Giorgio Botti

Inconsapevolmente, tutto cominciò inconsapevolmente. Il passaggio dal molo allo scoglio fu come quello dall’ansia al terrore.
Ci fosse stato almeno un perché, un pur labile o sottile perché. Ma i perché non sono mai sottili e Giorgio non poteva ripercorrere il suo passato in un attimo, appigliarsi ad una nota al margine della sua vita: un foglio bianco e senza numerazione delle pagine.
E’ strano, si dice vita grigia ma è bianca di vuoti. A volte è meglio tentare un tuffo nel nonsocchè con la speranza che almeno morire sia veramente non vivere. Non vivere… ecco avrebbe non vissuto, non pensato, non maciullato le ore, non sorriso ad uno specchietto retrovisore, non comprato il mezzo litro di latte quotidiano, non più visto Lei… non più.
E pensare che solo tre ore prima era disposto a cambiare, a illudere se stesso.
Aveva cercato, e trovato, il coraggio di parlarle, di confidarle il suo amore, il suo bisogno e desiderio.
No, non le avrebbe mai detto di quei 6 anni passati in tormento con la speranza, il  timore, di incontrarla al distributore automatico durante la pausa delle diecietrenta. E poi erano state 28 le volte che l’aveva incontrata in ascensore, e in 9 di queste era riuscito a toccarla: 4 volte il braccio, 2 il fianco, 2 la schiena e 1 il petto. Si, il petto! era il 16 ottobre dell’anno scorso e l’ascensore alla fermata del 5° piano ebbe un sussulto un po’ violento. E per Giorgio fu il sussulto dell’estasi.
Ora basta. Era deciso.
Alla pausa delle diecietrenta le avrebbe parlato, anzi confidato, anzi no: dichiarato.
Eccola, non c’è nessuno, aspetta che si avvicini ancora un po’.
“Signorina?”
“Si!”
“Scusi… vede… io… desidero… anzi… posso parlarle… sono…. Giorgio Botti… ufficio tributi… lei… insomma… non è l’amica di Massimo?”
“No, non conosco nessun Massimo”
“Mi scusi”
“Non importa”
“Buongiorno”
“Buongiorno”
Giorgio Botti: un uomo che scivola sulle parole con facilità, come sugli scogli.

2 pensieri su “Giorgio Botti”

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