Capitano senza nave

Alcuni uomini sanno sognare, altri addirittura volare, cavalcare i delfini, parlare con le sirene, senza rimanerne stregati; tuttavia, se ne vergognano, quasi fosse questa una debolezza, anziché una forza dell’anima e questo era quello che succedeva al Capitano Ascanio, quarant’anni già scavalcati, chioma lunga, ondulata e bionda, occhio blu intenso come l’Oceano di notte.

Si poteva dire che era nato in mare, poiché suo padre possedeva una piccola imbarcazione che serviva a far fare il giro dell’Isola ai “forestieri”, come Lui amava chiamare i turisti, e la madre Annalisa, gli era sempre vicina e lo aiutava nel lavoro. Era sì nato nella camera dei suoi genitori ma il mare lo aveva visto ben protetto in una cesta di bambù chiuso amorevolmente dalle coperte fin da quando aveva poche settimane.

Trascorreva mesi in mare con la sua nave, la vecchia Mary la quale conosceva ogni angolo del suo cuore ed ogni suo pensiero esternato al buio nella quiete della notte marina.

Lo avevano definito “l’uomo giusto”, perché conosceva le regole della vita, le sapeva applicare, amava il suo lavoro ed aveva un ordine maniacale per tutte le sue cose, ma soprattutto per il suo giornale di bordo, nel quale scrupolosamente scriveva ogni minimo respiro che appartenesse a quella vita marina e alle sue responsabilità. Non era particolarmente severo con i suoi uomini, ma pretendeva assoluto rispetto, nessuna discussione sui suoi ordini; la sua conoscenza su quelle acque, quei fondali e quel cielo era completae in quel pezzetto di Oceano, ormai niente gli era oscuro.

Ma le cose cambiano, anche i più forti si possono indebolire: qualcosa dentro, che non dovrebbe, si può tuttavia inclinare e quella forza e sicurezza che Ascanio aveva sempre posseduto, quella notte venne a mancare.

La tempesta durava da due giorni e non sembrava avere nessuna intenzione di cessare. Aveva perso un uomo in mare, aveva sbattuto violentemente la testa, era finito in acqua, e non c’era stato niente da fare per lui, era il più anziano. La grossa cerata gialla e il cappello dello stesso colore si muovevano male sotto l’acqua ma di sicuro non era la prima volta che il Capitano affrontava una tempesta simile, solo che erano in un punto dove sapeva che c’erano scogli ovunque e il mare grosso e spumeggiante non aiutava di certo, ma erano marinai esperti e preparati.

Il tonfo fu improvviso, una lacerazione, Ascanio si trovò impreparato nonostante tutta la sua esperienza, un accartocciamento vitale, ci voleva tempo per rimediare al danno, ma il tempo era proprio un grande assente.

Forse è proprio in questi momenti di pericolo che il coraggio, la determinazione, la voce, il cuore, l’anima, dovrebbero essere i principali protagonisti della scena e invece si defilano tutti e il povero Ascanio…, piccolo uomo in mezzo al pericolo.

Vede sfuggirgli tutta la sua vita, le sue sicurezze, il suo prestigio, il suo lavoro. Sembra quasi impossibile non pensare alla vecchia Mary, compagna di tante solitarie nottate, alleata silenziosa di pensieri segreti… , no…, non ci pensa, la lascia affondare nel profondo del mare, afferra il suo giornale di bordo e si salva con parecchi dei suoi uomini.

Che cosa avrebbe dovuto fare?

 Gli aiuti erano vicini, avrebbe potuto salvare la nave o almeno tentare. Forse glielo doveva, per tutte le volte che ci era salito, aveva sognato, aveva viaggiato ed era tornato, per tutte le volte che l’aveva portata nel cuore.

Non valeva neppure la pena di recuperare in fondo al mare il vecchio rottame e fu lasciato abbandonato giù come culla di grossi e piccoli pesci.

Lui, il Capitano non ebbe più il comando di nessuna nave. Tutti riconobbero che non c’era altra via d’uscita e per la salvezza umana aveva seguito l’unica strada percorribile, ma in cuor suo Ascanio sapeva che forse qualcosa avrebbe potuto fare per la sua vecchia nave…, almeno avere  il coraggio di dirle addio.

11 pensieri su “Capitano senza nave”

  1. Si deve o non si deve restare fedeli ai ruoli, ai luoghi, alle cose, alle idee…?
    Bisogna saper “cambiare” sempre e comunque?
    Spesso mi chiedo se cambiare orizzonti e modi di intendere sia sempre doveroso e “giusto”.
    Forse non è così.
    Forse ci sono ancora persone per cui le radici profonde dell’ “umanità” valgono sempre.
    Mosche bianche, forse, ma testimoni di valori incontrovertibili.
    Ciao.
    anna

    5 s

  2. Sandra, è sempre un piacere leggere i tuoi scritti: complimenti e 5 stelle.

  3. Cinque stelle che risplendono in un “occhio blu intenso come l’Oceano di notte.”
    Quello che maggiormente mi colpisce in un racconto è la capacità di usare la poesia per descrivere un istante…
    La poesia è arte e l’arte è sapere profondo e insondabile in cui tutti affondiamo le nostre radici e che tutti ricerchiamo per provare ad essere felici.

    Complimenti, felici…
    Angelo

  4. X Angelo

    Sono lusingata, accetto volentieri i complimenti felici… e ti ringrazio tanto di esserti fermato ed aver apprezzato.
    Ciao.
    Sandra

  5. Cara Sandra, quello che mi fa pensare il tuo racconto, è che possiamo dominare forse altre persone, che possiamo sentirci grandi e forti, “potenti” nel mondo che ci siamo creati intorno, abbiamo la presunzione di essere invincibili, e sicuri del nostro coraggio, ma poi, quando ci troviamo di fronte alla forza della natura, alla grandezza di CHI è sopra di noi, ci rendiamo conto di quanto invece siamo piccoli. Brava Sandra, come sempre riesci a scrivere evidenziando i veri valori della vita, e di questo ti ringrazio. Un bacio da Betta. 5 stelle

  6. Ascanio non volle trovare il coraggio di dire addio alla vecchia Mary, perchè sapeva bene che fra loro il legame non si sarebbe mai spezzato…
    Ascanio rimarrà sempre grato e riconoscente alla sua compagna d’avventure; con Lei è cresciuto e anche se non potrà più stringere il suo timone, insieme cavalcheranno spumeggianti sogni e seguiranno intriganti rotte che solo i Grandi Capitani possono percorrere nei misteriosi Oceani della Vita.
    Alcuni eventi, alcune persone, alcune emozioni sono indissolubili; dire loro addio sarebbe come mentire a noi stessi: ci hanno segnato, ci hanno cambiato, ci hanno fatto vivere.
    Rimarranno custoditi gelosamente nei nostri cuori, nel bene e nel male.
    Complimenti Sandra.

  7. X Roberta Gambi

    Questo aspetto caratteriale del Capitano Ascanio non l’avevo preso in considerazione. Grazie per questa tua riflessione che mi invita a rivederne ogni aspetto, e comunque, la vecchia Mary te ne sarà grata.
    Grazie del passaggio di lettura.
    Un saluto.
    Sandra

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