sue guance -Me lo ripeteva sempre. Noi siamo gli Eredi. Noi siamo i discendenti della più grande famiglia di guerrieri che sia mai esistita. Porta con orgoglio il tuo nome-
I suoi occhi brillarono e per la prima volta il Lich vide il nulla più profondo, un nero così intenso da poter strappare via l’anima da un corpo.
-Il mio nome- continuò il ragazzo

-Alron….Arik III….d’Artirion-

Il ragazzo lanciò in aria il Lich e richiamando dal nulla Darkfrost si alzò in volo con un solo battito delle sue ali.
-SONO UN ARTIRION!- urlò colpendo il nemico dall’inguine alla punta della testa -Sono l’Erede-
Quando scese a terra le sue ali sparirono.
Si voltò verso il Guardiano e con un sorriso disse:
-Sono stato bravo, nonno?-
-Sei stato fantastico. All’altezza dei tuoi antenati-
-Grazie-
E svenne.
Si svegliò con la testa in subbuglio, il Guardiano era vicino a lui e disse subito:
-Facci l’abitudine, è un problema di famiglia-
-Nonno fa un male cane- rispose lui
-I tuoi poteri si sono svegliati in un esplosione di energia-
-Quando ho visto il….beh il Nucleo Nero….che pulsava nel tuo petto-
-Già, il grandissimo regalino di chi mi ha reso quello che sono-
-Il tuo cuore…-
-E’ li, da qualche parte-
-Perché ora so tutto? Anche…quello che è successo prima di me!-
-Il mio sangue ricordi? Conteneva tutto, fa parte dei nostri poteri-
-Hai dovuto svegliarmi di forza vero?-
-Esatto. Tu eri destinato a ricevere una parte inferiore della tua eredità. Fino alla comparsa di Azrael-
-Il tuo corpo non resisterebbe vero? E’….-
-Vecchio? Si. Debole? Esatto. Consumato? Più di quanto credi-
-Non dovrai più combattere. Ci sono io ora-
-Va bene. Tutto sarà nelle tue mani ora-
-Spero solo di poter controllare tutta questa forza ora- si alzò cautamente dal letto…o almeno ci provò….diede un colpo di reni troppo forte per alzarsi e fu catapultato in avanti sfondando il muro.
-Sigh-
-Su su. Ci vuole un pò ma ce la farai! Mi ricordo una volta….-
-NO TI PREGO!- urlò Alron -GLI ANEDOTI DI FAMIGLIA NO!-
-Miliardi di anni ed ogni volta mi dite la stessa cosa….discendenti ingrati….-

L’allenamento di Alron fu pù complicato del previsto dopo il suo risveglio, il Guardiano non era più in grado di tenergli testa, dovettero attaccarlo tutti insieme.
Ursus brandiva un enorme ascia ma era talmente lento che Alron lo ignorò del tutto, mandando al tappeto Sparda con un montante dopodiché prese in pieno uno degli incantesimi di Deskaj senza riportare danni.
Ora doveva affrontare Mystara.
La ragazza roteava senza sforzo apparente uno spadone a due mani, sapeva di non aver nessuna possibilità contro il fratello, ma le piaceva provarci.
Alron parò col braccio il primo assalto della sorella, schivò il secondo e deviò contemporaneamente un altro incantesimo di Deskaj.
Il Guardiano tirò fuori dalla veste una nuova spada, identica a Darkfrost ma dalla lucente lama bianca, la bagnò con una boccetta di sangue e la lanciò a Mystara pensando tra se e se:
-Due spade per due fratelli. Proprio come una volta-
Mystara afferrò al volo la spada e lesse l’iscrizione:

Io sono il fuoco e la luce.
Nata per obbedire a chi come il mio padrone brama la salvezza dei propri amici.
Conosci il mio nome, usalo in battaglia per dare coraggio.

-Lightfire- eslamò Mystara -Il tuo nome è Lightfire-
Le due antiche spade si scontrarono con un rumore armonioso.
Spade gemelle create per due Eroi dalla sforza smisurata.
-Mystara Elerel IV d’Artirion- disse lei -E’ il mio nome fratellone-
-Bene, vediamo cosa sai fare- rispose Alron con un sorriso.
Si scambiarono una serie di attacchi e parate quasi impossibili da vedere, la loro tecnica era perfetta ed identica, lo scontro sarebbe andato avanti per giorni interi.
Mystara scagliò il potere della luce su Alron che si fece scudo grazie alla sua oscurità.
Il Guardiano annuì soddisfatto.
-Ed ora noi che facciamo?- disse Deskaj -Lei è diventata forte quanto lui?-
-Si. L’equilibrio che governa il nostro mondo ha sistemato tutto. C’era troppa oscurità ed ha scelto di creare qualcosa di abbastanza forte da contrastarla. E’ sempre stato così- rispose il Guardiano -Prepariamo un pranzo abbondante, oggi mangeranno più di Ursus-

In effetti Deskaj stava cercando di capire dove Mystara avrebbe messo tutto quello che aveva mangiato in quel corpo minuto, il pranzo fu lungo e abbondante ed Alron mangiò come mai aveva fatto, anche il loro metabolismo era cambiato.

-Maledizione- Azrael stava torturando uno dei suoi generali per la frustrazione -Due Eredi!-
-Mio signore….sono solo mortali- disse un altro Lich, il Negromante lo guardò poi lo afferrò per la gola stringendolo ed alzandolo in alto -MORTALI?- gli urlò -TU SAI COSA POSSONO FARE QUEI DUE ORA?-
-N…no…-
-La Fiamma stolto!- era visibilmente preoccupato -L’Ascensione dovrà avvenire prima, iniziate i preparativi. La Fiamma stavolta non mi fermerà!-

Alron e Mystara passarono le settimane successive ad allenarsi, non avevano idea di dove Azrael si nascondesse e qualsiasi cosa stesse facendo lo faceva nell’assoluta certezza di non essere scoperto.
Il Guardiano gli spiegò strategie, come sfruttare i loro poteri, tecniche segrete della famiglia fino a che non si dichiarò soddisfatto e li fece continuare da soli.
Ogni sera tenevano un consiglio di guerra per controllare i rapporti arrivati da ogni luogo.
-Niente- disse Sparda -Niente attività non-morte, profanazioni di cimiteri o furti di reliquie da quasi un mese-
-Si nasconde, vuole affrontarvi quando sarà asceso- il Guardiano giocava con un piccolo pugnale -Deskaj hai provato un incantesimo di divinazione?-
-Si- rispose la ragazza -Ma è stato inutile-
-Cosa possiamo fare?- Mystara lucidava Lightfire
-Ci penso io- disse il Guardiano e si alzò, era da tanto che non faceva una cosa del genere, ma era necessario.
Salì sugli spalti e rimase immobile.
La sua mente aveva già fatto una cosa del genere.
Si espanse.
Tocco ogni essere, ogni singolo oggetto presente su quel mondo.
E capì.
-L’Ascensione è iniziata- disse immediatamente -Dodici altari sono sorti su dodici line di forza che confluiscono al cratere. L’incantesimo è in fase di preparazione. Non c’è tempo per fermare uno qualsiasi di quei maghi, dobbiamo colpire il cratere ed impedire li l’Ascensione-
Tutto accadeva troppo in fretta, Azrael aveva organizzato l’incantesimo in meno di una notte.
-Dobbiamo muoverci stasera- disse Ursus -Tutta la Fratellanza degli Artirion. Ma come arrivare in fretta al cratere? E’ lontano miglia e nessuno di noi può eseguire un incantesimo di teletrasporto così potente-
-Tocca ancora a me- disse il guardiano ed uscì a parlare con gli Haedrim, ad un suo comando successe qualcosa che lasciò Alron e Mystara senza fiato, non avevano mai visto qualcosa del genere.
Una nave volante, enorme.
Era apparsa sopra la Rocca dal nulla ed era immobile nel cielo, la carena aveva una forma vagamente ovale con piccole protuberanze sui lati che facevano da ali, completamente dipinda d’oro e d’azzurro era una visione impressionante.
-Vi presento la Enix, chiamata così in onore di un grande generale Haedrim- guardò divertito Alron e Mystara -Non state a pensarci, non avreste mai dovuto vedere una cosa del genere, ma il tempo stringe-
La nave era governata esclusivamente da Haedrim e se Alron tentava di allungare una mano verso qualcosa di luminoso immediatamente Deskaj la colpiva con la sua e gli diceva con quella voce piena di divertimento -Non fare il bambino amore!-
La nave partì subito e non ci volle molto che fu in vista dell’obbiettivo.
Dal ponte di comando il Guardiano sembrava tornato ai tempi della sua gioventù, Alron non potè fare a meno di notare che tutti gli Haedrim si rivolgevano a lui chiamandolo “Imperatore”.
-Siamo arrivati- disse il Guardiano -Ora ci giocheremo il tutto per tutto-
Sbarcarono le truppe e si trovarono di fronte l’esercito avversario.
Oltre alle truppe non morte Azrael aveva ora a disposizione incubi usciti dall’inferno più nero, enormi demoni si ergevano tra le normali truppe, immobili.
La Fratellanza aveva alla testa Ursus, Sparda, Mystara, Deskaj, Alron ed il Guardiano.
I due schieramenti si osservarono a lungo, allora fu Alron ad avanzare, Darkfrost nella mano, ed urlò verso i nemici:
-TUTTO QUI? VI STERMINEREMO!- alle sue spalle si alzò un coro di urla ed armi sbattute tra loro -BASTA ASPETTARE E TEMPO DI COMBATTERE!-
Si lanciò verso i nemici a tutta velocità e riuscì, grazie ad uno scudo enorme, a impedire che la prima selva di frecce si abbattesse sui suoi compagni.
La battaglia non fu semplice.
Era una mischia furibonda, fatta di urla, sangue e atrocità.
Deskaj non risparmiava incantesimi ed inceneriva chiunque fosse tanto sciocco da mettersi davanti a lei.
Sparda aveva ripreso il suo aspetto originale ed aveva già divorato alcuni demoni minori.
Ursus spezzava braccia a destra ed a manca e faceva roteare la grande ascia decapitando chi gli capitava a tiro.
Il Guardiano era immobile.
-E’ fantastico- disse con una note di malinconia -Fratelli! Se solo voi foste qui! Quanto vi sareste divertiti!- sguainò la spada e fece la sua parte.
Mystara ed Alron combattevano fianco a fianco, incanzalando i nemici da ogni posizione e con una forza spaventosa, qualsiasi cosa venisse a contatto con loro veniva distrutta.
Passarono ore.
Tutti erano stanchi, feriti, qualcuno anche morto.
Deskaj era sfinita, il fiato corto, il bastone pesante in mano.
Un grosso non morto stava per colpirla con un ascia quando Alron si pose tra loro e spazzò via il nemico.
-Tutto bene amore mio?- disse aiutandola ad alzarsi
-Si grazie-
-Deskaj….-
-Cosa c’è?-
-Mi vuoi sposare?-
-COSA? MA TI PARE IL MOMENTO??-
-Beh….si!-
-Tu….tu…SEI UN MALEDETTO ARTIRION!-
-Allora?-
-Si-
-Forte-
-Forte?-
-Oh insomma, sono felice! Ora emh…scusa…ma devo…sai infilzare…squartare…- fece eloquenti gesti con Darkfrost
-Va bene tesoro, divertiti e non fare tardi-
-Ti amo-
-Ti amo anchio-
Alron corse verso i nemici ancora più felice, i nemici invece non lo erano tanto.
-Umh…mi sembra non-morto contento questo- disse il Guardiano accanto ad Alron mentre infilzava un nemico, il ragazzo lo guardò e disse:
-Nonno. Questa te la potevi risparmiare-
-Ho fatto di peggio alla tua età-
-Lo so. E’ questo che mi preoccupa-
Alron passò alle maniere pesanti, prendeva i soldati nemici e li strappava a metà con solo la forza delle braccia, Deskaj intanto evocava piogge di fuoco e fulmini per abbattare i draghi-lich.
Allora apparve Azrael.
Il negromante camminava in mezzo al suo esercito disposto a difesa del cratere.
Non prestava attenzione al massacro dei suoi uomini.
Gli importava solo completare l’incantesimo.
Nessuno riuscì a fermarlo in tempo.
Estrasse una fiala da sotto la veste, la stappò e se la lasciò cadere sulla testa, il sangue colò sul suo viso mentre il cielo iniziava ad oscursarsi.
La litania dei dodici stregoni fu udibile in ogni luogo della terra, mentre una tredicesima voce, il negromante stesso, si univa al coro.
Alron ed il Guardiano si fecero strada attraverso i nemici più in fretta che poterono.
Ma era troppo tardi.
La litania si era fermata, tutto si era fermato.
Solo Alron ed il Guardiano videro quel terribile momento.
Una sola parola.
Che cambiò la storia.

-Ascensione-

Il corpo di Azrael fu sollevato verso l’alto, le braccia aperte, un espressione di folle gioia dipinta sul viso.
Un turbine si aprì nel cielo che fu scosso da tuoni e fulmini.
E qualcosa fuoriuscì dal turbine.
Era una forma mastodontica, oscura, una nebbia incredibilmente nera.
Il Guardiano la vide ed impallidì
-NO LUI NO! ERA STATO DISTRUTTO! LA SUA ANIMA SPEZZATA!-

Solo allora si ricordò delle sue stesse parole:

Il male non può essere debellato.
Fermato, rallentato, impedito, indebolito.
Ma non debellato.

Ed ora il male avrebbe nuovamente camminato sulla terra.
Lui stesso l’aveva affrontato, dato tutto se stesso per bandirlo.
Come avrebbe potuto Alron sconfiggerlo essendo solo una pallida ombra rispetto a ciò che lui era in passato?

La forma scura penetrò in ogni poro del negromante e lottò con la sua anima per impadronirsi del corpo.
Azrael sapeva chi aveva evocato e ne fu atterrito.
L’aveva incontrato una volta sola ma già allora sapeva che mettersi contro di lui sarebbe stata la sua fine.
Il Male puro, più antico dell’universo stesso, una forza incomparabile.
Non aveva nome, non aveva forma.
Era solo Male.

Combattè con la sua volontà, si strinse la testa con le mani mentre un gigantesco fulmine investiva ogni cellula del suo corpo completando l’incantesimo.
Azrael cadde, si schiantò per terra.
Quando si rialzò la sua voce era non era più la stessa, sembravano due persone differenti.
-Chi mi ha evocato?- disse la prima
-Mio Signore…- Azrael piangeva
-Tu. Come ci sei riuscito?-
-Io non volevo…io…- era disperato, sarebbe morto lo sapeva
-La mia anima…il mio potere….distrutti…sono debole…-
-ESCI DALLA MIA TESTA!-
-Alexander!- solo allora sembrò aver visto il Guardiano -TU SEI VIVO!-
-Tu dovresti essere morto- rispose lui
-Come hai fatto? Come sei riuscito a distruggermi!-
-La tua boria ti ha distrutto, la tua voglia di potere-
Nessuno capiva cosa stava succedendo.
Azrael sembrava impazzito, le due voci si sovrapponevano una lamentosa, l’altra furente.
-Mi sono salvato, in parte, ma come?-
-Non lo so, ma sono deciso a finirti. Alron! E’ debole! Finiscilo!-
Il ragazzo non ci pensò due volte e si lanciò sul negromante, la botta che ricevette fu tale che credette di morire.
Si rialzò col sangue che colava da un ampia ferita alla testa, la vista annebbiata e tentò nuovamente di colpire il nemico, quello era l’unico momento in cui il negromante sembrava lucido, lo respinse ancora e stavolta Alron non si rialzò.
Mystara corse verso di lui contemporaneamente a Deskaj ed iniziarono a piangere entrambe, il ragazzo non dava segni di vita.
-Alexander- iniziò la prima voce subito interrotta da Azrael -Non ci sconfiggerai- la prima voce ringhiò -ZITTO!- ma il negromante non si fermò -SONO TROPPO FORTE PER VOI MORTALI!-
-Mystara. Devi curare Alron- disse il Guardiano impugnando Darkfrost -Io so come tenerlo occupato per un pò-
Fece qualcosa che non aveva mai fatto, la più potente magia di evocazione che conoscesse, qualcosa in grado di spaventare e fermare Lui.
Gli bastava quella forza anche solo per un momento, la forza di quando era giovane, di quando era temuto.
Dovette scavare dentro di se e richiamare il demone dalle profondità che subito con un ringhio si liberò dalle sue catene.
Le sue ali squarciarono la schiena mentre il nucleo nero pompava energia oscura nel suo corpo ad un ritmo insostenibile.
Sbattè il pugno a terra creando un cratere con un raggio di almeno dieci metri.
Allora fu circondato da cinque colonne di luce mentre le anime rispondevano alla sua chiamata.
-Scusatemi Fratelli- disse -Ma ho necessità del vostro aiuto-
Dieci mani si sbrigarono ad aiutarlo.
Fu in piedi, circodanto dai suoi cinque fratelli.
Jason d’Artirion, mago e pilota della famiglia con la sua lunga lancia.
Michael d’Artirion, guerriero e beh….guerriero, armato della sua fidata ascia a due mani.
William d’Artirion, psionico e meccanico al cui fianco pendeva un enorme spada.
Antoine d’Artirion, guerriero e…ballerino…impugnava il suo gigantesco martello.
Ed infine, ultimo ma non meno importante, Kaler d’Artirion, fratello gemello di Alexander e portatore della Fiamma Bianca.
-Ci siete tutti- Alexander aveva le lacrime agli occhi
-Quanto tempo è passato?- chiese Michael -Maledizione non ho una sigaretta-
-Secondo i miei calcoli….- iniziò Jason -William?-
-Circa dieci miliardi di anni fratelli, due mesi e venti giorni- rispose questi -Abbastanza direi-
-Tutto questo tempo senza mangiare?- Antoine era sconvolto -Ci devi un pasto Alexander-
-Vieni Fratello- disse Kaler -E’ tempo che tu ci dica ancora una volta cosa dobbiamo fare-
Alexander sembrava rinato, le sue ali erano piegate, la sua rabbia tenuta a stento sotto controllo, sorrise, come faceva sempre prima di lanciarsi a testa bassa in battaglia. E stavolta dietro di lui sorrisero anche i suoi Fratelli.
Tutti e sei avevano le armi in mano, Kaler aveva infatti recuperato Lightfire da una stupita Mystara, Alexander si limitò a dire:
-Cosa volete che facciamo?- i muscoli dei sei fratelli si irrigidirono, erano pronti allo scatto -Solo quello che sappiamo fare meglio….-
Mancava solo una parola, qualcosa che avrebbe scatenato l’inferno.
-COMBATTERE-

Quello che successe dopo fu velocissimo, Alex e Kaler spiegarono le ali e si lanciarono verso l’alto, mentre i restanti fratelli corsero roteando le armi verso il nemico.
Proprio come tanto tempo fa lo scontro fu accanito.
Il corpo del negromante era sempre confuso ma l’istinto di soppravvivenza aveva preso il controllo.
Deviò il martello di Antoine con un gesto della mano e mandò la lancia di Jason a piantarsi per terra mentre con un calcio colpiva al mento Michael e dava una testata a William.
Tutto accadde in un lampo: mentre Alexander e Kaler scendevano in picchiata il negromante creò due lame d’ombra.
La battaglia attorno a loro intanto si era fermata. Infatti la mente del negromante, non più in grado di restare concentrata, aveva perso il controllo dei non-morti che erano tutti crollati a terra.
Ora gli occhi della Fratellanza erano concentrati a guardare la leggenda che viveva tra loro.
Alexander e Kaler erano delle furie, perfettamente sincronizati ed in sintonia tra loro rilasciavano un tornado di fendenti, affondi, parate, scariche d’energia e qualsiasi cosa erano in grado di usare, variavano le angolazioni degli attacchi muovendo le spade in armonia, senza mai incrociarle o impacciarsi a vicenda.
Ridevano.
Perché ancora una volta potevano combattere l’uno al fianco dell’altro, di nuovo erano giovani, avevano l’universo da proteggere, nemici da sconfiggere, una famiglia d’amare. Tutta l’oscurità nella quale si era avviluppato Alexander per adempiere il suo compito era crollata, ora era di nuovo Alexander Arussil IV d’Artirion, Imperatore degli Haedrim, padre, marito, guerriero, Fratello.
I loro poteri erano al massimo della forma, ma durò poco.
La forza che teneva in vita i Fratelli si stava esaurendo.
Alexander e Kaler si ritirarono in fretta per preparare un nuovo assalto ed i quattro fratelli rimasti erano in grado di tenere occupato il nemico per poco tempo.
-MYSTARA SBRIGATI!- urlò Kaler -GUARISCILO! SENZA DI LUI SIAMO MORTI!-
-SI ZIO!- urlò la ragazza -Deskaj ti prego allontanati…- quest’ultima era troppo sconvolta per fare qualsiasi cosa -Non so che altro fare- disse Mystara prendendo in braccio Alron -Speriamo che funzioni-
Concentrò tutta la sua luce su Alron pur sapendo che sarebbe stato peggio.
Lanciò piccole scariche sperando che avrebbe funzionato, ma il ragazzo non dava segni di vita.
Fu allora che Mystara concentrò tutta la sua forza evocando ogni energia contenuta dentro di le.
Una bianca, calda, intensa luce si emanò dal suo corpo minuto e non permise a nessuno di vedere cosa stesse succedendo.
Deskaj era crollata in ginocchio singhiozzando, era ormai convinta che non avrebbe più riabbracciato il suo futuro marito.
Allora due ali dalle candide piume bianche si aprirono dalla colonna di luce creata da Mystara.
Tutti lo sentirono.
I Fratelli si fermarono, il Negromante si fermò.
-Abbiamo fatto il nostro tempo Alexander- disse Kaler -Dobbiamo tornare da dove veniamo e tu ci devi ragiungere-
-Quando avrò finito il mio compito- rispose Alexander con voce spezzata dal dolore -Allora tornerò dalla mia famiglia-
I suoi fratelli iniziarono a sparire, col sorriso sulle labbra, guardando con compassione il fratello che non poteva venire con loro, che doveva ancora vivere a lungo.
La luce di Mystara si era consumata ed ora era lei a stare in braccio ad Alron, con le candide ali ripiegate, il ragazzo invece aveva una faccia seria e terribile.
-Sono tornato- disse -Ed è ora di porre fine a tutto questo- lasciò la sorella in braccio a Deskaj che baciò a lungo, poi si avviò verso il Guardiano.
-Nonno, il tuo compito è quasi finito con me- afferrò Darkfrost e Lightfire e si lanciò sul negromante.
Lo sconto fu violento, le lame cozzarono tra di loro con forza lanciando scintille d’energia tutto attorno.
-Non vincerai- disse la voce della divinità evocata da Azrael -Non ci sconfiggerai- fece eco la voce del negromante
-Io vi distruggerò- rispose il ragazzo -Perché sono un Artirion-
Una delle sue lame passò e si infilò in profondità nello stomaco del negromante rimanendo li conficcata mentre Alron afferrava a due mani la seconda spada e calava un pesante attacco che infranse ancora una volta la guardia del nemico ed aprì una ferita sulla sua spalla.
Alron ora era disarmato ed iniziò a prendere a pugni e calci l’avversario che tentava, invano, di proteggersi.
Azrael indietreggiò e si levò le due armi dal corpo mentre la sua spalla si allontanava dal petto a causa del peso del braccio.
-Stolto- disse la prima voce con un fiotto di sangue bluastro -Non puoi uccidermi così-
-Hai ragione. Devo ucciderti così- il braccio destro di Alron avvampò di una fiamma nera che sembrava risucchiare la luce attorno a se -La Fiamma Nera di Ragnarock. L’unica arma capace di uccidere un Dio. E se non basta….- stavolta fu il braccio sinistro ad avvampare e di una luce bianca come quella emessa da Mystara -…la mia cara sorellina mi ha prestato la Fiamma Bianca-
-No!- l’urlo di Azrael e della entità che lo abitava furono contemporanei -La Fiamma di Ragnarock!-
-Il Crepuscolo degli Dei- disse Alron -Esatto-
-MAI!- urlarono i due mentre il loro corpo prendeva a tremare, si misero a quattro zampe, scossi da terribili convulsioni…
-ATTENTO ALRON- urlò il Guardiano tentando di alzarsi -Lui è peggio di quanto tu possa pensare-
La cosa tremenda fu che non era possibile capire in cosa stava mutando il Negromante.
Si intravedevano ali, braccia, zanne, artigli, occhi, tentacoli…come se stesse cercando di trasformarsi in decine di esseri differenti.
-LUI NON HA CONTROLLO SULLA SUA MUTAZIONE!- continuava ad urlare il Guardiano -HA SOVVRACARICATO IL SUO CORPO! L’EFFETTO E’ TERRIBILE!-
Quella massa impossibile da distinguere crebbe a dismisura, tanto che l’esercito della Fratellanza si ritirò sulla Enix, sul campo di battaglia rimanevano solo il Guardiano ed Alron.
Non si capiva neanche quale fosse la testa, Alron non poteva fare altro.
Mutò a sua volta facendo appello a tutto ciò che era contenuto nel suo corpo.
Le ali si aprirono mentre sentiva il corpo ricoprirsi di scaglie, come un armatura naturale, la bocca si riempì di zanne e dagli occhi sparì il bianco, sostituito da un azzurro elettrico, il Guardiano lo guardò attentamente poi si infilò una mano nel terribile foro che aveva sul petto e ne estrasse il Nucleo Nero.
-ALRON!- il ragazzo si girò e vide il Guardiano che gli lanciava il Nucleo, questi scavò un profondo buco la dove si trovava il suo cuore ed iniziò a creare energia oscura, Alron urlò dal dolore mentre il suo corpo veniva invaso da quella forza demoniaca.
Un altro paio di ali, stavolta membranose come quelle dei draghi spuntò dalla sua schiena mentre lunghi artigli si facevano strada dai suoi avambracci.
Tutto questo potere si riversò sul suo corpo come un torrente in piena, lunghe gocce di metallo liquido iniziarono a fuoriuscire dalla sua pelle creando una robusta e spessa armatura nera che lo coprì completamente.
Ora il suo potere era completo.
Impugnò Darkfrost che finalmente mostrò la sua vera forma.
Una spada enorme, grande almeno quanto lui e dalla lama larga e pesante.
Dei lunghi tentacoli metallici fusero la spada al suo braccio facendola divenire parte del suo corpo.
-Pronto- disse, spalancò le ali e si lanciò all’interno della massa di arti nemica.
Volava verso quello che sperava fosse il centro del mostro evitando qualsiasi cosa gli venisse lanciata contro, qualcosa di simile ad una bocca si aprì all’improvviso davanti a lui e sparò un raggio di energia che per poco non lo frisse, per fortuna le sue ali gli fecero da scudo.
Tagliò qualsiasi cosa non poteva fermare con Darkfrost, e ben presto fu coperto di scuro sangue vischioso da capo a piedi.
Non poteva evocare la Fiamma di Ragnarock in quello stato, doveva far regredire il Negromante a qualcosa di più gestibile.
La sua visione era cambiata e percepiva perfettamente in quali canali del corpo passava l’energia combattiva avversaria, una volta trovato il nucleo dalla quale questa partiva sarebbe stato facile colpirlo.
Un tentacolo lo afferrò di colpo, alle spalle, ed iniziò a stringergli la gola con una forza straordinaria.
Una lunga punta ossea gli penetrò poco sotto l’ombelico e lo trapassò da parte a parte.
Alron urlò col poco fiato che aveva e cercò di divincolarsi.
Ma non vi riuscì.
Allora con uno strappo tremendo fece uscire la punta da un fianco e con un esplosione di energia oscura incenerì il tentacolo.
La ferita al fianco si rimarginò seppur con molta fatica.
Rabbia.
Ecco cosa provava ora.
Rabbia.
E doveva sfogarla, si doveva farlo, doveva lasciarsi andare a tutto quel potere.
Rilasciò con una pioggia di lance nere tutta l’energia oscura accumulata nel suo corpo che sembrava infinita e provocò gravi danni all’avversario.
Non vedeva più il cielo, era circondato dalle apendici di quella mostruosità.
Trasformò se stesso in un arma circondandosi di turbinante energia oscura, dopodiché puntò l’enorme lama verso una direzione ed urlò:
-O LA VA O MI SPACCO-
Aggiunse un movimento rotatorio del corpo al tutto e si infilò nella matassa di carne.
All’esterno sembrava di vedere un groviglio di polpi, tentacoli ovunque, facce che apparivano e scomparivano, poi all’improvviso si udì un suono, qualcosa di simile ad un proiettile.
Lo spruzzo di sangue fu qualcosa di terribile e disgustoso, la carne del nemico si lacerò con un eruzione di liquido che raggiunse probabilmente i cento metri d’altezza, Alron ne venne fuori a velocità folle e senza perdere tempo cambiò direzione e rientrò nel corpo del nemico.
Ripetè l’attacco per un altra decina di volte.
Alla fine rimase in volo mentre la massa di carne si afflosciava a terra.
Non era ancora finita ma lui era esausto.
L’energia all’interno del suo corpo scemò, tutto quello di cui era ricoperto cadde a terra a pezzi, dissolvendosi, mentre sotto la sua pelle era rosea come sempre.
Solo le sue ali nere, segno della sua famiglia, rimasero al loro posto.
Qualcosa emerse dal corpo martoriato di Azrael.
Una forma umana, un relitto.
La carne era tenuta insieme a fatica e dalle ferite si emanava una malsana luce verde.
Il Guardiano afferrò Alron e insieme sparirono.

-Non c’è tempo da perdere- disse il Guardiano, si trovavano in una grossa sala, un palazzo ricoperto di vegetazione -Hai bisogno di un arma più potente ora-
Alron era stordito, ancora debole a causa della trasformazione e capiva a stento cosa l’altro gli stesse dicendo riconobbe però la stanza.
Era gigantesca, piena di alberi che gli davano una forma strana.
Ma era qualcosa di armonico seppur in rovina.
Gli sembrava di vedere quel posto come era stato tanto tempo prima, una camera ampia e ben illuminata, un atrio, lunghi corridoi ai lati e grandi scale che si intrecciavano tra loro.
Al centro, sul fondo della stanza lei.

Il manico era finemente cesellato e finiva con la bocca di un drago aperta, quattro ali si aprivano dall’elsa, due a formare una guardia e due che abbracciavano il centro della lama nera come la pece, una scritta finemente incisa completava il quadro, ma era incomprensibile.
Infilata dentro un blocco di pietra nera era l’unica cosa non toccata dal tempo in quella stanza.
Il piedistallo recitava:
Facciamo solo quello che sappiamo fare meglio…
-Prendila maledizione!- urlò il Guardiano -Sono debole e devo portarti indietro!-
Il ragazzo corse verso la magnifica arma e la toccò.
Centinaia di milioni di immagini passarono così velocemente per la sua testa che non riuscì a capirne neanche una, ma sentiva la presenza attorno a se di una folla di persone. Il Guardiano lo afferrò e di nuovo si teleportò via.

Ora la voce di Azrael era tripla.
-Io sono Aldicil….- diceva -Dragone Antico- poi -NO IO SONO AZRAEL!- e ancora -STOLTI SONO IO IL PIU FORTE!-
-Non ci pensare- disse il Guardiano -Aldicil è il nome della prima anima che usò per l’ascensione, riuscì a dominarla ma ormai è impazzito-
Alron guardò l’essere davanti a se che esplose mentre qualcosa di enorme prese il suo posto
-I Draghi Antichi sono le creature più facili con cui ascendere- continuò il Guardiano come se fosse una lezione di storia -Sono molto affini alla magia e la loro anima è istintiva, facile da controllare capisci?-
Il drago di fronte a se non era corporeo ma composto di energia color verde smeraldo, aprì la bocca e scagliò il suo fiato di fuoco sul ragazzo che parò con un leggiadro arco della Spada.
Poi gli occhi del drago, piccole scintille scarlatte, si rimpiciolirono -CHI SIETE!- urlò guardando alle spalle di Alron come se vedesse qualcosa precluso agli altri.
-E’ ora del colpo finale- disse Alron -Che la fiamma risuoni ancora una volta- concentrò la Fiamma Nera e quella Bianca nella spada la cui lama si illuminò d’argento, la impugnò a due mani e corse, a pochi metri dal drago spiccò un salto dandosi forza con un battito d’ali ed evitò l’ennesima fiammata.
Atterrò esattamente sulla testa del nemico e conficcò fino all’elsa la Spada nel cranio del drago, subito il corpo del mostro sussultò ed una quantità incredibile di energia sconosciuta si riversò sulla lama e poi su Alron che urlò dal dolore.
Enormi ondate di energia sparivano nel cielo dopo aver volteggiato vicino ai due avversari, le voci delle tre anime nello stesso corpo erano solo una sequela di maledizioni e imprecazioni rivolte agli Artirion ma erano talmente intrecciate tra loro che era impossibile capire chi stesse dicendo cosa.
Alron non lasciò la presa anche se sentiva il proprio corpo andare in pezzi.
Dopo parecchi minuti il drago si dissolse e non rimase che polvere.
Un ultimo, terribile, grido misto ad un ruggito scosse tutti: -TORNERO’!-
Poi il nulla.
La calma era tornata nel mondo.
Il Nucleo Nero sfondò il petto di Alron e tornò al sicuro dentro il Guardiano.
Il ragazzo si trovò a terra, senza le ali, la Spada era tornata al suo posto dove avrebbe atteso il prossimo Erede destinato ad impugnarla.
L’energia oscura aveva abbandonato il suo corpo, la crisi era risolta, la storia corretta.
Mai più avrebbe potuto sfruttare tutta la sua vera forza.
L’Equilibrio era ristabilito.
Il Guardiano aveva ancora una volta adempiuto al suo compito.
I festeggiamenti per la vittoria furono grandissimi.
Deskaj ed il Guardiano si esibirono in uno splendido spettacolo pirotecnico ed il banchetto fu grande e ben fornito.
Tutti mangiarono e bevvero a sazietà finalmente liberi dalla minaccia del Negromante.
-Che farai ora?- chiese Alron al guardiano durante la cena
-Attenderò-
-Che un nuovo Erede abbia bisogno di te?- disse Deskja -Non ci vorrà tanto-
-Cosa vorresti dire?- ad Alron era andato di traverso quello che stava bevendo
-Ah Fratellone- Mystara gli diede una pacca sulla spalla -Devi impararne di cose sulle donne……-
Il Guardiano scoppiò a ridere per la prima volta dopo la battaglia.
-La ragazza ti ha incastrato nipote- disse -Ma non vi preoccupate. Le vostre battaglie sono finite. Il prossimo Avvento è previsto in un futuro molto lontano e stavolta farò in modo che l’Erede debba adempiere solo ed esclusivamente al suo compito-
Ursus intanto si era ubriacato e fu visto cadere come un sacco di patate poco lontano, Sparda quasi si ribaltò dalla sedia a causa delle risate, anche lui non sembrava molto lucido.
-La Spada è tornata al suo posto?- chiese Alron cambiando discorso, avrebbe parlato a Deskaj di quello che aveva detto più tardi -Cosa ha visto Azrael?-
-Quello che vede ogni nemico che incontra sulla sua strada la Spada degli Artirion- bevve un lungo sorso d’acqua, era sempre stato astemio -Gli Artirion. Tutti. Passati, presenti e futuri. Dall’inizio della famiglia fino al momento della forgiatura della spada stessa-
-Era la folla che ho visto in sogno vero?-
-Si-
-E tu eri la voce che mi ha premiato-
-Certo-
-Ma…io ho sognato un volto…che mi ha calmato, chi era?-
-Te lo devo proprio dire io?- indicò verso quella che sarebbe diventata la moglie del ragazzo -Noi ci innamoriamo sempre nei momenti meno opportuni-
-Capisco. Quindi ora vivremo in pace?-
-Si. Fino al prossimo Avvento-
-Tenteranno di impedirlo?-
-E’ per questo che esiste la Fratellanza, proteggeranno i tuoi discendenti-
-Quando andrai via?-
-Domani. Nessuno mi vedrà-
-Addio Alexander, so che non ti potrò salutare-
-Addio Alron-

La mattina dopo il Guardiano era sparito, Deskaj e Alron organizzavano il matrimonio, Mystara pensava a cosa fare del suo futuro e la Fratellanza tornava a leggere le profezie.

Lontano da li, molto lontano, su addirittura un altro pianeta, qualcosa tornò alla vita.
Senza seguaci.
Senza forza.
Solo consapevolezza di essere vivo.
Il suo corpo era ridotto male.
Non poteve neanche urlare dalla disperazione perché molto tempo aveva perso la msacella in battaglia.
Il suo unico occhio scrutò l’oscurità nella quale si trovava.
Gli serviva tempo.
Molto tempo.
E poi avrebbe conquistato tutto.

4 pensieri su “Alron”

  1. Complimentissimi, me lo son divorato sto’ racconto!! Veramente bello! l’unica cosa è un pò la punteggiatura, ma penso sia dovuta al fatto che l’hai messo in rete, nientaltro!!! Complimenti!!

  2. D&D…

    Un po’ più di originalità sarebbe stata gradita…
    Cmq nell’insieme può andare, anche se ci vuole ancora un po’ di lavoro forse una rilettura da parte dell’autore potrebbe risolvere un po’ di problemi. E intendo costruzione delle frasi, punteggiatura e anche contenuti

  3. Ho trovato delle similitudini con Harry Potter e con Eragon ed Eldest, ma è una cosa che inevitabilmente succede quando si scrive del fantasy…continua, potrebbe prendere risvolti interessanti!! Fammi sapere!!!!

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