In tram col cellulare, danno collaterale

Ore 16.25

Mi recavo in centro come mio solito durante le vacanze di natale per comprare i regali.

Avevo preso il tram ed ero seduto su uno di quei seggiolini singoli che davano le spalle ai finestrini e guardano verso l’interno del tram; i posti tradizionali a due erano gia stati occupati.

Nelle fermate intermedie entrava sempre più gente.

Era appena salita una ragazza dai capelli biondi e si mise proprio davanti a me.

Stava di profilo ed io poggiai i gomiti sulle mie ginocchia, la mia faccia tra le mie mani e osservavo il suo abbigliamento oltre al suo portamento.

Scarpe a punta rosa con un tacco fine alto dieci centimetri.

Jeans larghi in basso che coprivano le scarpe da dietro fino a terra, stretti sopra che avvolgevano armoniosamente il fondoschiena e vita bassa da dove uscivano delle mutandine verde pistacchio con l’elastico ricamato anch’esso dello stesso verde.

Ventre scoperto con piercing all’ombelico e magliettina aderente, color rosa come le scarpe, che copriva un seno prorompente dovuto anche alla posizione: stava con le braccia alzate appesa alle maniglie del tram.

Altra fermata e altra gente che saliva, ora era affollatissimo e si stava uno addosso all’altro.

Un signore distinto si mise dietro la ragazza assumendo una posizione estremamente curvata, da far invidia al miglior contorsionista al mondo e che nessun studioso di ergonomia, con tutto l’impegno profuso, avrebbe potuto mai individuare di più scorretta.

L’uomo, in giacca, cravatta e borsa ventiquattrore, poggiava la sua parte anteriore del corpo contro la parte posteriore del corpo della fanciulla, preferendo questo vantaggio fisico a scapito di una posizione più conforme alle leggi della fisica.

Sembrava come incollato al fondoschiena della ragazza, nemmeno le frenate brusche del tram a causa del traffico di questi giorni riuscivano a scomporlo.

Secondo me doveva fare un allenamento particolare finalizzato all’appoggio sul tram.

Infatti era una vera e propria leggenda metropolitana che esistessero uomini che salissero in tram o in autobus solamente per fare “l’appoggio” o “la mano morta”.

Ma si diffondeva sempre più il mito di donne che prendevano i tram o gli autobus affollati solamente per “strusciarsi”,”tastare e farsi tastare”.

Non so se era il caso dei due che avevo davanti ma comunque il signore continuava e la ragazza non sembrava nemmeno accorgersene.

Ad un tratto dalla tasca posteriore del jeans della signorina si udiva una musichetta in tema natalizio alternato ad un ronzio da vibrazione.

Io vedevo l’uomo alzarsi sulle punte dei piedi ogni qualvolta il cellulare vibrava come se improvvise scariche elettriche lo folgorassero.

Anche la ragazza sobbalzava in avanti come se qualcuno la prendesse ripetutamente a calci nel didietro.

Infine, lei, staccò la mano dalla maniglia e la infilò dietro nella tasca posteriore, prese il telefonino, rispose e tra la gente si fece largo per scendere alla fermata.

L’uomo, mentre la signorina metteva la mano per prendere il cellulare, si alzò di nuovo sulle punte dei piedi, irrigidendosi in quella posizione come un condannato alla sedia elettrica quando riceve l’ultima scossa, il colpo di grazia prima di morire.

Rimase così, mentre l’altra andava via, immobile con una goccia di sudore che scendeva lentamente dalla fronte e con uno sguardo da imbecille.

Chissà, sarà stata la goduria o il dolore a ridurlo così, comunque quello che è certo è che sicuramente si sarà votato a pratiche sadomasochiste.

 

2 pensieri su “In tram col cellulare, danno collaterale”

  1. Se esistesse ancora la cavalleria, il gentiluomo seduto si sarebbe alzato e avrebbe ceduto il suo posto alla fanciulla cosicchè il contorsionista non avrebbe trovato nessuno contro cui strusciarsi.
    A quei tempi, certo, la ragazza non si sarebbe vestita come una bagnante in città e non avrebbe dovuto essere salvata dal cellulare che la chiamava altrove….
    Però, se le cose fossero andate così, Massimo non avrebbe scritto il suo racconto umoristico assai divertente e testimonianza dei nostri tempi.
    Gustoso…

  2. hai un buon passo ed hai scritto una cosa vera perche’, anch’io, ho visto una scena simile: bravo ad averla raccontata.

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