Le inquietudini vesperali

Novembre 17th, 2009

Anche i più bei orizzonti
mi tingono di Rosso il cuore.

“Cos’hai?” arriva puntuale la domanda.
Non so rispondere.

Appunti di calligrafia minuta
rapida
intrattengono migliaia di segni
su questo cielo fitto di terminazioni vermiglie.

Sto abbozzando della mia opera
i semplici dintorni di un regno malandato.

Mi è difficile
conciliare con la quiete.

E disputare ogni tramonto
con un Sole rancoroso
e appassionato.




1 Stella2 Stelle3 Stelle4 Stelle5 Stelle (5 voti, media: 5.00 su 5)
Loading ... Loading ...

6 Commenti per “Le inquietudini vesperali”

  1. annaon 17 Nov 2009 at 13:09

    Chissà perchè mi hai ricordato che “rosso di sera bel tempo si spera”.
    Rosso come la passione, l’amore, il sangue, il sole all’alba e al tramonto.
    E poi c’è la luce del giorno, il cielo azzurro la neve dei monti e la notte nera e stellata.
    Un caleidoscopio di colori nella nostra vita.
    Quiete e tempesta.
    Contrapposizioni che danno il senso e la misura del limite e di noi stessi.
    Anche la scrittura può essere vermiglia quando si porta appresso parte di noi.

    anna

    5 stelle

  2. SANDRA CARRESIon 17 Nov 2009 at 16:56

    Un regno malandato ha le sue infiltrazioni, penetra umidità all’interno ma entra anche la luce del sole e forse é anche possibile apprezzarla di più.
    Sandra
    5s.

  3. marenon 20 Nov 2009 at 17:43

    Una poesia che sembra ‘sfilacciata’ (non in senso letterale), presa da sfrangettature e filamenti di cielo e di vita, come l’impressione che la vita dalla quale si colgono queste sensazioni sia sfilacciata, appunto. Lo smembramento, la sfilettatura. Impressioni.

  4. Rossogeranioon 20 Nov 2009 at 21:26

    Il vespero è così difficile e torturante…
    Rilievi, sfondi, profondità; tutto è disposto sullo stesso piano spietato.
    Nulla di quello che avviene dopo può sostenerne il confronto; nemmeno la sua fine.
    Che mi costringe a ricominciare da capo, tornare indietro e riesaminare le ansietà.
    Grazie per i commenti.

  5. marenon 21 Nov 2009 at 22:42

    Come l’immagine di un tessuto fatto di tanti filamenti, che si sfilaccia nel rosso del tramonto della sera; tu hai esaminato di più lo ‘stato’ d’animo del tempo vesperale, esistenziale paragone, io invece la traccia di colore del terzo capoverso, l’immagine ‘cellulare’ che mi ha trasmesso. Che è un dono. Grazie.

  6. marenon 22 Nov 2009 at 20:07

    Dall’inquietudine viene la calma, così dovrebbe essere, forse.

Trackback URI | Comments RSS

Lascia un Commento