Messina 2 Ottobre 2009

Fango,

uscito dalle mani di costruttori senza scrupoli,

che hai inghiottito la mia vita

e sommerso la mia casa.

 

Fango,

firmato dalle penne dei potenti,

che hai trascinato via i miei cari

e sporcato i miei progetti.

 

Lasciami almeno un angolo di luce.

 

E io

spero.

10 pensieri su “Messina 2 Ottobre 2009”

  1. Ci dobbiamo indignare e urlare la nostra rabbia e il nostro desiderio di giustizia, contro chi, votato al dio quattrino, non conosce scrupoli.
    Ciao. 5s.
    Sandra

  2. Cara Rita,
    apprezzo e condivido questo grido di dolore che dà voce ai pensieri degli innocenti.
    Mi chiedo, però, cosa scriveremo noi poeti, quando e se il Vesuvio ricomincerà a far danni e forse non sarà possibile evacuare per tempo le migliaia di persone che vivono sulla bocca di un vulcano.
    Mi vengono i brividi.
    Un abbraccio
    anna

    5 s.

  3. Cara Rita, è stata veramente una tragedia, condivido il tuo dolore e la tua rabbia, ti abbraccio. Ciao da Betta

  4. Un pensiero per tutti gli innocenti che hanno perso la vita in questa tragedia e speriamo che cose del genere non si sentono più, visto che dicono che si tratta di tragedia annunciata.
    Chi di dovere dovrebbe fare meno chiacchiere e più fatti nella prevenzione di queste calamità naturali.
    5 stelle ed un abbraccio a chi purtroppo ha perso tutto.

  5. Le mura come dilungate cicatrici di sanie che gridano dolore, ovunque inciprigniscono piaghe di catastrofi annunciate.

    Non saranno certo le gentilezze garrule dei politicanti a rendere un senso a questi orrori, quelli al massimo possono reggere omelie di cerimonie traboccanti e perfette.

    Una galassia di stelle per te perchè ti/vi venga restituita la prima Luce.

  6. Scusami, Rita,
    ritorno sulla tua poesia.
    Io ho intenzionalmente parlato di “Vesuvio”, perchè potrebbe essere per la Campania causa di una futura catastrofe “annunciata”.
    Questo per dire che credo non sia più sufficiente porgere consolazione con le parole a fatti avvenuti; io vorrei aver la bacchetta magica per cambiare il destino delle cose.
    Un abbraccio
    anna

  7. Si Anna, hai ragione. Hai fatto bene a parlarne. Si potrebbe parlare anche di quei paesini attaccati all’Etna, purtroppo si potrebbe parlare di molte altre situazioni. Anche io vorrei avere la bacchetta magica e ringrazio te e tutti gli altri che hanno commentato: Rossogeranio per la sua vena poetica, che nasconde grandi verità, Lucia per il suo pensiero e il suo augurio, Betta per la solidarietà, Sandra per il suo desiderio di giustizia e la sua assidua e preziosa presenza in questo sito. Ciao a tutti.

  8. Cari amici,
    mi viene proprio da pensare a questo, ieri stavo vedendo una puntata di Arena dove parlavano proprio del disastro di Messina. La cosa che più mi ha colpito è che nonostante 28 morti ancora gli abitanti chiedevano di ricostruire le case in quei luoghi, eppure un geologo del calibro di Mario Tozzi spiegava che non era possibile fare le case sotto quella montagna, ho pensato se erano scemi o no?

    Mi dispiace per i bambini e le persone che sono morte, ma per chi specula sulla vita delle persone non ho pietà.

    chiara

  9. Si, l’ho vista anche io la puntata. Nemmeno a me piace l’ostinazione della gente che non vuole lasciare le case, che non capisce di rischiare la vita per la propria presunzione. Però non mi piacciono neanche tante altre cose. Nella stessa puntata è stato detto -con tono di giustificazione- che la solidarietà non è scattata subito perché non era chiaro cosa fosse successo. Perché non era un incidente casuale ma c’erano delle responsabilità. Bene. Questo non l’accetto. Per aiutare ed essere solidali nei confronti di chi ha perso coniugi, genitori e ancor di più figli bambini, che colpe non ne hanno di sicuro, non c’è bisogno di capire. Non c’è bisogno di giudicare. Poi, dopo aver aiutato, anche e solo con il rispetto, anche e solo mettendo un numerino per la solidarietà subito, come si fa sempre e non dopo una settimana, anche e solo con un minuto di silenzio negli stadi, ci si possono porre tutte le domande possibili e immaginabili. La sofferenza è sofferenza comunque. E dirò di più. Anche se forse potrei diventare antipatica. Ma non pensate che in Abruzzo, disgrazia sicuramente più grande, le responsabilità non ci fossero. Avete visto come erano costruite le case? Forse se si fosse usato anche lì un altro criterio. Eppure non mi risulta, per fortuna, che ci sia stata esitazione. E tra l’altro, noi Siciliani siamo lontani dal non essere generosi. E anche in quella circostanza credo lo siamo stati insieme a tutti gli altri. Perché nei nostri confronti dovrebbe essere diverso?… Solo perché anche due anni fa c’è stato la frana nello stesso posto che Ilaria sia morta è tragedia di serie b? Io credo di no.

  10. Cara Rita,
    hai ragione: la sofferenza è sofferenza, sempre e per tutti.
    Ciò che ormai lascia sbalorditi è il fatto che sembra che ce ne sia sempre una nuova da affrontare.
    Sembra che l’emergenza sia uno stato di fatto, non una eccezionalità, un’emergenza, appunto.
    Spero che anche il problema di Messina si possa risolvere rapidamente e per il meglio con il contributo attivo di tutti, superando le esperienze tragiche di mancate risoluzioni, visto che proprio in occasione dell’ultimo terremoto abbiamo visto che se si vuole si può.
    La popolazione, poi, deve educarsi al fatto che i sistemi approssimativi non sono più accettabili, che è necessario farsi parte diligente in ogni scelta, che è indispensabile essere vigili e sapersi protagonisti di ogni vicenda.
    I tempi sono maturi.
    Io sono fiduciosa.
    Un abbraccio e complimenti ancora per la forza del sentimento di cui hai saputo permeare la tua poesia.
    Ciao
    anna

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